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trio

Davide incontra la mafia


di Membro VIP di Annunci69.it GangbangBologna
17.09.2026    |    1.844    |    0 7.5
"Visto l'andazzo assurdo e la piega surreale della situazione, decido che è meglio simularla e tagliare la corda..."
​È una notte di inizio settembre, saranno circa le due, e io me ne sto a letto supino, in maglietta nera, senza pantaloni e con le chiappe al vento. All’improvviso il telefono sferraglia: guarda WhatsApp e trovo un messaggio da un numero mai visto. È una coppia che mi fa: «Ci sei? Dove sei? Vieni!». Ora, siccome a quell’ora della notte suonato ci sono pure io, decido di darle corda. Salta fuori che questi due stanno a Sala Bolognese: lei è tutta vogliosa, lui è un tipo strano forte. Senza nemmeno chiedermi una foto, mi dicono di andare al volo da loro. Io però tentenno, un po’ per diffidenza e un po’ perché, diciamocelo, chi cazzo ha voglia di vestirsi e tirare fuori la macchina alle due di notte per andare a casa di sconosciuti? Loro insistono, lui fa persino chiamare lei dal telefono per farmi sentire la voce e dimostrarmi che la donna esiste davvero. Ma niente, per quella notte me ne resto a letto.
​Il giorno dopo questo soggetto torna alla carica su WhatsApp: «Perché non sei venuto? Avevi paura? Ti sei ritirato?». Lì capisco che ho a che fare con un personaggio del tutto inesperto e surreale. Gli scrivo che potrei passare in un orario più normale e che, se lei si fa trovare in modo un po’ sexy, ci divertiamo tutti e tre. Mi risponde subito con un vocale infuocato dal marcato accento meridionale: «Ascolta! Se vuoi una che ti accoglie in lingerie e tacchi a spillo vai da un'escort e paghi 100 euro!». Va beh, intanto la voce della donna l'ho sentita, la coppia c'è, lui è suonato ma lei è reale, e la chat prosegue per qualche giorno.
​Arriva domenica. Sono le cinque e mezza di pomeriggio, mi trovo al centro commerciale inghiottito dal nulla cosmico e dalla noia più totale. Così decido di fare una pazzia dell'ultimo minuto e gli mando un messaggio: «Fra un'ora passo da Sala Bolognese, se ci siete ci conosciamo». Lui risponde: «Scrivi a lei!». Scrivo a lei, le chiedo «A che ora?» e lei «18:30!». Poi torna lui: «Che cosa ha detto? 18:30!». Perfetto, appuntamento fissato.
​L'unico piccolo dettaglio è che ho il telefono al 4% di batteria. Arrivo nella via concordata a Sala Bolognese, parcheggio in anticipo e aspetto in auto, ancora dubbioso sulla serietà della situazione. Alla fine lui scende nel parcheggio e mi viene incontro. È il classico tipo meridionale, visibilmente agitato. Mi fa salire al primo piano ed entro in casa. Sulla sinistra la prima cosa che noto è una gabbia con dentro un castoro che poi scoprirò chiamarsi Peppino. Poi c'è lei, una ragazza sui quarant'anni, un po' in carne ma carina, vestita in modo del tutto ordinario: maglietta bianca, jeans e scarpe normali. L'appartamento è piccolo e il tavolino vicino al divano ha un buco enorme in mezzo, come se un tipo di ira ci avesse sferrato un pugno distruggendolo.
