LA NOTTE DEL LITTLE TONY E DELLA DAMIGIANA
GangbangBologna
Interpretata da Davide, 45 anni da Bologna
Capitolo I: Il Pirata della Bolognese e la Vestizione del Guerriero
C’è un momento preciso, nella vita di ogni uomo quarantacinquenne della provincia bolognese, in cui la realtà smette di seguire le leggi della fisica classica ed entra di prepotenza nel campo della quantistica del grottesco. Quel momento, per Davide, era arrivato esattamente alle otto e mezza di un soffocante sabato sera d'agosto, davanti allo specchio ovalizzato con la cornice in ferro battuto a viticci del suo appartamento.
Davide si osservava con la severità di un generale prima della battaglia di Waterloo. Il condizionatore a muro emetteva un sibilo fiacco, una brezza tiepida che non riusciva a scalfire la cappa d'umidità padana che avvolgeva la stanza. Specchiarsi prima di un appuntamento scambista non è una semplice questione di vanità; è un’ispezione navale prima di salpare verso l'ignoto.
In testa svettava la sua fida bandana nera a motivi paisley, annodata stretta sui capelli come un corsaro di Via Pratello pronto a dare l'assalto a una galea galleggiante di tortellini. Sulla faccia, i fidati occhiali da vista rettangolari infondevano un ingannevole tocco da docente di semiotica in libera uscita.
Ma il vero capolavoro stilistico, la firma indelebile del suo outfit da seduzione, resideva sui polsi:
* A sinistra, un polsino di spugna da tennista giallo canarino fluorescente;
* A destra, un polsino speculare di un arancione catarifrangente tale da poter segnalare una pista d'atterraggio per i charter di Borgo Panigale.
A completare il quadro, il torso nudo, fiero e leggermente ammorbidito dal benessere emiliano, su cui campeggiavano – proprio sopra il fianco destro – le tre inconfondibili impronte di zampa di cane/gatto tatuate con inchiostro scuro. Più sotto, un paio di shorts sportivi neri aderenti con l'elastico alto. Davide accarezzò le zampe tatuate sul costato, si sistemò gli occhiali sul naso e disse al suo riflesso:
«Davide, stasera la tigre della Pianura Padana è pronta alla caccia».
L’appuntamento era stato concordato via chat su uno di quei siti d’incontri per coppie aperte dove le biografie oscillano sempre tra la poesia bucolica e la scheda clinica. La coppia con cui si doveva incontrare prometteva scintille, trasgressione e complicità. Davide pregustava una serata di eleganza sinuosa, sguardi ammiccanti e passione sfrenata. Non poteva immaginare che il destino stesse per servirgli un piatto di surrealismo puro condito con abbondante comicità involontaria.
Capitolo II: L'Incontro al Parcheggio e la Maledizione Clinica
Sceso in strada, l'aria di Bologna lo accolse come un panno caldo e bagnato steso sulla faccia. Davide rimase in attesa vicino al marciapiede, i polsini colorati che brillavano sotto i lampioni stradali come lucciole atomiche. Un’utilitaria grigio metallizzato accostò con un colpo di freno un po' troppo deciso, salendo leggermente col pneumatico sul cordolo del marciapiede.
La portiera del passeggero si aprì con un cigolio stanco. Ne uscì una donna sulla cinquantina avanzata – 55 anni a occhio e croce. Davide la squadrò in un istante. Minuta, estremamente bassa di statura, con una conformazione fisica che ricordava in maniera inequivocabile una piccola damigiana da venti litri di vino Trebbiano della Bassa. Capelli con una frangetta dritta e rigida, un volto che voleva richiamare un'antica Patti Pravo ormai convertita alla pensione, dominato da una dentatura superiore decisamente sporgente, con denti da castoro d'acqua dolce.
