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TORINO ANNI 70 cap. 6/7/8


di Lonewolf4
06.09.2025    |    630    |    0 6.4
"Lui si levo i pantaloni, non portava le mutande e finalmente vidi il cazzo che aveva estasiato Ester in banca..."
“Si allontanò senza richiudere la porta, lo chiamai, dicendogli ad alta voce di tornare che gli avrei spiegato.
Ma cosa dovevo spiegare? Avevo ancora il cazzo di Antonio piantato nella figa.
Era rimasto fermo dentro di me e mi bloccava tenendomi per i seni.
A fatica mi sono sfilata quel cazzo, gli diedi uno spintone, presi le mutande le appallottolai e usci correndo dietro Marco.
Lo trovai nella sua postazione cassa, seduto, con i gomiti appoggiati sul bancone e la testa fra le mani.
Non stava piangendo.
Eravamo in pausa pranzo niente clienti ne colleghi.
Era venuto a cercarmi perché dovevamo andare a pranzo insieme.
Mi inginocchiai chiedendogli scusa.
“Scusami, ti prego perdonami, ho fatto una cazzata. Non so come spiegartelo, sono caduta nella trappola dell’eccitazione, non ho saputo resistere, fammi spiegare. Parlami ti prego, dimmi qualcosa, insultami, dimmi che sono una poco di buono, una puttana, ma parlami”.
Lui senza alzare la testa disse: “Sei tu che devi scusare me. Egoisticamente ti ho costretta ad accettare una condizione sessuale insoddisfacente per te. È tanto che ci rifletto, se ti dicessi che non me lo aspettavo ti direi una bugia.
Non riesco a biasimarti, anzi ti amo, ancora di più, per come hai sopportato questa situazione in tutti questi anni.
Se sei stufa di me dimmelo, me ne farò una ragione, mi farò da parte, se invece pensi che per noi ci sia ancora un futuro, sappi che io non voglio essere tradito, se vuoi fare sesso con altri me lo devi dire.
Il tradimento è il frutto di sotterfugi e bugie. La menzogna è l’anticamera della fine di un rapporto, con la menzogna muore l’amore. Per questo voglio essere sincero con te.
Io prima di entrare ho origliato dietro la porta, i tuoi gemiti di piacere mi giungevano nitidi, allora ho spiato dalla serratura.
Ti ho vista, ho visto il tuo viso come splendeva nel godimento che ne traevi. Avevi gli occhi chiusi e ansimavi, una cosa che con me non ti ho mai visto fare, non so la grandezza del cazzo che ti scopava ma da come godevi, ad ogni colpo che ti infliggeva, doveva essere molto grosso.
Non posso e non voglio nasconderti che quel tuo piacere mi è arrivato ai testicoli, mi sono eccitato, avevo il cazzo duro stretto nei pantaloni. Il piacere che traevi da quella scopata lo trasmettevi anche a me.
Ester, il tuo corpo, la tua mente, hanno bisogno di quello.
Tu non puoi sacrificarti perché mi ami.
Anch'io ti amo, vederti con un altro è stato un pugno nello stomaco. Ma da come ha reagito il mio cazzo credo di aver scoperto un mio lato sconosciuto”.
Aveva alzato la testa, mi guardava da seduto dall'alto in basso, ero ancora inginocchiata e guardandomi negli occhi:” Ester ne parleremo e se vorrai restare ancora con me credo che siamo abbastanza maturi da poter sviluppare un rapporto che dia soddisfazioni ad entrambi”.
Io in quel momento ho capito che avevo scelto l’uomo giusto per me e che potevamo trovare un nuovo modo per rapportarci.
Ci alzammo, lo abbracciai e lo baciai.
La voce di Antonio ci riportò alla realtà.
” Allora Ester posso sperare che la tua risposta sarà positiva”?
“che risposta” disse Marco”.
Io dissi: “Poi ti racconto tutto. Ne parleremo insieme e la risposta la darai tu”.
Lui guardò Antonio e con un filo di voce disse: “Se volete finire quello che stavate facendo potete tornare sotto c’è ancora mezz'ora di pausa”.
“ Certo che no” dissi io.” Il signore adesso se ne va e noi due andiamo nella sala riunione a fare l’amore. Ti voglio”.
