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TORINO ANNI 70 cap. 13


di Lonewolf4
12.09.2025    |    466    |    0 8.0
"Ogni volta, che cercava di riportare il discorso sulla sua brutta condizione di indesiderata coinquilina, la sviavo chiedendole della sua attività sindacale, del suo lavoro..."
“Sandro te lo dico io il suo problema.
Premesso, non sono gelosa.
Forse un po’ possessiva, ma nella giusta dose.
Enrica sta cercando un posto dove stare.
A me non va che lei venga a vivere a casa tua.
Non perché te la potresti scopare, anzi, sicuramente ti scoperebbe lei.
Ma perché limiterebbe la mia libertà, non la voglio tra i piedi mentre stiamo insieme”.
“Fatemi capire. Ho appena conosciuto una splendida ragazza, con la quale fare sesso tutte le volte che ci vediamo e io mi metto in quel buco di casa che ho, una inquilina?
Ma che sono scemo?
In ogni caso, non vedo perché dovrei accettare una coinquilina, guadagno abbastanza, non ho bisogno di dividere le spese.
E poi, da come ne parlate, non vedo l’ora di conoscere sta mangia uomini”.
Lo dissi ridendo e guardando una dallo specchietto e l’altra al mio fianco.
Avevano una espressione tra l’attonito e il dubbioso, ma tacquero.
A Barge telefonammo, loro a casa e io al ristorante per prenotare.
Arrivammo al ristorante puntuali.
Davide l’ho riconobbi, perché l’avevo visto bene al bar Elena.
Lei no, avendola osservata solo di schiena, capelli lisci lunghi e scuri.
Adesso vederla di fronte mostrava i suoi circa 25 anni.
Il viso magro, occhi nocciola, naso pronunciato e labbra sottili, carnagione scura.
Indossava una gonna sopra il ginocchio, gambe magre, un maglioncino di cotone a manica lunga e stretto, faceva risaltare un quarta abbondante di seno.
Nel complesso carina. Ma mangia uomini proprio non mi sembrava.
Tanto appariscente non era.
Se la incontravo per strada più che uno occhiata di maschile curiosità non le avrei dato.

L’ultima telefonata a Barge l’avevo fatta io, prenotando il tavolo rotondo girevole per cinque e anche cosa ci avrebbero servito.
Due antipasti per tutti.
Tre diversi primi con spaghetti di soia da dividere e anatra all'arancia cinese, per tutti.
Birra acqua e tè cinese. Completavano il menù.
Fatte le doverose presentazioni, entrammo.
Occupammo il tavolo che avevo prenotato, prima si posizionò Enrica, poi Carla, Alessia, io e Davide chiuse il cerchio.
Dissi loro cosa avevo ordinato per tutti.
Ma, se a qualcuno non piaceva quello che servivano, poteva chiedere altro.
Rispose Enrica.
“No andrà tutto bene, l’anatra è la prima volta che la mangio, sarà ottima”.
Poi rivolta a me.
“Piuttosto tu. Alessia mi ha detto che vivi da solo, non è che hai bisogno di una coinquilina”?
La domanda, così a bruciapelo, dopo il discorso fatto in macchina, mi strappò un sorriso esagerato.
“Guarda che è una cosa seria, sono sotto stress, sto cercando un posto dove stare, perché dove sono adesso non si vive più.
Quando mi sono separata, sono andata a stare da Bonaria una collega di lavoro, il contratto d’affitto è suo.
Io condivido le spese, è stata una buona soluzione per tutte e due.
Però, da tre mesi, da quando convive con questo ragazzo, è diventata morbosamente gelosa.
È convinta che le voglia fregare il ragazzo. Ma vi pare?
Lui è simpaticissimo, è alla mano, educato come pochi.
Per essere carino, Enzo è carino, anzi belloccio, occhi azzurri, capelli castano chiaro, lunghi ma non troppo, sulle orecchie, robusto, alto un metro e settanta ha 23 anni, fa il saldatore alla P…………”.
