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Prime Esperienze

La fregatura del 31 : cronaca di una sola


di Membro VIP di Annunci69.it GangbangBologna
01.11.2026    |    19    |    0 6.0
"La cosa che brucia, che ti fa ribollire il fegato, è realizzare quanto sei stato stupido a crederci..."
Dio bon, a quarantacinque anni suonati uno penserebbe d’averle viste tutte, d'essere immunizzato contro i bidùn, d’aver sviluppato quel sano cinismo bolognese che ti fa fiutare la sola a tre chilometri di distanza, ancor prima che chi ti parla abbia aperto bocca. E invece no. Ti svegli una mattina con la luna storta, ti fai infinocchiare da una telefonata e finisci per passare il pomeriggio del trentuno d’ottobre a fare il guardiano abusivo di pneumatici sani nel parcheggio di un albergo a Modena, con la dignità rotolata sotto il parafango e la sensazione netta d'aver fatto la figura del pirla. Ma andiamo con ordine, che la storia è lunga, sa di beffa e ha l'amaro in bocca tipico di quel lambrusco acidulo che ti scava lo stomaco.
Tutto comincia quest’estate, quando il tipo mi racconta di quel tentativo che avevano fatto al Villaggio della Salute Più, su a Monterenzio. Quell'uscita l'aveva organizzata lui insieme alla moglie come coppia, tirando dentro un singolo che però, all'ultimo secondo, li aveva clamorosamente bidonati. Me l'aveva raccontato con molto dispiacere, dicendomi che la giornata era naufragata e che ci erano rimasti davvero male. Poveretto, mi diceva che erano rimasti con un bel magón al gól, vedendo tutti i piani andare a monte.
Ma evidentemente il mio nome era rimasto appuntato su qualche taccuino di bizzarra umanità. E qui casca l'asino.
Qualche settimana fa, telefono che squilla. Rispondo con quel tono un po' scontroso ma cordiale che ci contraddistingue: "Pronto?". Dall’altra parte della cornetta c’è un tipo. Un pseudo marito – perché uno che vende la moglie al telefono con la stessa nonchalance con cui si vende un ciao Piaggio usato non merita la qualifica di coniuge – che attacca a parlare con un fare mellifluo che già mi puzzava di bruciato lontano un miglio.
«Guarda, Davide» – mi fa lui, dandomi del tu manco fossimo andati a rane insieme nel Reno – «noi siamo una coppia, prima esperienza assoluta dopo quella sfortunata storia al Villaggio della Salute, cerchiamo una persona seria, affidabile. Ti abbiamo chiamato perché sappiamo che sei un uomo d'onore».
Un uomo d'onore. A sentire 'ste parole avrei dovuto appendere il telefono e correre a disinfettarmi le orecchie con la varechina. E invece, vuoi per quella punta di vanità che non muore mai, vuoi perché a quarantacinque anni un po' di movimento non fa mai schifo, ho dato la mia disponibilità. «Guarda», gli ho risposto sfoderando il mio aplomb bolognese, «io sono una persona seria, una roccia. Quel che dico, faccio». E lì è partita la giostra.
Nel corso delle settimane, questo genio della lampada – che chiameremo lo Stratega del menga – non ha fatto altro che confermare e riconfermare l'appuntamento. Modena, trentuno d’ottobre. Una data fatidica. Ogni tot giorni mi arrivava il messaggino o la chiamata di rito: "Davide, tutto confermato per venerdì? La moglie è carica, l'emozione sale". E io, puntuale come un orologio svizzero, lì a ribadire: "Confermato".