Così facemmo Antonio andò via. Noi tornammo giù, mi posizionai come prima con Antonio e gli dissi:” scopami”.
La differenza c’era.
Ed era, che lui lo amavo.
Nel bar Ester dava le spalle alla porta, non vide Marco entrare. Mi alzai, salutai Marco, gli dissi di sedersi al posto mio che andavo a pagare facendogli portare un Campari, se gli andava.
Mi rispose:” no grazie, è ora di cena ho prenotato in un ristorante in corso Moncalieri…. Fanno degli gnocchi alla bava eccezionali, perché non ti unisci a noi”?
Esitai un attimo, era venerdì sera, non dovevo vedere nessuno, mi aspettava una serata di lettura e radio, non avevo ancora il televisore.
Accettai molto volentieri. Mi andava di scambiare qualche parola anche con lui.
Non sapevo dove abitassero e con quale mezzo fossero venuti, allora chiesi se accettavano un passaggio da me.
“No grazie, siamo venuti con la nostra, abbiamo un 131 Mirafiori”. Disse lei.
Mi diede il numero civico del ristorante pagai il conto e uscimmo.
Ci avviammo, io a sinistra loro a destra.
Avevo parcheggiato la mia auto in piazza Vittorio Veneto.
Quando passai davanti al bar Elena, con la coda dell’occhio mi sembrò di vedere una figura familiare.
Tornai sui miei passi e dai vetri sbirciai. Era effettivamente lei. Alessia stava seduta di spalle con a fianco una ragazza e di fronte a lei un ragazzo. Avevano tutti e tre un foglio in mano. Li guardavo e riflettevo, è uscita anche lunedì, chissà se lo avesse fatto le altre sere, la scusa dello studio sicuramente valeva solo per me.
Quell'invito per domenica mi suonava ancora più strano.
La ragazza a fianco di Alessia parlava agli altri due intenti a leggere i fogli che avevano in mano.
Il ragazzo distolse lo sguardo dal foglio, mi guardò, ci fissammo e disse qualcosa, le ragazze si stavano girando verso l’ingresso.
Mi staccai dal vetro e velocemente mi allontanai, non volevo che mi vedesse.
Presi l’auto e mentre mi recavo al ristorante riflettevo su come sarebbe stato il confronto domenica. Dovevo dirglielo che l’avevo vista?
Lunedì era uscita, quando a me aveva detto che non sarebbe uscita tutta la settimana? Che diritti vantavo su di lei?
Poteva sempre dirmi che non ero il suo ragazzo e neanche suo padre, anche se mi chiamava daddy, quindi mi dovevo dare una calmata.
Se volevo avere una possibilità con questa ragazza, se il mio obiettivo era quello di farci l’amore dovevo pensare bene come affrontarla”. Avevo tutto il sabato per pensarci, adesso volevo godermi questa serata con Ester e Marco.
Mi ero talmente distratto che avevo superato, sia il ponte di corso Vittorio Emanuele che il ponte Isabella.
Frenai bruscamente, feci inversione e tornai al ristorante.
Trovai parcheggio davanti l’ingresso, dove mi aspettavano i compagni di serata.
Marco ridendo mi disse:” scusa dovevi arrivare dalla Gran Madre e mi arrivi da Moncalieri. Che strada hai fatto”?
“Scusate mi sono distratto e sono andato oltre”.
Ester mi spiegò che erano entrati e avevano ordinato anche per me, nell'attesa che arrivassi, che ci avrebbero portato un assaggio di salame al barolo, lardo su crostini e a seguire gli gnocchi alla bava piemontese.
Per loro non avevano ordinato altro ma, se avessi voluto, potevo chiedere un secondo piatto.
Marco aggiunse che aveva chiesto una bottiglia di Nebbiolo d’Alba del ’67 e se non fosse stato di mio gradimento potevamo cambiarlo.
Io onestamente allora non ero un grande intenditore di vini, non frequentavo volentieri rinomati ristoranti, io per lo più andavo a pizza e birra e in trattoria vino barbera. Quando raramente mangiavo del pesce vino bianco della casa.
Dissi che andava bene così anche per me e ci sedemmo.
