tradimenti
I racconti della moglie parte terza
02.02.2026 |
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"«Vieni per me, amore» sussurrò contro la sua bocca, le dita che scivolavano tra le sue cosce per accarezzarle il clitoride in cerchi lenti..."
La terza parte arrivò in auto, di notte, su una statale deserta che tagliava la campagna siciliana come un velo di seta nera sotto la luna.L’avvocato aveva un’udienza urgente a Catania. Laura era seduta al posto del passeggero della sua Audi scura, la gonna corta di cotone leggero che le scopriva le cosce abbronzate, il top di seta sottile che aderiva ai seni alti e pieni, lasciando intravedere i capezzoli già tesi sotto il tessuto. Era tardi, quasi le undici. Lui guidava con una calma studiata, una mano sul volante, l’altra appoggiata sulla sua coscia nuda, dita che tracciavano linee lentissime, quasi ipnotiche, salendo piano verso l’interno, sfiorando il bordo delle mutandine di pizzo nero. La radio era spenta. Si sentiva solo il ronzio morbido del motore, il fruscio dell’aria calda che entrava dal finestrino socchiuso e il respiro di entrambi che diventava sempre più profondo, più lento, più pesante. L’odore dell’asfalto caldo misto al profumo di gelsomino selvatico entrava nell’abitacolo, mescolandosi al sentore muschiato della eccitazione che già saliva tra loro.
Marco, anni dopo, era sdraiato sul letto della loro camera a Palermo, il corpo nudo e teso, illuminato dalla luce fioca della abat-jour. Laura era a cavalcioni su di lui, nuda anche lei, la pelle calda e leggermente umida di sudore estivo. Si muoveva lentissima, prendendolo dentro con un movimento fluido, avvolgente, centimetro dopo centimetro, come se volesse assaporare ogni sensazione, ogni pulsazione del suo sesso che la riempiva. Lui le accarezzava i fianchi con le mani aperte, gli occhi fissi nei suoi, il respiro già corto, il cazzo che si induriva completamente dentro di lei a ogni parola che lei pronunciava.
«Dimmi di quella trasferta» sussurrò Marco, la voce bassa, vellutata, carica di desiderio represso. Le sue dita affondarono leggermente nei fianchi di lei, guidandola in un movimento più profondo. «Quella in auto. Quando eravate soli sulla statale. Raccontamelo mentre mi cavalchi. Voglio sentirti stringermi più forte a ogni ricordo. Voglio sentire quanto ti bagni solo ripensandoci.»
Laura sorrise, un sorriso lento, sensuale, gli occhi socchiusi nel piacere. Si abbassò del tutto, prendendolo fino in fondo, poi rimase ferma un attimo, contraendo i muscoli intorno a lui in una carezza interna che lo fece gemere piano, un suono gutturale che le vibrò nel petto. Le sue mani scivolarono sul petto di lui, unghie che graffiavano leggerissime la pelle, lasciando tracce rosa che si arrossavano subito. Iniziò a muoversi di nuovo, su e giù, lenta, ogni discesa un sospiro condiviso, il rumore bagnato dei loro corpi che si univano come un sussurro intimo.
«Era una sera di fine settembre» iniziò, la voce morbida, quasi un sussurro che si mescolava al respiro accelerato di entrambi. «L’aria era calda, profumata di gelsomino e terra umida. Lui guidava piano, la mano sinistra sul volante, la destra già sotto la mia gonna da un pezzo. Non parlavamo quasi. Mi aveva detto solo “apri le gambe, Laura”, con quella voce bassa, calma, che mi faceva tremare fin nel profondo. Io l’avevo fatto, spalancandole piano, sentendo l’aria calda sfiorarmi la pelle sensibile dell’interno coscia. Avevo le mutandine di pizzo nero già spostate di lato, bagnata fradicia solo al pensiero delle sue dita. Lui infilava due dita dentro piano, lentissime, curvandole per sfiorarmi il punto che mi faceva inarcare la schiena contro il sedile di pelle morbida. Ogni movimento era una carezza interna, un tocco esperto che mi faceva pulsare, gemere piano, le labbra socchiuse, la testa appoggiata al poggiatesta. Sentivo il mio umore colare lungo le sue dita, caldo, viscoso, e lui lo spalmava piano sul clitoride, ruotando il pollice in cerchi perfetti, lenti, che mi facevano vedere le stelle.»
