tradimenti
TORINO ANNI 70 cap. 9
06.09.2025 |
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"Lasciando la porta aperta, si poteva vedere quella che d’inverno doveva essere una pista di sci..."
Capitolo 9Sabato pomeriggio usci per una passeggiata, imboccai corso vittorio Emanuele e puntai verso Porta Nuova.
Ero nervoso. Avevo in tasca il numero di telefono datomi da Giampiero, alla prima cabina telefonica entrai e cambiai mille lire in gettoni.
Telefonai a casa di Alessia. Il mio timore che non fosse in casa era alto.
Invece sorprendendomi rispose lei.
” Ciao, sono Sandro”.
“Ciao daddy, lupus in fabula, un ora fa ho chiesto il tuo numero di telefono a Giampiero, mi ha detto che ancora non te l’hanno installato. Ti volevo parlare”.
“Si e vero, non ho ancora il telefono, ora sto in una cabina, ti ho chiamato per sapere se per avere una conferma per domani. Che non ci fosse variazione di programma.
Ti vengo a prendere sempre alle nove?
Tu che volevi dirmi”?
“Sandro, ho saputo che Giampiero ti ha detto che lunedì sono uscita.
A te avevo detto che per tutta la settimana non lo avrei fatto.
Carla ha fatto confessare il fratello.
Io l’avevo informata della telefonata che Giampiero aveva fatto a casa mia, chiedendo a mia madre di lei, quando sapeva benissimo che lei era in casa.
E poi, quando mai lui cercava la sorella, la cosa puzzava.
Lo avevi assunto tu come detective”?
“no, ma che dici”.
Mentii. spudoratamente.
dissi: “Quando ci siamo sentiti, lunedì, Giampiero mi ha chiesto di domenica sera.
Gli ho parlato di te e del nostro appuntamento per domenica mattina.
Mi è scappato che per tutta la settimana non ci saremmo visti e che non uscivi per studiare.
Probabilmente ha pensato che la tua fosse una bugia e ha voluto indagare.
Ma è stata una iniziativa sua.
Forse conoscendoti non ti aveva creduta”.
Quel “conoscendoti”, l’avevo detto per provocare una reazione che non c’è stata.
Non le dissi di venerdì sera. Che l’avevo vista al bar Elena Se non lo diceva lei. Io al momento non ne avrei parlato.
Vediamo se confessava spontaneamente.
“Senti daddy, io non mi devo giustificare. Ma te lo voglio dire.
Ero stanca della giornata di studio e volevo rilassarmi.
Allora ho preso la mia Vespa 50 bianca, ce l’ho da due anni, prima avevo un Ciao rosso.
Solo in sella al vespino mi rilasso.
Ho girato per un po’, poi sono tornata a casa.
Mercoledì ho l’ultima interrogazione.
E’ quasi finito l’anno scolastico.
Settimana prossima possiamo organizzare un uscita, sempre se non sei troppo preso dal lavoro.
Se vieni a trovarmi ti faccio guidare il mio vespino.
Ho appena preso il foglio rosa, potresti anche farmi da istruttore sulla tua auto.
Così risparmio sulle guide”.
“Alessia tu con me non devi giustificarti di niente. Non ci siamo ancora chiariti sullo stare insieme.
Quindi, nessun obbligo l’un l’altro.
Domani, se la tua proposta di andare insieme a Crissolo è ancora valida, ne parliamo”.
“Ok daddy, ti aspetto domani mattina ore 09.00 mi raccomando puntuale”.
Riattaccai e chiamai Giampiero, volevo capire cosa avesse detto a sua sorella.
Lui confermò che le aveva detto che era una iniziativa sua e che io non ne sapevo niente.
Ci lasciammo dandoci appuntamento per mercoledì, nella solita pizzeria.
Da Michele, faceva per noi la farinata più buona di Torino.
Domenica mattina alle 09.00 in punto suonai il campanello di Alessia.
Si aprì il portone e uscirono. C’era anche Carla.
Guardai Alessia e dissi: ”Non mi avevi detto che ci sarebbero stati anche Carla e Giulio”?
Carla disse: “Giulio non c’è, oggi ha una gara di canottaggio.