“Sandro ti vedo distratto, qualcosa non va? E' marco che ti crea disagio”?
“No scusa Ester e anche tu Marco.
Tutt'altro siete tanto gentili e carini…….. e che ……..ma si, a voi posso dirlo.
Mentre andavo a prendere l’auto parcheggiata in piazza Vittorio, nel bar Elena ho visto Alessia, era seduta con una ragazzo e una ragazza”.
“Volevi fermarti con loro”? la vuoi raggiungere?
“No Ester lei non mi ha visto”.
Raccontai anche a loro il suo comportamento e tutte le mie perplessità.
“Queste due ragazze mi stanno destabilizzando hanno un comportamento troppo ambiguo.
Ma mi prefiggo di capirci qualcosa, ormai per me è una sfida”.
Marco si rivolse a Ester chiedendo se mi avesse detto tutto quello che Antonio aveva loro raccontato.
“Tutto ma proprio tutto no, una cosa non l'ho ancora detta”. Rispose lei.
“Cosa”, dissi io.
“Sandro, non ci sono filmini, sono stati una scusa per il finto ricatto, lui le conosceva già erano state nel locale un mese prima a festeggiare un compleanno.
Lui le telecamere le usa per controllare la sala. Le uniche abilitate alla registrazione sono quella sul letto; che non ha attivato. Un'altra attiva e quella nella sala bondage che usa solo quando i suoi ospiti ne acconsentono l’uso.
Lui domenica sera è andato a colpo sicuro.
Mi ha raccontato che la sera del compleanno, dalla telecamera sopra il divanetto, ha visto Carla e Alessia in uno scambio amoroso molto spinto, mentre Giulio e un amico guardavano, poi Giulio ha fatto rialzare Carla mentre, inginocchiata, stava con la testa tra le cosce di Alessia, l’ha presa per mano, dicendo qualcosa , l’amico si avvicinò ad Alessia porgendole anche lui la mano. Ma lei la rifiutò ricomponendosi sul divanetto, lui fece un gesto come a dire ma vai a fare in culo, prese la mano libera di Carla e si sono avviati verso i bagni.
Li non ci sono telecamere, ma possiamo immaginare cosa possa essere successo.
Tutto questo dopo che il DJ aveva fatto gli auguri e avevano stappato champagne, le donne delle pulizie l’indomani, hanno trovato quattro bottiglie vuote di costosissimo Dom Perignon. Alle tue amiche i soldi non mancano”.
Ci stavano servendo gli gnocchi, quando Marco le disse: “ di noi e di come si è conclusa la serata con i ragazzotti ne avete parlato”?
“Della serata no. Mentre di noi sa come abbiamo modificato il nostro modus vivendi da quando abbiamo conosciuto Antonio”. Disse Ester.
Li stavo ascoltando, le loro voci mi arrivavano ovattate, gli gnocchi erano talmente buoni che mi avevano distratto.
Fino a quando lui chiese ad Ester se mi avesse fatto la proposta.
“Che proposta”. bofonchiai io con il boccone in bocca.
“Ad Ester tu piaci moltissimo. E anche io avrei piacere che tu ci facessi sesso. Se ti va possiamo organizzare. Una giornata o una serata, unica e come sai di sicuro, irripetibile”.
Io ingoiavo a fatica e lui sorrideva.
Mi aspettavo un tentativo di lei, avevo intuito la sua attrazione nei miei riguardi.
Ma che la proposta partisse da lui no.
Sentirsi uomo oggetto mi aveva spiazzato.
Ester una bella ragazza che voleva scopare con me e mi veniva offerta dal marito.
Anche se Marco mi aveva detto che lui non avrebbe preteso di essere presente, io avevo delle remore.
Non mi era mai successo che mi venisse fatta una proposta simile. Anche se, nei sogni peccaminosi, uno nel proprio immaginario lo mette in conto, ma vederselo proporre davvero, ti spiazza.
Mi sembrava una cosa fredda, troppo organizzata, non credevo di essere in grado di portarla a termine, con la giusta forza di un rapporto che nasce spontaneo, senza programmazione.
Esposi le mie titubanze ai due che mi guardavano increduli.
