Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Prime Esperienze > Schiava per un giorno
Prime Esperienze

Schiava per un giorno


di Gentilmen
20.01.2026    |    1.692    |    3 9.7
"La uso con calma brutale: bocca, gola, poi la piego sulla scrivania, la penetro lentamente prima, poi con forza crescente, sussurrandole all’orecchio frasi educate e devastanti..."
Bar “xxx”, Palermo, sera di fine gennaio.
Luce soffusa, jazz basso, profumo di agrumi e tabacco speziato.
Entro alle 19:55.
La vedo subito, seduta al tavolino d’angolo vicino alla finestra.
Abito tubino nero opaco, lunghezza al ginocchio ma tagliato per far capire esattamente cosa nasconde. Tacchi Saint Laurent, 11 cm, vernice nera lucida. Capelli castani raccolti in uno chignon basso e severo, orecchini di perle minuscole ma vere. Un filo di rossetto opaco color sangue secco. Fede all’anulare, oro bianco 18 kt, sottile come una sfida.
Ordina un Negroni.
Lo beve lentamente, guardando fuori, ma il suo sguardo torna sempre dentro il locale.
Incrocio i suoi occhi per la prima volta mentre passo accanto al suo tavolo diretto al bancone.
Non sorrido.
La fisso per quattro secondi pieni, poi inclino appena la testa – un saluto silenzioso, aristocratico, ma con un’intensità che dice: “Ti ho già scelta”.
Lei non abbassa lo sguardo.
Le pupille si dilatano.
Le labbra si socchiudono di un millimetro.
Torno con il mio drink in mano, mi fermo davanti a lei senza chiedere permesso.
«Buonasera.»
Voce bassa, vellutata, accento palermitano pulito, quasi da vecchia famiglia.
«Buonasera» risponde lei, tono controllato ma con una leggera incrinatura.
Poso il bicchiere sul suo tavolino, mi siedo di fronte senza aspettare invito.
«Mi chiamo xxx.
E tu sei una donna che stasera non dovrebbe essere qui da sola.»
Silenzio.
Lei deglutisce.
«Giulia» dice infine.
«Giulia» ripeto io, come se stessi assaporando il nome. «Sposata da quanto, Giulia?»
«…Dodici anni.»
Sorrido per la prima volta, un sorriso piccolo, educatissimo, ma pericoloso.
«Dodici anni.
Eppure sei qui, vestita come se volessi essere guardata, toccata, posseduta.
Non dal marito, immagino.»
Arrossisce violentemente, ma non si alza.
Le mani stringono il bicchiere.
Mi sporgo appena in avanti, voce ancora più bassa, quasi un sussurro da confessionale.
«Dimmi una cosa, Giulia.
Quando tuo marito ti bacia la buonanotte, tu chiudi gli occhi e pensi a qualcun altro da… quanto tempo?»
Silenzio lungo.
Poi, con un filo di voce:
«Da un po’.»
«Bene.»
Tiro fuori il telefono, apro WhatsApp, scrivo il mio numero e glielo porgo.
«Salvalo.
Stanotte, quando sarai a letto accanto a lui, mi manderai un messaggio.
Solo tre parole: “Sono pronta a obbedire”.
Se non lo fai entro le 02:30, non mi rivedrai mai più.
Se invece lo fai… allora inizieremo.»
Prende il telefono con dita che tremano appena.
Salva il contatto.
Alle 02:12 arriva il messaggio.
Giulia: Sono pronta a obbedire.
Io: Brava bambina.
Ora togliti le mutandine.
Fotografale sul comodino.
Caption: “Per te, signore”.
Non dormire finché non avrò risposto.
Arriva la foto alle 02:19.
Slip di pizzo nero La Perla sul comodino di mogano, sfondo sfocato di un letto matrimoniale.
Caption esatta.
Da lì la tengo al guinzaglio con educazione chirurgica.
Ogni messaggio è cortese, ma ogni parola è un ordine mascherato da richiesta gentile.
