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trio

L’amico autista guardone per una sera parte 1


di Gentilmen
06.02.2026    |    926    |    2 9.2
"Il corpo si irrigidì, le pareti interne che si contraevano intorno ad Antonio, un grido che le sfuggì dalle labbra..."
L’aria della notte siciliana era densa, appiccicosa come miele caldo, intrisa dell’odore di terra secca e di salsedine lontana. La vecchia Fiat 500 di Antonio sfrecciava sulla provinciale tortuosa che saliva dalle spiagge di Bagheria verso le colline, dove la villa degli amici attendeva con luci sfarfallanti e musica pulsante. Ma in quel momento, la festa sembrava un ricordo distante. L’abitacolo era un mondo a parte, un bozzolo di tensione elettrica dove tre corpi giovani – Antonio, Paola e Lukas – si trovavano intrappolati in un gioco pericoloso che nessuno aveva previsto, ma che nessuno voleva fermare.
Lukas, al volante, stringeva il volante con mani sudate. I suoi occhi azzurri, solitamente calmi e distanti come il mare del Nord, ora guizzavano incessantemente nello specchietto retrovisore. Quell’anno era arrivato in Sicilia solo, con il cuore spezzato dalla ex che lo aveva lasciato via messaggio. Beveva di più, parlava di meno, e guardava le donne con una fame primordiale. Paola, la fidanzata di Antonio, era sempre stata una fantasia innocua per lui – la tipica bellezza mediterranea con capelli neri ondulati, pelle olivastra e curve generose che facevano girare la testa. Ma stasera, dopo quei bicchieri di vino bianco al bar sulla litoranea, tutto era cambiato.
Sul sedile posteriore, Antonio aveva già preso il controllo. Ventun anni, moro e muscoloso dal lavoro nei campi del nonno, era sempre stato possessivo con Paola. La amava, certo, ma in modo viscerale, quasi animale. Le sue mani erano ovunque su di lei: sotto la gonna leggera di cotone, che aveva arrotolato fino alla vita, e sulla camicetta sbottonata che pendeva aperta, rivelando il reggiseno bianco semplice e i seni pieni che si alzavano e abbassavano al ritmo del suo respiro affannato.
«Anto… no, ti prego… non qui» mormorò Paola, la voce un misto di supplica e desiderio represso. Dentro di lei, il conflitto infuriava come una tempesta. Che sto facendo? si chiedeva, il cuore che le martellava nel petto. Era fidanzata con Antonio da due anni, un amore nato sulle spiagge di Mondello, fatto di promesse sussurrate e sogni di un futuro insieme. Era la “brava ragazza” di Palermo, quella che aiutava la nonna al mercato e sognava un abito bianco per il matrimonio. Ma Antonio la conosceva bene: sapeva che sotto quella facciata c’era una fiamma che bruciava, un desiderio di spingersi oltre i limiti che la società le imponeva. Ti piace, vero? pensò, odiandosi per quel brivido che le correva lungo la schiena ogni volta che lui la toccava in modo rude. La vergogna la consumava – Lukas stava guardando, per Dio! – ma allo stesso tempo, quell’essere esposta la eccitava in un modo che non riusciva a confessare nemmeno a se stessa. Sei una depravata? O solo una donna che vuole sentirsi viva?
Antonio ignorò le sue proteste. Le sue dita, callose e decise, avevano già scostato le mutandine di lato, sfiorando la carne calda e umida. «Shh… rilassati» le sussurrò all’orecchio, mordicchiandole il lobo mentre con l’altra mano le bloccava i polsi dietro la schiena. Paola si dimenò debolmente, ma il suo corpo la tradiva: le cosce si aprirono leggermente, invitandolo a continuare. Lui infilò due dita dentro di lei, piano all’inizio, poi più profondo, con un ritmo che la faceva ansimare. Il rumore bagnato e osceno riempiva l’abitacolo, sovrastando la musica dance che usciva gracchiante dagli altoparlanti.
Lukas sbandò leggermente, l’auto che sobbalzava su una buca. «Cazzo…» borbottò in tedesco, la voce rauca. Nello specchietto, i suoi occhi erano fissi sulla scena: i seni di Paola che tremavano a ogni spinta, il viso di lei arrossato e contorto in un misto di piacere e imbarazzo. Non riusciva a staccare lo sguardo. La sua erezione premeva dolorosamente contro i jeans, un calore pulsante che lo faceva sudare. Dovrei fermarmi, pensò, ma le mani restarono sul volante. Invece, inclinò ancora di più lo specchietto, catturando ogni dettaglio.
Antonio notò. Un sorriso predatore gli incurvò le labbra. «Guardala, Lukas» disse piano, la voce carica di eccitazione. «Guardala mentre la faccio bagnare.» Accelerò il movimento delle dita, aggiungendone una terza, stirandola delicatamente. Paola gemette, un suono strozzato che le uscì dalla gola nonostante si mordesse il labbro. Dentro di lei, il conflitto si intensificava: Lui mi vede… mi vede venire… La vergogna le stringeva lo stomaco, ma il piacere montava come una marea, inarrestabile. Fermalo, Paola. Digli di smettere. Ma le parole non uscivano. Invece, il suo bacino si mosse contro la mano di Antonio, inseguendo quel ritmo crudele.
