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DUE SPOSI INNAMORATI


di Lonewolf4
21.11.2025    |    2.164    |    3 9.7
"Parlami ti prego, dimmi qualcosa, insultami, dimmi sei una puttana, ma parlami”..."
DUE SPOSI INNAMORATI E UN BULL PER LEI

Ho conosciuto marco a scuola. Abbiamo fatto ragioneria insieme, in sezioni diverse, abbiamo vissuto si può dire due vite parallele, senza che si incontrassero mai fino all’assunzione in banca.
A scuola lo vedevo sempre con altri ragazzi, mai con ragazze, al punto che pensavamo fosse omosessuale. Alcune ragazze avevano provato l’approccio, era ed è un bel ragazzo, bruno, occhi neri, capelli lunghi, quasi sempre elegante, anche quando indossava jeans e camicia a fiori, la camicia non era mai pacchiana, alto longilineo, giocatore di palla a volo, lui con alcune era uscito, ma lo avevano qualificato freddo, timido, impacciato. Con le donne era una frana, come se ne avesse paura. Da lì la nomea di omosessuale.
Ci siamo diplomati lo stesso anno e siamo stati assunti nella stessa banca due anni dopo. Io come impiegata agli sportelli a diretto contatto con i clienti e lui come cassiere.
Marco era bello, mi piaceva perché non provarci. Volevo vedere se quello che si diceva di lui fosse vero.
Una sera mi ha accompagnato a casa, nel portone lo misi contro il muro e lo baciai, lui rispose al bacio, mise una mano sul mio seno, io lo tastai in mezzo alle gambe ce l'aveva duro.
Cazzo pensai questo non è gay.
Gli dissi:" andiamo su, i miei non ci sono, siamo soli".
Lui faceva resistenza, voleva andare via.
"Ma si può sapere cosa ti prende? cos’è che non va? A me sembra che ti piaccia sei un bel ragazzo potrei innamorarmi, perché mi rifiuti”?
Lui trattenendo a stento il pianto mi disse: “Ester, io sono innamorato di te da quando andavamo a scuola. Ho però un problema che mi ha impedito di approcciarmi a te. Mi sento inadeguato, non credo di essere abbastanza dotato, mi vergogno”.
“L’ho preso per mano e lo portai in camera mia. Lui mi seguì in silenzio. Lo spogliai lasciandolo in mutande, feci scivolare il mio vestito leggero, non portavo il reggiseno, rimasi in mutande anch'io con calze e reggicalze”. “Vedi, ti stai eccitando mentre osservi una donna che ha una seconda di seno e che vorrebbe una quarta.
Quindi, secondo te, dovrei sentirmi inadeguata? Togliti le mutande fammelo vedere lo hai sicuramente misurato dimmelo quant’è”?
“ 13 per 3.5” disse lui.
Mi avvicinai, lo baciai mentre prendevo in mano il suo cazzo, dicendogli:" metti le tue mani sul mio seno. Da questo momento tu sei il mio ragazzo e io sarò la tua ragazza.
In intimità tu mi chiamerai piccola, in onore al mio seno e io ti chiamerò piccolo”. Facemmo l’amore per alcune ore, era insaziabile. Per mesi il nostro rapporto si rafforzo.
Ci sposammo dopo un anno di convivenza. Tutto andava per il meglio.
Finché un giorno……..”.

Antonio è uno dei migliori clienti della banca, ha aperto il conto tre anni fa, la pratica l’ho sviluppata io, agli sportelli viene spesso a depositare e ha sempre qualcosa da chiedere riguardante depositi e movimenti.
Un giorno, due anni fa, allo sportello mi disse che aveva bisogno di chiedere ragguagli particolari su alcuni movimenti che voleva fare e non voleva essere ascoltato da orecchie indiscrete.

Avvisai il collega che mi affiancava e mi allontanai con il cliente.
Soli nella stanza lo sollecitai a dirmi di cosa avesse bisogno. Se avessi potuto soddisfarlo io o in caso contrario lo avrei fatto parlare con lo stesso direttore. Lo portai nella sala riunioni ci sedemmo e lui mi disse: “Ester, ti do del tu, ormai e un anno che ti conosco. E se ho preso questa decisione è perché sono certo della mia convinzione che tu sia il soggetto adatto. Ti voglio fare una proposta, ascoltami fino in fondo e poi mi rispondi.
Hai tutte le caratteristiche che vado ricercando, sei una bella moretta, un bel viso, naso interessante, bocca volitiva, una terza di seno, e un corpo proporzionato e leggero.
Sto cercando una partner, mi diletto in bondage e in te credo di aver individuato la persona giusta”.

lo ascoltavo in silenzio, con Marco avevamo usato le manette. Lui, a volte mi scopava dopo avermi legata a letto, gambe e braccia divaricate. Io a questo tipo di sottomissione mi concedevo volentieri. Mi piaceva anche quando a volte mi colpiva sulle natiche e sul seno a mano aperta. Quelle parole e i miei pensieri stavano stimolando un certo languore, un leggero formicolio al basso ventre, pensavo a me legata e appesa nuda da Antonio e Marco che mi sculacciava. Mi stavo eccitando, senza accorgermi che intanto Antonio aveva tirato fuori il suo grosso cazzo, mettendolo sul tavolo di fronte a me dicendo:” questo è il premio che ti aspetta durante e dopo la sottomissione se sarai stata brava. Se vuoi un anticipo basta che abbassi le mutande, sicuramente sono bagnate”.
Ero imbambolata, il pensiero di essere posseduta in sottomissione mi aveva bloccata la mente, mi alzai, meccanicamente sfilai le mutande lui mi girò e a pecorina appoggiandomi sul tavolo di marmo della sala riunioni, lentamente mi penetrò. Non mi ero mai sentita così piena, un cazzo così grosso non lo avevo mai preso. Ansimavo e gemevo. Ansimavo e gemevo nel sentirlo entrare ed uscire in modo lento e continuo mentre le sue mani mi stringevano il seno. Da sopra il vestito poteva sentire la grandezza dei miei capezzoli duri come marron glacés.
Avevo avuto un primo orgasmo poco dopo la penetrazione. avevo la testa che mi stava scoppiando dall’eccitazione, quando si aprì la porta e di fronte a me con gli occhi sbarrati dallo stupore che fissavano i miei… Marco!

