tradimenti
Davanti gli occhi del marito cuckold
29.01.2026 |
4.597 |
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"Lei chiuse le labbra solo alla fine, ingoiò una parte, tenne il resto sulla lingua..."
Erano arrivati puntuali, come promesso.Alle 19:28 il campanello aveva suonato due volte brevi. Io avevo aperto la porta con il camice ancora addosso, quello blu scuro che uso per i pazienti, anche se quel giorno non ne avevo visitati nemmeno uno dopo le 17.
Lei, Martina, era più bella di come appariva nelle foto. Trentadue anni, capelli castano chiaro un po’ mossi, occhi verdi che scappavano subito in basso quando incrociavano i miei, e un vestito nero aderente che finiva appena sopra il ginocchio. Tacchi non altissimi, ma sufficienti a farle tendere il culo mentre saliva le scale davanti a me.
Lui, Luca, era più basso di quanto mi aspettassi. Magro, barba curata, occhiali sottili. Mi aveva stretto la mano con troppa educazione, poi si era ritirato subito in un angolo della sala d’attesa come se volesse sparire nel muro. Non aveva detto una parola oltre il “Piacere” iniziale.
Li feci accomodare nello studio vero e proprio, non nella saletta d’aspetto. Chiusi la porta a chiave con un giro lento, quasi teatrale.
«Sedetevi» dissi indicando il divanetto di pelle nera contro la parete opposta alla scrivania.
Martina si sedette composta, le ginocchia unite. Luca rimase in piedi dietro di lei, mani in tasca, sguardo fisso sul pavimento.
«Allora» cominciai, appoggiandomi alla scrivania con le braccia incrociate «avete fatto tutta questa strada. Siete sicuri di voler procedere esattamente come ci siamo scritti?»
Lei annuì piano. Lui non si mosse.
«Rispondimi a voce, Martina.»
«Sì… siamo sicuri.» La voce le tremava appena.
Mi avvicinai, le presi il mento tra pollice e indice e le alzai il viso.
«Guardami mentre lo dici.»
«Sì. Voglio che mi scopi davanti a lui. Voglio che lui guardi e basta.»
Luca emise un suono strozzato, quasi un respiro spezzato. Non si era ancora toccato.
Le slacciai il vestito con calma, zip dietro la schiena. Lo feci scendere fino ai fianchi. Sotto aveva solo un perizoma nero minuscolo e un reggiseno a balconcino che conteneva a stento i seni. Le tirai giù le spalline con due dita.
«Toglitelo tutto» le ordinai.
Lei obbedì in silenzio, piegandosi in avanti per far scivolare il vestito. Rimase in piedi, nuda tranne il perizoma, le braccia lungo i fianchi, il respiro corto.
Mi voltai verso Luca.
«Siediti lì» indicai la poltrona girevole davanti alla scrivania, a meno di due metri dal divanetto. «E non parlare. Non fiatare. Se ti vedo alzarti o provare a toccarla senza permesso, finisce tutto e ve ne andate.»
Annuì una volta sola, si sedette. Aveva già il cazzo duro che premeva contro i pantaloni.
Tornai da lei. La feci girare di spalle a lui, la piegai sul bracciolo del divanetto. Le abbassai il perizoma fino alle caviglie senza sfilarglielo del tutto, lasciandolo lì come una sorta di legaccio. Le allargai le natiche con entrambe le mani e ci sputai sopra, lentamente, guardando Luca da sopra la spalla di lei.
«Vedi quanto è già bagnata?» dissi a voce alta, infilandole due dita dentro senza preavviso. Martina gemette forte, inarcò la schiena. «È da quando siete partiti da casa che ci pensa.»
Luca si era sbottonato i pantaloni. Il cazzo gli usciva dalla patta, piccolo ma durissimo. Iniziò a segarsi piano, gli occhi spalancati.
La presi per i fianchi e glielo misi dentro con una spinta secca fino in fondo. Martina urlò un «cazzooo» strozzato, le mani che artigliavano la pelle del divanetto. Cominciai a scoparla con ritmo deciso, profondo, senza riscaldamento, facendola sobbalzare a ogni colpo. Il rumore bagnato riempiva la stanza insieme ai suoi gemiti sempre più sguaiati.
«Dillo» le ordinai tra un affondo e l’altro.
«Sono… sono una troia… scopami… scopami davanti a mio marito…»
Luca accelerò il movimento della mano. Aveva la bocca socchiusa, il respiro corto, ma non parlava. Non osava.
La girai di nuovo, la misi in ginocchio sul pavimento davanti a me. Le infilai l’uccello in bocca senza delicatezza. Lei lo prese fino in gola, lacrimando un po’, ma senza mai provare a tirarsi indietro. La scopai in bocca per un paio di minuti, tenendola per i capelli, poi la feci alzare in piedi, la spinsi contro la scrivania, la piegai in avanti.
Luca era a meno di un metro, si segava furiosamente, il glande lucido e rosso.
La penetrai di nuovo da dietro, stavolta più forte, più cattivo. Ogni volta che entravo fino in fondo lei gridava «sì cazzo sì» e guardava il marito negli occhi. Lui era paonazzo, tremava.
Quando sentii che stavo per venire le ordinai:
«In ginocchio. Apri la bocca.»
Si inginocchiò subito, lingua fuori, mani dietro la schiena come le avevo scritto che mi piaceva. Le venni in bocca tenendo la base con una mano, mirando dritto in gola. Getti lunghi, densi. Lei chiuse le labbra solo alla fine, ingoiò una parte, tenne il resto sulla lingua.
Mi tirai indietro di un passo, ancora mezzo duro, e guardai Luca.
«Vai da lei» gli dissi. «Baciala. Ora. E metti la lingua.»
Lui esitò mezzo secondo, poi si alzò dalla poltrona come un automa. Si chinò su di lei. Martina alzò il viso, aprì la bocca ancora piena del mio sperma. Lui ci infilò la lingua dentro, gemendo piano contro le sue labbra. La baciò a lungo, succhiando, ingoiando quello che lei gli passava. Aveva il cazzo che pulsava nell’aria, ma non si toccò più. Finì di baciarla con un ultimo, lungo gemito strozzato.
Quando si staccarono, Martina aveva le guance rosse e un filo di saliva-sperma che le collegava il labbro inferiore al mento.
Guardai l’orologio. Erano le 20:12.
«Potete rivestirvi» dissi, tornando dietro la scrivania come se niente fosse. «E la prossima volta… portate il plug anale che vi avevo chiesto di comprare.»
Luca annuì piano, ancora con il sapore di me in bocca.
Martina sorrise, piccola, complice, mentre si rimetteva il vestito.
La porta si chiuse alle loro spalle alle 20:19.
Io rimasi seduto, con il camice ancora slacciato, e un sorriso che non riuscivo a togliermi dalla faccia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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