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TORINO ANNI 70 cap. 26


di Lonewolf4
28.10.2025    |    1.267    |    17 8.2
"Adesso ho una ragione di più per partire per questa avventura, la cosa si fa interessante..."
Seduti alla tavola calda, mentre consumavamo quello che avevamo ordinato.
Insalata mista senza cipolla, della crescenza, grissini e acqua gasata.
Le chiesi:” di cosa vuoi parlarmi? Come mai sei venuta fin qui, invece di dirmelo al telefono”?
Mi fissò, finendo di masticare il boccone che aveva in bocca, ingoiò e mi rispose:” Sandro, alle dieci mi ha telefonato Enrica, mi ha detto tutto, non fingere di non sapere il motivo che mi ha portata qui.
Questo tuo atteggiamento non è piacevole.
Ti ricordo che, ci eravamo promessi un rapporto sincero, quindi sii onesto, non bleffare.
Sono venuta qui perché, dopo la telefonata di Enrica, ho capito che dovevo, subito, chiarirmi con te e non volevo farlo per telefono.
La sua intromissione mi ha, di fatto, impedito di fartelo sapere, prima che lo facesse lei.
Era mia intenzione dirtelo stasera a casa tua. Non volevo parlarne per telefono.
Per questo, domenica non ti ho detto niente.
Domenica stavo troppo male e non vedendoci ho rimandando, a stasera, la nostra discussione, non pensavo di agevolare la serpe ad anticiparmi.
Appena vedo Davide, gli dico che con sua sorella non deve più parlare di me, se vuole mantenere la mia amicizia.
Ora, tu sai di questo nostro tentativo di andare come animatori in questa colonia estiva.
Mercoledì dovremmo avere la risposta. Se ci assumessero, cominceremmo lunedì prossimo.
Io comunque darò la conferma, dopo che tu mi hai dato il tuo parere.
Con la speranza che tu ti esprima positivamente. È una cosa a cui tengo molto.
Per me sarebbe una esperienza nuova e inoltre mi farebbe guadagnare un po’ di soldi, che mi permetterebbero di fare qualche settimana in giro per l’Italia, a visitare luoghi mai visti, senza chiedere i soldi a mio padre.
E senza ritrovarmi nelle stesse condizioni dell’anno scorso.
Pensa, l’anno scorso sono andata a Londra in autostop insieme a Carla e Giulio.
Le poche lire che avevamo, appena le abbiamo cambiate in sterline, si sono liquefatte.
Son durate solo alcuni giorni, per il rientro non avevamo una lira, abbiamo fatto una colletta, in pratica chiesto l’elemosina, per racimolare i soldi per fare una telefonata in Italia.
Carla ha parlato con i suoi e loro ci hanno indirizzati al consolato italiano, che ha provveduto al nostro rimpatrio, in quanto sia io che Carla eravamo ancora minorenne”.
La stavo ascoltando in religioso silenzio.
Smise di parlare, prese un abbondate forchettata di crescenza e un grissino e con la bocca piena mi invitò a dire cosa ne pensassi di questo suo progetto.
Eravamo seduti dando il fianco all’entrata.
Si apri la porta ed entrarono Silvia, Nicola e Pietro, stranamente, parlavano a bassa voce.
Stranamente, perché Nicola quando parlava i decibel li usava tutti.
Forse ci avevano osservati dalla vetrata e non volevano farci sentire i loro commenti.
Andarono a sinistra, facendo finta di non averci visti.
Noi eravamo seduti a destra dell’entrata. Ci ignorammo.
Alessia riconobbe Nicola, gli altri due no, mi chiese chi fossero e io le dissi che erano tutti colleghi, senza specificare il ruolo che ricoprivano in azienda.


