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La seconda volta – Tre mesi dopo


di Gentilmen
23.01.2026    |    2.166    |    2 9.8
"Lei annuì appena, già mezza addormentata, un sorriso estenuato sulle labbra gonfie..."

Era una sera di fine aprile, tiepida, di quelle che profumano già d’estate. La cena era finita da un pezzo: spaghetti alle vongole, insalata di finocchi e arance, due bottiglie di Vermentino svuotate tra risate e silenzi carichi. I bambini erano dai nonni per il weekend. La casa era vuota, silenziosa, illuminata solo dalle luci basse del salotto e da qualche candela che Marco aveva acceso “per atmosfera”, aveva detto con un sorriso obliquo.
Laura indossava un vestito leggero di cotone bianco, senza reggiseno – si vedeva dai capezzoli che premevano contro il tessuto sottile ogni volta che passava davanti a una lampada. Aveva i capelli sciolti sulle spalle, un velo di rossetto ancora intatto. Dentro di sé sentiva un misto di eccitazione e terrore sottile: il cuore le batteva troppo veloce, le mani tremavano leggermente quando prendeva il bicchiere. Tre mesi prima era successo tutto in un vortice di alcol e impulsi; ora era sobria quasi del tutto, e questo la rendeva consapevole di ogni battito, di ogni sguardo. Si sentiva esposta, vulnerabile, ma anche incredibilmente viva. Una parte di lei voleva scappare in camera e chiudersi a chiave; un’altra parte – più profonda, più oscura – voleva essere travolta di nuovo.
Luca era arrivato con una bottiglia di passito e quell’aria tranquilla che nascondeva tutto. Quando si era seduto sul divano e aveva posato una mano sulla coscia di Laura – casualmente, come per caso – lei aveva sentito un brivido elettrico risalirle la spina dorsale. Non l’aveva spostata. Aveva solo abbassato gli occhi, un piccolo sorriso timido sulle labbra, mentre dentro le si accendeva un calore umido tra le gambe. Si vergognava di quanto fosse già bagnata, solo per quel tocco innocente.
Dopo il dolce Marco aveva messo su una playlist lenta, jazz morbido. Aveva versato il passito nei bicchieri da cognac. Laura aveva bevuto il primo sorso tenendo il bicchiere con entrambe le mani, come una bambina che assaggia qualcosa di proibito. Il liquore dolce le era sceso in gola e poi più in basso, accendendo ogni nervo. Si sentiva leggera, ma anche spaventata: “E se questa volta non riesco a fermarmi? E se mi piace troppo?” pensò, mordendosi il labbro inferiore.
«Stasera niente fretta» aveva detto Marco, sedendosi accanto a lei e passandole un braccio intorno alle spalle. «Facciamo durare tutto.»
Luca annuì, si avvicinò dall’altro lato. Laura era in mezzo, tra i due, il respiro corto. Sentiva il calore dei loro corpi, il profumo di Marco – legno e agrumi – mischiato a quello di Luca – più speziato, più maschile. Le girava la testa, non per il vino, ma per l’anticipazione.
Marco le sfiorò il collo con le labbra, baci leggeri che scesero fino alla clavicola. Laura chiuse gli occhi, un piccolo sospiro le sfuggì. Dentro di sé pensò: “Sto tradendo tutto quello in cui credo… eppure non voglio che smetta”. Luca le accarezzò l’interno del ginocchio, risalendo piano sotto il vestito. Lei non disse niente, ma le gambe si aprirono di qualche centimetro, un invito silenzioso che la fece arrossire violentemente.
Quando Luca le infilò la mano tra le cosce trovò le mutandine già fradice. Le spostò di lato, le sfiorò le grandi labbra depilate con la punta delle dita. Laura sussultò, un gemito le sfuggì. Dentro sentiva una tempesta: vergogna bruciante per quanto fosse eccitata, senso di colpa verso se stessa, ma soprattutto un desiderio così forte da farle male al basso ventre.
«Siete… siete sicuri?» mormorò, ma la voce era già roca, spezzata.
