Il clistere
“Signorina, si sdrai sul fianco sinistro.”
Alla vista di quell'enorme quantità di liquido non nascondo che mi prese una certa inquietudine.
Come farò a contenere nell'addome tutta quella roba pensai.
Non ebbi che pochi istanti per pensarci poiché, subito dopo, con fare deciso, "l'infermiere" mi sollevò la natica di destra mettendomi in luce il buchetto .
“Stia ferma signorina. Vedrà che non sentirà alcun male. “
Con un certo riguardo posò il dito medio sullo sfintere e vi depositò un poco di vaselina.
“Per facilitare l'ingresso della sonda, dovrà spingere con forza verso l'esterno come quando va di corpo. “
Quella postura lo conoscevo alla perfezione. La adottavo da tempo per non sentire troppo male nel momento in cui Carlo introduceva il suo cazzo nel mio culetto, ma quella volta non c'era proporzione fra il calibro della sonda e il rotolo di carne teneva fra le gambe. "L'infermiere" appese l'irrigatore, ripieno di tre litri d'acqua tiepida, preparata appositamente, alla parete, ad una certa altezza, fissandolo con una corda ad un chiodo su cui in precedenza stava affisso un quadro. La legge dei vasi comunicanti avrebbe fatto scendere il liquido nell'addome.
Non sentii alcun dolore nell'introduzione della sonda nell'intestino, tanta fu la bravura e delicatezza che usò nella manovra.
“Respiri con calma. Esegua dei respiri profondi, senza troppo affannarsi” furono le uniche parole che Carlo pronunciò mentre assisteva alla caduta del liquido. Il suo viso traspirava una certa eccitazione.
Ebbi modo di notarlo dal modo in cui ingurgitava la saliva. Gli succedeva spesso in quelle occasioni. Sotto il camice bianco evidenziò una leggera protuberanza a livello dell'inguine. Era l'uccello che prigioniero della patta cercava la libertà. All'apertura del rubinetto il liquido iniziò a scendere rapidamente nell'intestino, senza incontrare ostacoli di sorta. Solo verso la fine, quando ormai restavano pochi centilitri di liquido, iniziai ad avvertire i primi sussulti all'addome e il calore dell' acqua era comunque piacevole. Fu questione di pochi attimi, dopodiché il liquido trovò la giusta collocazione nelle viscere. L'infermiere tirò fuori la sonda e la depositò ai piedi del letto e mi disse, signorina adesso vada in bagno e provi ad evacuare che io l aspetto qui. Andai in bagno e con violenza finalmente evacuai, ci rimasi 5 minuti e vidi che alla fine il liquido non era più marroncino ma limpido e nel frattempo sentivo rumori nella stanza. All'uscita dal bagno l' infermiere mi disse che adesso ci voleva un secondo clistere ma stavolta di latte tiepido pure lui, della quantità del precedente. Non intuii subito il motivo ma feci come disse.
“Ora signorina, per far sì che il clistere abbia effetto, occorre rimescolare l'intestino con un'asta, così come si mescola la polenta”. Mi fece alzare e sempre di spalle appoggiare ad un mobile vicino al lettino poi mi attirò a se leggermente e iniziò ad appoggiare la cappella al mio buco del culo. Fui svelta a risucchiare il cazzo dentro di me anche se c'era la forza contraria di quel liquido bianco che premeva per uscire e facevo fatica a trattenere. I movimenti del suo cazzo, da prima lenti e squisitamente delicati, accelerarono rimescolando le viscere del mio corpo. Il dolore alla pancia prese ad accompagnare il piacere del membro che sentivo dentro di me. Ero sudatissima, accaldata come in una calda giornata d'agosto, ma il piacere che provavo era superiore ad ogni altro tipo di sensazione. Le pareti dello sfintere anale iniziarono a contrarsi spasmodicamente sul membro, stringendolo come in una morsa. Per nessun motivo lo avrei lasciato uscire dal culo, tanto era il godimento che mi arrecava. Mentre continuava a pomparmi col suo membro presi a toccarmi la clitoride, solleticandola con le dita bagnate del mio umore. A causa di quei movimenti la pancia prese a dolermi ancora di più. Il liquido aveva riempito ogni anfratto dell'intestino e premeva contro le pareti. Mentre mi stantuffava i movimenti dentro di me erano resi più fluidi dal liquido che adesso lentamente cominciava a trovare la via di uscita ma tappato dal suo cazzo ed io comunque ancora cercavo di trattenere.
Come vede signorina la terapia che le sto somministrando ha degli effetti benefici su di lei, disse ansimando, vedrà che nei prossimi giorni starà molto meglio. Furono le sole parole che accompagnarono il nostro amplesso, perché subito dopo arrivò l'orgasmo ed iniziai ad urlare e venne pure lui dentro il mio culo. Mai avrei immaginato di raggiungere un simile godimento. In tutto quel trambusto iniziai a perdere un liquido fino a che lui con grande sorpresa tolse il membro dallo sfintere, si abbassò all' altezza del buchino e mi disse di spingere come se partorissi premendomi la pancia e si fece schizzare tutto il latte in faccia leccando poi alla fine anche il buco ripulendolo da tracce di latte e sborra.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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