La donna fece tre passi incerti sull'asfalto caldo, si portò una mano dietro i lombi, curvò la schiena ed esclamò a voce alta, prima ancora di dire "buonasera":
> «Ahhh! Ho un mal di schiena che non ti dico! Mi è presa una fitta all'osso sacro appena sono scesa dall'auto!»
>
Davide bloccò il respiro. In quel preciso istante, il suo cervello attivò un corto circuito temporale. Un cortometraggio di memoria riaffiorò con spaventosa nitidezza: dieci anni prima, un'altra coppia scambista era venuta a trovarlo a casa. Ricordava ancora la scena: la porta che si apre, la donna che varca la soglia e la primissima frase pronunciata prima ancora di togliersi il cappotto:
«Ho un mal di denti tremendo, hai mica un'Aulin?».
Davide rimase impietrito. Esisteva dunque una maledizione cosmica? Un codice segreto della mutua sanitaria per la trasgressione emiliana? Le donne non si presentavano ai suoi appuntamenti erotici in lingerie di pizzo nera o reggicalze, no: si presentavano esibendo la cartella clinica, il quadro sintomatologico e l'anamnesi ortopedica.
Mentre elaborava questa agghiacciante correlazione statistica, dalla portiera del guidatore emerse il marito.
Se la donna era la versione casalinga di Patti Pravo con problemi articolari, l'uomo era una visione folgorante. 63 anni portati con la spavalderia di chi non ha mai accettato la fine degli anni '70. Un ciuffo spropositato, tinto di un nero corvino così denso e compatto da sembrare applicato con la vernice per carrozzerie, scolpito nella lacca spray a tenuta industriale. Un sosia perfetto, una copia conforme di Little Tony al culmine della sua carriera melodica. L'uomo camminava con un'andatura da rocker di provincia, la cassa toracica spinta in fuori, ma con uno sguardo fiero da capobranco vintage.
Capitolo III: L'Ascesa al Terzo Piano e l'Aperitivo Metafisico
«Piacere, Davide!» disse lui, tentando di mantenere un contegno e stringendo la mano a Little Tony, mentre la signora Damigiana continuava a massaggiarsi la zona lombare emettendo piccoli gemiti da lumbago.
Salirono le scale verso il terzo piano. La salita fu un lento calvario: la Damigiana si arrampicava un gradino alla volta, tenendosi al corrimano e borbottando sui pericoli delle correnti d'aria in macchina, mentre Little Tony le saliva dietro aggiustandosi il ciuffo di lacca a ogni pianerottolo.
Una volta entrati nell'appartamento di Davide, l'atmosfera non migliorò. Davide, da perfetto padrone di casa bolognese, cercò di sciogliere la tensione:
«Vi offro qualcosa da bere? Un amaro? Un goccio di vino? Un'acqua minerale?».
Little Tony si aggirava per il soggiorno con le mani in tasca, squadrando i quadri con l'aria di un critico d'arte di Castrocaro Terme, mentre la moglie si accasciava sul divano con un lungo sospiro da convalescente.
«Io prenderrei un goccio, grazie» disse Little Tony con voce impostata, profonda, da cantante di musica leggera. Davide versò da bere. Il contrasto visivo nella stanza era da museo d'arte contemporanea: da una parte Davide, in shorts neri, bandana da bucaniere e polsini fluo giallo e arancione; dall'altra un Little Tony sessantatrenne col ciuffo dipinto e una damigiana umana che si lamentava dei dischi intervertebrali.
Capitolo IV: Il Ritiro Tattico e la Trance dell'Orale Fantasma
Dopo un paio di sorsi, Little Tony si alzò con solennità: «Scusate, vado un attimo in bagno a rinfrescarmi». Scomparve dietro la porta del servizio. Davide sa bene che quando il marito va in bagno all'inizio di un incontro scambista, non sta semplicemente lavandosi le mani: sta tenendo un concilio interno con se stesso davanti allo specchio.