Si allontanò senza richiudere la porta, lo chiamai, dicendogli ad alta voce di tornare che gli avrei spiegato.
Ma cosa dovevo spiegare? Avevo ancora il cazzo di Antonio piantato nella figa.
Era rimasto fermo dentro di me e mi bloccava tenendomi per i seni.
A fatica mi sono sfilata quel cazzo, gli diedi uno spintone, presi le mutande le appallottolai e usci correndo dietro Marco.
Lo trovai nella sua postazione cassa, seduto, con i gomiti appoggiati sul bancone e la testa fra le mani. Non stava piangendo.
Eravamo in pausa pranzo niente clienti ne colleghi.
Era venuto a cercarmi perché dovevamo andare a pranzo insieme.
Mi inginocchiai chiedendogli scusa.

“Scusami, ti prego perdonami, ho fatto una cazzata. Non so come spiegartelo, sono caduta nella trappola dell’eccitazione, non ho saputo resistere, fammi spiegare. Parlami ti prego, dimmi qualcosa, insultami, dimmi sei una puttana, ma parlami”.

Lui senza alzare la testa disse: “Sei tu che devi scusare me. Egoisticamente ti ho costretta ad accettare una condizione sessuale insoddisfacente per te. È tanto che ci rifletto, se ti dicessi che non me lo aspettavo ti direi una bugia.
Non riesco a biasimarti, anzi ti amo, ancora di più, per come hai sopportato questa situazione in tutti questi anni.
Se sei stufa di me dimmelo, me ne farò una ragione, mi farò da parte, se invece pensi che per noi ci sia ancora un futuro, sappi che io non voglio essere tradito, se vuoi fare sesso con altri me lo devi dire.
Il tradimento è il frutto di sotterfugi e bugie. La menzogna è l’anticamera della fine di un rapporto, con la menzogna muore l’amore. Per questo voglio essere sincero con te.
Io prima di entrare ho origliato dietro la porta, i tuoi gemiti di piacere mi giungevano nitidi, allora ho spiato dalla serratura.
Ti ho vista, ho visto il tuo viso come splendeva nel godimento che ne traevi. Avevi gli occhi chiusi e ansimavi, una cosa che con me non ti ho mai visto fare, non so la grandezza del cazzo che ti scopava ma da come godevi, ad ogni colpo che ti infliggeva, doveva essere molto grosso.
Non posso e non voglio nasconderti che quel tuo piacere mi è arrivato ai testicoli, mi sono eccitato, avevo il cazzo duro stretto nei pantaloni. Il piacere che traevi da quella scopata lo trasmettevi anche a me.
Ester, il tuo corpo, la tua mente, hanno bisogno di quello, tu non puoi sacrificarti perché mi ami.
Anch'io ti amo, vederti con un altro è stato un pugno nello stomaco. Ma da come ha reagito il mio cazzo credo di aver scoperto un mio lato sconosciuto”.
Aveva alzato la testa, mi guardava da seduto dall'alto in basso, ero ancora inginocchiata e guardandomi negli occhi:” Ester ne parleremo e se vorrai restare ancora con me credo che siamo abbastanza maturi da poter sviluppare un rapporto che dia soddisfazioni ad entrambi”.
Io in quel momento ho capito che avevo scelto l’uomo giusto per me e che potevamo trovare un nuovo modo per rapportarci. Ci alzammo, lo abbracciai e lo baciai. La voce di Antonio ci riportò alla realtà.
” Allora Ester posso sperare che la tua risposta sarà positiva”?
“che risposta” disse Marco”.
Gli dissi: “Poi ti racconto tutto. Ne parleremo insieme e la risposta la darai tu”.

Marco guardò Antonio e con un filo di voce disse: “Se volete finire quello che stavate facendo potete tornare sotto c’è ancora mezz'ora di pausa”.

“Certo che no” dissi io. “Il signore adesso se ne va e noi due andiamo nella sala riunione a fare l’amore. Ti voglio”.
Antonio salutò e andò via. Noi tornammo giù, mi posizionai come prima con Antonio e gli dissi:” scopami”.
La differenza c’era. Ed era, che lui lo amavo.

A casa esposi la proposta a Marco:” devi sapere che Antonio è un cultore del bondage un vero esperto di quello che lui chiama la disciplina.
Mentre quel giorno in banca mi illustrava la sua proposta, io ho capito che essere legata, dominata e sottomessa, mi eccitava oltre ogni misura.
Lui crede di aver trovato in me la partner ideale ed io in lui l’uomo alfa, il dominante. Mi faceva godere il pensiero di quello che poteva farmi dopo avermi legata.
Io e Marco quella stessa sera e il giorno dopo, ne abbiamo parlato, confidandoci e mettendo sul piatto i nostri problemi, le nostre perversioni i desideri.
Insieme abbiamo deciso che, quello che mi proponeva Antonio, poteva essere sperimentato.
Con l’aggiunta del desiderio di Marco di vedermi posseduta, ma senza che lui ne partecipasse attivamente.
Lui guarda, si eccita, ma non partecipa mai, dopo a casa facciamo l’amore come due che si sono appena conosciuti.
CONTINUA…….

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