Una bella donna si offriva a me, mi concedeva la sua figa e chissà cos'altro e io facevo il sostenuto.
Credo che anche per loro fosse la prima volta che si trovassero di fronte un uomo così dubbioso.
“Ma ti rendi conto,” disse Marco.
“tu stai respingendo la richiesta di sesso di una bella donna.
Capisci come si deve sentire lei, per il tuo rifiuto”?
“Guarda, che il mio, non è un rifiuto, io vorrei solo che la cosa nascesse spontanea”.
Un minimo di coinvolgimento.
“Quindi, ti devi innamorare?... Tu, ti vuoi innamorare di mia moglie per poi farci sesso?
Una scopata solo e poi basta, non va bene?
Tu hai bisogno di innamorarti?
Dopo che fai, rimani innamorato tutta la vita?
E per innamorarti, quante volte ci vuoi uscire?
Guarda che non ti devi fidanzare ci devi solo scopare.
Se hai dei problemi stai parlando con l’uomo giusto”.
“Marco io non ho problemi, solo che immaginavo che la cosa potesse avvenire attraverso un momento più romantico. Certo che non voglio innamorarmi, ma un minimo di spontaneità.
Ester tu mi piaci tantissimo, la voglia di fare sesso con te mi è venuta appena ti ho visto, non avendo ancora un legame stabile la tua proposta è troppo allettante va bene facciamo pure questa uscita e vediamo come si svilupperà.
Se per voi va bene, la serata la organizzo io. Vorrei portarla a ballare in quella discoteca sala da ballo di Antonio, per vedere se riesco a creare un poco di romanticismo ballando”.
Noi due uomini parlavamo di lei, stavamo come al mercato, uno comprava l’altro vendeva e lei non interveniva.
Non diceva nulla. Era lei l’oggetto!
Ma lei si sentiva tale?
Era lui ad offrirmela? O lei mi voleva e lui ne stava perorando la causa?
Marco disse:” Sandro ti ricordo che li c’è Antonio, che conosce Ester quanto me e che ha un ascendente sessuale, su di lei, superiore al mio.
Terminata la cena ci portarono una grappa barricata di loro produzione, invecchiata in botti di rovere che davano al liquido un colore ambrato. Profumata e morbida al gusto.
La bevvi tutta di un sorso e chiesi il bis, ne avevo assoluto bisogno.
Alla mia richiesta di bere un caffè Marco disse: “Adesso usciamo poco distante da qui sull'altra sponda del fiume c’è L’imbarcadero, un bar gelateria, dove servono degli ottimi affogati al caffè.
La cena la offriamo noi, l’affogato lo paghi tu ”.
Uscimmo che erano circa le 22.00. Un leggero venticello rendeva la serata piacevole. Anche la passeggiata ci avrebbe fatto bene.
Lui la prese per mano ci incamminammo, io le stavo accanto e lei cercò la mia mano.
In tre, mano nella mano, attraversammo il ponte di corso Vittorio Emanuele e girando a sinistra ci immettemmo nel parco del Valentino dove c’era in funzione la famosa fontana multicolore, con decine di getti d'acqua che venivano illuminati da tante lampade di diverso colore.
Quando veniva messa in funzione era una visione magica. L’atmosfera era quella giusta, solo che eravamo in tre.
Il parco offriva anfratti nascosti anche di giorno, pensa di notte.
Da ragazzi era il posto dove venivamo per limonare con la ragazzina di turno.
Unico problema a volte potevamo notare qualcuno che catalogavamo come guardone, ma non ci importava, anzi.
Guardavamo i giochi di luci, sull'acqua del fiume, mentre scendevamo all'imbarcadero.
Ordinammo gli affogati, Ester aveva lasciato la mano del marito, ma continuava a tenere la mia, ci sedemmo guardando i riflessi sull'acqua del Po, che lenta scivolava sotto il ponte verso i Murazzi.
Marco disse: “Ester comincia tu a raccontare”.
“Sandro devi sapere che Antonio è un cultore del bondage un vero esperto di quello che lui chiama la disciplina.
Mentre quel giorno in banca mi illustrava la sua proposta, io ho capito che essere legata, dominata e sottomessa, mi eccitava oltre ogni misura.
