tradimenti
TORINO ANNI 70 cap. 20
01.10.2025 |
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"Lei reagì come mi aspettavo, strinse le ginocchia e con un filo di voce mi disse:” scusami, ho sbagliato a darti del finocchio, ma io in quel momento ero già in crisi con Enzo, tu mi piacevi..."
Dopo i gioiosi saluti e le presentazioni, andarono tutti a ballare. Il complessino suonava dei motivetti da discoteca, dove tutti ballavano con tutti, tipo il ballo di Simone, twist, shake.
Io e max, ci appartammo in una zona esterna per poter parlare senza essere disturbati dalla musica.
Andai subito al sodo e gli chiesi:” cosa è successo con Simona?
Quando ho parlato con Teresa, mi ha accennato che non state più insieme, ma non ha voluto dirmi il motivo.
Mi ha detto di chiedere a te. Cosa è successo”?
“Sandro, quindici giorni fa, con Simona ci siamo chiariti, lei ha accettato le mie scuse, sto ancora scontando la pena inflittami. Io, di Simona sono veramente innamorato e non voglio perderla”.
Simona, capelli lunghi, castani, occhi di gatta marrone scuro, naso e bocca direi perfetti, la carnagione stranamente chiara, con i tacchi alta quasi quanto Max.
La tipica ragazza, non sarda. A me, sembrava la sorella gemella di Marisa Sannia.
“devi sapere che due mesi fa ho raccolto lo sfogo di Clara. Si era lasciata con il ragazzo che frequentava da tre mesi. Tu non lo conosci si chiama…..”.
Lo interruppi:”… Giampiero”. Dissi io.
“Ma, porca miseria, che sei indovino”? Imprecò con meraviglia lui”.
“No, non ho la sfera di cristallo. Solo che Giampiero è la persona che, negli ultimi sei sette mesi frequento di più e abbiamo instaurato una bella amicizia.
Anche lui, si è confidato con me e mi ha esternato tutto il suo malessere.
Me l’ha descritta, mi ha detto il suo nome, cosa cercava e volesse da lui.
Come si dice, due più due. Chi poteva essere, se non la Clara che conosciamo noi.
Quindi? Continua, cosa è successo”?
” quel giorno ricevetti una sua telefonata, mi chiedeva, piangendo, di andare da lei con Simona, perché aveva bisogno di persone amiche che la consolassero.
Solo che Simona era uscita con sua madre, allora andai solo io.
Era da sola in casa, i suoi non c’erano. Mi portò nella sua camera.
Piangendo, mi ha raccontato del quarantenne imprenditore sposato, con cui era stata prima e ora di questo ragazzo di due tre anni più giovane.
Del quarantenne, imprenditore sposato, sapeva che poteva finire in quel modo.
Che non avrebbe lasciato moglie figli, ne era consapevole.
Ma di Giampiero, era innamorata. Perché anche questo, non voleva sentir parlare di matrimonio.
Diceva, singhiozzando, che la sua vita era tutta una delusione, che nessuno la desiderasse abbastanza da volerla sposare.
Io cercavo di calmarla. Non me la sentivo di infierire ulteriormente, dicendo che era evidente che tutti scappassero appena lei mostrava il suo vero obiettivo. O almeno quello che lei lasciava intendere.
Che era, come sappiamo tutti, il matrimonio con un buon partito.
Quello, che faceva trasparire non erano i sentimenti, ma l’interesse economico.
Aveva appoggiato la sua testa sulla mia spalla. Mi stringeva forte.
Tirai fuori il fazzoletto le asciugai gli occhi cercai di calmarla accarezzandole la testa.
Eravamo seduti ai piedi del suo letto, in un attimo, spinto da lei, mi trovai sdraiato con lei sopra, a cavalcione, che mi baciava.
Ci sono cascato, non ho fatto resistenza.
Mi spogliò, si spogliò. Faceva tutto lei. A letto è grandiosa una vera esperta.
Penso che di cazzi ne abbia presi così tanti da sapere come gestirli a prescindere.
Trovai la figa depilata, gliela leccai mentre ansimava e si contorceva.
Aveva una grande voglia di essere scopata era umida al punto giusto ma io continuai a leccarla con le braccia protese e le mani sul seno, sentivo i capezzoli spingere prepotenti.
Quando glielo infilai ebbe un sussulto di gradimento. Facemmo sesso per più di un’ora.
Appena mi ripresi, ebbi la netta sensazione di aver fatto una grandissima cazzata.
Mentre lei si era sfogata, era appagata, il pianto si era trasformato nel sorriso di chi aveva fatto uno sgarro a chi non la capiva.
Io, invece, avevo i sensi di colpa che salivano dallo stomaco, la nausea con una forte voglia di vomitare, che aumentò nel momento che…. arrivò in camera mentre ci rivestivamo….., Simona.