“Domani indossa le calze nere velate e la gonna più aderente che possiedi.
Quando ti siedi in ufficio, immagina le mie mani che ti allargano le cosce sotto la scrivania.
Mandami una foto discreta del bordo delle calze.
Grazie in anticipo, Giulia.”
[Foto: bordo autoreggente nero, coscia accavallata sotto la scrivania, didascalia vuota – sa già che non serve]
“Stasera, mentre tuo marito cena con te, infilati due dita dentro per trenta secondi.
Non venire.
Solo per ricordarti chi comanda davvero.
Buon appetito.”
[Audio 4 secondi, sussurrato in bagno: “L’ho fatto… signore”]
Venerdì pomeriggio, ore 15:40.
Studio privato, via Principe di Belmonte.
Bussa due volte, leggera, timorosa.
Apro.
La faccio entrare.
Chiudo a chiave con calma studiata.
«Buon pomeriggio, Giulia.»
«Buon pomeriggio… signore.»
La voce le esce spezzata.
Mi avvicino, le sfioro la guancia con il dorso della mano, gesto gentile.
Poi le afferro il mento con due dita, costringendola a guardarmi.
«Oggi sarai perfetta.
Ti spoglierai lentamente, con grazia, come una signora che sa di essere una puttana.
Quando sarai nuda, tranne i tacchi, ti inginocchierai e mi dirai esattamente queste parole:
“Sono una moglie traditrice, signore.
Uso il mio corpo per tradire mio marito e darti piacere.
Ti prego di usarmi come merito”.
Se sbagli una virgola, ti rimando a casa senza averti sfiorata.»
Annuisce, occhi già lucidi.
Inizia a spogliarsi.
Ogni bottone slacciato con mani tremanti ma precise.
Camicia che cade. Reggiseno nero che slaccia da sola. Gonna che scivola.
Niente slip – ha imparato.
Si inginocchia.
Testa bassa.
Ripete la frase parola per parola, voce rotta ma chiara.
La prendo per i capelli con delicatezza apparente, le tiro la testa indietro.
«Bravissima.
Ora apri la bocca e mostrami quanto sei riconoscente.»
Obbedisce.
La uso con calma brutale: bocca, gola, poi la piego sulla scrivania, la penetro lentamente prima, poi con forza crescente, sussurrandole all’orecchio frasi educate e devastanti.
«Senti quanto sei bagnata, Giulia?
È disgustoso quanto il tuo corpo tradisca tuo marito per me.»
«Ogni spinta è un tradimento in più.
Conta quante volte pensi a lui mentre ti riempio.»
Viene due volte, singhiozzando piano, scusandosi tra un gemito e l’altro.
Quando finisco, le vengo in bocca tenendola ferma per la nuca.
«Ingoia con garbo, cara.»
Ingoia.
Occhi chiusi, lacrime silenziose.
Le rimetto la camicia slacciata, la gonna stropicciata.
Niente biancheria.
«Vai a casa, Giulia.
Con il mio sapore sulle labbra e dentro di te.
Quando tuo marito ti bacerà stasera, sorriderai dolcemente e penserai:
“Ho appena ingoiato lo sperma di un altro uomo”.
È il tuo piccolo segreto da signora.»
Le apro la porta.
«Domani stesso orario.
Porta il plug medio.
Lo indosserai prima di entrare e mi dirai, con la massima educazione:
“Ho preparato il mio culo per te, signore.
Ti prego di usarlo quando vorrai”.
Non deludermi.»
Esce barcollando leggermente sui tacchi.
Chiudo la porta.
Sorriso calmo.
Le signore come lei, quando incontrano un gentleman che sa esattamente quanto valgono zero, non tornano mai indietro.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Schiava per un giorno :

Altri Racconti Erotici in Prime Esperienze:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni