tradimenti
La coppia Cuckold conosciuta su A69
16.02.2026 |
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"Senti come le stringo mentre ti divoro?»
Le infilo la lingua dentro, succhiando il clitoride, due dita che pompano piano..."
Come tutto è iniziato – La scintilla sul sitoTutto è nato su quel sito di annunci, un luogo di desideri nascosti dove le coppie come voi si espongono con cautela. Il vostro profilo era un capolavoro di seduzione discreta: foto in bianco e nero di lei in tailleur grigio perla, la gonna a tubino che saliva appena sopra il ginocchio, rivelando il bordo spesso e lucido delle autoreggenti nere. Il suo sorriso era timido, ma gli occhi – oh, quegli occhi – brillavano di una fame repressa. La descrizione era un invito velato: “Coppia complice, lei desidera essere ammirata, desiderata, fatta sentire la regina di un desiderio travolgente. Lui ama osservare, sostenere, vivere attraverso i suoi brividi. Cerchiamo un uomo carismatico, che sappia conquistare con le parole prima di prendere con le mani.”
Il mio primo messaggio è stato un sussurro digitale, calibrato per farla tremare:
“Quelle gambe nelle tue foto… le autoreggenti che sfiorano la pelle come una promessa. Immagino di seguirne il bordo con le dita, lentamente, fino a sentire il calore che sale. Se lei arrossisce a queste parole, allora sappiamo già che ci intenderemo.”
Hai risposto tu per primo, ma lei ha aggiunto un vocale la sera stessa. La sua voce era un misto di imbarazzo e eccitazione: «Mi hai fatto arrossire solo leggendo… non sono abituata a sentirmi dire quanto sono… sensuale.»
Abbiamo chiacchierato per settimane. Le ho mandato messaggi dettagliati: “Pensa alle mie mani che ti accarezzano le cosce, che tirano piano quel bordo di pizzo, che scoprono quanto sei già umida solo per le mie parole.” Lei rispondeva con foto sempre più intime – prima solo le gambe accavallate sul letto, poi il vestito alzato fino alla vita, il perizoma di pizzo nero che contrastava con la pelle chiara, le autoreggenti tese come corde di un violino. Tu, il marito, mi scrivevi in privato: “Continua così… le fai venire i brividi, si tocca mentre legge i tuoi messaggi… è bagnata da ore.”
Alla fine, l’appuntamento: un aperitivo. “Solo per conoscerci,” avevate detto. Ma sapevamo tutti che era l’inizio della resa.
Aperitivo – Il fuoco che divampa
Il bar è un nido di velluto e ombre, luci dorate che danzano sulle pareti. Arrivate alle 20 in punto. Lei è una visione: abito nero di seta che le avvolge il corpo come una seconda pelle, scollatura profonda che lascia intravedere il solco tra i seni, orlo che termina a metà coscia. Le autoreggenti nere con bordo in silicone spesso, lucide sotto la luce, e tacchi a spillo che ticchettano sul parquet come un battito cardiaco accelerato. Capelli sciolti sulle spalle, rossetto rosso ciliegia, profumo di vaniglia e muschio che mi arriva prima ancora che si sieda. Tu sei al suo fianco, impeccabile in camicia bianca, ma il collo è già arrossato, gli occhi che saettano tra me e lei.
Mi alzo dal divanetto, le prendo la mano e la bacio sul dorso, poi la guido a sedersi accanto a me, sfiorandole la vita con una pressione decisa. Tu ti accomodi di fronte, le ginocchia che si toccano quasi sotto il tavolo basso.
Ordiniamo Negroni. Quando il cameriere si allontana, mi sporgo verso di lei, la voce un basso ronzio caldo.
«Da quando sei entrata, non riesco a pensare ad altro che alle tue gambe. Quelle autoreggenti… sembrano create per essere ammirate da vicino, per essere toccate con reverenza. Immagina le mie dita che salgono piano, dal ginocchio fino a quel bordo di pizzo, e poi oltre… scoprendo quanto sei già calda e pronta solo per le mie parole.»