Che le fosse indifferente non mi sembrava, vista la descrizione che ne aveva fatto, pareva una radiografia.
La narrazione che ne faceva, mi riportava all'Enzo che conoscevo io.
Persino la fabbrica e la qualifica.
Lui, sette mesi fa, stava ancora con Caterina. Ora pareva che convivesse, invece, con questa Bonaria.
Caterina, l’aveva conosciuta circa un anno fa e portata nel gruppo.
Ricordo, come era raggiante all'inizio di questa relazione.
Lui, aveva avuto, solo qualche amorino estivo. Ma niente sesso. Questa si era presa la sua verginità.
Non bellissima ma attraente, la classica ragazza che fa tipo, formosa, non alta, bruna, carnagione olivastra, sembrava una mulatta, ma era calabrese.
Dopo due mesi che si era inserita nel gruppo, ci aveva provato con me.
Al mio netto rifiuto. A fatica, perché una scopata con lei l’avrei fatta volentieri.
Ma la ragazza di un amico non si tocca, non potevo.
Mi aveva liquidato, con un vaffanculo, frocio.
Sapere, che non ero stato io il motivo della rottura, da una parte mi consolava.
Dall'altra mi lasciava una certo rimpianto, col senno del poi.
Questo nove mesi fa. Il gruppo non lo frequento più da circa sette mesi.
Quindi le novità non le conoscevo.
Mea culpa, questo lavoro mi stava assorbendo troppo. Avevo perso i contatti con gli amici.
La difficoltà nel frequentarsi non mi giustificava, una telefonata ogni tanto, potevo farla.
Chiesi se sapesse anche il cognome.
Me lo disse. Era lui.
“ perché lo conosci”?
“No, non lo conosco”.
Dovevo riprendere i contatti con i vecchi amici.
Sette mesi senza sentirli , senza sapere niente della loro vita, erano troppi.
Domani mattina, devo assolutamente telefonare a Massimiliano.
Se viveva ancora con i genitori, il numero di telefono l’avevo.
Cercando di svicolare gli assalti di Enrica, con gli sguardi divertiti delle altre due complici, portammo a termine la cena.
Ogni volta, che cercava di riportare il discorso sulla sua brutta condizione di indesiderata coinquilina, la sviavo chiedendole della sua attività sindacale, del suo lavoro.
Due cose riuscì comunque a strapparmele.
Nonostante le avessi detto che non avevo ancora il telefono, dovetti darle quello aziendale, tanto era così determinata che sulle pagine gialle lo avrebbe trovato comunque.
E dove abitavo, non sapendo come non dirglielo, sembrava una pura scortesia.
Ogni volta che concedevo qualcosa mi arrivava un calcio di Alessia.
L’ultimo, il più violento, quando dissi di si alla richiesta di accompagnarla a casa, in via Gioberti, perché era sulla strada per andare a casa mia.
Mi avviai alla cassa, per pagare il conto.
Alessia si avvicino, mi prese a braccetto, mi diede un bacio sulla guancia e mi ringraziò.
Come aveva detto Carla stava marcando il territorio.
Era un modo per far vedere a tutti e soprattutto a Enrica, di chi ero.
Usciti fuori, Enrica disse, ad alta voce a suo fratello di andare, perché lei l’avrei accompagnata io.
Erano venuti con la moto di Davide, un Morini Corsarino 50. Era parcheggiato legato ad un palo sul marciapiede.
Lui orgoglioso me lo fece vedere dicendomi che stava convincendo il padre a comprargli un Corsaro 125
Salutammo Davide e ci avvicinammo all'auto.
Enrica aveva la mano sulla portiera al fianco del guidatore.
Alessia gliela levò e guardandola torvo le disse: ”dove credi di andare? vai dietro”.
“scusa, mi mettevo già d’avanti, perché casa vostra è dietro l’angolo, siete così vicine che scenderete subito, anticipavo solo il trasloco”.