Marco gemette più forte, le mani che salivano sui seni di lei, accarezzandoli con tocchi lenti, circolari, i pollici che sfioravano i capezzoli duri come perle. «Cazzo, Laura… dimmi come ti sentivi. Dimmi quanto lo volevi già da prima di partire.»
Lei accelerò appena il ritmo, cavalcandolo più profondo, il clitoride che sfregava contro il pube di lui a ogni discesa, mandandole scintille di piacere su per la spina dorsale. «Lo volevo da ore» ansimò, la voce tremante. «Da quando eravamo partiti dallo studio. Mi bagnavo solo guardandolo guidare, le mani forti sul volante, il profilo deciso illuminato dai fari delle auto che incrociavamo. Ogni tanto toglieva le dita e me le portava alla bocca. “Assaggia quanto sei dolce”. Io succhiavo piano, lingua che girava intorno alle sue dita, sentendo il mio sapore caldo, salato, dolce, un misto di eccitazione e desiderio che mi faceva girare la testa. Lui guardava la strada con quel sorriso tranquillo, possessivo, come se sapesse esattamente quanto mi stava facendo impazzire.»
Marco le afferrò i capelli con una mano, tirandole piano la testa indietro per esporre il collo, che baciò piano, succhiando la pelle calda, lasciando un segno leggero. «E poi? Dimmi quando ha accostato. Dimmi cosa ti ha fatto sentire.»
Laura gemette, il corpo che si inarcava per prenderlo più a fondo. «A un certo punto ha accostato» continuò, ansimando, gli occhi socchiusi, persa nel ricordo e nel piacere presente. «Non in un parcheggio, proprio sul ciglio della statale, tra gli ulivi antichi che sembravano sussurrare al vento. Luci spente, motore acceso, solo il rumore delle cicale lontane e il nostro respiro che si sincronizzava. Mi ha detto “vieni qui”, con quella voce bassa che mi scioglieva. Mi ha fatto passare sul sedile di guida, sopra di lui, le gambe ai lati dei suoi fianchi. La gonna alzata, le mutandine strappate via con un gesto lento, quasi cerimonioso, il tessuto che sfregava contro la pelle sensibile delle cosce. Mi ha tenuta per i fianchi, dita che affondavano nella carne morbida, accarezzandomi i glutei con tocchi possessivi. Mi ha abbassata piano sul suo cazzo. Era duro, caldo, grosso, la cappella lucida che premeva contro l’apertura. Mi ha riempita lentamente, guardandomi negli occhi mentre entrava, centimetro dopo centimetro, lasciandomi sentire ogni vena, ogni pulsazione che si sincronizzava con il mio battito. Io ho appoggiato le mani sul tettuccio per reggermi, la testa gettata all’indietro, gemendo piano mentre mi allargava, un piacere lento, profondo, che mi saliva dal basso ventre fino al petto.»
Marco accelerò il ritmo dal basso, spingendo verso l’alto per incontrarla a metà strada, le mani che le accarezzavano la schiena, scendendo fino ai glutei, stringendoli piano. «Dio, Laura… dimmi come ti muovevi. Dimmi cosa ti diceva.»
Lei ansimò più forte, cavalcandolo con movimenti più ampi, più sensuali, il clitoride che sfregava contro di lui a ogni affondo, mandandole ondate di calore su per il corpo. «Mi muovevo su e giù» sussurrò, la voce spezzata dai gemiti. «Le cosce che tremavano, il clitoride che sfregava contro il suo pube a ogni discesa, il piacere che saliva lento, caldo, inevitabile. Lui ha iniziato a spingere dal basso, affondi profondi, lenti, controllati, ogni movimento accompagnato da un bacio sul collo, sulle clavicole, sui seni che ballavano piano. Succhiava i capezzoli attraverso il top di seta, mordicchiandoli leggero, facendomi inarcare. Diceva “muoviti, piccola… cavalcalo… fammi sentire quanto mi vuoi… quanto sei bagnata per me”. Io acceleravo, ruotavo i fianchi in cerchi lenti, sentendo il suo cazzo sfregare contro ogni parete interna, il piacere che montava come una marea calda.»
Marco le baciò il seno, la lingua che girava intorno al capezzolo, succhiandolo piano. «E il tuo orgasmo? Dimmi com’è stato venire in macchina con lui.»
