tradimenti
La zia ritrovata...capitolo 5 Preludio
08.06.2026 |
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"«Ti scriverò io tutti i dettagli lunedì mattina, d'accordo?» mi ha detto sorridendo, mentre mi accompagnava con calma verso la porta d'ingresso..."
Dopo tanto, torno a scrivere di zia Sonia. Erano mesi che non la vedevo e mi ero perso qualche sua novità, ne vedremo delle belle Erano passati mesi dall’incredibile esperienza vissuta insieme a Gianna e Aldo. Da quella sera, le nostre vite avevano ripreso i ritmi di sempre, impedendoci di vederci. Eppure, quel filo invisibile nato tra noi due non si era mai spezzato davvero: bastava qualche messaggio sporadico, una battuta ironica o un ricordo velato tra le righe per far riaffiorare subito la complicità. Il pretesto perfetto è arrivato venerdì scorso. Sapendo che si teneva la storica festa del suo quartiere, ho deciso di scriverle, accennando con disinvoltura che sarei andato a farci un salto con i miei amici. La sua risposta è arrivata quasi subito, carica di entusiasmo: “Allora sei obbligato a farmelo sapere! La festa è letteralmente sotto le mie finestre, non posso mancare”. Ci siamo salutati così, con quella piacevole e sottile speranza di incrociarci nel caos della serata. Verso le nove di sera l'atmosfera era nel vivo. Ero seduto sulle panche di legno insieme al mio gruppo, intento a finire un classico, unto e saporito panino con la porchetta, immerso nel rumore della musica e delle chiacchiere. Appena finito, mi sono alzato per andare a prendere da bere. È stato proprio mentre mi facevo faticosamente strada tra la folla che l’ho vista.Sonia era lì, a pochi metri da me, splendida in un modo che mi ha tolto il fiato. Nonostante il caldo della sera estiva, emanava una freschezza magnetica. Indossava un vestito lungo di un tessuto leggero e morbido, che accarezzava le sue forme generose a ogni passo. Quel taglio sartoriale sembrava fatto apposta per esaltare il suo corpo fiero e curvy: la scollatura profonda valorizzava il suo seno abbondante, una quinta generosa che catturava inevitabilmente gli sguardi, mentre il tessuto si poggiava morbido sui fianchi larghi, stringendosi nei punti giusti e mettendo in risalto la linea rotonda e perfetta del suo fondoschiena. Ai piedi portava delle zeppe alte, che slanciavano la sua figura rendendola ancora più sinuosa e regale mentre si muoveva con una disinvoltura che non le ricordavo. La calca era troppa e rischiavo di perderla di vista. Senza pensarci due volte, ho tirato fuori il telefono e l’ho chiamata. L'ho vista portarsi il cellulare all'orecchio, guardarsi intorno confusa e poi incrociare il mio sguardo. Nel giro di un minuto, superando la barriera di persone, ci siamo trovati di fronte. «Ma ciao!» ha esclamato, con un sorriso radioso che le illuminava il viso. Prima che potessi rispondere, si è avvicinata per salutarmi. Mi ha cinto il collo con le braccia, regalandomi due baci sulle guance. Il profumo della sua pelle, unito al calore improvviso del suo seno che ha premuto per un istante contro il mio petto, mi ha provocato una scossa immediata. Ho sentito il sangue pulsarmi nelle vene e l'eccitazione salire rapida, improvvisa. Sonia si è staccata di poco, guardandomi dritto negli occhi con una luce maliziosa. «Adesso sto raggiungendo degli amici più su, mi stanno aspettando» mi ha detto ad alta voce per sovrastare il rumore della festa. Poi, però, si è avvicinata ancora di più al mio orecchio. Il suo respiro caldo sulla mia pelle mi ha fatto venire i brividi mentre mi sussurrava: «Più tardi però sarò da sola a casa... mio figlio è fuori per la notte».
