trio
Una moglie pudica sotto l’effetto dell’alcol
23.01.2026 |
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"Laura rimase lì, sdraiata tra loro due, il respiro affannato, gli occhi semichiusi..."
La luce soffusa del salotto era calda, quasi intima, come se la lampada da terra sapesse cosa stava per accadere. Erano le due passate. La bottiglia di rosso era quasi vuota, il terzo giro di bicchieri era stato versato con troppa generosità. Laura, trentasei anni, capelli castani raccolti in uno chignon morbido che ormai si stava sciogliendo, sedeva sul divano con le gambe accavallate, la gonna a tubino un po’ salita sulle cosce. Aveva le guance arrossate, gli occhi lucidi, quel sorriso lento e un po’ stupito che compare solo quando l’alcol scioglie i freni senza farli sparire del tutto.Suo marito Marco era seduto accanto a lei, gamba contro gamba, la mano posata casualmente sulla sua coscia. Di fronte a loro, sul divano opposto, c’era Luca – l’amico di sempre, quello che entrava in casa senza bussare, che aveva visto crescere i loro figli, che aveva condiviso vacanze, battesimi e funerali. Luca, alto, spalle larghe, barba di tre giorni, sorrideva con quella calma che nascondeva una fame antica.
La conversazione era scivolata da ricordi innocenti a battute sempre più spinte. Qualcuno aveva riso troppo forte. Qualcun altro aveva detto «e se…?». E nessuno aveva detto di no.
Laura si portò il bicchiere alle labbra, bevve l’ultimo sorso. Sentì il calore scendere giù per la gola, poi più in basso, tra le gambe. Posò il bicchiere sul tavolino con un piccolo tintinnio.
«Siete pazzi» mormorò, ma non si alzò. Non si coprì le cosce quando Marco le spostò piano la gonna più in alto.
Marco le baciò il collo, lentamente, sotto l’orecchio. Lei chiuse gli occhi, un piccolo sospiro le sfuggì.
Luca si alzò. Non disse niente. Si avvicinò, si inginocchiò tra le gambe di Laura. Lei aprì gli occhi di scatto, lo guardò, il respiro corto.
«No… non possiamo…» sussurrò, ma la voce era debole, impastata dal vino e da qualcos’altro.
Marco le prese il mento, la girò verso di sé e la baciò profondamente, con lingua, mentre con la mano libera le slacciava i primi bottoni della camicetta. Laura gemette nella sua bocca.
Luca le accarezzò l’interno delle cosce, piano, risalendo. Quando arrivò alle mutandine di pizzo nero le sfiorò il monte di Venere attraverso il tessuto. Era già bagnata. Molto bagnata.
Laura staccò la bocca da Marco, ansimò. «Aspetta… Luca… non…»
Ma Luca non aspettò. Le spostò le mutandine di lato, le infilò due dita dentro con delicatezza ma decisione. Lei inarcò la schiena, afferrò il braccio di Marco.
«Oddio…» gemette.
Marco le abbassò la camicetta sulle spalle, liberò i seni dal reggiseno. Capezzoli già duri, rosa scuro. Li prese tra le dita, li pizzicò piano. Laura chiuse gli occhi, la testa all’indietro.
Luca si chinò, le leccò il clitoride una volta sola, lentamente, assaporando. Lei sobbalzò, un gemito alto le uscì dalla gola.
Marco si slacciò i pantaloni, tirò fuori il sesso già duro. Lo prese in mano, lo avvicinò alle labbra di Laura.
«Apri la bocca, amore» le sussurrò.
Lei esitò un secondo. Poi aprì le labbra, lo accolse piano. La lingua che girava intorno alla cappella, succhiando con timidezza prima, poi con più avidità. Marco le accarezzò i capelli, spinse piano più a fondo.
Luca si alzò, si tolse i pantaloni. Il suo sesso era grosso, venoso, già lucido in punta. Si posizionò tra le gambe di Laura, le allargò le cosce con le mani forti. Le mutandine erano ormai da parte. La penetrò lentamente, centimetro dopo centimetro, guardandola negli occhi.
Laura gemette forte intorno al cazzo di Marco. Gli occhi le si riempirono di lacrime di piacere e vergogna. Luca spinse fino in fondo, rimase fermo un attimo, poi iniziò a muoversi. Ritmo lento, profondo.
Marco le scopava la bocca con più decisione ora, tenendola per i capelli. Laura si lasciò andare, la saliva che le colava sul mento, i gemiti soffocati.
Dopo qualche minuto si fermarono. Marco la sollevò dal divano, la fece girare. Laura si ritrovò a quattro zampe sul tappeto, il culo in aria. Luca si sdraiò sotto di lei, la penetrò di nuovo nella fica, questa volta dal basso. Marco si inginocchiò dietro, le infilò il sesso in bocca di nuovo.
Continuarono così per un tempo che sembrò infinito. Cambiavano posizione ogni volta che uno dei due era vicino al limite. Laura cavalcò Luca sul divano mentre succhiava Marco in piedi davanti a lei. Poi Marco la prese da dietro mentre lei era inginocchiata tra le gambe di Luca, la bocca piena. Poi di nuovo sul tappeto, lei sdraiata sulla schiena, gambe sulle spalle di Luca, Marco che le scopava la bocca da sopra.
Ogni volta che veniva – e venne più volte, tre, quattro, cinque – gridava il nome di uno dei due, o di entrambi, il corpo che tremava, la fica che si contraeva spasmodicamente, bagnandoli tutti e due.
Verso le quattro del mattino era sfinita. Il trucco sbavato, i capelli appiccicati alla fronte sudata, le cosce lucide di umori, il seno arrossato dai succhiotti e dalle mani. Eppure, quando Luca la penetrò ancora una volta, sdraiata sul fianco, Marco dietro di lei che le entrava in bocca, Laura gemette di nuovo, esausta ma incapace di fermarsi.
«Ancora… non fermatevi…» biascicò, la voce rotta.
Marco venne per primo, schizzi caldi in gola. Lei ingoiò quasi tutto, il resto le colò sul mento e sul collo.
Luca resistette ancora qualche minuto, poi si tirò fuori, le venne sul ventre e sui seni, denso e abbondante.
Laura rimase lì, sdraiata tra loro due, il respiro affannato, gli occhi semichiusi. Non parlò. Non si mosse per un tempo lunghissimo.
Marco le accarezzò i capelli sudati. Luca le baciò piano la spalla.
«Vai a dormire, amore» sussurrò Marco.
Laura annuì appena, un sorriso stanco e appagato sulle labbra gonfie.
Si alzò barcollando, nuda, il corpo segnato dalla notte. Andò verso la camera da letto senza dire una parola.
Luca e Marco rimasero sul divano, in silenzio, a guardare la porta chiusa.
Sapevano entrambi che non sarebbe stata l’ultima volta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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