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TORINO ANNI 70 cap. 3 e 4


di Lonewolf4
04.09.2025    |    719    |    0 8.0
"Mi dicevo che te ne frega, è bellissima, un corpicino niente male anche disponibile, di cosa ti preoccupi..."
CAPITOLO 3

Carla in modo provocatorio disse: “Alessia, vuoi andarci tu”?
” No grazie Carla lo sai che io………”
“Lo so, per questo te lo dico, Antonio ha gli strumenti giusti per risolvere tutti i tuoi problemi”, replicò Carla.
Alessia la guardò torvo, il discorso stava prendendo una brutta piega.
Allora dissi:” ragazzi se volete continuare la serata restate pure, io mi chiamo un taxi.
“Io vengo con te” esclamò Alessia.
E Carla: “Non occorre prendere il taxi, veniamo anche noi. Sei d’ accordo Giulio”?!! Più che una domanda sembrava un ordine.
Lui annui, si incamminò per primo seguito da Carla e Alessia, io chiudevo la fila.
Attraversammo la pista sotto lo sguardo dell’altro gruppo.
Gli passammo a fianco salutandoli.
Ester si staccò, mi venne vicino, mi diede un biglietto e rivolta a tutti disse:” ci vediamo ancora?”.
Nessuno rispose. Infilai il biglietto in tasca e ci incamminammo verso l’auto di Giulio una Dyane Citroen verde.
Carla mi chiese di andare dietro con Alessia, perché lei voleva stare vicino al suo ragazzo.
Feci entrare Alessia che si posizionò dietro Giulio e io dietro Carla.
Giulio inserì una cassetta di Battisti a basso volume, mise in moto e partimmo.
Carla si rannicchiò sul sedile, diede un casto bacio al suo ragazzo sulla guancia e appoggiò la testa sulla sua spalla dicendo:” che sonno”.
Un lungo sbadiglio accompagnò le sue ultime parole.
Alessia disse:” anch’io muoio di sonno, posso sdraiarmi e appoggiare la testa sulle tue gambe”?
Una breve pausa disse: “tanto con te non rischio niente”.
Senza aspettare la mia risposta si sdraiò appoggiando la testa proprio lì ridendo.
La sua risata attirò l’attenzione di Carla che, senza scomporsi, le chiese perché cazzo ridesse.
“Niente Carla una cosa tra me e Sandro, il mio dandy daddy”.

Ecco aveva migliorato la formula, non ero solo daddy ma ero diventato il suo dandy daddy.
Sbottai.
”Adesso mi dici perché questi appellativi, dove vuoi andare a parare, pensi di essere spiritosa?
Dammi una risposta seria, sennò faccio veramente il padre severo e ti sculaccio”.
Si rialzò seria e disse:” o daddy come vorrei che tu lo facessi davvero, quando mi parli con quel tono mi sembri mio padre e io non riesco a controllarmi, se tu mi sgridi come hai fatto in mezzo alla pista quando ballavamo mi sembra di tornare bambina. Tu per me sei dandy, perché sei elegantissimo e anche troppo bello, mi piaci”.
Si sdraiò ma questa volta poggiando la testa sulle mie gambe e mettendo una mano sotto la sua guancia. Era la prima volta che una ragazza mi diceva che ero bello.
Le donne sono belle! Un uomo è affascinante, interessante, brillante, pieno di soldi, ma bello sa di effeminato……, a bassa voce le dissi:” sei troppo giovane Alessia”.
E lei con un fil di voce:” daddy sono maggiorenne ho compiuto 18 anni il mese scorso”.
E sorridendo:” se ti dai da fare non rischi nulla”.
Restammo in silenzio fino a quando arrivammo sotto casa di Alessia.
Lei si rialzo stiracchiandosi, io scesi per primo, andai dal suo lato aprì la portiera e la feci scendere.
Completavo la mia opera da dandy, facendola sentire importante. Non ero un super conquistatore ma con le donne credevo di saperci fare. Sapevo cosa le faceva stare bene.