Lei abbassa gli occhi, le guance si infiammano di un rosa intenso, che si propaga al collo e al décolleté. Si morde il labbro inferiore, le dita che stringono il bordo del vestito.
«Mi fai sentire… esposta. Come se potessi vedermi nuda qui, in mezzo a tutti.»
Sorrido, le appoggio la mano sulla coscia scoperta, proprio sopra il bordo delle autoreggenti. Il tessuto è setoso, la pelle sotto bollente. Non premo, accarezzo con il pollice in cerchi lenti.
«Esattamente. Voglio che tu senta il mio sguardo come una carezza. Quanto sei bella quando arrossisci così… il petto che si alza e si abbassa più veloce, le cosce che si stringono per trattenere quel calore che sale. Sei una tentazione vivente, una donna fatta per essere venerata e posseduta.»
Lei inspira profondamente, un piccolo tremito le scuote le spalle. Le sue gambe si aprono di un centimetro, invitandomi. Sotto il tavolo, sposto il pollice più in alto, sfiorando la pelle nuda tra il bordo e l’orlo del vestito. È umida, già.
«Senti? Sei già bagnata. Solo per come ti parlo. E tuo marito… guardalo. Ha gli occhi fissi su di te, il respiro corto. Scommetto che sotto quei pantaloni sta pulsando, eccitato dal vederti cedere così piano.»
Tu deglutisci, la voce un sussurro rauco: «Sì… è… incredibile. Continua.»
Le infilo due dita sotto il vestito, spostando il perizoma con maestria. Sono fradice. Inizio a muoverle piano, in cerchi sul clitoride gonfio. Lei soffoca un gemito, la mano che afferra il mio polso ma non per fermarmi.
«Oddio… così… non qui… ma non fermarti…»
Il cameriere porta i drink. Paghiamo subito dopo, l’atmosfera elettrica. Mentre usciamo, le stringo il culo con una mano aperta, apertamente, sotto gli occhi di qualche avventore. Lei cammina barcollando leggermente, le autoreggenti che frusciano a ogni passo.
Salita in studio – La porta che si chiude sul mondo
L’ascensore è un cubicolo soffocante. Siamo schiacciati contro di lei. Le sussurro all’orecchio, il fiato caldo sulla nuca: «Tra poco, in quello studio, ti farò mia. Ti spoglierò lentamente, ti leccherò fino a farti implorare, e tuo marito guarderà ogni secondo, sentendo quanto sei mia.»
Lei geme piano, la fronte contro la mia spalla. Tu, dietro, hai la mano che sfiora la tua erezione attraverso i pantaloni.
Entriamo nello studio: luci soffuse, divano letto ampio, poltrona di pelle in un angolo. Chiudo la porta con un clic definitivo.
La faccio voltare verso di me, le mani sul suo viso. La bacio piano, poi più profondo, la lingua che esplora la sua bocca mentre le alzo il vestito fino alla vita. Le autoreggenti brillano, il perizoma è già spostato.
«Toglilo. Ora. Voglio vederti solo con queste calze e i tacchi.»
Lei obbedisce, lo fa scivolare lungo le cosce tremanti, lo calcia via. È completamente esposta: figa rasata, labbra gonfie e lucide, un filo di umori che scende lungo l’interno coscia.
A te: «Siediti lì. Pantaloni giù, cazzo fuori ma mani ferme. Non toccarti. Osserva come tua moglie si apre per me.»
Tu ti siedi, tremante, l’uccello duro che pulsa all’aria. Gli occhi incollati a lei.
La spingo sul divano, le apro le gambe larghe. Mi inginocchio tra le sue cosce, le autoreggenti che mi sfiorano le guance. Le lecco l’interno, piano, risalendo fino al bordo. Lei inarca la schiena, un gemito lungo.