Ero sola, allora ho chiesto ad Alessia se potevo aggregarmi.
Lei mi ha detto che non c’erano problemi ed eccomi qua”.
Le guardai perplesso dicendo:” Andiamo”.
Io mi diressi al posto di guida, loro aprirono le due portiere dietro pronte a salire.
Chiesi: “dobbiamo andare a prendere qualcuno”?
“No”. Risposero all'unisono.
“Quindi siccome non sono uno chauffeur”.
Guardando negli occhi Alessia: “Tu vieni d’avanti, a fianco a me”.
Entrarono sbattendo le portiere. Avviai il motore e partì.
Dissi: ”La macchina è robusta, io pure.
E non ho intenzione di farmi prendere in giro.
Alessia, io ero convinto di fare una gita a Crissolo da solo con te.
Pensavo di andare alla ricerca della sorgente del Po a pian del re.
Una passeggiata romantica noi due da soli. Tra cascate e laghetti stupendi.
Magari davanti a quella sorgente darti la risposta.
Approfondire la proposta che mi hai fatto di fronte al portone di casa tua.
Alessia adesso siamo in tre.
Posso accettare che ci sia anche il terzo incomodo.
Se si vuole divertire insieme a noi, è la benvenuta.
Se invece, pensate di divertirvi alle mie spalle, torno indietro e vi riporto a casa.
Per un lungo minuto ci fu un silenzio tombale. La prima a parlare fu Carla.
Sandro l’idea della gita a Crissolo è stata mia.
Quando Alessia mi ha raccontato di quella sera. Di come si sentiva con te.
Di come tu riuscissi a crearle emozioni che prima non sentiva con nessuno.
Del fascino attrattivo che le procuravi.
Le ho chiesto il motivo del perché ti avesse chiamato daddy.
Quando lei mi ha spiegato cosa significasse chiamarti papà, ho capito che era venuto il momento per voi di approfondire e verificarne il senso.
Le ho consigliato questa gita, dove potevate parlare liberamente.
Noi due ci conosciamo da quattro anni.
Siamo completamente diverse ma, come si dice, ci completiamo.
Siamo sicuramente attratte l’una dall'altra, ci vogliamo bene.
Io credo di conoscermi bene. Lei ancora no.
Non ha mai avuto un uomo che la facesse veramente sentire donna, nonostante le delusioni, il richiamo maschile è però sempre molto forte.
È convinta di essere lei problematica.
Nonostante sia affascinata dal sesso maschile, gli unici momenti di vero piacere sono quelli con me.
Ma solo con me, perché non si sente, in generale sedotta, invogliata o tentata, dal sesso femminile.
Ieri sera ha avuto un attacco di panico, mi ha chiesto di venirle in soccorso, partecipando anch'io a questa gita.
Scusa per prima. È stata una cosa istintiva, io pensavo di venire giustamente dietro, lei per abitudine non siede mai d’avanti, stavamo entrando tutte e due dietro, non volevamo farti fare l’autista.
Accettai le scuse e dissi: “Scusate voi. Non volevo essere sgarbato, ma, ricordando domenica, il cattivo pensiero mi e venuto spontaneo.
Guardai Alessia, che per tutto il tempo era rimasta con il viso verso il finestrino e dissi:” Mi perdoni”.
Lei volse il suo sguardo verso di me.
Quanto mi piacevano quegli occhi verdi.
Accostai, ” Me lo dai un bacio”.
Furono cinque secondi di dolce e tenero incanto.
“Vi ricordo che dietro avete l’incomodo che non vuole fare il paletto”.
Pensai, più che terzo incomodo, sei il grillo parlante.
Con le indicazioni di Alessia arrivai davanti la baita. Una piccola casetta.
Fuori dal recinto c’era posto per almeno tre macchine.
La struttura era dentro il paese, di fronte la postazione da dove in inverno partiva la seggiovia, che portava in alto sulle piste da sci.
Entrammo in un salone con a sinistra una zona cucina e a destra un camino.
Al centro della stanza, un rustico tavolo di legno con quattro sedie della stessa fattezza, una sedia a dondolo, della stessa linea era posizionato vicino al camino, nella parete di destra un divanetto a due posti, anche lui dello stesso legno, con cuscini e schienali di stoffa a fiori, a fianco al divanetto una porta immetteva nel bagno dietro la parete.