“E qui che ti sbagli carina, io ho già avvisato a casa che stanotte non rientro, ho detto loro che dormo da Carla, invece dormo da Sandro, IL MIO RAGAZZO”.
E con un tono che non ammetteva repliche.
“Quindi tu scenderai prima di me. Vai pure dietro”.
Con un moto di stizza, Enrica si adeguò.
Che avrebbe dormito da me, era una novità.
Lasciammo subito Carla.
Arrivati in via Gioberti, Enrica ci chiese di salire che ci faceva conoscere la coppia di conviventi.
Io risposi di no, era tardi e non dovevamo disturbare, sia che dormissero o che facessero altro.
“Tanto l’ho capito sai, tu Enzo lo conosci, non me la dai a bere”.
Non le risposi.
Scesi per aprirle la portiera, come avevo fatto anche con Carla.
L’accompagnai d’avanti al portone e la salutai dandole un bacio sulle guance.
Lei mi fece notare, che Carla l’avevo salutata con un bacio sulle labbra e al volo mi bacio sulla bocca cercando di introdurre la lingua, la distanziai repentinamente dicendole ridendo, che quello con Carla era stato un semplice bacio a stampo, senza introduzione di corpi estranei.
Mi ringraziò per la serata e con un ci rivediamo! Che più che un arrivederci, suonava come un avvertimento.
Ritornai in macchina.
Per sentirmi dire:” E bravo il mio daddy dandy, sempre a modo e galante con tutte.
Fermati alla prima cabina telefonica che devo avvisare che non rientro.
Non era vero che avevo avvisato casa.
Era una balla.
Ma tu veramente conosci questo Enzo”?
“Si, aveva quattro anni in meno della maggioranza degli amici.
Era visto come una mascotte. Uno quasi da accudire.
In pratica si era formato nel gruppo, l’avevamo visto crescere anche dal punto di vista sessuale.
Era il più giovane di tutti, ma anche il più dotato.
Credo, da come lo hanno descritto Carla ed Ester, avesse un cazzo simile a quello di Antonio.
Solo, che fino a quando non ha conosciuto Caterina, lui sesso mai.
“Chi è Caterina”?
Le raccontai tutto compreso che mi aveva apostrofato con quel vaffanculo frocio.
Al che lei, imitando uno scarso siciliano mi disse: “male facesti, non dovevi fartela scappare.
Avevi una tua ragazza”?
Così le raccontai anche di Teresa, del mio prendere e lasciare, della sua volontà di volersi sposare questo Maurizio, che sicuramente qualche cornetto glielo metteva.
“Sandro, tu mi piaci, sei riuscito a toccarmi corde che nessuno aveva mai sfiorato.
Non voglio condizionare la tua vita. Sei libero di scoparti chi vuoi, io non ti voglio tarpare le ali.
Basta che però non sia, il tipico tradimento, tenuto nascosto.
Come hai detto anche tu, onestà, niente menzogne”.
“Mi dici questo, perché anche tu vuoi essere libera di darti ad altri, con la mia approvazione?
“No Sandro io sto troppo bene con te. Non ci sono altri nel mio immediato futuro.
Però, noi donne siamo diverse da voi maschietti.
Noi usiamo di più e meglio, l’unica testa che abbiamo.
Voi di teste ne avete due e in genere la seconda prevale sulla prima.
Quando vedete un bella ragazza, vi si rizza a prescindere.
Quindi, quando ti viene duro dimmelo, che prima che vai a cercare in giro, ci penso io ad ammosciartelo.
E dopo, se hai ancora la forza e la voglia di farlo, ti lascio campo libero.
Aveva 18 anni io 27, ma parlavamo come fossimo coetanei. Era matura e sicura di se, più di quanto mi aspettassi da una diciottenne.
Dovevo usare meglio il tempo che stavo con lei. Scopare si, ma conoscerla anche.
Accostai vicino una cabina telefonica e le dissi: ”ti porto a casa? O telefoni e vieni da me?

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