Lui & Lei
La Vendetta del Tecnico: Il Segreto Nascosto
20.11.2025 |
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"Si alzò dal tavolo senza dire una parola, afferrò la mia mano e mi trascinò fuori dal bar..."
Credo che ormai si sia intuito che mestiere faccio. Sono il tecnico informatico, l'uomo invisibile che risolve i problemi che gli altri creano. E questa è la storia di uno di quei momenti rari, unici, in cui ringrazio il me stesso del passato per aver scelto questa strada lavorativa, perché, se non altro, mi offre un accesso privilegiato al lato nascosto e spesso erotico della vita altrui.Gloria, la protagonista di questa storia, aveva contattato l'assistenza informatica della propria azienda. Il problema era il solito, banale, ma per lei catastrofico: il suo PC portatile non si avviava più, mostrando all'avvio i classici errori di mancanza di file di sistema. Venni quindi ingaggiato per una verifica onsite (sul posto).
Iniziai con il contatto telefonico. La sua voce, inizialmente, non mi fece una grande impressione, anzi. Era calda, con una risonanza che avrebbe potuto essere sensuale, se non fosse stata affiancata da un atteggiamento da svampita infastidita. La percepivo scocciata per il guasto e, come sempre accade, convinta che fossi io, il rappresentante dell'informatica, la vera causa e il problema. La solita arroganza dell'utente finale.
Una volta localizzato il suo ufficio, bussai ed entrai. "Gloria?" chiesi, perché l'ufficio era popolato da quattro donne e un ragazzino, probabilmente uno stagista che non doveva avere più di 18 anni, il cui contratto, a giudicare dalle distrazioni che subiva, era già virtualmente stracciato.
"È questo catorcio, non parte più," rispose Gloria, con un tono irritato, senza nemmeno degnarmi di un saluto. Mostrò subito un'aria di superiorità indiscutibile.
Tra le donne, Gloria era senza dubbio la più giovane e la più bella. La mia prima stima, sui 25 anni, fu confermata poco dopo quando, frugando rapidamente sul desktop in cerca di informazioni di sistema, notai per un attimo un file che conteneva la sua carta d'identità.
Era un tipico esempio di bellezza mediterranea: abbronzata, seno non prosperoso ma magnifico e sodo – l'età era dalla sua parte. I capelli lisci e castani le cadevano sulle spalle. Aveva le sopracciglia impeccabilmente ritoccate a matita nera, occhi color nocciola che ti fissavano con sfida, e labbra carnose che trasmettevano morbidezza e peccato solo a guardarle. Denti bianchissimi. Bastarono pochi secondi per innamorarmi non solo della sua bellezza, ma anche di quell'atteggiamento da stronza assoluta, che la rendeva dannatamente più attraente.
Era palese che fosse consapevole di essere una gran figa e che, pertanto, si sentisse autorizzata a credersi superiore rispetto a me.
Diedi un'occhiata al PC, anche se il mio sguardo cadeva continuamente sulla signorina seduta al mio fianco. Indossava un vestitino aderente, abbastanza scollato da permettermi di intravedere il contorno del suo meraviglioso seno a ogni suo movimento. Inoltre, il vestitino era cortissimo, dando sfoggio alle sue altrettanto meravigliose cosce toniche. Ai piedi, un paio di scarpe con il tacco mettevano in mostra i suoi dolci piedini, con le unghie smaltate di un rosso vibrante.
Pensai al povero stagista, seduto proprio di fronte a lei. Mi chiesi come facesse a prestare attenzione al suo lavoro con un pezzo di figa del genere a un metro di distanza. Era scontato che passasse la giornata a lottare contro la tentazione. E la verità è che probabilmente Gloria era così troia da vestirsi in quel modo apposta per far impazzire il ragazzo, costringendolo a lunghe, disperate pause in bagno. Inoltre, dalla posizione dello stagista, era quasi certo che avesse una visuale perfetta sotto quel vestitino... e capii che avrei scommesso ben più di un euro sul fatto che non indossasse le mutandine.