Alessia mi disse:” vieni ti faccio vedere la zona notte”.
Lasciammo Carla disfare la borsa che avevano portato. E salimmo.
Una scala portava al piano di sopra.
Da un corridoio con vetrata si poteva vedere, di fronte la montagna e la pista da sci.
Con a destra il paese e a sinistra la strada da dove eravamo arrivati.
Alla sinistra del corridoio due porte, immettevano in altrettante camere da letto.
La prima camera, con letto matrimoniale, la seconda con due lettini.
In fondo al corridoio la porta del secondo bagno.
La casa era, come uso in montagna, un misto di legno e pietra.
Un tetto, in Lose di pietra di Luserna, copriva tutto.
Entrammo nella cameretta.
Lasciando la porta aperta, si poteva vedere quella che d’inverno doveva essere una pista di sci.
Senza la neve era come una ferita sulla montagna, con a fianco boschi verdissimi di pini, abeti, castagni e faggi.
“Alessia, io non credo che il motivo per cui ci sia anche Carla sia solo quello che mi ha detto lei.
Dimmi la tua versione.
Ti ricordo che le bugie hanno le gambe corte.
A proposito, voglio essere sincero con te.
Comincio io e poi mi aspetto la stessa sincerità da parte tua.
Io, venerdì sera sono uscito con Ester e suo marito.
Ti ricordi Ester? Ci hai fatto una Rueda, insieme a due coglioni”.
Lei mi guardava e annuiva.
Quando siamo usciti dalla sala, Ester mi lasciato il suo numero di telefono.
Lunedì l’ho sentita, mi ha chiesto di vedermi, ha manifestato il desiderio di approfondire la nostra amicizia.
Ci siamo dati appuntamento per venerdì, al bar Roberto in via Po, dopo, insieme a suo marito mi hanno invitato a cena, un ristorante in corso Moncalieri.
Sono andato in Piazza Vittorio, a prendere la mia auto per raggiungerli".
Via Po, piazza Vittorio Veneto, lei non coglieva i segnali che mandavo.
O faceva finta.
“Nel proseguo della serata, mi hanno spiegato chi è Antonio.
Quello della scopata con Carla e Giulio”.
“Si quello del ricatto, dei filmini”, disse Alessia.
“Nessun filmino Alessia.
Quelle telecamere non registrano.
Io penso che lo abbia anche detto a Carla.
Anche se lei a noi ha fatto credere il contrario.
In quel soppalco c’è un’altra camera adibita al bondage.
Sai di cosa parlo”?
“Si”; disse lei.
“Ecco lui l’ha fatta vedere a Carla, le ha chiesto se le potesse interessare e lei gli ha risposto che ci pensava.
Ester quella stanza la frequenta da un paio d’anni.
Mi ha spiegato che lei ne ha accettato le condizioni.
Che gli vengano praticate le più spinte azioni sessuali, costrizione, sottomissioni, ma anche rapporti sadomaso con più uomini, soprattutto anziani ed estremamente dotati.
Tu che la conosci Carla, se veramente le vuoi bene, cerca di consigliarla a non fidarsi troppo.
Io non ho capito cosa spinga Carla verso la conoscenza di quelle perversioni.
Un idea me la sono fatta.
Sto cercando di verificare se è quella giusta.
Il viso e gli occhi di Carla, quando domenica sera ci raccontava, erano un libro aperto.
Cos'è che la spinge verso queste esperienze? Tu lo sai?
Da come ha parlato in macchina, lei sta cercando di psicoanalizzare te.
A me invece sembra che una buona dose di psicoanalisi, ne abbia bisogno lei.
“Sandro, la mia difficoltà a spiegarmi con te e una piccola bugia di Carla.
Io quella sera, da come ti sei posto nei miei riguardi, ho creduto di poter contare e usare la tua maturità.
Carla mi ha spesso parlato dell'amicizia che lega te e Giampiero.
Ho pensato di usarti, caricarti di responsabilità.
Di gestire sia le mie paure che i problemi di Carla.
