tradimenti
TORINO ANNI 70 cap. 17
23.09.2025 |
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"L’ho sentita nel pomeriggio e mi ha raccontato del dialogo avuto con il fratello”..."
"Chiesi scusa a mio padre per l’irruzione e mi presentai dicendo chi ero. Dissi il mio nome e lei mi disse il suo.
Mi rivolsi a mio padre, dicendo, ti racconto stasera a casa, e sono uscito salutando”.
Lui descriveva questa ragazza e a me veniva in mente una che conoscevo bene.
La cosa si stava ripetendo.
Mi veniva descritta una persona di mia conoscenza. Come con Enzo.
Se è lei, il mondo è davvero piccolo. Pensai.
Gli chiesi:” come si chiama”?
“Clara” disse lui.
Ecco ci risiamo. Non credo potesse trattarsi di una altra Clara, da come l’aveva descritta e che lavorasse pure da un commercialista.
Era sicuramente lei.
Clara, la prima ragazza con la quale avevo flirtato, appena arrivato a Torino.
La stessa che mi aveva fatto una sega alla rotonda quadrata.
Luogo famoso per noi ragazzi, sulla sponda destra del po’.
Ci si trovava sempre alla rotonda, dove ci davamo appuntamento con le ragazzine.
Dopo per appartarci si andava in uno spiazzo, che di rotondo non aveva nulla a che vedere, ma era sempre deserta. Quindi, buona per nascondersi ad occhi indiscreti.
Cosi, la battezzammo la rotonda quadrata, per distinguerla dalla rotonda vera.
Clara, la ragazza da sempre più corteggiata nel nostro gruppo.
Solo che lei tendeva a pescare fuori dal gruppo.
Prima con ragazzi più grandi che avevano l’auto, anche se era un catorcio e che fumavano Marlboro.
A differenza nostra, che andavamo a piedi e fumavamo Alfa o Nazionali con filtro, le più economiche.
Con me ci restò solo una decina di giorni, non ebbi né il tempo e né il luogo per replicare e migliorare la prestazione.
Lo presi come un gesto di benvenuto. Fine a se stesso.
Crescendo, era sempre più orientata ed attratta da uomini danarosi, che lei definiva brillanti e interessanti.
Ma la verità era una sola.
La speranza di poterne bloccare uno e sistemarsi per sempre.
Era pienamente cosciente della propria bellezza, e voleva usarla per il suo fine ultimo.
Il salto di qualità ad un livello altissimo, un bel balzo nella classe sociale.
L’ultima volta che avevo visto Clara, frequentava un fantomatico brillante e ricco imprenditore.
Cliente dello studio dove lavorava. Ne aveva parlato con Simona la ragazza di Massimiliano.
Decantandone le qualità sia fisiche che monetarie, anche se 13 anni di differenza d’età mi sembravano francamente tanti.
Si pensava avesse trovato l’uomo giusto, quello che aveva sempre cercato, ma a quanto pare no.
Continuò dicendo:“ Invece di andare via, aspettai che uscisse, avevo la testa un fuoco e non era il riscaldamento.
Dovevo assolutamente conoscerla, darle un appuntamento.
Appena uscì le sorrisi, mi avvicinai, lei ricambiando il sorriso disse: ”suo padre è molto orgoglioso di lei, ho saputo che a breve si laurea. Auguri”.
Mio padre, mi aveva tessuto le lodi. Adesso toccava a me.
Mi dissi, o la va o la spacca.
E replicai:” bene, visto che abbiamo rotto il ghiaccio, mi piacerebbe festeggiare in anticipo la mia laurea e non avendo una ragazza che mi faccia compagnia, che mi risponde se la invito a cena per stasera”?
Stavo pensando di aver spinto troppo sull'acceleratore. Invece.
Lei meravigliosamente accettò subito.
Siamo stati insieme due mesi".
“E Poi”. Lo incalzai.
"Dopo due mesi, mi chiese se ero innamorato, io gli dissi di sì.
Allora perché non mi presenti ai tuoi? Sono la tua ragazza. Se mi ami veramente, diciamo ai tuoi che sono la ragazza che ami e che sposerai dopo la laurea.
Ne è nata una discussione, io le dicevo che era prematuro parlare di matrimonio, che non ero ancora pronto.
Lei invece non voleva sentire ragioni.
Diceva che aveva avuto troppe delusioni compresa l’ultima, con il bugiardo che le aveva nascosto che era sposato e che non voleva e poteva lasciare la moglie.
“Ma tu eri veramente innamorato”?
“Certo, ma non me la sentivo di impegnarmi, ho 24 anni e tante cose da fare prima.
Inoltre percepivo che lei più che a me era interessata al mio ceto sociale.
Quando discutevamo, mi guardava e mi sentivo una banconota da centomila lire.
Sto ancora cercando di dimenticarla.
Da un mese frequento un'altra, ce la posso fare”.
Avevamo finito la pizza e la birra. Temporeggiando gli chiesi se voleva ancora birra.
Lui mi fissò serio negli occhi e mi disse:” guarda che non serve che mi ubriachi, per dirmi quello per cui siamo qui stasera.
So tutto, anche oggi Carla non e andata a scuola e abbiamo parlato tutta la mattinata.
Mi ha raccontato tutto”.
“Tutto cosa” gli chiesi io, “che ti ha detto”.
Mi stava venendo l’ansia.
“Mi ha raccontato, piangendo, della sua dipendenza e che tu ed Alessia l’avete convinta ha farsi curare.
So di chi è la colpa, volevo andare ad affrontarlo, ma lei mi ha supplicato di parlare prima con te.
Mi ha fatto promettere, anche, di aspettare a dirlo ai nostri genitori.