Il problema del PC era reale: mancanza di file di sistema. Dopo le classiche domande di rito – aveva provato a riavviare? spento correttamente la sera prima? – le dissi che avrei dovuto ritirarlo per verificarlo nel mio ufficio.
Lei sbuffò, scontenta. "Cazzo!" esclamò, battendo leggermente il pugno sul tavolo.
"È proprio quello che vorrei metterti in bocca, arrogante puttana," fu il pensiero fulmineo, carico di desiderio e rabbia repressa, che non pronunciai.
Le dissi che probabilmente avrei dovuto rifare la macchina e che mi ci sarebbe voluta tutta la giornata.
Gloria, pur scontenta, capì di non avere alternative. Chiese a una collega di subentrare nel suo lavoro, e una volta ottenuto il via libera, disse: "Bene, puoi ritirarlo."
Staccai la cavetteria e ritirai il portatile. "Non è che perdo i dati, vero?" chiese, con un'improvvisa nota di panico. "Faccio una copia del disco appena arrivo in ufficio, non preoccuparti, non perderai nulla," replicai, "a meno che il disco non sia danneggiato, ma non credo lo sia." "Mi raccomando! Ho quintali di lavoro su quel pc!" disse ancora, come se la salute del disco dipendesse dalla mia volontà.
Uscii dall'ufficio. Mi chiusi la porta alle spalle. "La prossima volta mettitele nella figa le mani se il PC non lo sai usare," pensai tra me e me, avviandomi verso il mio ufficio per la vera ispezione.
Arrivato nel mio ufficio, estrassi il disco rigido e lo collegai a un apposito strumento per il travaso dei dati. Gloria non mentiva: aveva davvero quintali di lavoro... e non solo. Solo la copia dei dati impiegò poco meno di due ore.
Una volta terminata la copia, reinstallai il sistema operativo e iniziai il travaso dei dati. Questo impiegò nuovamente due ore. Utilizzai quel tempo per occuparmi di altro, ma il mio occhio cadeva ossessivamente sul monitor di travaso. Notai che il processo si interrompeva spesso, copiando video di grosse dimensioni. In particolare, una cartella chiamata 'PERSONALI', sottocartella di Documenti, ne conteneva parecchi ed era responsabile del rallentamento.
In qualità di tecnico, sapevo che molti utenti nascondevano file non lavorativi in cartelle con nomi banali. Ma Gloria mi eccitava troppo per ignorarlo. "Guarda un po' la troietta," sussurrai tra me e me. "Si sarà caricata tutto il film delle vacanze al mare sul PC aziendale, altro che quintali di lavoro!"
Sperai che il processo terminasse in fretta. Ho sempre pensato che il tecnico informatico sia una professione poco apprezzata. Non vedevo perché non prendersi almeno un contentino personale – guardare senza mai copiare, ovviamente, per ragioni di privacy, le foto di una così bella ragazza.
La copia terminò. Erano le 16:00. Il PC era pronto. "Facciamo un controllino per vedere se ci sono tutti i dati, non vorrei consegnarglielo incompleto," pensai beffardamente, facendo subito clic sulla cartella Documenti.
Per trovare la cartella 'PERSONALI', dovetti abilitare la visualizzazione delle cartelle nascoste. Gloria l'aveva impostata come tale, il che mi diede ancora più speranza di trovare qualcosa di compromettente. Molti la usavano per nascondere bollette, ma non questa volta. Questa volta, feci decisamente tombola.
La cartella conteneva una miriade di sottocartelle, piene di centinaia di foto e video. Nomi di capitali europee, località di mare e montagna: le sue vacanze. Evitai le cartelle di montagna; non cercavo Gloria in piumino.
Mi fiondai sulle località di mare. E sì, trovai eccome qualche foto della bella Gloria in costume, sul bagnasciuga, con costumini da capogiro e tette che sembravano esplodere sotto il due pezzi. Alcune foto erano state fatte apposta per mettere in mostra il suo lato B da urlo. Molte erano in compagnia di un ragazzo, probabilmente il suo fidanzato, ma il mio interesse era fisso solo su Gloria.