Le spiegazioni che mi aveva dato Alessia non facevano una grinza.
Adesso toccava a me, ma non sapevo da dove cominciare, dovevo e volevo essere sincero.
Ma, lo sarei stato fino in fondo?
Dissi:” prima di pronunciarmi su questa tua decisione, ho alcune cose da chiederti.
Comincio con questa che sembra la più banale ma, per me, non lo è.
Perché, quando ti sei presentata, con Anna, hai detto che sei solo una mia amica?....
Mi interruppe dicendo:” lo so, non è stato carino da parte mia.
Ma Enrica, nella sua telefonata, aveva espresso alcune considerazioni riguardo questa ragazza.
Sue ipotesi, intendiamoci, mi ha detto che da amica mi voleva mettere in guardia, insinuava che, avendola vista troppo bella, avesse tutte le caratteristiche perché tu potessi essere interessato a lei, l'aveva reputata ottima concorrente.
Insomma, cercava di insinuarmi il dubbio che, tra di voi, potesse esserci un’intesa.
Io, vedendovi uscire insieme da quello che mi è sembrato il tuo ufficio, mi sono trovata spiazzata, mi risuonavano, ancora, nelle orecchie le parole della vipera, ero un poco confusa e non volendo metterti in difficoltà con altri appellativi, mi è venuto spontaneo dire, sono una amica.
Meglio che, una frase troppo impegnativa e detta nel momento sbagliato; tipo, sono la sua ragazza.
Anche perché, a me viene difficile usare gli aggettivi possessivi.
Tra di noi c’è un’intesa, tu sei il mio… o io sono la tua…, non deve esistere.
Stiamo bene insieme, siamo in una fase di conoscenza sia caratteriale che sessuale, ed è mia curiosità approfondire. L’appartenenza non fa parte del mio vocabolario.
Enrica, una cosa non l’ha capita, si è fermata sulla superfice, l’aspetto fisico. Ammetto che è molto bella, io però che l’ho osservata molto bene, devo dire che non mi sembra tanto competitiva. L’ho vista impacciata, timida, quasi timorosa. Non riusciva a mantenere il mio sguardo, è anche arrossita.
Sono tranquillissima, questa è una che non la dà facile. Quindi, per ora, non la vedo come rivale.
E' un osso duro, anche per te”.
Le ultime parole furono pronunciate ridendo e fissandomi.
Mantenni lo sguardo e il self control, mi stava pungolando e provocando, feci lo gnorri, come se le ultime frasi non le avessi sentite, e cambiando discorso dissi:” Solo questo? Enrica non ti ha detto altro? Come mai era venuta? cosa volesse?
“Si, mi ha detto che si è fatta accompagnare da Davide, mi ha confessato che voleva riprovarci a farsi accettare come coinquilina.
Ma, mi ha anche detto che tu, in modo sbrigativo, le avevi detto di no.
Anzi, mi ha promesso che non ci riprova più”.
“Tutto qui? non ti ha detto altro”?
Disse: “si, tutto qui, niente di più, mi ha salutato e ha riattaccato”
Allora, le raccontai che, la sua amica, le aveva detto solo bugie.
Che non era quello palesato, il suo solo obiettivo. Almeno non quello principale.
Oltre all’alloggio, mirava al padrone di casa.
Le descrissi come si fosse presentata, com’era vestita e truccata.
Precisando, come avesse messo in mostra tutto quello che possedeva e che mi potesse attrarre.
Le dissi della sua soddisfazione, quando ha capito che ero all’oscuro di tutto.
Era convinta di trovarmi in uno stato pietoso e di raccogliere i cocci, ha visto che cascavo dalle nuvole, allora, ha pensato di sfruttare il fattore gelosia.
Rincarando la dose, mi disse che il fratello le aveva confessato che ti voleva scopare.
Mi ha detto, sono anni che ci prova ma stavolta e sicuro che ti mette sotto, cascasse il mondo non saresti tornata senza aver assaggiato il suo biscotto.
Chiusi dicendole:” Di tutto questo non ti ha detto niente. vero?
Mi ascoltava guardandomi con faccia stranita e mi rispose:” certo che no, con Davide ci conosciamo da quattro anni.
Lui è sempre stato innamorato. Lo sanno tutti. Si è dichiarato fin dal primo anno, ma io, ho messo le cose in chiaro, subito. Sa, che non ho alcuna attrazione, nei suoi riguardi.
Lo frequento solo in ambito scolastico, fuori ci si vede solo in alcune occasioni e sempre insieme ad altri compagni di scuola.
Quando vado al bar Elena, per quei famosi volantini, c’è sempre presente la sorella.
Quindi, non ci è riuscito in questi quattro anni ed è convinto di riuscirci in un mese. Non pensa di strapparmi un bacio sulla guancia, ma addirittura di fare l’amore”.
“Guarda che ha detto proprio scopare, non fare l’amore. Ti vuole trattare come una puttana,” dissi io.
“Come Oronzo,” disse lei.
“Che centra Oronzo,” bofonchiai io.
“Centra,” rispose lei:” io quella sera non ti ho detto tutto.
La mia reazione, il mio vaffanculo, non sono state dettate dalla sua mano sulla mia coscia, ma dall’ultima cosa che mi aveva sussurrato nell'orecchio.
Mi aveva offerto 300 mila lire, per passare la notte con lui. Mi voleva pagare.
In pratica mi stava trattando da puttana.
Non te l’ho detto perché temevo una tua violenta reazione”.
“Infatti, hai fatto bene a non dirmelo. Rischiavo la galera”. Risposi.
Ridendo continuò:” A pensarci bene, quei soldi potevano venirmi utili.
Tornando a Davide, la cosa mi diverte molto. Adesso ho una ragione di più per partire per questa avventura, la cosa si fa interessante. Voglio vedere cosa escogita. Che cartucce pensa di usare, che ancora non ha usato per rompere la barriera che lo divide dall’agognata preda.
Magari anche lui mi offre dei soldi”.
Aveva detto le ultime frasi ad alta voce, ridendo così forte, che il gruppo dei colleghi ci guardò incuriosito.
Mi girai e ridendo anch’io li rassicurai:” tranquilli ragazzi non sta ridendo di voi”.
Nicola e Pietro divennero neri di rabbia, mentre Silvia mi sfoderò un grande sorriso.

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