Laura gemette forte, il ritmo che accelerava, i corpi che si muovevano in sincronia perfetta. «Mi ha preso i capelli» continuò, ansimando, le mani che gli afferravano le spalle. «Mi ha tirato la testa indietro per baciarmi la gola, succhiando piano la pelle, lasciando segni leggeri che bruciavano dolcemente di piacere. Con una mano mi strofinava il clitoride lento, circolare, con tocchi perfetti, come se sapesse esattamente dove toccarmi per farmi sciogliere. Io venivo così, spingendo giù con violenza morbida, contrazioni calde che lo stringevano dentro, un orgasmo lungo, profondo, silenzioso ma totale, che mi lasciava tremare contro il suo petto. Lui gemeva contro la mia gola, diceva “brava… stringimi… sei fatta per questo”. Poi mi ha sollevata, mi ha girata di spalle, sempre sopra di lui. Mi ha fatto appoggiare le mani sul cruscotto, culo in aria, schiena inarcata in una curva perfetta. Ha sputato sulla cappella, me l’ha appoggiata contro il buco del culo e ha spinto piano. Io ho sospirato, il piacere che si mescolava a una dolce tensione, sentendolo entrare lento, centimetro dopo centimetro, fino a riempirmi tutta. Poi ha iniziato a scoparmi il culo, affondi profondi, lenti, mentre con le dita tornava nella figa, strofinando il clitoride con tocchi perfetti, circolari, che mi facevano vedere scintille. Io venivo di nuovo, fiotti caldi che gli bagnavano la mano, il corpo che tremava contro il suo, il piacere che si irradiava come onde concentriche dal basso ventre.»
Marco era perso nel piacere. La girò piano sulla schiena, le spalancò le cosce con delicatezza possessiva, le entrò dentro con un movimento fluido, profondo. Laura gemette, le gambe che gli si avvolgevano intorno ai fianchi, i talloni che premevano contro la sua schiena, tirandolo più a fondo.
«Dimmi che ti eccitava» sussurrò lui, muovendosi lento, profondo, ogni affondo una carezza interna che la faceva sospirare. «Dimmi che ti bagnavi solo al pensiero di salire in macchina con lui.»
«Mi eccitava da morire» ansimò lei, il corpo che si inarcava per prenderlo più a fondo, le mani che gli accarezzavano la schiena. «Mi bagnavo ogni volta che mi chiamava per una trasferta. Sapevo che saremmo finiti in macchina, fermi in qualche stradina buia, lui dentro di me, lento, profondo, possessivo. Mi faceva sentire desiderata, libera, bagnata di desiderio puro, il corpo che si apriva per lui come un fiore al sole.»
Marco accelerò piano, affondi più intensi, le mani che le accarezzavano i seni, il collo, il viso. Le baciò le labbra, la lingua che si intrecciava alla sua, assaporando il suo respiro spezzato, il sapore dolce della sua bocca.
«Vieni per me, amore» sussurrò contro la sua bocca, le dita che scivolavano tra le sue cosce per accarezzarle il clitoride in cerchi lenti. «Vieni pensando a lui… e a me che ti prendo ora, esattamente come allora.»
Laura venne con un gemito lungo, dolce, il corpo che tremava piano, contrazioni calde intorno al suo cazzo, un orgasmo che le salì dal basso come una marea calda, avvolgente. Marco la seguì subito dopo, affondando fino in fondo e scaricando dentro di lei con pulsazioni lente, profonde, come le onde che lambivano la barca in un altro ricordo, fiotti caldi che la riempivano completamente.
Rimasero così, uniti, ansimanti, sudati, il cuore che batteva allo stesso ritmo. Lui le baciò la fronte, le accarezzò i capelli umidi, le guance, le labbra.
«Domani… vuoi che ti racconti di quando mi ha presa sul cofano dell’auto, sotto la pioggia leggera, in una piazzola deserta, con l’acqua che ci scivolava sulla pelle nuda?»
Marco sorrise contro la sua pelle, già eccitato di nuovo, la mano che scivolava piano tra le sue cosce per accarezzarla ancora.
«Domani. E dopodomani. E tutte le notti. Fino a quando non avremo fatto l’amore su ogni tuo ricordo sensuale, fino a quando non ti avrò fatta venire per ogni tocco che lui ti ha dato.»
Lei girò la testa, lo baciò piano, languida, la lingua che sfiorava la sua.
«Allora preparati, amore. Perché ogni storia finisce con me che vengo tra le tue braccia… esattamente come ora. E ce ne sono ancora tante, ognuna più sensuale della precedente.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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