trans
Una serata particolare 6 - l'ingresso
Andrea72
24.04.2026 |
820 |
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"Era un bacio diverso da quelli che aveva scambiato con Vera e Sofia: la barba di Marco le sfiorava il viso, la sua bocca era più larga, la sua lingua più sicura..."
L’equilibrio a quattro era durato quasi sei mesi. Poi, una sera, a cena da Lorenzo e Chiara, Vera posò la forchetta con un gesto che tutti ormai conoscevano: stava per dire qualcosa di importante.«Conosco un ragazzo» cominciò. «Si chiama Marco. Ha trent’anni, è cis, fa l’architetto. È bello, gentile, intelligente. È anche molto aperto di mente.»
«E cosa c’entra con noi?» chiese Chiara, con un tono che non era né diffidente né curioso. Era solo attento.
«Ci è piaciuto» disse Sofia, prendendo la parola. Era raro che parlasse per prima, quindi tutti si girarono verso di lei. «Io e Vera l’abbiamo conosciuto a una mostra. Abbiamo parlato tutta la sera. Sa che siamo trans, non gli interessa. Anzi, forse gli interessa, ma nel modo giusto: è attratto da noi, ma ci vede come donne, non come feticci.»
Lorenzo si schiarì la voce. «E vorreste coinvolgerlo? Con noi?»
Vera annuì. «Non subito. Prima vorremmo che lo incontraste. Tutti e quattro. Una cena, senza impegno. Poi vediamo.»
Chiara guardò Lorenzo. Lui alzò le spalle, ma c’era una scintilla di curiosità nei suoi occhi. «Non ci avevamo mai pensato, a un uomo» disse. «Non insieme.»
«Non c’è mai stato bisogno» rispose Chiara. «Ma forse adesso sì. O forse no. Lo scopriremo solo incontrandolo.»
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Marco si presentò al ristorante con dieci minuti di anticipo. Era alto, più di Lorenzo, con i capelli scuri e un taglio di barba curato. Occhi chiari, forse azzurri, e un sorriso che mostrava denti perfetti ma senza quella perfezione artefatta che mette a disagio. Indossava una camicia bianca e jeans scuri. Sembrava uscito da una pubblicità, ma parlava come una persona vera.
«Voi siete la coppia di cui Vera e Sofia non smettono mai di parlare» disse stringendo la mano a Lorenzo e poi a Chiara. «Sono felice di conoscervi.»
Si sedettero. Il ristorante era elegante ma non formale. Ordinò vino per tutti, chiese i consigli della cameriera, fece domande su cosa lavorassero, su cosa leggessero. Non c’era nessuna tensione sessuale, almeno all’inizio. Era semplicemente un uomo piacevole che cercava di mettere a proprio agio quattro persone che non conosceva.
Fu Chiara a rompere il ghiaccio. «Ti hanno detto come ci siamo conosciuti?»
«Sì» rispose Marco, senza imbarazzo. «Mi hanno detto che avete iniziato con Vera e poi è arrivata Sofia. E che avete costruito qualcosa che non è solo sesso. Mi ha incuriosito.»
«Non ti dà fastidio?» chiese Lorenzo, direttamente.
«Cosa?»
«Che io sia l’unico uomo nel gruppo. E che se entrassi tu, non sarei più l’unico.»
Marco ci pensò un momento. «Non mi dà fastidio. Anzi, forse mi metterebbe più a mio agio. Essere l’unico uomo in un gruppo di donne trans e una donna cis… non è che mi disturbi, ma a volte mi sentirei in difetto. Con un altro uomo, invece, ci sarebbe più equilibrio.»
Sofia gli sorrise. «Ecco perché mi sei piaciuto subito.»
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La cena finì tardi. Uscendo, Marco si offrì di accompagnare Vera e Sofia a casa. Sulla porta del ristorante, si voltò verso Lorenzo e Chiara.
«Vi piacerebbe rivedermi?»
«Sì» disse Chiara. «Ma la prossima volta a casa nostra. Così possiamo parlare senza altri intorno.»
Marco annuì. «Quando volete.»