Marco le baciò la tempia. «Sicuri quanto lo sei tu.»
Luca si inginocchiò davanti a lei, le sollevò il vestito fino alla vita. Le mutandine bianche di pizzo finirono sul pavimento. Le allargò le cosce con delicatezza, si chinò e la leccò lentamente, lingua piatta che copriva tutta la lunghezza della fica, poi si concentrò sul clitoride con cerchi morbidi. Laura gemette piano, afferrò i capelli di Luca con una mano e la camicia di Marco con l’altra. Dentro di sé urlava: “Oddio, sto lasciando che un altro uomo mi lecchi mentre mio marito guarda… e mi piace da morire”. Le lacrime le pungevano gli occhi – non di tristezza, ma di sovraccarico emotivo.
Marco si slacciò i pantaloni, tirò fuori il sesso duro. Glielo avvicinò alle labbra. Lei lo prese in bocca senza esitare stavolta, succhiando con avidità, la lingua che girava intorno alla cappella mentre gemeva intorno a lui per via di Luca che non smetteva di leccarla. Sentiva il sapore familiare di Marco, ma anche la novità assoluta di avere un altro uomo tra le gambe. Era terrorizzata e euforica allo stesso tempo.
Dopo qualche minuto si alzarono tutti. Marco la prese in braccio come una sposa, la portò in camera da letto. Quando la posò sul letto e le tolse il vestito, Laura rimase nuda, il corpo illuminato dalla luce fioca. Si coprì istintivamente i seni con le braccia, ma Marco gliele spostò dolcemente. Lei si sentiva nuda in ogni senso: corpo, anima, desideri.
Iniziarono piano. Luca la penetrò da dietro, sdraiato a cucchiaio, affondi lenti e profondi mentre le baciava il collo. Marco davanti, le infilò il sesso in bocca, tenendole la testa con dolcezza ma fermezza. Laura gemeva continuamente, il suono ovattato. Dentro pensava: “Sto prendendo due uomini… sto diventando qualcun’altra… e non voglio tornare indietro”.
Cambiavano posizione ogni volta che sentivano uno dei tre vicino al limite, e ogni cambio era accompagnato da un’ondata di emozioni contrastanti: eccitazione pura, senso di colpa che svaniva nel piacere, paura di perdersi, gioia di essere desiderata così tanto.
Verso le cinque del mattino era esausta. Aveva goduto ripetutamente – ogni orgasmo la lasciava tremante, con le lacrime agli occhi e un sorriso incredulo. Il corpo era madido di sudore, la gola rauca, la fica sensibile e arrossata, le labbra gonfie. Eppure, quando Luca la penetrò ancora una volta, sdraiata sul fianco, Marco davanti che le entrava in bocca, Laura gemette piano: «Ancora… vi prego… non fermatevi…». Dentro di sé sentiva una pace profonda, come se avesse finalmente accettato una parte di sé che aveva sempre represso.
Marco venne per ultimo, dentro di lei, schizzi caldi che la riempirono mentre Luca le accarezzava il clitoride per farla venire un’ultima volta – un orgasmo debole, quasi doloroso, ma dolcissimo. Luca si tirò fuori e venne sul suo ventre e sui seni.
Laura rimase lì, immobile tra loro, il respiro affannato, gli occhi semichiusi. Dentro sentiva un calore immenso: non più vergogna, ma accettazione. Si sentiva sporca, sazia, amata in un modo che non aveva mai conosciuto.
Marco le baciò la fronte sudata. Luca le accarezzò i capelli appiccicati.
«Dormi, amore» sussurrò Marco.
Lei annuì appena, già mezza addormentata, un sorriso estenuato sulle labbra gonfie. Mentre scivolava nel sonno pensò: “Domani mi pentirò? Forse. Ma stanotte… stanotte sono stata me stessa”.
Luca e Marco rimasero svegli ancora un po’, a guardarla dormire tra loro.
Sapevano che la prossima volta Laura sarebbe stata lei a chiedere.
E forse, stavolta, senza bisogno di alcol.
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