«Andiamo in camera?» propose Davide alla signora. La Damigiana si alzò dal divano emettendo un altro piccolo strillo per il mal di schiena e lo seguì in stanza da letto. L'illuminazione era soffusa, studiata per creare un'atmosfera calda, ma la realtà si rivelò spietata. I due cominciarono a spogliarsi. Davide si sfilò gli shorts, rimanendo fiero con la sua bandana e i suoi polsini spugnosi fluorescenti, il tatuaggio con le zampe d'animale ben in vista. Lei si spogliò rivelando appieno la sua conformazione a piccolo boccione di vetro: un busto corto, rotondeggiante, un trionfo di forme tozze e genuine della pianura padana.
La donna si posizionò davanti a Davide e iniziò a praticargli un rapporto orale. E qui accadde il fenomeno fisico che avrebbe sconvolto ogni certezza di Davide. La donna lavorava con dedizione, ma Davide... non sentiva assolutamente nulla. Zero. Un'assenza totale di tatto, di pressione, di temperatura. Era come se un'entità incorporea, un fantasma o una brezza di ventilatore spento stesse lambendo la sua pelle senza sfiorarla mai.
Davide chiuse gli occhi e cominciò a vaneggiare interiormente per non sprofondare nella disperazione o nelle risate isteriche. Il suo cervello formulò un pensiero d'evasione surreale:
> Il Monologo Interiore di Davide:
> «Pensa, Davide, pensa! Questo non è un insuccesso. Questo è l'orale più bello, sublime e trascendentale della mia intera esistenza! È così perfetto da essere immateriale! È un orale quantistico: esiste e non esiste contemporaneamente. Non sento niente perché la sua tecnica ha superato la barriera della materia ed è entrata nello spirito!»
>
Per non crollare psicologicamente, Davide si rifugiò nel sogno. Fantasticò di trovarsi altrove: sulle spiagge dei Caraibi, a fare la spesa al supermercato Ipercoop di Casalecchio, a controllare il livello dell'olio della sua macchina, a ripassare mentalmente gli ingredienti per il friggione perfetto. Sognava pur di non essere lì, mentre la testa della Damigiana continuava il suo movimento fluttuante e impalpabile.
Capitolo V: L'Incursione del Rocker e la Spedizione nella Giungla
La porta della camera da letto si spalancò d'improvviso. Dalle tenebre del corridoio riemerse Little Tony. Se prima in abiti civili era pittoresco, completamente nudo era un monumento alla virilità d'altri tempi. L'uomo era una foresta pluviale ambulante: un tappeto di peli neri, folti e ricciuti gli copriva le spalle, il petto, l'addome e le gambe, creando un contrasto epico con il ciuffo immobile tinto di nero scolpito sulla testa.
Little Tony entrò in scena con l'autorità di un toro di razza. La dinamica a tre prese una piega travolgente. Davide, spinto dall'orgoglio di padrone di casa e desideroso di fare la sua parte, decise di passare "nelle parti basse" della signora. Si chinò tra le cosce della Damigiana e si trovò di fronte a una boscaglia impenetrabile, un cespuglio equatoriale incontaminato che non vedeva una forbice dal 1982.
Senza perdersi d'animo, Davide si tuffò nella boscaglia con la lingua, facendosi strada come un esploratore vittoriano alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Nel frattempo, la situazione sopra di lui divenne concitata: la signora si teneva il seno da sola con entrambe le mani, emettendo sospiri alternati a lamentele sulla postura lombare. Little Tony, posizionato sopra di lei in una posa da ginnasta d'epoca, le infilava il suo membro nella bocca con colpi ritmici e vigorosi.
Davide, sotterraneo nella boscaglia, si ritrovò schiacciato tra la carne della donna e la furia pelosa del marito. L'aria sotto le coperte diventò satura. L'olfatto e il gusto di Davide vennero investiti da una combinazione sensoriale indimenticabile: un sapore e un odore penetrante, "misto pelo e sudato", un aroma primordiale di cuoio, ascella, lacca per capelli e sudore della Bassa. Un'esperienza organica che gli avrebbe fatto compagnia nei ricordi per i successivi trent'anni.