Lui aveva trovato in me la partner ideale ed io in lui l’uomo alfa, il dominante. Mi faceva godere il pensiero di quello che poteva farmi dopo avermi legata.
Io e Marco quella stessa sera e il giorno dopo, ne abbiamo parlato, confidandoci e mettendo sul piatto i nostri problemi, le nostre perversioni i desideri.
Insieme abbiamo deciso che, quello che mi proponeva Antonio, poteva essere sperimentato.
Con l’aggiunta del desiderio di Marco di vedermi posseduta ma senza che lui ne partecipasse attivamente.
Lui guarda, si eccita ma non partecipa mai, dopo a casa facciamo l’amore come due che si sono appena conosciuti.
Antonio mi aveva lasciato il suo biglietto da visita con tutti e due i numeri di telefono, di casa e della discoteca”.
Marco continuò il racconto dicendo: “telefonai io e gli dettai le condizioni. Avremmo partecipato ad una prova dove lui l’avrebbe legata e un altro, a sua scelta, di cui lui si fidava, la poteva scopare. Sempre se ci fosse stato il consenso di Ester. Durante la prova se tutto si svolgeva secondo gli accordi presi, solo Ester e solo lei poteva bloccare il tutto in qualsiasi momento avesse voluto.
Io anche se presente non potevo impedire nulla se lei non avesse pronunciato il fatidico, NO!
Lui accettò, dicendo che aveva capito quali erano in nostri desideri e che avrebbe organizzato per il venerdì in modo da lasciare ad Ester due giorni almeno per recuperare, dopo la prova alla quale l’avrebbe sottoposta.
Quell'ultima frase per giorni mi diede da pensare.
Cosa sottintendeva la parola recuperare?
Alle 21.00 del venerdì, con un fondo musicale di lento ballabile che ci accompagnava, salivamo le scale che ci portavano nella stanza bondage.
La stanza era insonorizzata. I pannelli erano a vista. Al centro della sala una carrucola con una catena con gancio, sulla parete fronte entrata una croce di sant’Andrea in legno, con a fianco appesi attrezzi fruste e corde di vario spessore, in fondo alla sala un letto una piazza e mezza.
Sulla parete a sinistra dell’entrata una porta con indicato che si trattava di un bagno, alla mia destra un vetrina piena di falli e attrezzi di vario genere.
Dentro ad aspettarci Antonio, 1.70 di altezza capelli media lunghezza, allora cinquantenne, ci presentò al suo amico, un omone grande, grosso e pelato che disse di chiamarsi Giuseppe e di avere 55 anni. Forse sull'età stava barando ne dimostrava qualcuno in più. Era più alto di me quindi circa 1.90. Se devo essere sincero, belli non erano tutti e due. Guardai Ester e lei mi fece cenno di sì.
Per ora le andava tutto bene. Ero tranquillo per il no che poteva scaturire dalla sua bocca in qualunque momento, ad interrompere il tutto.
Antonio aveva preparato tutta una serie di corde sulla panca vicino alla croce di Sant’Andrea.
Ad alta voce ordinò a Ester di avvicinarsi a lui che stava al centro della stanza.
Giuseppe si era seduto sul letto, pronto a godersi lo spettacolo, io stavo sulla parete fronte croce, vicino la porta che non era stata chiusa a chiave, anche perché la chiave non c’era. Mi venne il dubbio che aspettasse visite.
Ester stava ferma di fronte ad Antonio, la bocca socchiusa le permetteva un miglior respiro, lui le disse di stare ferma e incomincio a spogliarla lentamente. Le levò tutti gli indumenti, Ester non portava mai il reggiseno, la sua seconda si sosteneva bene da sola, i capezzoli duri, scuri, gonfi, mostravano già il suo grado di eccitazione. Lui si levo i pantaloni, non portava le mutande e finalmente vidi il cazzo che aveva estasiato Ester in banca.
Ancora da moscio era più grande del mio in erezione, tenne la maglietta intima aderente, prese le corde dalla panca e comincio a legarla.
Ogni giro di corda, tirava fino a quando lei non mostrava con un lamento che era al limite della sopportazione del dolore.