Le ho messo la mano sulla spalla, attraversammo la strada, ci fermammo davanti al portone di casa sua e dissi:” Guarda che io sono il daddy paparino, non il daddy babbo, sinonimo di fesso”.
Lei si girò e guadandomi negli occhi mi baciò. Un bacio con una leggera intromissione della sua lingua nelle mi labbra, di alcuni secondi, che a me parve eterno.
Mi ero eccitato, questa ragazzina mi piaceva troppo. Staccando le labbra e tastando il mio pacco in evidente erezione disse: “allora esiste!?
Che ne dici se ci mettiamo insieme? Ti va?”
Rigido come una statua, dopo alcuni secondi risposi:” stanotte rifletto e domani ti dico”. Prendevo tempo ma tanto sapevo che non avevo scampo“.
Le diedi un bacio a stampo su quelle meravigliose labbra e con fatica sovrumana mi allontanai mentre chiudeva il portone dietro di sé.
Riuscì a dormire almeno tre ore.
Ancora non sapevo che sarebbe stato il mio lunedì più lungo e complicato di sempre.
La prima telefonata che ricevetti fu quella di Carla.
Voleva sincerarsi che non avrei detto nulla a Giampiero.
Come le avevo promesso, le risposi che avrei mantenuto la promessa, non per fare un favore a lei, lo facevo per Giampiero, non volevo che soffrisse.
Non per quello che veniva a sapere, ma per la modalità con la quale lo veniva a sapere.
Le dissi:” Carla non sono affari miei, i tuoi gusti sessuali te li gestisci come ti pare. Non sarò certo io a farti la morale, sei quasi maggiorenne, nessuno ti può impedire niente. Ma se ti viene un minimo dubbio.
Se insomma in qualsiasi momento tu abbia bisogno di confidarti con qualcuno che ti voglia bene veramente, ti consiglio di parlarne proprio con tuo fratello.
Ti assicuro che è un uomo estremamente maturo, ti capirebbe e ti starebbe vicino e consigliare.”
Lei mi ringrazio, confidando nella mia riservatezza.
Dicendomi, anche, che non era poi tanto sicura che suo fratello l’avrebbe capita.
Concluse dicendo:” Ti informo che sono più vecchia di Alessia di due mesi”.
Poteva anche aver raggiunto la maggiore età. Cosa che a me era stata concessa a 21 anni.
Ma alla maturità forse sessuale, non associava una maturità nei comportamenti nelle scelte e nelle decisioni che prendeva.
Mi domandavo perché non aveva preteso i filmini girati da Antonio.
Solo dimenticanza o c’era dell’altro.
Giulio, nella coppia, che ruolo interpretava?
La critica non volevo farla per telefono, ma alla prima occasione gliene avrei parlato.
Ci salutammo, riattaccammo mentre bussavano alla porta del mio ufficio.
“avanti”.
Era Anna la segretaria centralinista, era diplomata in lingue ed era stata assunta da una settimana proprio per aiutare l’Amministratore quasi a digiuno di inglese.
Disse:” buon giorno ingegnere, io so che lei, forse, non ne ha bisogno, ma se le occorresse un aiuto sono a sua completa disposizione, mi chiami quando vuole”.
Si girò ed usci.
Stavo riflettendo su questa ragazza, diplomata l’anno prima, quasi coetanea di Carla e Alessia.
Mi stavo chiedendo quali fossero le sue pulsioni sessuali. Forse mi ero perso qualche generazione? Ero io troppo vecchio?
Squillò di nuovo il telefono. Era Giampiero.
“Ciao Giampiero come è finita la festa vi siete divertiti? Scusa se non sono rimasto per il taglio della torta.
Cosa dici? Non c’era nessuna torta. Scusa lo stesso, sai che non amo molto i rampolli di famiglie ricche.
Meno te s’intende. A te la cicogna ti ha portato all’indirizzo sbagliato”.
