Lui & Lei
TORINO ANNI 70 cap. 28
04.11.2025 |
771 |
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"In attesa di essere serviti disse:” Io, il tuo modo crudo di dirmi le cose, l’avevo apprezzato la sera stessa che ci siamo conosciuti..."
Niente, non aveva nessuna intenzione di far rientrare il bombardiere.Aveva sganciato un'altra bomba, prendendo bene la mira.
La domanda per lei pertinente, per me, era impertinente.
Cercai di cavarmela dicendo: “Di Anna, hai detto tutto tu. È fuori dalla mia portata”.
Presa la palla a balzo, mi rispose:” Io non detto che è fuori dalla tua portata, ma che se ci provassi, troveresti di fronte a te un osso talmente duro, che potrebbe farti molto male. Rifletti daddy rifletti”.
Rideva divertita. Cercai ancora di sviare il discorso, ricordandole che tra le ragazze da lei nominate c’era anche Clara.
Ce l’aveva messa lei, era un suo pallino, che non volevo assecondare, anche se fare sesso con Clara mi stuzzicava parecchio. Pensai, magari facendole una bella depilazione, stavolta il rasoio lo avrei usato io.
Allora le dissi:” se è per questo, ho dimenticato pure Clara, c’era anche lei nel tuo elenco, ce l’hai infilata tu.
Come sai, per me, Clara ha solo un interesse. Anche se dice di essere innamorata.
Pensi che lei, voglia rischiare di perderlo definitivamente?
Per cosa poi, per farsi una scopata con me?
Inoltre, le ho promesso di parlare con Giampiero, senza sapere quando e se ci riuscirò a convincerlo della buona fede e del sincero amore di lei.
Con quale faccia mi presenterei. Dopo avergli fatto la seconda carognata.
Non ha digerito che ho fatto sesso con la sorella, pensa se gli scopo anche la fidanzata e forse futura moglie, sempre se lui, mettesse a tacere il cervello e si rendesse disponibile a riprendersela.
Per me Giampiero, dopo Massimiliano è la persona con cui mi sono trovato meglio. Il mio obiettivo è cercare di ripristinare il buon rapporto di amicizia che avevo prima. Pensa se venisse a sapere una cosa simile”.
Mi guardava con l’aria di chi la sa lunga, sorrideva, aveva stampato in faccia che me ne stava lanciando un'altra.
le dissi:” cos’è che ti bolle in pentola”?
Rispose:” ieri mattina, forse nello stesso momento, in cui, tu parlavi con Ester, io avevo al telefono Clara.
Voleva sapere, perché le avevo dato il mio numero e il motivo di quel tocco di lingua.
Mi ha detto che il suo leggero bacio sulla bocca, a tutti e due, le era venuto spontaneo.
Voleva dimostrarci la sua simpatia e gratitudine per quello che dovevamo fare per lei.
Non si aspettava la mia lingua, le ho dato da pensare, ci ha riflettuto e ha deciso di parlarmene.
Mi ha detto che, non ha mai avuto un rapporto con una donna, ma che io la incuriosisco molto.
È sicura di non essere lesbica, ma il pensiero di avere un rapporto con me, la stava intrigando.
Da quella sera che riflette. E, quando ci pensa, sente come un languore uno sfinimento, un leggero formicolio al basso ventre.
Volevo spiegarle le mie intenzioni, raccontandole di noi e Carla.
Mi ha stoppata dicendo che lo sapeva, tu mi avevi anticipato. Vedo che sei un vero chiacchierone”.
Mi difesi: “Senti, le ho raccontato l’episodio, senza dettagli, per farle capire, quali erano le mie difficoltà a rapportarmi ancora con Giampiero e del perché è incazzato con me.
Non uso raccontare i cazzi miei, a tutti, senza motivo.
E poi, anche tu lo stavi facendo. Quindi vola basso.
Non so come avete concluso la discussione ma ti posso anticipare che finché non avrò parlato e chiarito con Giampiero, io con Clara non voglio avere nessun rapporto.