Mi ha detto:” Prima parla con Sandro, io farò cosa deciderete voi due”.
Mi ha supplicato di aiutarla, perché lei è determinata e vuole curarsi.
Vedo che hai un forte ascendente su di lei, mi devi spiegare che metodo usi.
Ti conosce da dieci giorni e pende dalle tue labbra.
Se ha deciso di curarsi, è per merito tuo.
Questo vuol dire, che la tua medicina e più potente della cocaina.
Dimmi, come mi devo comportare? Cosa proponi”?
Adesso toccava a me dovevo essere preciso. C’era niente da inventare.
Gli raccontai delle mie esperienze universitarie, della gente che fumava e sniffava, ne conoscevo i nefasti epiloghi.
Portai l’esempio di un ragazzino da noi conosciuto come gigino, morto due anni prima, overdose a soli 16-17 anni.
Lui viveva in quel ghetto, dove la mancanza del vile denaro e l'ignoranza familiare fanno la differenza.
“Per farti capire, come agisce la povertà sull'ignoranza, ti racconto un episodio.
Il fratello più grande di gigino, mio coetaneo e conoscente, bazzicava anche lui il gruppo.
Una volta, davanti a me, fu ripreso dalla madre, che lo rimproverò di frequentare cattive compagnie, che doveva pensare al lavorare e non andare con i nulla facenti. Così ci vedeva noi studenti. Nulla facenti.
Il disprezzo per chi studia. Prima portare a casa la pagnotta. Prima riempire la pancia.
La testa una semplice scatola vuota.
Giampiero, mi sono informato, stanno nascendo strutture che si occupano di tossicodipendenza.
Sono in mano a sacerdoti volenterosi e illuminati, come don Picchi, don Ciotti e altri, soprattutto don Ciotti, con il gruppo Abele, sta già operando.
Voi, con le vostre conoscenze e il vostro denaro, le vostre generose offerte, aiutereste sia lei che loro.
Io credo, che con lo condizione attuale di dipendenza e la determinazione di Carla, prima di fine anno, possa ritornare nella sua scuola. Curata e più forte.
Con la sua volontà e il vostro aiuto ritornerà alla vita normale.
Con Giulio ci parlo io domani, tu sei troppo coinvolto, potresti fare cose di cui pentirti dopo.
Il giovedì pomeriggio ha gli allenamenti di canoa, lo vado a trovare.
Ci lasciammo con la promessa di sentirci venerdì, che mi faceva sapere cosa deciso con i genitori.
Gli diedi il numero di telefono di casa.
Potenza delle raccomandazioni, il telefono me l’avevano installato al mattino. Due giorni dopo aver parlato con Massimiliano.
Con il telefono in casa un’altra vita sociale. Il mondo a portata di voce.
Ero sollevato, il cefalo aveva rotto la lenza ed era scappato, la tensione svanita.
Anche perché, Carla di domenica a Crissolo e di lunedì a casa mia, non ne aveva parlato con il fratello.
Entrai in casa e telefonai ad Alessia. Era tardissimo, mi rispose lei, aspettava la mia telefonata.
La informai di tutto i discorsi fatti con Giampiero.
Le dissi inoltre, che per andare ai poveri vecchi, tutti i mesi, come si era fatto il giorno precedente, non me la sentivo.
Non ce la potevo fare, mi mettevano troppa tristezza e poi non volevo essere coinvolto nella loro richiesta di vino e altro.
L’avevo fatto una volta e non volevo ripetere l’esperienza.
Mi disse:” ok, come vuoi tu”. E con in forte sarcasmo:” visto che ti interessa tanto ti informo che la mia ultima interrogazione è andata bene.
Che Carla tagliava la scuola anche oggi lo sapevo. L’ho sentita nel pomeriggio e mi ha raccontato del dialogo avuto con il fratello”.
Le ricordai l’appuntamento per venerdì sera al garden e riattaccai.
Arrivai ai canottieri giovedì pomeriggio alle 18.30, era il giorno degli allenamenti, lui era dentro vestito con la divisa dei canottieri, come una decina di altri ragazzi, giacca e cravatta.
Forse avevano un raduno o una cena. Erano bardati da festa.
Lo chiamai fuori. Fece una smorfia ma usci.
Mentre camminavamo sulla banchina, gli dissi che dovevo parlargli di Carla.
Lui mi interruppe e disse:” So tutto, stamattina ho visto Carla mi ha raccontato”.
“Allora, cosa gli hai detto”?
“La verità è che, per me, può fare quello che vuole.
Tanto a me di lei non me ne frega un cazzo.
Che pensavate che me la dovevo sposare?
Una che l’aveva data a destra e a manca?
Ho altri progetti per il mio futuro, che stare con una troia.
Tra qualche anno, dovrò aiutare mio padre nella sua attività e la madre dei miei figli, non sarebbe stata di sicuro lei”.
“Ero venuto per cercare di convincerti a fare lo stesso passo di Carla.
Ma vedo che è inutile qualsiasi tentativo.
Una cosa però te la voglio dire, quella che sposerai, a differenza di Carla che ti faceva partecipe e ti faceva godere, questa ti riempirà di corna.
Sarai una renna, senza che tu possa partecipare CUCK FALLITO”.
Lo dissi ad alta voce, per farmi sentire da quelli che erano usciti incuriositi.
Dava le spalle al fiume, fece un passo minaccioso verso di me.
Stavo per sferrargli un pugno.
Invece gli diedi uno spintone e lo buttai in acqua.
“RINFRESCATI LE IDEE COGLIONE”.
Mi girai e mi allontanai, passando radente ai compagni del bastardo, ammutoliti.
Dicendo:” Andate a raccogliere quella spazzatura che inquina il fiume”!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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