trio
TORINO ANNI 70 cap. 14
13.09.2025 |
444 |
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"“Hai messo una cassetta di De Andrè che non conosco, la conosci via del campo? E la canzone di Marinella”?
Dai facci sentire qualcosa tu”..."
Alessia aveva deciso di andare a casa, era stanca.Ci siamo ripromessi, di sentirci per concordare quando vederci.
L'indomani, appena usciva da scuola, mi avrebbe telefonato.
LUNEDI'..
Alle due, mentre ero nel mio ufficio, arrivò la telefonata.
“Ciao deddi, stasera non so se ci possiamo vedere.
Oggi pomeriggio vado da Carla, non è venuta a scuola, per non incontrare Giulio.
Si sta spacciando malata.
L’ho sentita prima, è estremamente confusa, non vuole venire a scuola, neanche domani.
Nel pomeriggio vado a confortarla, a farle compagnia e a sostenerla, sento che ne ha tanto bisogno.
Non me la sento di lasciarla sola.
Vediamo come va con Carla e poi decidiamo se vederci.
Ci risentiamo appena stai per uscire da lavoro.
Mi telefoni tu”?
Dissi:” ok telefono io nel tardo pomeriggio.
Provo prima, a casa di Carla, vediamo, se sei ancora li”.
Riattaccammo. Era stato un freddo approccio. Dopo la giornata di ieri, lo sentivo un po’ gelido e anonimo, forse era veramente preoccupata per Carla.
Dovevo convincerla a venire da me, anche dopo cena.
Al solo pensiero di fare sesso con lei, il mio cazzo reagiva alla grande.
La volevo e la volevo stasera.
Alle 18.00 prima di uscire telefonai a casa di Carla, mi rispose la madre che mi disse, che le due ragazze erano andate a casa di Alessia e che Carla avrebbe dormito da lei.
Allora telefonai da Alessia, qui rispose Laura, la sorella sedicenne di Alessia.
Mi disse che aveva appena telefonato la sorella e che le aveva detto di avvisare la madre, appena rientrava, che lei si sarebbe fermata a dormire da Carla.
Bene a questo punto, mentre guidavo, mi chiedevo dove fossero andate.
Non avendo modo di rintracciarle mi diressi a casa.
Sentivo il bisogno di una doccia ristoratrice e rilassante. Ero nervoso. Non incazzato, perché ero certo che c’era una spiegazione logica. Dopo la doccia sarei uscito per andare a mangiare un boccone fuori.
Ma perché dire le bugie ai genitori?
Mi stavo spogliando, quando squillò il campanello della porta.
Dallo spioncino vidi che erano loro. Aprì, ero già in mutande.
Entrarono insieme dicendo:” Stanotte dormiamo da te”.
Cazzo ecco la sorpresa. Di domande me ne ero fatte tante. Ma le risposte non portavano a questa.
Tra me e me. Brava Alessia, mi stupisci sempre.
“Guarda che non ho un divano comodo per lei”.
“Chi lo ha detto che dormirà sul divano. Che letto hai”?
“Un matrimoniale”.
“Bene useremo quello”.
“Ma io sul divano non ci sto. E’ troppo piccolo”.
Stavo facendo il finto tonto.
“Senti, poche chiacchiere. Quella e la porta del bagno, ti stavi preparando per la doccia?
Sento lo scrosciare dell’acqua. Carla ha preso due cambi, uno anche per me, facciamo la doccia insieme. Sarà divertente.
Poi ci porti a mangiare in un posto carino e al dormire ci pensiamo dopo, una soluzione la troviamo.
Sempre se riuscirai a dormire”.
Un'altra con le idee chiare e che sa cosa vuole, pensai.
Carla e Alessia senza attendere la mia risposta si spogliarono velocemente entrando in bagno ridendo.
Loro stavano giocando, ma io ero preoccupato.
Ero agitato, in ansia ma eccitato.
Capivo a quale gioco perverso mi stavano invitando.
Ma non sapevo ancora, fin dove volessero spingersi.
Mi chiamarono:” vieni deddi”.