Inoltre, ti potrò sembrare un emerito egoista. Ti dico, che sono disposto a condividerti. Ma solo, con un’altra donna e se Giampiero non ne vorrà più sapere di lei, allora sarò disponibilissimo a soddisfare la tua, la sua e anche la mia voglia.
Tu, continui a ribadirmi che mi autorizzi, mi dici, che posso andare con chiunque mi chiedesse di fare sesso.
Ma io, per nessuna di loro nutro una particolare attenzione. Almeno in questo momento. A me, basti tu.
Sto, così bene con te, che sciupare tutto non rispettando le regole che ci siamo dati sarebbe da stupidi.
Tu continui a farmi il regalo, ma io lo rifiuto categoricamente.
Mi sembra, che tu stia facendo un tentativo per sondare la mia reazione, che tu voglia spronarmi a darti il consenso, un beneplacito permesso.
Pensi che io sia disponibile, democraticamente, ad acconsentirti quello che stai concedendo a me?
Se venerdì, ti fosse venuta voglia di soddisfare le richieste di Oronzo, incassando il denaro che ti offriva e mi avessi chiesto il nullaosta.
Ti aspettavi ti dicessi di sì? Vai pure tranquilla?
E se Davide, tra qualche giorno, ti convincesse a soddisfare la sua voglia, ad una tua richiesta; ti aspetteresti il mio consenso?
No, non ce la posso fare. Non se ne parla proprio.
E meno che meno, con un mio coinvolgimento.
Non rientra nei miei canoni di comportamento.
Tu, hai giustamente detto, che hai 18 anni e che non ti senti pronta per un legame impegnativo, che vuoi fare le tue esperienze.
Bene, le tue, sono giuste considerazioni. Tutte cose legittime.
Alcune di quelle esperienze le potrai soddisfare con me.
Le altre, quelle senza di me, le potrai soddisfare, solo dopo, a nostro rapporto concluso, durante no.
Credo di essere stato abbastanza sincero. Almeno mi sono sforzato di esserlo e soprattutto, di aver soddisfatto le tue curiosità”.
La guardai dritto negli occhi cercando di capire se avesse ancora qualche missile da lanciare, ma non lasciava trasparire nulla. Nessuno dei due parlava, stavamo riflettendo.
La cameriera ruppe l’incantesimo, chiedendo:” prendete ancora qualcosa”?
La guardammo incerti, erano passati almeno un paio d’ore dal nostro ingresso.
Non era un invito a sgombrare, quello era un bar tavola calda che chiudeva la sera dopo le 18.00 contemporaneamente agli uffici.
Oltretutto, c’erano altri tavoli occupati, non eravamo soli.
Ordinai un caffè e una grappa, mentre lei chiese un Bonet.
In attesa di essere serviti disse:” Io, il tuo modo crudo di dirmi le cose, l’avevo apprezzato la sera stessa che ci siamo conosciuti.
Se sto con te, una delle ragioni e questa, non accondiscendi a tutto quello che dico, non mi dici sempre sì, come fanno quasi tutti. Non mi tratti da bambina viziata.
Con te devo sempre mettere in gioco, le mie teorie con le tue convinzioni.
Il confronto mi piace, perché lo fai cercando di non dominarmi. Dici cosa pensi e mi lasci libera di decidere. E so che non mi giudicherai.
Ti comporti come il papà che vorrei avere. Per questo ti chiamo daddy”.
Ci avevano portate le consumazioni. Si alzò, mi sorrise da furbetta, mise in bocca un pezzo di Bonet mi baciò spingendomelo in bocca con la lingua.
Il Bonet più buono che abbia mai mangiato.
Non so se fossimo oggetto della curiosità dei pochi avventori presenti e dei camerieri.
Senza preoccuparcene, ci baciammo finché il boccone non fu, completamente, consumato.
Questa era l’Alessia che amavo, riusciva a sdrammatizzare tutto.
Io ero teso e nervoso lei tranquilla e rilassata. Faceva le cose con una naturalezza disarmante.