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Una settimana dopo, Marco arrivò a casa di Lorenzo e Chiara con una bottiglia di vino e una torta fatta in casa. «Ho imparato a fare i dolci quando vivevo da solo» spiegò. «È la mia terapia.»
Si sedettero in salotto. I bambini erano dai nonni, la casa era silenziosa. Vera e Sofia arrivarono poco dopo, e ci vollero solo pochi minuti perché l’atmosfera diventasse intima. Marco si mise a suo agio, si tolse le scarpe, si sdraiò sul tappeto come facevano loro.
«Possiamo parlare di cosa cerchiamo?» chiese Chiara.
«Certo» rispose Marco.
«Io cerco di stare bene con chi mi sta bene» disse Chiara. «Non complico. Non mi interessa se ti innamorerai di una di noi, o di tutte. Mi interessa solo che ci sia rispetto, e che se qualcosa non va, se ne parli subito.»
Marco annuì. «Cerco lo stesso. Non voglio relazioni esclusive. Mi piace conoscere persone, condividere momenti, anche intimi. Ma non sono uno che si innamora facilmente. O forse sì, ma non ne ho mai bisogno di esclusività. Per me l’amore non si misura in esclusiva.»
Lorenzo lo guardò. «Sei molto sicuro di te.»
«Sono stato in terapia per anni» rise Marco. «Non è sicurezza. È consapevolezza dei miei limiti.»
Sofia si avvicinò a lui e gli accarezzò una gamba. «Posso?»
«Certo.»
Gli si sedette accanto e gli posò la testa sulla spalla. Marco le passò un braccio intorno. Vera si avvicinò anche lei, dall’altro lato. Lorenzo e Chiara li guardavano.
«Non vi sentite esclusi?» chiese Marco.
«No» disse Lorenzo. «Vi stiamo guardando. È anche questo che ci piace.»
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I baci iniziarono piano. Prima tra Vera e Marco, poi tra Sofia e Marco, poi tra Chiara e Lorenzo che si guardavano mentre Marco baciava le loro amiche. Non c’era fretta. Marco sembrava sapere dosare l’attenzione: non si concentrava solo sulle due trans, ma ogni tanto si voltava verso Chiara, le sorrideva, le sfiorava una mano.
«Posso baciarti?» chiese a Chiara.
Lei guardò Lorenzo. Lui annuì. Chiara si avvicinò a Marco e lo baciò. Era un bacio diverso da quelli che aveva scambiato con Vera e Sofia: la barba di Marco le sfiorava il viso, la sua bocca era più larga, la sua lingua più sicura. Chiara sentì un brivido che non provava da tempo.
Lorenzo osservava. Non era geloso. Era curioso. Voleva vedere Chiara con un uomo, perché non era mai successo da quando avevano aperto la relazione. Con Vera e Sofia era stato diverso: erano donne, con un corpo diverso ma con una femminilità che lui conosceva bene. Con Marco, invece, era un uomo. E Chiara era attratta.
«Ti piace?» chiese Lorenzo a Chiara, quando lei si staccò da Marco.
«Sì» rispose, senza esitazione. «Ma mi piace che tu mi guardi mentre lo bacio.»
Marco si voltò verso Lorenzo. «E tu? Ti piacerebbe che ti baciassi?»
Lorenzo esitò. Era una domanda che non si era mai fatto. «Non lo so» ammise. «Non ho mai baciato un uomo.»
«Non c’è obbligo» disse Marco. «Solo se vuoi.»
Lorenzo guardò Chiara. Lei gli prese la mano e la strinse. «Non devi dimostrare nulla» sussurrò.
«Lo so» rispose lui. Poi, con una lentezza che sorprese tutti, si avvicinò a Marco. Non lo baciò sulla bocca. Gli baciò una guancia, poi l’altra. Poi, quasi per prova, gli sfiorò le labbra con le proprie. Fu il contatto più breve del mondo, ma elettrico.
Marco non forzò. Aspettò. Lorenzo ci riprovò, questa volta più a lungo. Le labbra di Marco erano morbide, diverse da quelle di una donna, ma non sgradevoli. Sentiva il respiro di lui, caldo e regolare. Poi si staccò.