“Che aspetti dai zio”, disse Carla.
Adesso avevo anche una nipote.
Se pseudo incesto doveva essere, almeno era duplice, una finta figlia e una finta nipote.
Meno male che stava male, che era preoccupata, che avesse bisogno di conforto.
Stava cercando di allentare la tensione?
A Giulio, lo aveva detto che veniva a dormire da me e con quali propositi?
Che avessero uno scopo e che l’avevano concordato, era evidente.
Mi prestai al loro gioco, volevo vedere fin dove si potessero spingere.
Mi levai le mutande avevo il cazzo barzotto, entrai in bagno, erano già sotto la doccia.
La doccia non era poi così grande, allora dissi:” non ci stiamo in tre è troppo piccola”.
“Ma che dici”, rispose Carla, “su via, entra, noi ci facciamo piccine e ti insaponiamo.
Vuoi dire che non ti garba”?
Faceva la spiritosa, imitando la cadenza toscana.
In silenzio, mi feci piccino io. Ed entrai.
Mi misero in mezzo.
Avevo Alessia alle spalle e Carla sul fianco sinistro, solo cosi potevamo starci tutte e tre.
Il barzotto si stava espandendo, la mano sinistra di Carla e la mano destra di Alessia insaponate se lo contendevano.
Presi la saponetta, insaponai le mie mani e accarezzai, prima il seno di Carla, poi mi girai e insaponai quello di Alessia.
Quattro seni un apoteosi di bellezza.
Mentre baciavo Alessia, ne strusciavo il cazzo eretto, sia sul suo pube che sulla mano di Carla, che intanto la stava masturbando.
Alessia si stacco dal bacio, mi girò la testa verso Carla e mi spinse a baciarla.
Nessuno di noi proferiva parole.
Come a non voler rompere un incantesimo.
Le parole sarebbero suonate vuote e inopportune.
Mi stavo facendo trascinare dentro una cosa che non volevo fare.
Con il timore che se parlavo rompevo l’incanto.
Con la testa, non volevo farlo.
Ma quello che stava tra le mie gambe, baldanzoso, non ne voleva sapere di dare ascolto alla testa pensante.
Lo scroscio d’acqua e le carezze delle mani, fecero sparire i residui di sapone.
Mentre le nostre lingue guizzavano gioiose.
Mi chinai, lo stavo desiderando da troppo tempo.
Vivere, nella realtà, il sogno del giorno prima.
Infilare un seno di Carla in bocca, risucchiandolo fino a sentire il capezzolo in gola.
Mentre mi godevo quel seno, un’altra si era inginocchiata e faceva la stessa operazione, con il mio cazzo.
Tornai, con la bocca, sulla bocca di Carla.
La mia mano cercò la sua figa, ma la trovò occupata dalla mano di Alessia che la scopava con le dita.
Estrassi la mano di Alessia, spinsi Carla contro il muro.
Lei, con le gambe, si aggrappò ai miei fianchi e la penetrai, mentre Alessia rialzatasi ci baciava.
Non avevo mai fatto l’amore con due donne contemporaneamente.
L’eccitazione era talmente alta, che dopo alcuni minuti di sublime scopata, decisi che fosse venuto il tempo di parlare.
Con la bocca appoggiata alla sua la informai:” sto per venire”!
“tranquillo”, sussurrò lei, “prendo la pillola”.
Una decina di su e giù e venni.
Continuai ancora un paio di minuti e poi senza estrarlo, rimanendo ben piantato, pensai che forse avevo fatto una cazzata.
Un ultima sciacquata, chiusi la doccia.
Era tornato il silenzio.
Uscimmo, ci asciugammo e rivestiti.
Nessuno parlava.
Non avevo avuto la sensazione che Carla avesse goduto come si deve.
Certamente Alessia no.
Il loro piacere non era stato dei migliori.
Sapevo pure che non era finita, il gioco era appena cominciato.
Sarebbe sicuramente continuato dopo cena.
Eravamo al ristorante San g. al Valentino e mi chiedevo se
avevo ubbidito al mio cazzo?