Erano circa le 17:00, e stavo per spegnere, quando notai una sottocartella che prima mi era sfuggita. Si chiamava semplicemente 'GLORIA' ed era l'ultima in fondo all'elenco. Conteneva numerose altre sottocartelle, nominate in modo strano, quasi automatico.
Aprendone una a caso, non potei che rimanere a bocca aperta di fronte a quello che conteneva. Non erano foto di vacanza, ma...
Video in primo piano. Video girati in quello che sembrava il suo bagno, in cui Gloria era completamente nuda, intenta a masturbarsi.
Ora sì che fui soddisfatto. La mia eccitazione era alle stelle, un trionfo silenzioso. Tornando da lei, avrei dovuto essere estremamente attento a non tradire il mio segreto. La sua arroganza, la sua prepotenza e il suo pensiero di superiorità erano stati puniti.
Lei pensava di nascondere le sue oscenità; non aveva valutato che il mio lavoro è quello di vedere tutto.
Ora sì che fui soddisfatto. Avevo avuto la mia vendetta silenziosa, un trionfo voyeuristico sulla sua arrogante superiorità. Il PC era pronto per la riconsegna, ma io non ero pronto a chiudere la partita. L'immagine di Gloria nuda, che si toccava in preda al piacere, mi aveva lasciato con un'erezione pulsante e un piano.
Rimasi ancora una ventina di minuti in ufficio, il tempo necessario per far calare il livello di eccitazione, per cancellare le tracce nel sistema e per studiare la strategia.
Tornai nel suo ufficio. Bussai ed entrai, con il PC sotto braccio.
"Eccomi, Gloria. Tutto risolto. Macchina rifatta e dati salvati," dissi con un sorriso professionale. Lei alzò lo sguardo e, anche se sollevata, non perse la sua aria seccata. "Ah, bravo. È ora. Sono rimasta indietro di ore di lavoro. Non è che c'è di nuovo qualche problema, vero?" "Assolutamente no. Adesso funziona meglio di prima," replicai, con un tono che implicava che la colpa del malfunzionamento fosse solo sua.
Mentre le riconnettevo il PC, lei mi guardava dall'alto in basso. La tensione sessuale tra noi era quasi palpabile, sebbene solo io sapessi perché.
"Senti, Gloria," dissi, raddrizzandomi con un'aria disinvolta, "ho bisogno di un favore. Ho un problema serio con la mia utenza e l'assistenza al momento non risponde. So che tu sei una donna molto intelligente e attenta ai dettagli..." – bugia – "...mi potresti dedicare un quarto d'ora per darmi un'opinione esterna sul mio problema?"
Lei corrugò le sopracciglia perfette. "Sono sommersa di lavoro. Non sono un tecnico, e poi ho da recuperare." "Lo so, ma si tratta di un'utenza bloccata che mi impedisce di lavorare domattina. Se non mi aiuti, dovrò restare qui fino a tardi, e non voglio disturbarti. Ti offro una pizza e una birra per il disturbo, dopo che stacchi."
Iniziai la negoziazione più difficile della mia vita. Lei rifiutò per tre volte, tirando in ballo impegni, il fidanzato e la stanchezza. Ma io ero persistente.
"Ascolta," dissi, abbassando la voce e inclinandomi verso di lei, "non parlo del PC, parlo di te. È da quando sono entrato qui che non riesco a toglierti gli occhi di dosso, e il tuo atteggiamento da stronza mi eccita da morire. Non mi hai nemmeno ringraziato per averti salvato i 'quintali di lavoro'. Accetta un aperitivo. Ti prometto che sarai a casa prima delle nove, ma un uomo non può lavorare in pace se è ossessionato da te."
La sua maschera d'indifferenza vacillò. Le guance si colorarono. Il suo sguardo, prima di sfida, divenne incerto. "Sei un tipo sfacciato," sussurrò. "È l'unica cosa che funziona con le donne come te," ribattei. "Va bene," annuì alla fine, a denti stretti. "Ma solo un drink, e non dire più una parola sul mio atteggiamento."