Lukas non ce la fece più. Accostò l’auto sul ciglio della strada sterrata, spegnendo i fari ma lasciando il motore acceso. Le quattro frecce ticchettavano come un cuore impazzito. Si girò sul sedile, il braccio appoggiato allo schienale, e ora la guardava direttamente, senza barriere. I suoi occhi blu erano dilatati, famelici. Con una mano, slacciò i jeans lentamente, il suono della zip che echeggiava nell’abitacolo. Tirò fuori il sesso, duro e spesso, la punta già lucida di pre-eiaculato. Non disse nulla. Iniziò a masturbarsi piano, la mano che saliva e scendeva con movimenti lenti, deliberati, mentre fissava Paola.
Lei arrossì violentemente, gli occhi che guizzavano dal viso di Lukas al suo membro eretto. Oh Dio, sta… sta facendolo davanti a me. Il pensiero la terrorizzava e la eccitava allo stesso tempo. Antonio, sentendo il suo corpo contrarsi intorno alle dita, rise piano. «Ti piace, eh? Vederlo che si tocca per te.» Le lasciò i polsi, ma solo per slacciarle il reggiseno completamente, esponendo i seni nudi alla vista di Lukas. Poi, con la mano libera, le pizzicò un capezzolo, torcendolo fino a farla gemere.
Paola chiuse gli occhi per un istante, sopraffatta. Non dovrei permettere questo. È sbagliato. Ma quando li riaprì, vide Lukas che accelerava il ritmo, la mano stretta intorno al suo sesso, il respiro affannato. Si allungò verso di lei, esitante, e sfiorò la sua caviglia con le dita libere. Un tocco leggero, elettrico, che le mandò una scarica su per la gamba. Paola sobbalzò, ma non si ritrasse. Toccalo. No, non farlo. Il conflitto la paralizzava, ma il desiderio vinceva. La mano di Lukas salì piano, accarezzando il polpaccio, poi l’interno coscia, fermandosi a pochi centimetri dalla mano di Antonio che continuava a penetrarla.
Antonio non si fermò. Anzi, tolse le dita di colpo, facendola mugolare di frustrazione, e si slacciò i pantaloni a sua volta. Il suo sesso balzò fuori, rigido e pronto. «Vieni qui» ordinò a Paola, tirandola verso di sé. Lei esitò, gli occhi lucidi di lacrime e desiderio, ma obbedì. Si mise a cavalcioni su di lui, le mutandine ancora di lato, e si abbassò lentamente sul suo membro. Il piacere la trafisse come una lama calda: lo sentì riempirla completamente, profondo, possessivo. Iniziò a muoversi, su e giù, le mani sulle spalle di Antonio per sostenersi.
Lukas guardava, ipnotizzato. La sua mano accelerò sul sesso, i movimenti più urgenti ora. Allungò di nuovo la mano, sfiorando il fianco di Paola, poi salendo fino a toccarle un seno. Le dita callose dal lavoro estivo – forse dal surf o dalle escursioni – accarezzarono la pelle morbida, pizzicando leggermente il capezzolo. Paola ansimò, il corpo che si inarcava verso quel tocco straniero. Non è Antonio… è sbagliato… ma Dio, è così intenso. Il conflitto la dilaniava: fedeltà contro curiosità, vergogna contro estasi. Lukas la sfiorava con riverenza, quasi timoroso, ma i suoi occhi dicevano altro – desiderio puro, animalesco.
Antonio spinse dal basso, affondando in lei con colpi potenti che la facevano rimbalzare. «Toccati per lui» le sussurrò, la voce rotta. Paola, persa nel turbine, portò una mano tra le gambe, accarezzandosi il clitoride mentre cavalcava Antonio. Lukas gemette, la mano che pompava più veloce, il sesso che pulsava visibilmente. Si chinò in avanti, sfiorandole l’altro seno con le labbra – non un bacio vero, solo un tocco umido, caldo – e quello bastò a spingere Paola oltre il limite.
L’orgasmo la colpì come un’onda, violento e inarrestabile. Il corpo si irrigidì, le pareti interne che si contraevano intorno ad Antonio, un grido che le sfuggì dalle labbra. Lukas, vedendola venire così, esplose a sua volta: il seme schizzò sulla sua mano e sul sedile, un gemito gutturale che riempì l’abitacolo. Antonio la seguì subito dopo, afferrandole i fianchi e spingendo un’ultima volta, riempiendola con il suo calore.
Il silenzio che seguì fu pesante, rotto solo dai respiri affannati e dal ticchettio delle frecce. Paola scese da Antonio con gambe tremanti, rivestendosi in fretta, il viso bagnato di sudore e lacrime. Dentro di lei, il conflitto non si era spento: Cosa ho fatto? Ho tradito tutto… o ho solo vissuto un momento? Lukas si ricompose, evitando i loro sguardi, e rimise in moto. La strada verso la festa riprese, ma nulla sarebbe stato più lo stesso.
Arrivati alla villa, la musica e le risate li avvolsero, ma tra loro tre aleggiava un segreto bollente, un legame forgiato nel fuoco di quella notte. E Paola, mentre entrava mano nella mano con Antonio, non poté fare a meno di lanciare un’occhiata a Lukas. Lui ricambiò, con un sorriso complice. La battaglia interiore continuava, ma per ora, il desiderio aveva vinto.
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