Il piano machiavellico che il marito aveva ideato – e che mi ha illustrato a grandi linee prima del fattaccio, convinto di essere un novello James Bond dei poveri – era di una finezza imbarazzante. Secondo la sua raffinatissima mente criminale, lui avrebbe architettato una sceneggiata napoletana ambientata nella Padania inferiore: arrivati all'albergo a Modena, lui avrebbe provveduto a sgonfiare di proposito la ruota della macchina sotto gli occhi di tutti, e avrebbe detto alla consorte (ignara di tutto, poveretta, e pure alla sua prima vera gita fuori porta di questo genere) che un "giovane volenteroso" di passaggio – cioè io, Davide, che a quarantacinque anni suonati definirmi "giovane" fa quasi tenerezza cardiaca – si era offerto gentilmente di aiutarla a gonfiarla.
«Così si rompe il ghiaccio, Davide!» – mi ripeteva quello al telefono, entusiasta come un bimbo davanti a una fetta di torta di riso – «Perché vedi, mia moglie è timidissima, ma una volta rotto il ghiaccio, ti dà delle soddisfazioni che non ti immagini!».
Soddisfazioni. Parole sante, pronunciate da un marito dell'anno zero che usa la propria consorte come un cavallo da corsa da svezzare al trotto. Ma io, ingenuo e fiducioso nella parola data (grande errore, madornale errore), ho accettato di prestare il fianco a questa farsa da cinepanettone.
Arriva finalmente il trentuno d’ottobre. Prendo la macchina, mi sparo i chilometri che separano la Valsamoggia da Modena con la precisione di un crono da Gran Fondo, e arrivo sul posto all'orario stabilito. Zero minuti di ritardo. Sono un geometra, cazzo, la puntualità è sacra.
Parcheggio nel piazzale dell'albergo, mi guardo intorno. Un mortorio che levati, a parte qualche passante che mi guarda storto perché ho la faccia di uno che sta cercando il bagno chimico più vicino. Dopo un attimo di attesa, ecco che sbuca lui, il maritino dell'anno. Faccia da furbetto del quartierino, sorriso tirato, ci diamo una rapida occhiata d'intesa. E qui comincia il capolavoro del grottesco.
Il tipo si avvicina alla sua stessa utilitaria, si china e comincia letteralmente a sgonfiare la ruota della macchina. Cioè, ragazzi: la ruota era gonfia, perfetta, pronta per l'autostrada. Lui lì che preme la valvolina con una chiave inglese o non so quale cazzo di attrezzo, sfiuuu, mentre la gente affacciata alle finestre dell'hotel e i clienti seduti al bar ci guardano con la faccia di chi sta assistendo a un furto d'auto in piena regola. La scena era talmente surreale che sembrava candidata a Candid Camera: due imbecilli che sgonfiano una ruota che era già a tre atmosfere, con la gente che ci guardava storto pensando: "Ecco due disperati che rubano i cerchi in lega a Modena centro".
A un certo punto, completata l'opera di sabotaggio autoinflitto, il marito estrae il telefono, chiama la moglie che era rimasta dentro la stanza o da qualche altra parte nei meandri dell'albergo, e le fa scenografica voce alta: "Amore, vieni giù che abbiamo la ruota bucata/sgonfia, c'è un ragazzo qui fuori che ci sta dando una mano!".
E io lì, impalato vicino al parafango, con le braccia conserte e l'aria del soccorritore autostradale di turno, pronto a interpretare la mia parte nel dramma della seduzione parapadana.
Ed è a quel punto, esattamente in quel millisecondo in cui la commedia umana avrebbe dovuto toccare il suo culmine erotico-esistenziale, che il copione si sfarina come una sfogliatella vecchia di tre giorni.
Il marito mi guarda, fa una capriola mentale degna di un prestigiatore dilettante e mi fa: "Aspetta un attimo, eh, devo salire in camera un secondo a prendere una roba, tu fammi il piacere, resta qui un attimo".
E sparisce. Entra nell'albergo, scompare dietro le porte a vetri scorrevoli, lasciandomi lì. Sotto il sole smorto di Modena, nel bel mezzo del parcheggio, con la mano appoggiata su una gomma sgonfia e la dignità ridotta a un optional.