Capitolo VI: Geometrie Non Euclidee e la Spinta nel Vuoto
Era giunto il momento dell'azione vera e propria. Davide decise che era ora di penetrare. Con mossa atletica, mentre la bandana gli scivolava leggermente sugli occhiali e i polsini spugnosi brillavano nella penombra, afferrò un contraccettivo dalla sponda del letto: «Monto preservativo entro», disse a se stesso con piglio militare.
Infilò il profilattico e si posizionò. Ma la fisica, in quella stanza, aveva definitivamente smesso di rispondere alle leggi di Newton. Davide iniziò a spingere, ma perse completamente la percezione della tridimensionalità. Le forme tondeggianti e morbide della Damigiana creavano pieghe, avvallamenti e miraggi tattili. Davide dava dei colpi ritmici, vigorosi, atletici... ma non aveva la minima idea di dove stesse andando a finire.
«Sto dando dei colpi... ma sono dentro o sono a vuoto?» si chiedeva angosciato Davide mentre spingeva. Era come giocare a battaglia navale al buio. Mancato! Acqua! Colpito? Forse stava penetrando una piega dell'interno coscia, forse stava colpendo il materasso, forse stava infilando la punta in una dimensione parallela creata dal campo magnetico del ciuffo di lacca di Little Tony. Spingeva con lena, il polsino arancione che stantuffava avanti e indietro, senza avere alcuna conferma sensoriale di essere effettivamente all'interno della cavità desiderata.
Capitolo VII: L'Incidente del Guanto e la Grande Liberazione
Mentre Davide continuava la sua stantuffata cieca e metafisica, Little Tony – che nel frattempo stava dando mostra della sua virilità pelosa a fianco – si bloccò di colpo. Si guardò in basso con aria drammatica, quasi avesse steccato la nota finale di "Riderà", ed esclamò con voce solenne:
> «Accidenti! Il guanto si è scalzato!»
>
Il preservativo di Little Tony si era sfilato ed era rimasto disperso nei meandri della boscaglia. Per Davide, quelle parole risuonarono come le campane della liberazione il 25 aprile. Con la prontezza di riflessi di un felino, Davide si sfilò immediatamente e si tirò indietro, cedendo il passo al rivale:
«Prego, prego! Fai pure tu, ci mancherebbe!» disse Davide con un sorriso di sconfinata gratitudine. Si adagiò indietro sulle coperte, felice come un bambino il giorno delle vacanze estive. Non doveva più fare nulla! L'impegno fisico era finito. Il dovere di prestazione era caduto. Little Tony azionò subito i motori, riprendendo il controllo della situazione con piglio da pioniere, mentre Davide, a pancia all'aria con i suoi polsini fluo e le zampe tatuate bene in vista, si godeva il meritato riposo del guerriero.
Capitolo VIII: L'Ammutinamento del Pistolino e la Deflagrazione Addominale
Little Tony lavorò per una decina di minuti con la forza di uno stantuffo a vapore. Poi, trafelato e grondante di sudore virile, si fermò e si rivolse a Davide: «A te la palla, amico! Tocca di nuovo a te!». Davide si ricompose. Voleva mostrare di che pasta era fatto il quarantacinquenne bolognese. Si riposizionò in campo. Ma quando andò a verificare lo stato delle sue truppe, fece la drammatica scoperta: il suo "pistolino" aveva proclamato lo sciopero generale a tempo indeterminato.
Niente da fare. L'accoppiata tra il mal di schiena della signora, l'orale quantistico immateriale, l'odore di pelo e sudore e la vista del ciuffo di lacca di Little Tony aveva staccato l'interruttore centrale dell'impianto elettrico di Davide. Il pistolino era flaccido, inerte, insensibile a qualsiasi stimolo termico o meccanico.