Sì è allontanata con un occhiolino complice, lasciandomi immobile in mezzo alla folla, con il cuore a mille. «Ci sentiamo più tardi allora, promesso» le ho risposto, cercando di mantenere un tono fermo mentre la guardavo sfilare via tra la gente, godendomi lo spettacolo del suo fondoschiena che ondeggiava leggero sulle zeppe.
Verso mezzanotte ho capito che non potevo più resistere. I miei amici ed io abbiamo deciso che era il momento di chiudere la serata e ci siamo diretti insieme verso le auto per rientrare. Mentre camminavamo, ho tirato fuori il telefono e ho scritto un messaggio breve a zia Sonia, avvisandola che mi stavo dirigendo verso la via del ritorno. Avevo fatto appena pochi passi quando lo schermo si è illuminato: era lei che mi chiamava.
«Vieni tra dieci minuti,» ha esordito Sonia al telefono, con una voce stranamente bassa e confidenziale che mi ha fatto subito stringere lo stomaco. «Quando sei giù, fammi solo un colpo di telefono»
L’eccitazione, che fino a quel momento ero riuscito a tenere a bada, ha cominciato a farsi invadente, quasi dolorosa. Ho cercato di far passare quei dieci minuti camminando lentamente per strada, ma la mia testa era già dentro quell'appartamento. Una volta arrivato sotto il suo palazzo, ho composto il suo numero. La linea ha fatto appena in tempo a iniziare a squillare che la sua voce ha risposto, secca e decisa: «Sali pure».
Il portone del palazzo era già accostato, così come il portoncino interno. Sono salito per le scale cercando di non fare rumore, con il cuore che mi batteva fin dentro le orecchie. Arrivato sul pianerottolo, ho notato che anche la porta di casa sua era socchiusa, lasciando filtrare solo un filo d'ombra. Ho spinto il battente di legno, mi sono fatto strada all'interno e l'ho richiuso silenziosamente alle mie spalle, piombando nel buio del corridoio.
È stato in quel preciso istante, avvolto dall'oscurità e dal silenzio della casa, che ho sentito i primi suoni. Erano gemiti flebili, soffocati, ma carichi di una vibrazione inconfondibile. Sentire la zia emettere quei suoni mi ha surriscaldato il sangue. Ho seguito quel richiamo invisibile lungo il corridoio, avanzando a tentoni fino ad arrivare nei pressi della sua camera da letto, da cui proveniva una luce soffusa, calda e dorata.
Ora la sentivo palesemente: mia zia stava godendo, e lo stava facendo da sola.
Mi sono affacciato alla porta e la scena che mi si è parata davanti mi ha tolto il respiro, inchiodandomi sul posto. Sonia era stesa sul letto matrimoniale, completamente nuda. La luce d’atmosfera metteva in risalto ogni singola curva del suo corpo magnifico: il seno generoso che si muoveva a ogni suo respiro affannato, i fianchi larghi e accoglienti e il ventre morbido. Aveva le gambe spalancate, e l'unico indumento che non si era tolta erano proprio le zeppe alte che aveva alla festa, che facevano apparire le sue cosce ancora più tese e provocanti, incorniciando il suo sesso. Con una mano stringeva un enorme dildo, muovendolo dentro di sé con un ritmo lento e spietato che la faceva sussultare. I suoi occhi, lucidi e carichi di un desiderio selvaggio, si sono posati subito su di me. Non ha smesso un solo secondo di muovere l'oggetto dentro di sé.
«Spogliati, siediti ai piedi del letto e goditi lo spettacolo,» mi ha ordinato. La sua voce non ammetteva repliche, densa di una sicurezza erotica che mi ha completamente sottomesso. Senza dire una parola, obbedendo ciecamente a quel comando, ho iniziato a svestirmi freneticamente, lasciando cadere i vestiti sul pavimento. Poi, completamente nudo e con l'eccitazione alle stelle, mi sono seduto esattamente dove mi aveva detto, con gli occhi spalancati, pronto a godermi ogni millimetro del suo piacere.