«Non so se mi piace» disse. «Ma non mi dispiace.»
«Va bene così» rispose Marco.
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Si spogliarono nel salotto, davanti al camino acceso. Era autunno inoltrato, e la casa profumava di legna. Marco si tolse la camicia, rivelando un torace asciutto e muscoloso, con una leggera peluria scura. Veronica e Sofia lo toccavano, Chiara lo guardava, Lorenzo invece guardava tutti.
«Cosa vuoi fare?» chiese Marco a Lorenzo.
«Vorrei vederti con loro» rispose. «Prima con Chiara, poi con Vera e Sofia. Voglio vedere come le tocchi, come reagiscono.»
Marco annuì. Si avvicinò a Chiara, la prese per mano e la condusse verso il tappeto. Si sdraiò accanto a lei, e iniziò a baciarla sul collo, scendendo lentamente verso il seno. Chiara chiuse gli occhi. Le mani di Marco erano grandi, sicure, ma non brutali. Le accarezzavano i fianchi, il ventre, poi scesero tra le sue gambe.
Chiara era già umida. Marco la toccò con due dita, trovando il suo clitoride con naturalezza, come se la conoscesse da sempre. Chiara gemette, e Lorenzo, seduto a pochi passi, sentì il cuore battere forte. Non era eccitato solo dalla scena, ma dal fatto che Chiara si stesse abbandonando a un altro uomo, e che lui stesse scegliendo di guardare.
Marco entrò in Chiara con lentezza, mentre Vera e Sofia si sdraiavano accanto a loro, toccandosi e guardando. Lorenzo si avvicinò e si mise dietro Marco, in modo da vedere il suo pene che entrava e usciva da Chiara. Era strano, vedere un altro uomo dentro sua moglie, ma non era doloroso. Era come guardare un'immagine che aveva immaginato mille volte e che finalmente diventava reale.
Chiara venne con un grido soffocato, stringendo le gambe intorno a Marco. Lui la seguì poco dopo, ritirandosi e venendo sul suo ventre. Chiara si passò una mano sulla pelle, poi si pulì sul tappeto, sorridendo.
Poi fu il turno di Vera. Marco la fece sdraiare sulla schiena e prese il suo pene in bocca, mentre Sofia accarezzava i seni di Vera e Lorenzo la guardava. Vera era più sensibile di Chiara, e bastarono pochi minuti perché venisse, con un gemito lungo che sembrava una liberazione.
Marco passò a Sofia. Lei era più timida, ma con lui si sciolse subito. Si lasciò baciare, toccare, e quando Marco le chiese se poteva prenderla da dietro, lei annuì. Lorenzo vide il pene di Marco entrare nel fondoschiena di Sofia, sentì i gemiti di lei che si facevano più intensi, e pensò che non avrebbe mai immaginato di trovarsi in una situazione simile. Eppure, era lì, e non voleva essere da nessun'altra parte.
Alla fine, vennero tutti, uno dopo l’altro, o insieme, in un crescendo di respiri e sospiri. Quando si ritrovarono sdraiati sul tappeto, intrecciati come una catena umana, Marco era in mezzo, con Chiara da un lato e Vera dall’altro, mentre Sofia era tra le braccia di Lorenzo.
«Non pensavo sarebbe stato così bello» disse Marco, rivolto a nessuno in particolare.
«Neanche noi» rispose Lorenzo.
Chiara si girò verso Marco e lo baciò, poi si voltò verso Lorenzo. «Sei contento?»
«Sì. E tu?»
«Sì. Ma non voglio che diventi una routine. Voglio che resti speciale.»
Marco annuì. «Lo sarà. Perché saremo noi a decidere ogni volta se ci va o no.»
Sofia si strinse a Lorenzo. «E io voglio ancora essere la tua preferita» scherzò.
«Lo sei» rispose lui, baciandole la fronte. «Ma non dirlo alle altre.»
Risero tutti. Fuori era notte fonda, e il camino ormai era solo brace.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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