Per me parlare con te è come parlare con un padre.
Per questo ti chiamo daddy. Sei un severo papà”.
“Se non mi spieghi perfettamente le tue paure e i problemi di Carla, non vedo come posso esservi utile.
Sappi però, che con te l’incesto è sicuro.
Il mio primo obiettivo da cattivo papà, è fare l’amore con te e di farlo prima possibile”.
Ridendo, mi saltò addosso, mi spinse supino sul lettino e a cavalcioni su di me, iniziò a spogliarsi.
Si sfilò il maglioncino leggero di cotone blu, sotto aveva una leggera camicia bianca, in trasparenza non portando il reggiseno, vedevo tutto.
Mi baciava, la spinsi indietro, mi stava seduta sul cazzo ormai duro, le sbottonai la camicia e appoggiai le mie mani a coppa sul quelle magnifiche bocce.
Staccandosi e mettendosi in piedi, mi prese per mano e attraverso la porta interna che divideva le due stanze, mi portò nella camera matrimoniale.
“ Spogliati”, disse!
Mentre si toglieva le scarpe da tennis bianche, i jeans e le mutande, io feci altrettanto tenendo le mutande.
Si avvicinò e baciandomi, “queste le tolgo io”.
Si chinò, mi abbassò le mutande e in ginocchio introdusse la cappella in bocca. Con la lingua giocava con il frenulo. Lasciai che giocasse con il cazzo leccandolo per un paio di minuti.
Capivo che faceva del suo meglio per sembrare esperta.
La feci alzare, la baciai e la sdraiai sopra il grande letto.
In ginocchio sopra di lei iniziai a baciarla, in bocca, sugli occhi, le orecchie, mi fermai sul collo, aspirai profondamente e le dissi:” hai un profumo che mi stordisce, sa di selvatico, di legno, di muschio, il suo odore mi penetra nel cervello, attiva i miei feromoni. Come si chiama questo profumo”?
“Patchouli”, disse lei.
La mia bocca rendeva omaggio al suo seno, ai suoi capezzoli.
Mi abbassai e le allargai le gambe, con la mano accarezzavo il clitoride, con un dito saggiavo l’arrendevolezza del sua vagina.
Con i pollici spinsi ai lati prima le grandi labbra, poi le piccole labbra, feci scivolare la lingua introducendone la punta nella vagina. Spostai il pollice sotto il monte di venere e facendolo roteare raggiunsi il clitoride ormai eretto.
Attraverso la lingua, percepivo piccole contrazioni della vagina.
La feci girare prona, le alzai le gambe e la leccai da dietro, mi spostai con la bocca sulla schiena e facendola distendere raggiunsi il collo, aspirai profondamente mi spostai sul lobo destro lo mordicchiai, le girai la testa e la bacia profondamente, chiedendole: ”ti piace? Desideri essere penetrata o continuo così”?
Non permettevo che potesse rispondere.
Tenevo la sua testa ferma, con la mia bocca incollata alla sua, piena della mia lingua.
Fino a quando non le rifeci la domanda.
“Rispondi vuoi che ti scopi o continuo così”?
Lei con un sospiro, in affanno, rispose:” si… continua così…..
La rigirai supina, le allargai le gambe, con la mano sentii che era pronta.
Aveva la vagina pregna dei suoi umori.
Posizionai il cazzo e spinsi, fino a penetrarla a fondo.
Lei poggiò i piedi sul letto, inarco la schiena e mentre la baciavo in bocca, quelle magnifiche carnose labbra, le parlavo piano :” allora ti basto? ti soddisfo abbastanza? mi senti?
Ne ho abbastanza o hai bisogno di cazzi più grossi, come la tua amica Carla”?
Mi urlò :”SI MI BASTA, NON FERMARTI”.
E roteando il bacino con gli ultimi affondi, venimmo all'unisono.
Restai impalato dentro di lei guardandola nei meravigliosi e gonfi occhi.
Due lacrime solcavano il suo viso. Stavo per chiederle perché piangesse.
Dietro di noi la voce del grillo parlante.
“Te lo avevo detto che lui sicuramente ti poteva aiutare? Bravo Sandro”.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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