O mi ero fatto trascinare dalle loro voglie?
Ero io che comandavo la danza o loro?
Pensavo a come poteva proseguire la serata e il cazzo reagiva a modo suo.
Mangiavo e stupidamente sorridevo.
Alessia disse:
”buoni questi antipasti, soprattutto il vitello tonnato.
Passerei direttamente al dolce, mi andrebbe una fetta di torta al Gianduja”.
“Anche a me”, disse Carla.
Per me, ordinai due baci di dama e due amaretti.
Per tutti, un fluttino di Moscato. E un caffè.
Cena frugale pensai, ci stiamo tenendo leggeri.
Mentre aspettavo in coda alla cassa per pagare, le vidi parlottare con il proprietario del ristorante.
Questi si diresse in cucina e ritornò con un pacchettino.
Alessia lo mise velocemente in borsetta.
Tornammo a casa subito.
Non avevo voglia di parlare di cose serie e non avendo il televisore, misi una cassetta di De Andrè nel mangianastri (Storia di un Impiegato).
Carla, voleva sapere come avrei affrontato l’argomento con il fratello.
Non sapendo cosa risponderle e non avendo ancora idea, tergiversavo.
Alessia mi venne in aiuto tornando dalla cucina.
“Vedo che hai la chitarra, la sai suonare”? e ridendo “Molti la tengono come arredamento”.
“Hai messo una cassetta di De Andrè che non conosco, la conosci via del campo? E la canzone di Marinella”?
Dai facci sentire qualcosa tu”.
“Guarda che io non suono, strimpello la chitarra.
Sentirmi non sarebbe salutare per le vostre orecchie.
Sono un autodidatta, insieme a Massimiliano, un amico che ti presento venerdì, abbiamo imparato con chitarristi in 24 ore, partendo dal giro di do, quattro accordi con i quali puoi fare una caterva di canzoni.
Ho visto che sei andata in cucina.
Avete sete? volete bere qualcosa?
Ho una bottiglia di Barolo del ‘75 quale migliore occasione per aprirla.
Preparo tre calici e poi mi esibisco.
Il mio primo concerto”.
Entrai in cucina, tirai fuori la bottiglia e la stappai.
Aprì il frigo, per vedere se c’era qualcosa di fresco.
Da offrire dopo e vidi il pacchetto.
Tornai in salotto, stavano confabulando a bassa voce, smisero.
Dissi:” vado a prendere i calici”.
Tornai in cucina, tirai fuori il pacchetto dal frigo, lo apri delicatamente, ne osservai il contenuto, lo richiusi e lo riposizionai.
Riempii i calici. Mentre bevevano, diedi sfoggio da chitarrista, con alcuni pezzi del mio scarso repertorio.
Venti minuti dopo, dissi:” ragazze, che ne dite se andiamo a dormire, domani avete scuola e io il lavoro”.
Rimasi basito dalla riposta di Alessia.
“Senti domani a scuola facciamo sega. E tu, mi sa, pure, niente lavoro”.
Si alzò prese Carla per mano e si avviarono verso la camera da letto.
Io andai in bagno, mi liberai, mi lavai i denti e le raggiunsi in camera.
Erano nel letto che ridacchiavano coperte solo dal lenzuolo.
Non feci in tempo a chiudere la porta che erano in piedi nude.
Alessia mi disse:” spogliati, noi andiamo in bagno, ce l’hai uno spazzolino di riserva? Se no usiamo il tuo”.
“Si, apri l’armadietto, uno lo trovi di sicuro”.
Tornarono dopo dieci minuti. Alessia aveva il pacchettino che appoggiò sul comodino.
Io ero in piedi in mutande.
Lei si sdraiò al centro letto, come una vergine sacrificale, con Carla al suo fianco sinistro e con la mano a foglia di fico sulla passera.
Mi disse:” togliti le mutande, vieni che stanotte ti faccio un regalo, vediamo quanto sei bravo.
Mi sdraiai al suo fianco, mi diede un bacio a stampo e mi sussurro:” non farmi male”!