Parlavo e ridevo, cercavo di evitare che facesse domande imbarazzanti. Non volevo che mi domandasse della sorella.
Prima che lo facesse gli dissi che a mezzanotte essendo stanco me ne ero andato in taxi.
Che avevo fatto qualche ballo con Alessia, l’amica di Carla, e poi ero andato via.
Lui magicamente e intelligentemente non mi ha chiesto della sorella, ma furbescamente mi ha chiesto cosa ne pensassi di Alessia.
“Bella ragazza vero”?
Io gli risposi che era veramente tanto bella, ma per evitare che lui mi facesse ulteriori domande feci finta che avessero bussato alla porta.
”AVANTI”, dissi ad alta voce in modo da costringerlo a salutarmi.
Si apri la porta del mio ufficio e…., “ha chiamato”?
Era Anna, aveva sentito il mio “AVANTI” gridato ed era entrata.
Non le spiegai il malinteso e dissi: ”si sieda, visto che ha un notes le detto un ordine che mi tradurrà in inglese e lo invierà alla ditta che le dirò”.
Intanto la scrutavo, capelli castano chiaro, ricci ma non troppo, media lunghezza, sulle spalle. Inforcò gli occhiali che teneva in mano. Mi fissò. I suoi occhi un colore azzurro scuro, quasi blu.
Dettai l’ordine e le dissi di andare.
Mentre usciva valutai l’altezza, 1.67 credo, leggermente più alta di Alessia.
Indossava una gonna blu al disopra del ginocchio, una camicia azzurra a manica lunga, scarpa blu scuro con tacco 4 cm. Molto formale ma elegante, il mio sguardo si fermò su gambe e fondo schiena. Non male.
Mi domandai, chissà come è a letto?
E Alessia? E Ester? Loro come sono a letto?
Estrassi il portafogli e presi il biglietto che mi aveva dato Ester con il numero di telefono.
Telefono? non telefono? Troppa la curiosità. Telefonai.
Mi risposero dal centralino di una banca, chiedendomi con chi volessi parlare.
Stavo per riattaccare, invece dissi:” la signora Ester, grazie.
Dopo alcuni secondi. “buongiorno sono Ester mi dica”.
“Ciao sono Sandro, ieri sera……”non riuscì a finire la frase che lei:” CIAO SANDRO, sono contenta che tu abbia telefonato”. E Ironizzando e ridendo:” Tu sei il papà di Alessia! Ieri sera mi sei piaciuto un sacco, per come hai gestito le situazioni e per come hai affrontato i ragazzotti. Ti vorrei conoscere meglio”.

“Ester, mi è sembrato di capire che sei sposata, in più hai due colleghi a disposiz…”
“ma quali colleghi. Quelli li abbiamo agganciati con un annuncio su un giornale. Marco li ha valutati e li abbiamo invitati con noi a ballare e…...
Non so neanche se fossero amici o parenti.
Io e Marco, da sempre, con queste frequentazioni, una prima volta e dopo non li rivediamo più.
Soprattutto dopo averne saggiato il contenuto. questi, bocciati su tutta la linea.
Quando ci rivediamo ti racconto anche di Antonio, sai di chi parlo, lo hai visto? Ci rivediamo vero?”
Le risposi: “non saprei, certo che sei una donna che incuriosisce parecchio. Il tuo numero ce l’ho. Ti telefono io, promesso.”

Finalmente potevo dedicarmi al lavoro, mi alzai, indossai un camice, prima una capatina nel laboratorio, poi nei reparti, come consuetudine giornaliera. Oggi ero leggermente in ritardo.
Tornai nel mio ufficio, ancora tre telefonate di lavoro, guardai l’orologio erano passate le 12,30, avevo fame e una pausa ci stava.
Nel bar dove alcuni impiegati andavano nella pausa pranzo, ordinai un toast e un succo di pera. Mangiai sedendomi allo stesso tavolo dei colleghi, con i quali scambiai poche parole.