L'appuntamento era fissato per le 19:30 in un bar poco illuminato. Arrivò con un ritardo di dieci minuti, ancora con gli abiti da lavoro – il vestitino corto e il tacco – ma con un trucco più curato. Era bellissima, la luce soffusa le levigava il viso.
Dopo il primo Gin Tonic, la sua rigidità si sciolse leggermente. La conversazione era divertente, ma io cercavo la scappatoia per arrivare al punto.
"Sai, Gloria," iniziai, sorseggiando il mio drink, "il tuo PC è stato un vero casino. Mancavano file vitali, e ho dovuto faticare per recuperare tutto il tuo 'quintale di lavoro'." Feci una pausa, guardandola intensamente. "E ti assicuro, quando parlo di quintali di lavoro, non mi riferisco solo ai fogli Excel."
Lei mi guardò con uno sguardo confuso. "Non capisco, che intendi dire?" "Intendo dire che la tua cartella 'Documenti' era stracarica. E poi c'era una cartella che mi ha fatto perdere un sacco di tempo a copiare... la cartella 'PERSONALI'."
Vidi un lampo di panico attraversarle gli occhi. La sua mano si fermò sul bicchiere. "Ah, sì... le mie foto di vacanza, erano nascoste..." "Certo, le vacanze," replicai, con un sorriso lento. "Ho visto le foto al mare, Gloria. Sei stupenda in costume. Il tuo lato B è impressionante. Ma devo dire che la cartella che mi ha messo più in difficoltà è stata l'ultima in fondo, quella chiamata 'GLORIA', con tutte quelle sottocartelle nominate in modo strano."
Lei divenne bianca come un cencio. Il suo respiro si bloccò. L'arroganza era sparita, sostituita da una paura sottomessa e un'eccitazione incontrollabile. Aveva capito.
"Cosa... cosa hai visto lì dentro?" la sua voce era un sussurro appena udibile. "Ho visto che la 'Gloria' che si scoccia per i file di sistema è solo una facciata," dissi, inclinandomi ancora di più. "Ho visto che dentro quel vestitino elegante si nasconde una troia che sa esattamente come piacersi e come godere davanti a una telecamera."
La sua bocca si aprì leggermente, incapace di parlare. I suoi occhi nocciola erano fissi sui miei, pieni di vergogna, ma anche di un desiderio oscuro e proibito.
"Non dirlo ad alta voce," sussurrò, le mani che le tremavano visibilmente.
"Non lo dirò. Ma me lo devi dimostrare," risposi. "Ho passato la giornata a guardare il tuo corpo nudo e a sentire la tua voce gemere. Hai fatto di me un voyeur, e ora voglio che tu mi faccia godere dal vivo. Voglio il tuo corpo e la tua bocca, ora."
Lei non resistette. L'arrogante Gloria era sparita; al suo posto c'era una donna affamata e completamente sottomessa al mio segreto. Si alzò dal tavolo senza dire una parola, afferrò la mia mano e mi trascinò fuori dal bar.
Non andammo lontano. Sotto un lampione fioco, in un angolo di strada deserto, mi spinse contro il muro. Mi baciò con una furia che non lasciava scampo, le sue labbra carnose che succhiavano le mie con la stessa avidità che avevo visto nei video.
Mentre ci baciavamo, la sua mano scese senza esitazione e aprì i miei pantaloni. Tirò fuori il mio cazzo turgido.
"La mia punizione, tecnico?" mi sussurrò, con il fiato caldo. "Sì. E non ti perdonerò."
Si inginocchiò immediatamente sulla strada fredda e, senza aspettare un secondo, prese il mio membro in bocca. Il suo pompino era tecnico, esperto, esattamente come l'avevo vista fare nei video, ma moltiplicato per l'adrenalina del rischio. Usava la lingua con una precisione che mi fece tremare le gambe.