Carla prese l’iniziativa, sdraiandosi sopra baciandola, piano piano si fece scivolare.
Si fermo con la bocca sui capezzoli, a quattro zampe scese sul pube, le alzò le gambe, prese un cuscino e glielo mise sotto il sedere.
Io intanto, la baciavo in bocca e ne succhiavo i capezzoli umidi della saliva di Carla.
Mentre Carla con la lingua lavorava la figa di Alessia, io mi posizionai in ginocchio sulla sua bocca, dandole il cazzo da succhiare.
Lei lo leccava e ne infilava meta in bocca, risucchiandolo e rilasciandolo si stava scopando la bocca con il mio cazzo.
Io fermo, con le mani, ne aiutavo il movimento.
Sicuramente Carla la stava lavorando bene sotto.
Sentivo che inarcava e rilasciava l'addome.
I suoi gemiti erano dovuti al lavoro di Carla.
Chissà se le stava infilando la lingua nell'ano.
Il regalo di Alessia, era la verginità del posteriore.
E la prova stava nel pacchettino, preso al ristorante.
Un panetto di burro.
Sicuramente, prima di uscire, avevano guardato in frigo e avevano visto che ne ero sprovvisto.
Mi spostai in basso, spingendo via Carla e mettendomi al posto suo.
La figa era un lago, leccai quel misto di saliva e umori, aggiungendo la mia saliva.
Infilai prima la lingua nell'orifizio, poi un dito tastandone la morbidezza. Entrò facilmente.
Vidi Carla che aveva la mano piena di burro che spalmò sulla rosetta, spingendone un po’ dentro con un dito e poi con due dita ricoperti dal prodotto.
Ultimo Tango a Parigi, di Bertolucci, aveva fatto scuola.
Io lo avevo visto perché maggiorenne loro non lo so.
Forse avevano letto il libro Porci con le ali, della Ravera.
Carla spingeva le dita e Alessia si inarcava mentre io infilavo le mie nella sua figa fradicia di umori e saliva.
Mi avvicini alla sua bocca e, mentre la baciavo, tenendo due dita in figa le dissi:” Mentre te lo spingo dentro, tu devi spingere verso l’esterno, come se.......
Mi puoi fermare quando vuoi, basta che lo dici. Capito?.
Fece cenno di sì con la testa.
Mi posizionai sopra di lei, mentre la baciavo posizioni il cazzo all'entrata.
La mia lingua entrava nella sua bocca e il cazzo si faceva strada sotto.
Avevo appena superato l’imboccatura ero entrato di qualche centimetro le dissi: ”Ora, spingi”.
Spingemmo insieme ed entrai per un lungo tratto, da lei usci un lungo lamento, mi fermai.
Lei, mi invogliò ad avanzare con le sue gambe sulla schiena.
Lo introdussi tutto, aspettai qualche secondo e cominciai il dentro e fuori.
Lento, ne tiravo fuori la metà e sempre lentamente glielo rificcavo dentro.
Ansimava, mentre la baciavo sul viso, sul collo, sugli occhi, le mordevo un orecchio poi l’altro, i capezzoli.
Carla saltellava da una parte all'altra come un cucciolo.
Dicendomi:” spingi più forte non vedi come sta godendo”.
Ormai ero sopraffatto.
La stavo inculando e lei godeva, mentre un'altra mi metteva la figa in faccia, poi si chinava e mentre mi baciava, l’appoggiava sulla bocca di Alessia.
Quando spingevo in profondità, sentivo una mano aggrappata alla figa.
La mano di Alessia? Quella di Carla? Tutte e due?
Dopo un tempo infinito, mi urlò in bocca:” Adesso. Vieni adesso, vieni con me.
Cominciò a fremere.
Lo estrassi e glielo infilai in figa, venendogli dentro.
Restai piantato dentro immobile, schiacciandole il clitoride, con lei che non smetteva di vibrare.
E pensare che si credeva frigida.
Ebbe un lunghissimo orgasmo.
Il secondo della sua vita.
Aveva rotto l’incantesimo.
L’aspettava un futuro di sesso appagante.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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