Li salutai, mi diressi al banco ordinai un caffè ristretto, pagai e rientrai in ufficio.
Per entrare nel mio ufficio si passa obbligatoriamente d’avanti al centralino. Anna era lì, stava seduta alla macchina da scrivere porgendo il fianco ai passanti.
Dissi:” lei non va a mangiare con i colleghi.” Trasalì, si girò, un leggero rossore colorò le sue guance.
Si tolse gli occhiali e con due occhioni timidi mi disse:” dottore, oggi no! Ho mangiato un tramezzino portato da casa. Avevo alcune lettere da dattiloscrivere”.
In modo formale le dissi:” brava si ricordi di segnare lo straordinario”.
Ero in ufficio lavoravo al mio terminale su procedure e codificazioni anagrafiche. Eravamo tra i primi a utilizzare un computer jacquard con 5 terminali, io ne seguivo l’installazione a diretto contatto con programmatori e analisti di una società esterna. Quando squillò il telefono, era Anna: “dottore una telefonata per lei. Una ragazza dice di chiamarsi Alessia.
Gliela passo?”



CAPITOLO 4
“Ciao Alessia! Il numero te lo ha dato Giampiero?”
“No” rispose lei, “Carla mi ha detto dove lavoravi l’ho preso dalle pagine gialle. Sono appena uscita da scuola sono in una cabina telefonica, non ho molti gettoni, ti volevo solo chiedere se domenica mi porti a Crissolo i miei hanno uno piccolo chalet che usiamo soprattutto in inverno per sciare.
Ci andiamo insieme? o hai degli impegni?”
Mentre lei parlava io stavo riflettendo. Non mi stava sollecitando la risposta alla sua domanda della sera prima. Forse la dava per scontata!?
Sapeva della telefonata di Carla?
Può essere che il mio casto bacio fosse stato interpretato come una risposta. Tipo ” Si può fare! perchè no”!
O magari non si ricordava proprio di avermi fatto la proposta?
D'altronde aveva bevuto abbastanza, poteva benissimo non ricordare di avermi chiesto di fare coppia.
“Allora daddy, se sei libero domenica vienimi a prendere alle 09 .00, un’oretta e siamo su, il mio indirizzo lo conosci”!
Confermai l’appuntamento. Mi era stato dato più tempo per riflettere, ne avremmo parlato mentre facevamo una passeggiata al pian del re e chiarito cosa intendesse lei con il “ci mettiamo insieme”.
” bene ci vediamo domenica. Cerca di essere puntuale, mi spiace che non possiamo vederci in settimana, siamo a fine maggio, sta per finire l’anno scolastico e siamo in pieno recupero di interrogazioni. Ho un sacco di compiti.
“ok ci vediamo domenica” dissi io.
Riattaccai riflettendo sul comportamento di questa ragazzina. Perché aveva dovuto giustificare il non ci possiamo vedere in settimana, era come mettere le mani avanti. Capisco l’impegno allo studio di giorno. Ma la sera? Siamo sicuri che non uscisse? Io il dubbio ce l’avevo, ma se non stavamo insieme perché giustificarsi? Io non le avevo chiesto niente.
Se lei fosse stata veramente intenzionata a stare con me non avrebbe dovuto dirmi bugie.
Se avesse voluto un rapporto aperto avrebbe dovuto dirlo ma senza sotterfugi.
Chi era veramente Alessia? Io non la conoscevo.
L’unico a cui chiedere un consiglio era Giampiero. Lui la conosceva.
Gli telefonai sperando di trovarlo in casa.
Mi rispose. Stava lavorando alla tesi ormai quasi finita.
Gli raccontai della strana proposta di Alessia, della telefonata, dell’invito in montagna e dei miei dubbi in merito alle sue affermazioni.
“Tu la conosci abbastanza. Puoi dirmi qualcosa”?
“Sandro io la conosco da quattro anni, frequenta lo stesso liceo di mia sorella.
