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trio

La terza volta dopo 6 mesi


di Gentilmen
24.01.2026    |    710    |    6 9.1
"Marco le venne dentro la fica per l’ultima volta, pompando schizzi caldi e abbondanti che la fecero tremare in un orgasmo finale debole ma lunghissimo..."

La casa odorava già di peccato prima ancora che iniziasse.
Sandalo bruciato nelle candele, sudore leggero sulla pelle di Laura, il profumo muschiato della sua eccitazione che si spandeva nell’aria calda della camera.
Dentro di sé, Laura combatteva una guerra silenziosa: il pudore la stringeva allo stomaco come una morsa, le sussurrava che era sbagliato, che una moglie, una madre, non poteva desiderare questo.
Ma la voglia di trasgressione – quella bestia affamata che si era svegliata tre mesi prima e non si era più riaddormentata – le pulsava tra le gambe, le accelerava il cuore, le faceva bagnare le mutandine solo al pensiero.
“Sono una donna perbene”, si ripeteva allo specchio quel pomeriggio, mentre si depilava la fica con cura ossessiva, rendendola liscia e invitante.
“Ma voglio essere una troia stanotte”, rispondeva la voce dentro di lei, mentre si infilava il plug anale, sentendo il bruciore piacevole che la dilatava, preparandola per loro.
Ogni minuto con quel giocattolo dentro era una tentazione: pudore che gridava “toglilo, sei ridicola”, trasgressione che rispondeva “lascialo, immagina i loro cazzi che ti aprono”.
Ora era in ginocchio sul letto, nuda, tette pesanti che dondolavano con ogni respiro affannato, capezzoli duri come sassolini, fica depilata gonfia e colante, un filo trasparente che le scendeva lungo l’interno coscia fino al ginocchio.
Il suo corpo tradiva il pudore: era bagnata da ore, il clitoride sporgeva gonfio, implorante un tocco.
Dentro, il conflitto la dilaniava: “Cosa sto facendo? Se i vicini sapessero… se i bambini scoprissero…”.
Ma la trasgressione vinceva: “Voglio sentirmi viva, piena, usata. Voglio dimenticare chi sono per una notte”.
Marco e Luca erano in piedi ai lati del letto, cazzi già duri, venosi, lucidi di pre-eiaculazione.
La guardavano come predatori che sanno che la preda vuole essere sbranata.
Laura alzò gli occhi, labbra socchiuse, rossetto sbavato dal bacio precedente.
Il pudore le fece chiudere le cosce per un secondo, ma la voglia le fece riaprire di più, esponendosi completamente.
«Ho pensato a voi due ogni cazzo di giorno per sei mesi» disse con voce bassa, rauca, tremando. «Ogni volta che mi toccavo di nascosto in bagno, immaginando i vostri cazzi che mi riempivano. Ogni volta che scopavo con te, Marco, fingendo che fosse Luca dietro di me. Ogni volta che mi facevo la doccia, le dita che scivolavano dentro pensando a voi due che mi sfondate. Non ce la faccio più a fare la brava moglie. Il pudore mi uccide, ma la voglia mi consuma. Voglio essere la vostra puttana stanotte. Voglio che mi usate. Voglio che mi riempite. Voglio sentire entrambi dentro di me… ovunque vogliate… finché non riesco più neanche a camminare.»
Il silenzio che seguì fu elettrico.
Dentro di lei, il pudore urlò un’ultima volta: “Fermati, sei pazza”.
Ma la trasgressione rispose: “Finalmente libera”.
Marco le afferrò la coda, tirò indietro la testa con forza.
«Allora apri la bocca, puttana.»
Glielo infilò in gola senza preavviso.
Fino alla base.
Laura gorgogliò, occhi che lacrimavano subito, saliva che colava abbondante sul mento e sulle tette.
Il pudore la fece arrossire di vergogna: “Sto succhiando mio marito come una prostituta”.
Ma la trasgressione la fece succhiare più forte: “E mi piace da morire”.
Marco iniziò a scoparle la faccia con ritmo brutale, tenendola per i capelli, palle che sbattevano contro il mento.
Luca si posizionò dietro.
Le allargò le natiche con le mani forti.
Guardò il buchino ancora leggermente aperto dal plug, ci sputò sopra due volte, poi ci infilò tre dita di colpo.
Laura urlò intorno al cazzo di Marco, corpo che si inarcava violentemente.
Pudore: “No, lì no, è troppo sporco”.
Trasgressione: “Sì, dilatami, fammi sentire piena”.
«Sei già larga qui dietro» ringhiò Luca. «Ma non abbastanza.»
Tolse le dita, prese il suo cazzo grosso e lo puntò contro l’ano.
Spinse con forza.
La cappella entrò con un pop umido.
Laura gridò forte, lacrime che le rigavano il viso, ma spinse il culo indietro contro di lui.
Pudore: “Fa male, fermati”.
Trasgressione: “Più profondo, voglio sentirmi violata”.
Luca entrò fino in fondo in un colpo solo.
L’ano la strinse spasmodicamente intorno a lui, caldo, vellutato, dilatato.
Iniziò a scoparla nel culo con affondi lunghi e violenti, le mani che le schiaffeggiavano le natiche, lasciando impronte rosse.
Ogni schiaffo era un lampo: pudore che bruciava di umiliazione, trasgressione che incendiava il piacere.
Marco uscì dalla bocca, le diede due schiaffi leggeri sul viso bagnato di saliva.
«Ora ti apriamo tutti e due.»
La girarono.