Le dissi:” il caffè e la grappa non li bevo, ho in bocca il gusto di te e non voglio sciuparlo”.
Ridendo, mi fece alzare e mi disse:” Sandro, ho deciso. Se mi prendono accetterò di andare a Riccione.
Sarà un mese per me nuovo, diverso. Una esperienza che voglio fare. Capire se me la cavo con dei ragazzini, se sarò all’altezza del compito che mi viene assegnato. Insomma, mi metto alla prova, voglio vedere se sono in grato di superarla senza scappare.
Quando abbiamo compilato la domanda, ci hanno informati sul regolamento e gli orari. Avremo una sola domenica libera. Che fai, vieni a trovarmi”?
“Certamente”, le dissi:” Se arrivo di sabato e puoi non rientrare fino a domenica sera, vengo più volentieri. Prenoto una camera e stiamo insieme.
Quindici giorni sono una eternità. Un mese senza fare sesso con te, mi sarebbe insopportabile”.
Mano nella mano ci avviammo all’uscita. Feci un gesto a Lidia, che stava alla cassa. Significava, segna, pago domani e uscimmo dal locale.
L’accompagnai dove aveva parcheggiato il vespino.
Mi diede un bacio dicendo:” ho ancora una domanda che mi frulla in testa da qualche ora.
Usa il mio stesso profumo!
Una coincidenza? O glielo hai consigliato tu”?
Ci risiamo, non riesco a distoglierla da Anna. E come un segugio che segue una pista. A momenti sembra l’abbia persa ma poi ci ritorna.
Le risposi:” Una coincidenza credimi, anch’io l’ho notato quando ci siamo conosciuti”.
Per tranquillizzarla ulteriormente, dissi:” lavora con noi da poche settimane, non sono così in confidenza da poterle consigliare un profumo. È una cosa troppo intima”.
E per sviare, ancora, il discorso:” Quando esco da lavoro, passo a prenderti? dormi da me”?
E lei:” No, stasera e domani non ci vediamo. Stasera per come mi sento non sarei una buona compagnia, domani sera festeggiamo in famiglia i16 anni di Laura le ho promesso che ci sarò.
Mercoledì appena so la risposta su Riccione mi porti a festeggiare in un ristorante e poi a casa tua e sai cosa ti aspetta”.
Stava abituandomi ai lunghi periodi di astinenza. Era finanche certa, della risposta positiva, riguardo il lavoro a Riccione.
Senza lasciar trasparire la mia delusione, la esortai a telefonarmi lei.
Non glielo dissi, ma non volevo che, telefonando io, pensasse che la volessi controllare o ad essere onesto con me stesso, non volevo trovarmi nella condizione di non trovarla in casa e pormi la domanda di dove fosse in quel momento.
La salutai con un lungo bacio, accarezzando Che Guevara.
Dovevo resistere fino a mercoledì, non ce la potevo fare, sarebbe stato durissimo.
Lei partì con una leggerissima impennata le urlai, vai piano!
E mi avviai, stavo per suonare, ma notai che il portoncino era già aperto.
Mi domandai se Anna ci avesse visti dalla finestra.
Entrai e dissi:” Ciao Anna, mi hanno cercato? qualche telefonata?
“No, stranamente niente”, rispose lei.
Continuò dicendo: “Ho notato un curioso rientro. E successo qualcosa al bar”?
La guardai perplesso ribaltando la domanda:” cosa hai notato”?
“Due ore fa sono rientrati i colleghi del laboratorio, Pietro d’avanti, trafelato, mi ha salutato frettolosamente, non è da lui, di norma si ferma a scambiare due parole. Nicola e Silvia erano dietro che discutevano animatamente, sembrava stessero litigando, appena entrati si sono zittiti e anche loro, senza salutare, sono saliti in laboratorio.
Mi venne da ridere ma mi trattenni. Mi stava confermando che osservava dalla finestra quello che avveniva fuori; quindi, anche noi siamo stati oggetto della sua curiosità!?
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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