Muoveva quel grosso dildo nero con una maestria spietata, facendolo affondare e scomparire quasi del tutto tra le sue labbra già bagnatissime, lucide di piacere. Con l'altra mano si stringeva i capezzoli scuri e turgidi con forza, quasi a volerseli staccare, mentre mi fissava dritta negli occhi con uno sguardo carico di lussuria pura e primordiale. «Ti piace eh?» ha sibilato, con il fiato corto. Ho annuito senza riuscire a emettere un solo suono, completamente ipnotizzato da quella visione. «Avvicinati con la faccia, porco,» mi ha ordinato subito dopo.
Ho eseguito il comando all’istante, strisciando sul materasso e portando il mio viso a pochissimi centimetri dal suo sesso spalancato. I suoi movimenti si sono fatti improvvisamente rapidi, violenti, disperati. Sonia ha lasciato cadere la testa all'indietro sul cuscino, inarcando la schiena mentre le sue urla riempivano la stanza: «Sììììì... vengooooo!».
Nello stesso istante in cui ha estratto bruscamente il gigantesco fallo nero, un getto potente, caldo e abbondante di liquido trasparente mi ha investito in pieno il volto. Per una decina di secondi interminabili sono rimasto immobile sotto quella pioggia intima, bevendo ogni singola goccia del suo orgasmo, per poi fiondarmi famelico direttamente tra le sue gambe. Ho iniziato a leccare e ripulire avidamente ogni centimetro della sua pelle bagnata, spingendo la lingua a fondo tra le sue labbra carnose. «Bravo... pulisci tutto come un cagnolino,» ha commentato lei, con una voce che improvvisamente si era fatta calma, rilassata e padrona della situazione. Ha intrecciato le dita tra i miei capelli, premendomi con decisione la testa contro il suo pube per guidare i miei movimenti e spingermi ancora più a fondo. Mi ha lasciato leccare così per diversi minuti. Sopraffatto da quell'odore e da quel sapore, ho afferrato il mio membro ormai durissimo e ho iniziato a masturbarmi freneticamente, finché non ho potuto più trattenerrmi : ho spruzzato un getto denso e caldo che è andato a macchiare pesantemente il lenzuolo bianco sotto di lei.
Solo a quel punto mi ha staccato con delicatezza, afferrandomi per il mento. Mi ha guardato dritto negli occhi, con un sorriso complice che le ridisegnava le labbra. «Sai... sono tre mesi che sto frequentando uno,» ha esordito, riprendendo fiato. «A letto ci sa fare davvero tanto, ed è anche ben fornito. Però è quasi sempre fuori per lavoro... era un mese intero che ero all'asciutto» Ho accennato un sorriso malizioso, facendole l'occhiolino: «Beh, posso consolarti io ogni volta che ne hai voglia» Sonia ha ridacchiato, ma lo sguardo è tornato subito serio e carico di intenzioni. «In realtà, avevo in mente di preparargli una bella sorpresa per lunedì sera, visto che torna da Bologna... hai impegni?».Sapeva benissimo quanto quel genere di situazioni e di giochi di complicità mi eccitassero. Non ho esitato un solo secondo: «Nessun impegno»
.La tensione si è sciolta in una complicità elettrizzante.
Ci siamo rivestiti con calma, mentre l'effetto dell'adrenalina iniziava a scendere. Era ormai passata l'una di notte e la mia sveglia, l'indomani, avrebbe suonato spietata alle cinque del mattino. «Ti scriverò io tutti i dettagli lunedì mattina, d'accordo?» mi ha detto sorridendo, mentre mi accompagnava con calma verso la porta d'ingresso. «Certo zia, e grazie... sarà un vero piacere,» le ho risposto. Ci siamo scambiati i soliti due baci di cortesia sulle guance, che adesso avevano un sapore completamente diverso, e mi sono congedato, lasciandola dietro la porta socchiusa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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