La legò con decine di passaggi, una tecnica solo da lui conosciuta che finivano tutte dietro la schiena, in un nodo che posizionò sul gancio della carrucola e piano piano la issò in aria. Si poteva sentire il respiro sempre più forte.
Lungo le cosce interne, un rivolo faceva capire che il primo orgasmo c’era stato. Avevo le mutande piene di sperma. Io e lei un orgasmo in simultanea senza nessun contatto.
Antonio mostrava il suo cazzo in erezione, prese un bastone con cavigliere posizionandolo tra le gambe di Ester allargandole e bloccandolo alle caviglie.
La poca e scura peluria sulla figa luccicava di umori.
Antonio mettendo la mano a cuneo, infilò tre dita con facilità e disse: “Vedete come gode la puttana? Come avevo previsto è la mia partner ideale, ne avevo percepito le qualità fin dal primo momento che l'ho vista. Gode ad essere sottomessa.
Ora voglio fare una verifica”.
Prese uno scudiscio e la colpì in modo leggero sulla figa aperta, una decina di colpi sempre leggeri e lei squirtò, fiotti di urina riempirono il pavimento.
Antonio prese degli stracci dicendo: “alla troia piace anche prenderle”. E con la mano aperta, le diede uno schiaffo, con violenza sulla figa mentre spruzzava l’ultimo fiotto.
Mi girai a guardare Giuseppe si era completamente spogliato una bestia di uomo con una bestia in mezzo alle gambe era in erezione ed era più lungo e grosso di quello di Antonio.
Guardai Ester. Stava fissando Giuseppe, anzi il suo sguardo era su quel mastodontico cazzo. Antonio le aveva alzato le gambe per aria legando la sbarra in alto al gancio e in quella posizione, aperta alla vista, lei in silenzio attendeva il cazzo di Giuseppe.
Invece Antonio gli infilo il suo.
Le diede qualche colpo dicendole:” Ti preparo ad accogliere la bestia lo vuoi?....
Rispondi puttana”. Stringendole un capezzolo, fino a che lei, nel lamento del dolore disse:” siiiii lo voglio”.
“Antonio estrasse il cazzo, Giuseppe si avvicinò, prima la leccò, infilando la lingua nella figa aperta, poi lentamente gli infilò quel mastodontico cazzo.
Per 10 minuti la scopò con tutta la forza che aveva, tirandolo fuori per metà e infilandolo velocemente dentro.
Quello che sentivo, le parolacce di Giuseppe, gli insulti sguaiati, il lamento e i gemiti dolorosi di Ester un tutt'uno, avevo il cazzo che mi faceva male, duro e sporco di sperma.
Non riuscivo a distogliere lo sguardo dal viso di Ester.
Quant'era bella, persa nel godimento.
Il suo corpo, galleggiava penzolone ed era completamente abbandonato a Giuseppe che con gli ultimi colpi venne.
Lo estrasse.
La figa per un attimo rimase aperta, facendo colare copioso parte dello sperma.
Chissà quanta ne aveva fatta.
I suoi testicoli, grossi come due uova sode e penzoloni, dovevano essere una fabbrica infinita di sperma, ne sputava ancora, dopo essere uscito.
Antonio usò l’argano, facendola scendere sul pavimento.
Dissi che andavo in bagno a ripulirmi.
Mentre Antonio cominciava a liberarla da tutte le corde che l’avevano imbragata.
Quando tornai, trovai Giuseppe in piedi con il cazzo mezzo moscio, Ester e Antonio seduti sul letto, lei a gambe aperte con lui che le teneva la mano destra aperta sulla figa.
Come a coprirne l’impudicizia.
La mano, una foglia di fico.
Facendomi cenno di avvicinarmi disse.” Ester, io ho visto quanto ti piace, sia essere posseduta e sottomessa.
Ma anche la tua predisposizione ad altro.
Che sperimenteremo, se vorrai, insieme a degli amici molto preparati.
Devi ancora imparare tanto. La materia prima c’è. Siete la coppia perfetta per i miei progetti.
Tu e tuo marito qui dentro non conterete nulla, quando in futuro varcherete quella soglia, se deciderai che la varcherai, sarà perché avrai accettato le mie condizioni.
Lui potrà solo guardare. Qui dentro tu sarai la mia schiava e mi chiamerai padrone, soddisfacendo tutte le mie richieste”.