Era entrata in casa con i genitori di lei, incontrati per strada.
In un attimo, il crollo del mio mondo, vedere la mia ragazza che senza dire nulla ci voltava le spalle e si allontanava e stata più che una pugnalata. Certo, niente a confronto di quella che io avevo dato a lei.
Essere tradita, in quel modo, non lo meritava e ne avrei pagato giustamente le conseguenze.
Come ti ho detto da 15 giorni siamo tornati insieme.
Lei, sembra mi abbia perdonato. Ma io, non sono poi tanto sicuro che il cerchio si sia chiuso.
Simona mi ha detto che conoscendo Clara, sa che tutto è partito da lei.
Ma, sia io che lei, sappiamo benissimo, che sono stato uno stronzo a cascarci.
Proprio perché conosco Clara, non dovevo andare da solo a casa sua”.
Tornammo ai tavoli mentre il complesso faceva una pausa e anche i ballerini tornavano ai tavoli.
Alessia si sedette a sinistra di Cosimo, io al suo fianco.
Mentre le chiedevo se si stava divertendo, lei adducendo al caldo, come avevo previsto, si tolse il golfino.
Fortunatamente eravamo in penombra. Anche se, si vede e non si vede è anche più eccitante del vedere.
Ma appena, sarebbe entrata in pista sotto le luci dei riflettori, si sarebbe visto benissimo, quello che io solo, lì dentro, conoscevo bene.
Un sodo seno, che si sarebbe mostrato in tutta la sua bellezza.
Mostrando in trasparenza, due scure aureole, sormontate da due marroni nocciole.
Oltre a ad essere accaldata era anche assetata e mi disse:” mi prenderesti da bere ho una sete terribile”.
Ok, risposi:” da bere per tutti, pago io”.
Al pago io, Cosimo si offrì di andarle a prendere e Franco si offri di accompagnarlo.
Mentre l’orchestrina riprendeva con un lento.
Diedi loro 50000 lire e mentre si allontanavano con la lista delle bibite, invitai a ballare Caterina.
Con lei avevo due sospesi da chiarire.
Stavo lasciando Massimiliano, da solo, con le due ragazze più belle in quella sala.
Mi venne da ridere, pensandolo alle prese, con le tentazioni da controllare.
Dopo la sbandata, non credo volesse riprovarci.
Ad ogni modo, conoscendo max e la sua genuina onestà non temevo una sua rivalità nei miei riguardi.
Ero sicuro che, con Alessia, non ci avrebbe mai provato. A prescindere dal rischio Simona.
Mentre ballavo, stringendo Caterina, osservai i nostri tavoli.
In attesa che arrivassero le bibite, Alessia chiacchierava con Nunzia e un po’ in disparte max con Clara.
Stringendo Caterina un po’ di più, le dissi:” tralascio il rimbrotto, sulla reazione che hai avuto, al mio rifiuto di prestarmi a tradire Enzo.
Ma lasciarlo per franco non credo tu ci abbia guadagnato, tra i due c’è un abisso. Te la senti di dirmi il vero motivo”?
La domanda l’accompagnai con la mia gamba infilata tra le sue in attesa.
Lei reagì come mi aspettavo, strinse le ginocchia e con un filo di voce mi disse:” scusami, ho sbagliato a darti del finocchio, ma io in quel momento ero già in crisi con Enzo, tu mi piacevi e allora ci ho provato. Devi sapere che con Enzo in modo consapevole stavamo cercando di superare il suo problema.
Fin dall’inizio del nostro rapporto ogni qual volta cercavamo di fare sesso, lui, appena provava a penetrarmi veniva. Soffriva di eiaculazione precoce. Ha provato ad andare da uno urologo, poi da uno psicologo. Niente, lui, con me non riusciva a contenersi; dico con me, perché l’ho anche sentito di recente e da quando sta con questa nuova, sembra abbia superato il problema.
Secondo lui, il problema derivava dal sentimento che aveva per me, lo eccitavo troppo, non riusciva a controllarsi.
Con Franco, mi sono trovata in un momento di debolezza, mi è stato vicino, stiamo insieme ma non ancora per molto.
Peccato tu sia impegnato e anche molto bene a quanto vedo. È destino che tra noi due…….”.
Mentre lo diceva, posizionandosi per non essere vista da Alessia, senza preoccuparsi di Franco, fece scendere la mano destra dal collo al cazzo e tastando l’erezione mi diede un bacio a stampo, stringendo ulteriormente la mia gamba. Ormai ballavo su una gamba, l’altra era stata fatta prigioniera.
Con delicatezza, mi scostai da lei, mentre finiva il pezzo musicale e la riaccompagnai ai tavoli ringraziandola. Mi bloccò un attimo per dirmi, che per lei, la nostra partita non era conclusa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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