Il panico? L'imbarazzo? Non per Davide. Da uomo esperto e pratico della pianura, Davide capì che bisognava risolvere la pratica con l'ingegno locale. Senza perdersi d'animo, prese la situazione letteralmente in mano. Iniziò un'operazione di auto-stimolazione manuale rapida, concentrata e furiosa. Lavorò di polsino arancione e giallo fino a quando, con un ruggito di rivalsa, esplose violentemente, spruzzando tutto il suo raccolto direttamente sulla pancia rotonda della Damigiana.
Un gesto catartico, un marchio di fabbrica che sanciva la fine delle ostilità. La signora guardò la propria pancia addobbata, si alzò lentamente tenendosi ancora una volta i lombi ed esclamò: «Vado a pulirmi un attimo in bagno».
Capitolo IX: La Catarsi Voyeuristica e il Finale da Spettatore
Mentre la donna era in bagno a sciacquarsi, Davide si mise comodo. Si risedette sul letto, si aggiustò la bandana sulla testa e si asciugò la fronte col polsino giallo. La stanza era ormai impregnata di un'atmosfera surreale ma stranamente pacifica.
La Damigiana rientrò dal bagno, fresca di asciugamano. Senza dire troppe parole, lei e Little Tony – come due vecchi ingranaggi ben oleati – si sdraiarono al centro del lettone e riprendevano ad avere un rapporto sessuale tra di loro. Non era più una passione cieca; era una routine collaudata, un esercizio di ginnastica da camera eseguito con la precisione di una coppia sposata da trent'anni.
E Davide? Davide fece la cosa più saggia ed esilarante che un uomo di 45 anni possa fare in quel contesto: si mise a sedere a bordo letto, gambe incrociate, shorts rialzati, polsini fluo ben visibili, e si mise a guardarli. Li guardava con l'interesse scientifico di chi osserva un documentario del National Geographic sulla fauna della Bassa Padana. Era felice, rilassato, totalmente appagato dal suo ruolo di spettatore pagante nel suo stesso letto. Guardava Little Tony che agitava il ciuffo di lacca a ogni spinta e la Damigiana che teneva gli occhi chiusi sperando che la posizione non le gravasse sulla sciatalgia.
Capitolo X: Epilogo e la Saggezza dello Specchio
Verso l'una di notte, la performance si concluse. La coppia si rivestì con calma formale. Little Tony si diede un'ultima spazzolata al ciuffo davanti allo specchio dell'ingresso, mentre la signora si infilava le scarpe borbottando che l'umidità della notte le avrebbe sicuramente peggiorato il mal di schiena per la domenica.
«Grazie di tutto, Davide! Veramente una bellissima serata!» disse Little Tony stringendogli la mano con vigore da gentiluomo d'altri tempi.
«Grazie, caro! Stai attento alle correnti d'aria!» aggiunse la Damigiana mentre varcava la soglia.
Davide chiuse la porta a chiave, tirò un lungo sospiro e si appoggiò con le spalle al legno. Il silenzio riavvolse l'appartamento bolognese. Camminò lentamente verso lo specchio con le decorazioni in ferro battuto, lo stesso davanti a cui s'era preparato poche ore prima. Si guardò: la bandana era leggermente storta, i polsini spugnosi giallo e arancione erano ancora lì sui polsi, le tre zampe tatuate sul fianco sembravano quasi sorridergli.
Davide si aggiustò gli occhiali sul naso, guardò il suo riflesso e accennò un sorriso sornione. Bologna fuori dormiva sotto la solita cappa estiva. Aveva vissuto una notte grottesca, paradossale, un'odissea erotica popolata da cloni di Little Tony, damigiane umane, boscaglie equatoriali e colpi nel vuoto. Ma era vivo, era intero, ed era un quarantacinquenne bolognese con una storia imbattibile da raccontare davanti a una boccia di Sangiovese.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per LA NOTTE DEL LITTLE TONY E DELLA DAMIGIANA:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
