trio
Il Regalo di Sara-2– cap. 4 – La cena
Noxen
20.06.2026 |
52 |
0
"Capii improvvisamente perché il loro matrimonio fosse così diverso da qualsiasi altro avessi conosciuto..."
Quando uscimmo dalla SPA il sole stava cominciando a scendere.L'aria della sera aveva quella freschezza leggera che arriva dopo una giornata calda.
Sara inspirò profondamente.
«Adesso ho fame.»
«Finalmente una cosa normale.»
Mi guardò divertita.
«Perché?»
«Per qualche ora ho pensato fossi un essere soprannaturale.»
«Invece mangio eccome.»
«L'avevo intuito dal pranzo.»
Rise.
«Quella fiorentina non potevo lasciarla lì.»
Raggiungemmo un piccolo ristorante sulle colline che dominavano Firenze.
Una terrazza illuminata da fili di luci sospesi.
Pochi tavoli.
Musica appena accennata.
Il profumo delle erbe aromatiche arrivava dal giardino.
Il cameriere ci accompagnò vicino alla balaustra.
Da lì la città sembrava lontana.
Sara rimase qualche secondo a guardare il panorama.
«Questo posto è bellissimo.»
«L'ho scelto sperando che ti piacesse.»
Si voltò verso di me.
«Hai scelto bene.»
Ordinammo una bottiglia di vino rosso.
Il cameriere la stappò con calma.
Versò il primo bicchiere.
Brindammo.
«A cosa?» domandai.
Sara ci pensò qualche secondo.
«Alle sorprese.»
Feci tintinnare il bicchiere contro il suo.
«Alle sorprese.»
Bevemmo.
Il vino contribuì ad abbassare ancora un po' le difese.
Le parole arrivavano con maggiore facilità.
«Posso chiederti una cosa personale?»
Lei annuì.
«Se non vuoi rispondere...»
«Rispondo.»
«Sei sempre stata così solare?»
Sara abbassò gli occhi sul bicchiere.
Girò lentamente il vino.
«Per niente.»
La sua voce era cambiata.
Più morbida.
Più seria.
«Da ragazza ero terribilmente insicura.»
Faticavo a immaginarla.
«Tu?»
«Io.»
Sorrise appena.
«Alle superiori ero convinta di non piacere a nessuno.»
«È impossibile.»
«Non lo era allora.»
Rimase qualche secondo in silenzio.
«Mi vergognavo perfino di parlare in classe.»
«E adesso invece non stai zitta un secondo.»
Scoppiò a ridere.
«Vedi? Le persone cambiano.»
Arrivarono gli antipasti.
Continuammo a parlare.
Non più della palestra.
Non più del sesso.
Parlavamo della vita.
Delle scelte.
Degli errori.
«Sai qual è la cosa che rimpiango di più?» domandò.
Scossi la testa.
«Aver perso tanti anni cercando di essere la persona che gli altri si aspettavano.»
Quelle parole mi colpirono.
«Quando hai smesso?»
«Quando è nato il nostro primo figlio.»
«Perché?»
«Perché ho capito che non volevo insegnargli ad avere paura del giudizio degli altri.»
Il vino continuava lentamente a diminuire.
La conversazione diventava sempre più intima.
«Luca è stato fondamentale», disse.
«In che senso?»
Sorrise.
«È l'unica persona che non mi ha mai chiesto di cambiare.»
Abbassò lo sguardo.
«Nemmeno quando non mi piacevo.»
«Ti è sempre stato vicino?»
«Sempre.»
La sua voce si incrinò appena.
«Anche quando io facevo di tutto per allontanarlo.»
Rimasi ad ascoltarla.
Senza interromperla.
«Sai qual è la cosa che amo di lui?»
Scossi lentamente la testa.
«Che non ha mai cercato di possedermi.»
Fece una pausa.
«Mi ha sempre scelta.»
Quelle parole rimasero sospese tra noi.
Capii improvvisamente perché il loro matrimonio fosse così diverso da qualsiasi altro avessi conosciuto.
Non era libertà.
Era fiducia.
Una fiducia costruita giorno dopo giorno.
Arrivarono i secondi.
Quasi non ce ne accorgemmo.
Continuavamo a parlare.
Ogni argomento ne apriva un altro.
Anche io raccontai cose che normalmente non confidavo a nessuno.
Le paure.
Le delusioni.
La sensazione, a volte, di aver lasciato passare troppo tempo senza vivere davvero.
Sara ascoltava senza interrompermi.
Ogni tanto mi sfiorava la mano.
Non per sedurmi.
Per farmi capire che era presente.
Ed era un gesto che valeva molto più di qualsiasi carezza.
«Sai qual è la cosa strana?» disse a un certo punto.
«Cosa?»
«Che con te mi sembra di parlare da anni.»
«Anche a me.»
«E invece ci conosciamo da pochissimo.»
«Forse perché abbiamo smesso subito di recitare.»
Lei sorrise.
«È una sensazione rarissima.»
La guardai.
«Posso dirti una cosa?»
«Certo.»
Esitai.
Per la prima volta durante tutta la giornata ebbi paura di parlare.
«Questa mattina pensavo di passare una bella giornata con una donna che desideravo.»
Lei rimase in silenzio.
«Adesso mi sto accorgendo che desidero anche la persona.»
Sara abbassò lentamente gli occhi.
Per qualche secondo non disse nulla.
Poi allungò una mano sopra il tavolo.
La posò sulla mia.
«Era la cosa che temevo.»
La guardai sorpreso.
«Temevi?»
Annuì.
«Perché sta succedendo anche a me.»
Il rumore del ristorante sembrò allontanarsi.
Esistevano solo i suoi occhi chiarissimi.
E quella mano che continuava a stringere la mia.
Non c'era più soltanto attrazione.
Non era più soltanto desiderio.
Stava nascendo qualcosa di infinitamente più pericoloso.
Qualcosa che nessuno dei due aveva programmato.
Qualcosa che, forse, nemmeno Luca aveva previsto.
Restammo così ancora per qualche minuto.
In silenzio.
A guardarci.
Con la strana sensazione che quella cena non fosse il punto di arrivo della giornata.
Ma l'inizio di qualcosa che avrebbe cambiato tutti e tre.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il Regalo di Sara-2– cap. 4 – La cena:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