Viene spesso a casa mia ma io con lei poche parole, solo saluti.
Tranne un episodio di nove mesi fa, prima di venire a fare lo stage.
Stavo rientrando a casa mia e lei ne usciva.
Ci siamo scontrati. Dovetti afferrarla per non scaraventarla a terra. Lei si mise a ridere. E sempre ridendo mi abbracciò cercando di baciarmi.
In quel periodo frequentavo una ragazza bellissima. Una bruna con gli occhi neri con un corpo da favola. Ora non stiamo più insieme.
Un giorno ti racconto tutto, magari mentre ci facciamo un aperitivo o una mangiata di pizza.
Insomma, la respinsi con il suo disappunto. Da allora non ci ha più riprovato.
Capisco le tue perplessità. Ne avrei anch'io.
mi è venuta una idea. Domani mattina ti telefono e ti dico".
lo salutai dicendogli: “sei un amico!”.
Schiacciai l’interno di Anna, la volevo rivedere e togliermi il dubbio che non ascoltasse le telefonate che passavano attraverso il centralino, come quella fatta da Alessia.
Volevo proprio vedere se la curiosità è femmina, come dicono.
Lei entro e le dissi: ”Prima lei mi ha girato la telefonata della ragazza di un mio amico, si stanno separando e tutti e due mi usano come psicologo.
Se in futuro mi cercasse ancora, le dica che sono irraggiungibile nei reparti o che non sono in sede. Poi mi informi”.
Mentre le parlavo la scrutavo per cogliere un minimo cenno che lasciasse trasparire che io stessi mentendo rispetto al contenuto della telefonata, casomai l’avesse ascoltata.
Lei senza un minima deformazione del viso, imperscrutabile e senza la minima indecisione nella voce mi disse:” come vuole lei dottore”.
“ Non mi chiami dottore e neanche ingegnere ma solo Sandro”.
” Va bene signor Sandro”.
“ Tolga quel signor che mi fa tanto vecchio”.
”va bene Sandro farò come mi dice lei”.
”cosi va meglio. Può andare”.
La sera tardi rientrai nel mio bilocale che avevo acquistato facendo un mutuo fondiario al san paolo. 25 anni a tasso fisso.
l'inflazione galoppante non permetteva mutui più brevi. i tassi ormai sforavano il 18%.
Alessia mi aveva dato un po’ di tempo per riflettere se accettare la sua proposta? O non se ne ricordava più? Aveva bevuto tre cocktail forse non era in sé quando me l’ha fatta.
Anche se nove anni di differenza erano tanti, era comunque maggiorenne.
Mi dicevo che te ne frega, è bellissima, un corpicino niente male anche disponibile, di cosa ti preoccupi. La voglia di farci sesso mi attirava moltissimo.
Anche perché, non facevo sesso da otto mesi.
Si poteva benissimo dire che avessi una fame arretrata? Siccome, non essendo io un prete in odore di castità era ora che ricominciassi a darmi da fare.
Mi scappo un sorriso.
Mi venne in mente Teresa l’ultima con la quale avevo fatto sesso.
Lei era anche stata la prima.
Nata in Calabria, occhi chiari alta 1.60, carina, abitava nella stessa mia via.
Era il 1970 io diciannovenne avevo avuto tre- quattro filarini niente di veramente concreto bacetti toccatine, sola Clara mi aveva fatto una sega, ma dopo una settimana stava già con uno più grande.
Mentre Cettina (Concetta) catanese, 21 anni lei 17 io, non me l’ha mai voluta mollare nonostante i miei sforzi, si voleva sposare vergine.
E ci voleva andare con Il velo bianco, per lei simbolo di purezza. Chissà se ce l’ha fatta? Spero sia riuscita a trovare l’uomo giusto e così paziente nell’attesa.
Poi solo dei nomi di uscite domenicali e mai riviste tranne un paio molto utili nella mia crescita……. A ripensarci mi viene da ridere. Ero giovane, bello, ma tanto buffo e impacciato.