​A quel punto ci sediamo al tavolo della sala e lui comincia a bere acqua a raffica, bicchiere dopo bicchiere, e a fumare come un ciminiera. È agitatissimo. Lo guardo e percepisco chiaramente che è nel pallone, non è sicuro di quello che sta facendo, è in una sensazione stranissima, come se non volesse farlo e al tempo stesso volesse farlo. Io cerco di fare un po' di conversazione e gli chiedo: «Scusate ragazzi, ma invece di chiamare la gente a caso a casa vostra, perché non andate nei club così vedete i singoli e li scegliete con calma?». E lui, di punto in bianco: «Ascolta! Nessuno t'ha chiesto niente! Qui si fa come diciamo noi!». E poi di nuovo zitto, a bere acqua e fumare. Lei, delle due, sembra la più tranquilla. Io ci riprovo: «Ma perché lei non si mette qualcosa di un po' più sexy?». E lui di nuovo: «Ascolta, te l'ho già detto, questa non è un'escort, lei si vergogna!». Va bene, ho capito l'antifona. Lui sa tutto lui e non c'è verso di dargli un consiglio.
​Dopo mezz'ora passata a tentare un approccio di discorso senza alcun successo, capisco che non c'è speranza e mi alzo: «Allora ascoltate ragazzi, oggi ci siamo conosciuti, io adesso vado via e magari ci pensate tra di voi...». A quel punto lei mi sorprende e fa: «Ma io pensavo che dovevamo fare qualcosa oggi!». Rispondo: «Ah bene allora, ci sono! Se vogliamo fare qualcosa ci sono!». Sentendo la risposta della compagna, lui sembra tranquillizzarsi un attimo. Ci spostiamo sul divano: lei in mezzo, lui a destra e io a sinistra. Lei inizia a farci una sega a testa; lui tira fuori l'uccello, io resto nei pantaloni leggeri che indosso senza mutande. Visto che lei vaga con le mani cercando di tirarmelo fuori, mi calo i pantaloni e parte un pompino... e devo dire pure un bel pompino.
​Ma l'idillio dura poco. Lui, preso da un'improvvisa agitazione, si alza di scatto, torna al tavolo, si siede, ricomincia a bere acqua compulsivamente, a fumare e a fissarci. Io intanto continuo con lei: le lecco la fica, mi metto il preservativo e la scopo sul divano, prima a pecora e poi con me sopra. Lei sembra godere eccome. Ad un certo punto chiedo: «E adesso dove vengo? Sulle tette?». E lui urla dal tavolo: «No! C'è il divano! Vieni dentro al preservativo!». Ma io le spiegazioni gliele do chiaramente: «Guardate che se mi fate fare una sega sopra il preservativo con la mano non vengo mica, posso stare qui anche dieci ore ma non ho sensibilità!». Visto l'andazzo assurdo e la piega surreale della situazione, decido che è meglio simularla e tagliare la corda. Chiedo uno scottex, me lo arrotolo alla canna del cazzo, faccio finta di farmi una sega e le dico: «Ti puoi mettere a gambe aperte e ti masturbi?». Lei comincia a urlare «Ahhh! Ahhh!» con una finzione clamorosa. Io m'arrotolo tutto nello scottex e levo le tende perché la piega che sta prendendo il tipo non mi piace per niente.
​Ma la parte peggiore deve ancora venire. Il giorno dopo mi chiama al telefono: «Allora, com'era? Cosa ti è piaciuto? Cosa non andava?». Va beh, fino a qui ci può anche stare. Ma poi la cosa si fa ancora più bizzarra. Inizia a dirmi: «Se hai dei numeri di coppie dammeli che ci vado io!». Ma come? Allora voleva andare lui con i singoli! Comincia a fare un gran casino con queste coppie, chiamandole in continuazione senza sosta. Alla fine ci litigo di brutto perché mi fa: «Puoi tornare un'altra volta, ma sarà l'ultima!». E io gli chiedo: «Ma perché l'ultima?». E lui gridando: «Sì, basta, non ti voglio vedere più!». Lì perde la pazienza anche la mia di pazienza e gli rispondo a tono: «Senti Salvador, facciamo una cosa: io non sono mica un morto di fica che devi farmi un favore a chiamarmi per l'ultima volta. Non ci vediamo più già da adesso e siamo a posto così!». Un personaggio veramente assurdo.
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