«Sei deliziosa… il tuo sapore è puro fuoco. E queste autoreggenti… mi fanno impazzire. Senti come le stringo mentre ti divoro?»
Le infilo la lingua dentro, succhiando il clitoride, due dita che pompano piano. Lei urla, le mani nei miei capelli.
«Amore… guardami… mi sta leccando come nessuno… sto per venire…»
Viene la prima volta, un orgasmo violento che la fa tremare, i tacchi che battono sul pavimento.
Mi alzo, mi spoglio. Il cazzo è enorme, venoso, già gocciolante. Le appoggio la cappella sulla figa e spingo, un centimetro alla volta, fino a riempirla tutta.
La scopata – Il dominio totale
Inizio a muovermi, colpi profondi e ritmati. Lei si aggrappa alle mie spalle, le unghie che graffiano.
«Cazzo… sì… sei così grosso… mi apri tutta… più forte!»
Accelero, le mani sui suoi fianchi, sbattendo contro di lei. Il rumore bagnato riempie la stanza, le autoreggenti che si tendono e scivolano per il sudore.
Guardandoti: «Vedi, cornuto? Senti come urla tua moglie? Hai mai sentito questi suoni da lei? No, perché tu non sai scoparla così. Tu la ami, ma io la possiedo.»
Lei, gli occhi fissi su di te, la voce spezzata: «Amore… guardami mentre mi sfonda… mentre divento la sua puttana… mi fa venire come una troia…»
Le stringo i capelli, la giro a pecora. Il culo alto, le autoreggenti tese, la figa che cola sui miei coglioni. La prendo da dietro, colpi brutali, una mano che le schiaffeggia piano il culo.
«Dimmi quanto ti piace farti riempire davanti al tuo maritino. Dillo forte.»
«Mi piace da morire! Scopami più forte, padrone! Riempimi mentre lui guarda!»
Viene di nuovo, squirtando un po’ sulle mie cosce, tremando tutta.
La giro supina, le gambe sulle mie spalle. Pompo come un animale, il sudore che cola.
«Dove la vuoi la mia sborra, troia?»
«Dentro! Riempimi la figa! Voglio che coli mentre lui lecca!»
Mi svuoto dentro di lei con un ruggito, fiotti caldi e abbondanti che la inondano. Lei viene per la terza volta, urlando il mio nome.
Esco piano. La figa è un disastro: spalancata, rossa, colante di sborra densa che gocciola sul divano.
La pulizia – L’umiliazione finale
Mi giro verso di te, la voce d’acciaio: «Vieni qui, cornuto. In ginocchio. Ora.»
Ti avvicini strisciando, gli occhi ipnotizzati dalla figa di tua moglie che pulsa e cola.
«Guarda questo capolavoro. La figa della tua donna piena del mio seme. Ora puliscila. Con la lingua. Succhia ogni goccia, leccala fino a farla brillare. E ringraziami dopo.»
Lei allarga le cosce al massimo, ti guarda con un sorriso malizioso, gli occhi appannati dal piacere.
«Forza, amore mio… mangia la sborra del tuo padrone. Leccami bene dentro… assaggialo tutto… e dopo magari ti lascio leccare i miei tacchi mentre mi fa venire di nuovo.»
Tu abbassi la testa, la lingua che esce avida. Inizi a leccare: prima le labbra esterne, poi dentro, succhiando il mix di umori e sperma. Gemi di vergogna e di estasi, il cazzo che ti pulsa intoccato.
Io, seduto accanto a lei, le accarezzo il clitoride mentre tu lavori: «Brava la mia dea. Hai visto quanto è devoto il tuo cuck? Ora rilassati… tra poco ricominciamo. La tua figa è ancora calda, e lui ha tutta la notte per pulire.»
Lei mi bacia, sussurrando: «Fallo durare fino all’alba… voglio svegliarmi con la figa distrutta e lui con la faccia piena del tuo odore.»
La notte è infinita.
Tu sei il suo custode, il suo umiliato devoto.
E lei è nostra.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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