Passano dieci minuti. Io fermo, immobile, a guardare le foglie secche che volano.
Passano venti minuti. Comincio a sentire quel tipico formicolio alle gambe, lo stesso che mi viene quando aspetto che mi montino il contatore nuovo in cantiere.
Passano trenta minuti. La gente dell'albergo comincia a guardarmi con un misto di compassione e sospetto, del tipo: "Ma questo qui è un parcheggiatore abusivo o un profugo della circonvallazione?".
Arriviamo a quaranta minuti. Quarantacinque minuti spaccati di attesa immobile, fredda, solitaria. Nel parcheggio di un hotel a Modena, vestito decentemente, a fare la figura del cretino cosmico in piedi vicino a una macchina con la ruota sgonfia che nessuno si filava più di pezza. La moglie? Fantasma. Il marito? Sparito nel triangolo delle Bermude delle camere d'albergo a ore. Nessuno che si affacci, nessuno che mi dica “scusa, c'è stato un equivoco”. Niente. Solo il silenzio assordante dei coglioni che girano a vuoto.
A quel punto, nel mio cervello si è staccato l'interruttore generale della pazienza. Ho guardato la macchina, ho mandato mentalmente quel genio del marito, la moglie timida e tutta la loro prima esperienza direttamente a farsi benedire sotto i portici di San Luca, sono salito sulla mia vettura, ho girato la chiave e ho ingranato la prima con una rabbia che avrei potuto trainare un tir a mani nude.
Mi sono immesso sulla via Emilia in direzione Bologna, col motore che rombava e il sangue che mi faceva bùn-bùn nelle tempie peggio di un fuorigiri in salita.
Mentre guidavo, immerso in quel paesaggio padano fatto di nebbia leggera e capannoni industriali grigi come la mia giornata, ho iniziato a riflettere. E sapete qual è la parte peggiore? Non è tanto che ti abbiano tirato il pacco. Ci sta, nella vita si prende e si dà. La cosa che brucia, che ti fa ribollire il fegato, è realizzare quanto sei stato stupido a crederci. A dare retta a uno sconosciuto che ti chiama al telefono millantando voglie e prime esperienze, a organizzare un pomeriggio di fine ottobre a fare il gommista abusivo per un disgraziato che non ha nemmeno il coraggio di scendere a dirti in faccia: "Guarda Davide, mia moglie ha cambiato idea, è scappata con l'idraulico o ha preferito farsi una tisana in camera". No, mi ha piantato lì come un palo della luce per tre quarti d'ora a fare la guardia a una ruota sana.
Ero lì che mi ripetevo: "Sei un pirla, Davide, sei proprio un pirla", quando, proprio mentre imbocco lo svincolo e Bologna comincia a profilarsi all'orizzonte con le sue torri che sembrano sberleffi al cielo, vibra il telefono nel portabicchieri.
Un messaggino.
Il testo recitava più o meno così, con quella leggerezza tipica di chi non ha un grammo di spina dorsale:
“Ciao Davide, scusa eh, ma per oggi alla fine non se ne fa niente. Sarà per la prossima volta!”.
Una pugnalata al neon. Zero scuse, zero spiegazioni, neanche la decenza di inventarsi che la moglie aveva avuto un attacco di appendicite acuta o che l'albergo era andato a fuoco. Niente. “Per oggi non se ne fa niente”, come se mi avesse bidonato per un aperitivo al bar sport.
Ho spento il telefono, ho tirato giù un rosario di bestemmie e ho pensato che, d'accordo, bisogna far bon a spalla, stringere i denti e tirare fuori la schena come quando si pedala in salita... ma la prossima volta che mi parlano di "prime esperienze" e di "mariti generosi", giuro che spengo il telefono e vado a farmi un giro in bici sui colli, che lì almeno, se prendi una sola, è solo perché hai bucato davvero.
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