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Prime Esperienze

Una coppia, un’auto ed un Voyeur


di Gentilmen
13.02.2026    |    241    |    1 8.7
"«Voglio… voglio essere scopata come una puttana… davanti a lui…» Lui le entrò dentro con un colpo violento, fino in fondo..."

Era una sera d’estate soffocante. La macchina era ferma nel piazzale sterrato, luci interne accese quel tanto che bastava per illuminare i loro corpi senza nascondere niente.
Lei sedeva rigida, le mani strette in grembo, la gonna già sgualcita sulle cosce. Lui la guardava con quel sorriso predatore.
«Apri le gambe, piccola. Fammi vedere se la tua fighetta è già bagnata come penso.»
Lei arrossì fino al collo, ma le ginocchia si separarono di qualche centimetro.
«Di più» ordinò lui, la voce bassa e tagliente. «Non fare la timida adesso. Lo sai che ti piace quando ti parlo così.»
Con mani tremanti lei divaricò di più le cosce. Lui infilò subito la mano sotto la gonna, sfregò il cotone umido delle mutandine.
«Porca puttana… sei zuppa. Senti qua quanto cola.» Le premette due dita contro il clitoride attraverso il tessuto. «Dimmi che sei già una troietta eccitata.»
Lei chiuse gli occhi, un gemito le sfuggì.
«…sono… sono eccitata…»
«Di’ la frase intera. “Sono una troietta eccitata”. Dilla guardandomi negli occhi.»
Lei aprì gli occhi lucidi, la voce un sussurro spezzato:
«Sono… una troietta eccitata…»
Lui rise piano, le pizzicò un capezzolo attraverso la camicetta.
«Brava. E adesso dimmi: ti piace quando ti dico che sei una puttana bagnata?»
«…sì… mi piace…»
Proprio in quel momento l’ombra si mosse tra gli alberi. L’uomo era lì, a una decina di metri, pantaloni già abbassati, mano che pompava lenta sul cazzo duro.
Lei sobbalzò, strinse le cosce.
«C’è… c’è uno che ci guarda…»
Lui non tolse la mano. Anzi, scostò le mutandine di lato e infilò due dita dentro di lei con un colpo deciso.
«Lo so. E tu lo vedi quanto gli piace guardarti la figa aperta, vero?»
Lei girò la testa, vide la mano dell’uomo che andava su e giù veloce, lo sguardo fisso tra le sue gambe.
«Oddio… mi sta… mi sta fissando lì…»
Lui le prese il mento con forza, la costrinse a guardarlo.
«Esatto. Ti sta fissando la figa bagnata e gonfia. E tu adesso gliela mostri meglio. Togliti le mutandine. Lentamente. Fatti vedere come la troia che sei.»
Lei tremava tutta, ma sollevò i fianchi. Fece scivolare il tessuto lungo le cosce, se le tolse. Lui gliele strappò di mano e le appese allo specchietto.
«Guarda che bel trofeo bagnato» disse ghignando. «Adesso apri le gambe fino in fondo. Mostragliela tutta. Divarica le labbra con le dita, fatti vedere il buchino rosa.»
Lei esitò, il viso in fiamme.
«Ma… è troppo…»
«Troppo un cazzo. Fallo. O lo faccio io e ti spalanco davanti al finestrino.»
Con un gemito di vergogna misto a eccitazione lei portò le mani tra le gambe, aprì le piccole labbra con due dita. La luce interna illuminò la carne lucida, il clitoride gonfio, il succhio che colava.
Il voyeur accelerò, un rantolo gli uscì dalla gola.
Lui le slacciò la camicetta di scatto, abbassò il reggiseno sotto i seni.
«Guarda questi capezzoli duri come sassi. Sei proprio una puttana da esibizione.» Le pizzicò forte entrambi i capezzoli, facendola inarcare. «Diglielo. Digli: “Guarda la mia figa bagnata, mi piace fartela vedere”.»
Lei era ormai al limite della vergogna. Girò la testa verso il finestrino abbassato, la voce rotta:
«Guarda… guarda la mia figa bagnata… mi piace… fartela vedere…»
«Più forte» ordinò lui, mentre le dita continuavano a scoparla dentro e fuori.
«Guarda la mia figa bagnata!» ripeté lei, quasi gridando. «Mi piace fartela vedere… sono una troia…»
Il voyeur gemette forte, la mano un lampo.
Lui si slacciò i jeans, tirò fuori il cazzo duro e violaceo. La fece girare di forza, a carponi sul sedile, il culo in alto, la faccia contro il finestrino.
«Adesso gli fai vedere il buco del culo e la figa mentre ti sfondo.» Le diede una sculacciata secca. «Dimmi che vuoi essere scopata come una puttana davanti a uno sconosciuto.»
Lei singhiozzò di piacere.
«Voglio… voglio essere scopata come una puttana… davanti a lui…»
Lui le entrò dentro con un colpo violento, fino in fondo.
«Così? Ti piace essere riempita mentre ti guardano la figa spalancata?»
«Sì… sì… oddio sì…»
Cominciò a pompare forte, ogni spinta la faceva sbattere contro il sedile. I seni dondolavano liberi, i capezzoli sfregavano sul vetro freddo.
«Digli che sei la mia troia da esibire. Digli che ti piace quando ti sborrano addosso con gli occhi.»
Lei, con la voce spezzata dai colpi:
«Sono… la tua troia… da esibire… mi piace… quando mi guardate… mentre vengo…»
«Esatto. Adesso dimmi: “Vieni guardandomi la figa mentre vengo io”.»
«Vieni… vieni guardandomi la figa… mentre vengo io…»
Il voyeur era al limite, il corpo teso, la mano frenetica.
Lui le afferrò i capelli, le tirò indietro la testa.
«Vieni adesso, puttana. Vieni mostrando la figa aperta a quell’estraneo. Stringimi il cazzo mentre esplodi.»
Lei si spezzò. Un orgasmo violento la attraversò, il corpo che tremava, un urlo strozzato che si perse nel finestrino aperto. Lui la seguì subito, venendo dentro di lei con colpi profondi, riempiendola mentre le mordeva il collo.
Il voyeur finì un secondo dopo, schizzando a terra con un grugnito animalesco, poi si tirò su i pantaloni e svanì nel buio.
Silenzio rotto solo dai loro respiri affannati.
Lui rimase dentro di lei, le accarezzò la schiena sudata.
«Hai sentito quanto ti sei bagnata di più quando ti ho fatto dire quelle porcate?» le sussurrò all’orecchio.
Lei, ancora tremante, con un sorriso timido e sfinito:
«…sì… mi è piaciuto… troppo…»
Lui le diede un ultimo morso leggero sul lobo.
«Allora la prossima volta ti faccio urlare ancora di più. Magari con il finestrino completamente abbassato… e magari con due che guardano.»
Lei rise piano, imbarazzata ma già eccitata all’idea.
«…sei tremendo…»
«Lo so. E tu lo adori.»
Le diede un bacio lento sulla nuca, mentre fuori la notte tornava muta e testimone.
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