Laura finì sdraiata sulla schiena, gambe spalancate al massimo, ginocchia vicino alle orecchie.
Posizione da pornostar, completamente esposta.
Pudore: “Mi stanno guardando come un oggetto”.
Trasgressione: “E voglio che mi usino come tale”.
Marco si sdraiò sotto di lei, le infilò il cazzo nella fica con un colpo secco.
Fino in fondo.
Laura urlò, mani che graffiavano le lenzuola.
Pudore: “Mio marito mi vede con un altro”.
Trasgressione: “E lo eccita quanto me”.
Luca si posizionò sopra, puntò il suo cazzo ancora bagnato di saliva contro l’ano già occupato dalla pressione della fica piena.
Spinse.
Entrò piano ma inesorabile.
Laura sentì i due cazzi sfregare uno contro l’altro attraverso la sottile parete interna.
Gridò come non aveva mai gridato, un misto di dolore lancinante e piacere devastante.
Pudore: “Sono una depravata, questo è troppo”.
Trasgressione: “Sono piena, viva, finalmente completa”.
«Cazzo… troppo… troppo pieni… sto per morire…» singhiozzò.
Ma il corpo la tradiva: la fica schizzava umori caldi, il clitoride pulsava visibile, gonfio, rosso.
Pudore: “Sto squirting come una porca”.
Trasgressione: “E voglio farlo ancora”.
Iniziarono a muoversi.
Prima alternati: uno entrava mentre l’altro usciva.
Poi insieme: affondi simultanei, cazzi che la dilatavano al limite, palle che sbattevano contro il culo e contro la fica.
Ogni spinta era una battaglia interna: pudore che implorava pietà, trasgressione che ne voleva di più.
Laura veniva senza sosta.
Primo orgasmo dopo trenta secondi: corpo che si tendeva come un arco, squirting violento che bagnò la pancia di Marco e il petto di Luca.
Urla gutturali, gola rauca.
Pudore: “Sto urlando come un animale”.
Trasgressione: “E non voglio smettere”.
Secondo orgasmo mentre Luca le torceva i capezzoli e Marco le infilava due dita in bocca.
Pudore: “Mi stanno trattando come una bambola”.
Trasgressione: “Usatemi di più”.
Terzo mentre le schiaffeggiavano le tette e le sussurravano:
«Guarda come sei aperta… sembri nata per questo»
«Senti come ti pulsano i buchi quando veniamo dentro?»
«Stanotte sei solo un buco da riempire, amore… dillo.»
«Dillo che sei la nostra troia.»
E lei lo diceva.
Tra un orgasmo e l’altro.
Con la voce distrutta.
Tra le lacrime.
Tra i gemiti.
Pudore: “Mi vergogno a dirlo”.
Trasgressione: “Ma è la verità”.
«Sono la vostra troia…
Riempitemi…
Usatemi…
Non fermatevi mai…»
Cambi posizione senza pietà.
Ogni transizione era un’onda: pudore che riaffiorava per un secondo, trasgressione che lo spazzava via.
A quattro zampe: Marco sotto, fica; Luca dietro, culo. Doppia penetrazione selvaggia, ritmo da porn film, schiaffi sul culo, capelli tirati, dita nel clitoride.
Pudore: “Mi stanno degradando”.
Trasgressione: “E sto venendo di nuovo”.
In piedi contro il muro: Luca la teneva sollevata per le cosce, fica piena; Marco dietro, culo sfondato. Sandwich perfetto, cazzi che entravano e uscivano all’unisono, Laura che piangeva di piacere continuo.
Pudore: “Se qualcuno ci vedesse…”.
Trasgressione: “Vorrei che ci vedessero”.
Sul letto, lei cavalcava Luca a rovescio, culo impalato sul suo cazzo; Marco in piedi sul letto, le scopava la gola fino a farla soffocare, lacrime e saliva ovunque.
Pudore: “Sto soffocando per un cazzo”.
Trasgressione: “E voglio ingoiarlo tutto”.
Ancora doppia vaginale: entrambi nella fica, cazzi stretti uno contro l’altro, Laura che urlava «sto venendo… sto venendo di nuovo… cazzooo!» mentre squirta un’altra volta, schizzi che arrivano fino al petto di Luca.
Pudore: “Sono diventata una fontana”.
Trasgressione: “Bagnatemi tutta”.
Verso le sette del mattino era un disastro erotico.
Corpo coperto di sudore, sperma, umori, succhiotti viola su tette, collo, cosce interne.
Fica e culo rossi, gonfi, spalancati, colanti sperma bianco denso che usciva a fiotti ogni volta che si muoveva.
Il pudore era ormai un sussurro lontano, schiacciato dalla trasgressione che aveva vinto la guerra.
Marco le venne dentro la fica per l’ultima volta, pompando schizzi caldi e abbondanti che la fecero tremare in un orgasmo finale debole ma lunghissimo.
Luca le riempì la bocca e la faccia, tenendola per la gola mentre lei ingoiava avidamente, il resto che le colava sul mento, sulle tette, sul ventre.
Laura crollò tra loro, corpo scosso da piccoli spasmi residui, respiro spezzato, occhi vitrei.
Dentro di sé, la pace: il pudore sconfitto, la trasgressione appagata.
“Ho vinto io”, pensò. “O forse ho perso. Ma non importa”.
Marco le baciò la fronte sudata.
Luca le accarezzò il culo ancora tremante.
Con un filo di voce rotta, quasi un sussurro, Laura disse:
«La prossima volta… voglio provare a prendervi tutti e due… nella fica… contemporaneamente… fino a farmi allargare per sempre.»
Chiuse gli occhi.
Sorrise tra le lacrime e il piacere.
E si addormentò, completamente distrutta, completamente riempita, completamente libera dal pudore che l’aveva imprigionata per troppo tempo.
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