Teresa la prima scopata non si scorda mai. Dopo di lei tante conoscenze senza un mio interesse profondo troppo preso da università e militare.
Lavorava in un negozio d’abbigliamento in fondo a corso Giulio Cesare vicino Porta Palazzo dove si svolgeva il mercato all’aperto più grande d’Europa. Aveva smesso dopo la terza media di andare a scuola. Questo era uno dei problemi nel nostro rapporto, una forte differenza culturale che non ne impediva però una frequentazione vista l’attrazione sessuale; Altalenante, in 7 anni siamo stati insieme almeno tre volte. Come si dice, un po’ da bastardo la lasciavo e la riprendevo quando volevo, con la certezza comunque che non fosse propriamente innamorata e che non soffrisse troppo per il mio pessimo comportamento.

Prima dell’ultima scopata, stava con un elettricista di tre quattro anni più vecchio di me.
Mi ha cercato lei dicendomi:” mi sposo, vorrei fare ancora una volta l’amore con te”.
La portai nel monolocale che avevo preso in affitto tre mesi prima. Ci spogliammo, io la guardai, era forse l’ultima volta che la vedevo nuda il seno una seconda scarsa con i capezzolini rosa, magra ma con i fianchi evidenti, tutto sommato era sempre molto piacente. Facemmo l’amore due volte, le chiesi come si trovasse con il futuro marito. E lei: ”bene, è bravo, ma con te è diverso, mi mancherai.
Io ridendo le dissi: ”Puoi sempre telefonarmi, anche se non sarebbe giusto nei riguardi di tuo marito.
Sai c’è un detto siciliano, che suona così, “i cornu i zita sunnu di sita, i cornu i mugghieri sunnu veri”.
(le corna delle fidanzate sono di seta, quelle delle mogli sono vere.)
Mi addormentai pesantemente.
L’indomani, in pieno delirio lavorativo che non mi lasciava spazio a pensieri diversi, mentre ero in laboratorio, mi arrivò una telefonata di Anna.
“Sandro c’è una telefonata per lei, dice di essere un suo amico si chiama Giampiero. Lo devo passare o dico che lei non c’è, come mi aveva detto ieri”?
“no, no, mi faccia arrivare in ufficio e poi me lo giri”.
Mi affrettai, passai d’avanti al centralino feci l’occhiolino con un sorriso di complicità ad Anna, entrai nel mio ufficio alzai la cornetta. “ciao Giampiero dimmi”.
“Ieri sera, verso le nove, ho telefonato a casa di Alessia, mi ha risposto la madre. Se mi avesse risposto lei avrei riattaccato. Le ho chiesto di passarmi Carla.
Lei, come sapevo benissimo, mi ha risposto che Carla non era lì e che anche Alessia era fuori. Le aveva detto che sarebbe rientrata prima delle 11.00, forse potevano essere insieme.
Mentre riattaccavo Carla usci dalla cucina. Mia sorella era in casa, quindi Alessia era uscita da sola. Morale della favola amico mio, cerca di non innamorarti perché ne avresti solo sofferenza. Alcune donne, soprattutto quelle bellissime, della menzogna ne fanno uno strumento di vita”.
“Tranquillo Giampiero, sono vaccinato, ho avuto già la mia bella scoppola giovanile, non ci ricasco”.

“Questa sera se vuoi mi apposto e aspetto che esca e la seguo”.
No no lascia stare non è il caso che tu ti esponga. Ti ringrazio. Settimana prossima organizziamo una pizza al solito posto e ci scambiamo qualche confidenza perniciosa, tipo quella con il corpo da favola”.
La mettevo sul ridere per non sembrare troppo coinvolto. Ci salutammo. La mia giornata uguale a tante altre passò lentamente.
Giovedì mattina nel mio ufficio tenevo questo biglietto in mano lo poggiai sulla scrivania.
Composi il numero:” la signora Ester grazie.


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