Mi staccai, ansimando. "Non qui. A casa mia. Voglio il tuo culo sul mio letto, ora."
La portai a casa mia, a pochi minuti di macchina. Appena entrati, senza accendere le luci, la spinsi contro il muro e le strappai il vestito. Lei era già completamente bagnata. Le sue cosce erano morbide e calde.
L'ho sollevata e messa a pecora sul tavolo della cucina. Le ho strappato le mutandine e ho affondato il mio cazzo nella sua fica.
"Questo è il prezzo per aver nascosto i tuoi segreti sul PC aziendale, troia," le sussurrai all'orecchio. "Sì, padrone. Fai quello che hai visto, ti prego!" gemeva.
L'ho scopata con una ferocia e una possessività accumulate. Dopo averla portata al culmine due volte, l'ho girata, le ho tirato i capelli castani e le ho sborrato in faccia e sulla scollatura perfetta.
La vendetta del tecnico informatico era compiuta. Ora, la sua arroganza era la mia sottomissione.
Ero rimasto appoggiato al tavolo della cucina, il respiro affannoso, godendomi la vista del mio seme caldo che colava sul viso e sul seno meraviglioso di Gloria. Lei non si mosse, gli occhi chiusi, il corpo tremante per l'intensità degli orgasmi e l'umiliazione. La sua arroganza era stata demolita, sostituita da una quiete sottomessa.
"Raccoglilo, Gloria," le ordinai, la voce profonda e autoritaria. "Hai detto che ti eccitava. Ora voglio che tu onori il mio piacere."
Lei aprì gli occhi, ora pieni di lacrime silenziose miste al mio sperma. Annuì, obbediente. Usò la punta della lingua per raccogliere il mio seme dal suo labbro inferiore e dal mento. Poi, con una lentezza voluttuosa, usò le dita per spalmare il resto sulla sua guancia e sulla pelle abbronzata del collo, come se fosse un profumo proibito.
"È dolce, Padrone," sussurrò, la voce ancora rotta dall’ecitazione....
La sollevai e la portai in salotto, facendola sedere sul divano. Le passai un fazzoletto per asciugare il peggio, ma lasciai che la maggior parte del mio seme si asciugasse sulla sua pelle.
Ci vestimmo in fretta. L'adrenalina dello scontro era svanita, lasciando spazio a un'intimità carica di segreti.
"Ora ascolta bene, Gloria," le dissi, il tono tornato serio. "Il tuo PC è perfetto. I tuoi file sono al sicuro, nessuno vedrà nulla. Ma tu hai un debito con me."
Lei mi guardò, il vestitino stropicciato, i capelli arruffati, gli occhi di nuovo pieni di quel mix pericoloso di sfida e desiderio.
"Cosa vuoi?" mi chiese. "Voglio che tu sia la mia Gloria. Voglio che tu sia la stronza arrogante in ufficio, ma la troia obbediente quando ti chiamo. E voglio che tu mi ringrazi, ogni settimana, per aver risolto il tuo 'problema di sistema'."
Mi spinsi più vicino, il mio viso a pochi centimetri dal suo.
"La prossima volta che ti telefono per il mio 'problema di utenza', tu rispondi immediatamente. E tu indosserai le mutandine che ti dico io. Hai capito, Gloria?"
Lei deglutì, la mano che si stringeva nel tessuto del vestito. L'espressione sul suo viso era un misto di terrore e brama.
"Ho capito, Padrone," rispose, la voce ora ferma e sottomessa.
La portai alla porta. L'ho baciata, non più con violenza, ma con un bacio profondo, passionale e possessivo che sigillava il nostro patto. Sentii il sapore del mio seme sulle sue labbra.
"Torna a casa, Gloria. E non dimenticare chi ha il controllo del tuo sistema."
La lasciai andare nella notte. Il PC era tornato al suo posto, impeccabile. Ma il suo vero disco rigido – i suoi segreti e il suo corpo – era ora sotto la mia custodia. E non vedevo l'ora di eseguire la prossima "manutenzione onsite".
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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