La domanda la sto facendo a te e la risposta dovrai deciderla solo tu.
Ripeto, Marco qui dentro non conta niente.
Fuori di qui tornerà ad essere tuo marito.
Qui dentro potrà solo guardare, come oggi.
Solo tu mi potrai fermare con il “NO” che varrà sempre.
Il tuo “NO”! Sarà imperativo per tutti. Dimmi cosa rispondi”.
Due dita della sua mano ne tastavano il clitoride.
Lei di nuovo gemeva, stava con la testa bassa e il mento appoggiato al petto. Non osava guardarmi.
Io sentivo le parole di lui e ne temevo la risposta.
Antonio mi stava facendo conoscere la nuova Ester.
Ne stava mettendo a nudo le perversioni.
E attraverso le sue, le mie.
Lui con forza stringendole la figa la sollecitò:” ALLORA PICCOLA ZOCCOLA VUOI RISPONDERE”?
lei senza alzare la testa e aprendo di più le gambe, disse: “Si, tutto quello che tu vuoi, mio padrone”.
Antonio, con la mano libera le fece alzare la testa, per un attimo il suo sguardo incrociò il mio, mentre la baciava in bocca, la fece distendere sul letto.
Chiamò Giuseppe, che intanto si era ripreso e stava in tiro, ordinandogli: ”Prendila, infilagli tutti i 23 centimetri che hai, poi girala su di te che voglio incularmela per bene.
Voglio che, finalmente, prenda in culo un cazzo vero, non un moscerino”.
Intanto che Giuseppe faceva cosa gli era stato imposto, Antonio si spalmava il cazzo di vaselina.
La sua mano, dopo essersi segato, la usò ungendo l’orifizio di Ester e infilando due dita disse: ”Cazzo lo sentirai eccome, ce l’hai ancora troppo stretto”.
Mentre parlava si adagiò su di lei che stava con tutto l’albero maestro di Giuseppe piantato in figa.
Stavano fermi, in attesa.
Antonio comincio a spingere senza fermarsi nonostante lei si lamentasse per il dolore.
Chissà se lui si sarebbe fermato di fronte al fatidico “NO”, che comunque non arrivò.
Appena anche l’ultimo centimetro fu entrato, i due si bloccarono per un paio di minuti.
La stavano abituando ai due grossi calibri.
Il mugolio di lei, mentre Giuseppe la baciava con la lingua e Antonio ne strizzava i capezzoli erano un esortazione ad andare avanti.
Fino a quando, quasi come se ci fosse stato un comando, insieme cominciarono a muoversi, uno entrava e l’altro usciva, talmente sincronizzati che si capiva che quel gioco lo avevano già fatto tante altre volte.
Era talmente alto il godimento di Ester che mentre lei urlava per il piacere che ne traeva.
Io venni per la seconda volta.
Il suo corpo, tra i due che continuavano a fotterla, giaceva come esanime aveva esaurito tutte le energie, chissà quante volte era venuta, quanti orgasmi aveva avuto?
Glielo avrei chiesto, mi sarei fatto raccontare tutto a casa.
I due si estrassero, la sdraiarono supina come in abbandono, lei stava con la bocca aperta respirando profondamente.
I due, uno per lato, segandosi le sborrarono in bocca e in faccia, mentre lei con la lingua si puliva le labbra”.
Stavo ascoltando questo racconto, come se stessi guardando un filmino porno.
Il mio gelato affogato nel caffè, si era sciolto nella coppetta. Ormai, lo potevo solo bere.
Forse Marco non aveva tutti i torti. L’idea di portare Ester in quella discoteca non era una buona idea.
Lo dissi e mi ripromisi di valutare giorno e luogo facendoglielo sapere.
Dissi anche che dopo questo racconto, intuivo cosa potesse essere successo quella domenica sera con i ragazzotti.
Loro si guardarono sorridendo.
“Toccata e FUGA esclamò lei ridendo.
Li lasciai che andavano a vedere da vicino la fontana luminosa.
Loro, tra un ora, sicuramente faranno l’amore, pensavo, mentre io niente.
A casa, un doccia fredda per sbollire e poi a letto.
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