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trio

MMMF...


di Membro VIP di Annunci69.it CoppiaFelix2024
07.01.2025    |    1.702    |    4 9.8
"Poi le accarezzo i capelli e le chiedo: «Allora… com’è andata?» Felicia resta immobile, ancora nuda, ancora sporca di noi, ancora bellissima..."
Era da tempo che ne parlavamo.
Un incontro a quattro: tre uomini e Felicia.
Non una fantasia vaga, non un gioco solo immaginato, ma una situazione ad altissimo contenuto erotico, carnale, quasi brutale nella sua chiarezza: Felicia al centro dei miei desideri e di quelli di altri due uomini, offerta agli sguardi, alle mani, alle bocche, ai corpi.
Uno di loro era Riccardo, già molto ben conosciuto in precedenti incontri. Si era rivelato un partner eccellente, non soltanto per la sua prestanza fisica, ma per il modo in cui sapeva stare nel gioco: presente, attento, elegante, mai invadente, eppure capace di diventare deciso quando la situazione lo richiedeva.
Ottimo padrone di casa, attento in ogni momento a rendere la sua ospitalità degna di un gran signore, quale poi si è dimostrato di essere.
Ne parlavamo spesso, io e Felicia. Lei, abituata com’era agli incontri a tre — MMF — non era subito entusiasta dell’idea di aggiungere un terzo uomo al nostro già ampio panorama di incontri con coppie e singoli. Ma io la conoscevo. Conoscevo il suo modo di negarsi all’inizio, di fingere prudenza, di alzare una barriera che poi, sotto la pressione giusta, diventava desiderio.
Io sono perseverante. Non tanto per il mio piacere personale, che pure conta, quanto per la certezza che a Felicia un incontro a quattro — MMMF — sarebbe piaciuto molto. Moltissimo. Più di quanto lei stessa fosse disposta ad ammettere.
Era già accaduto con i singoli. All’inizio eravamo entrambi contrari. Preferivamo le coppie, soprattutto perché Felicia è bisex e ama interagire con una donna altrettanto libera e disinibita. Le coppie, però, sono spesso complicate: gelosie, limiti non dichiarati, finte aperture, donne che si definiscono bisex ma poi si ritraggono al primo bacio vero.
Felicia non usa mezzi termini quando si gioca. Non tollera gelosie, ripensamenti, paletti messi all’ultimo minuto. Gli unici esclusi per noi sono BDSM, pissing e turpiloquio. Per il resto, quando entra nel gioco, lo fa con il corpo e con la testa. Non ama le mezze misure. Non ama chi si nasconde dietro l’etichetta del “soft”, parola che spesso non significa nulla se non paura di lasciarsi andare.
Il suo, però, non è mai un rifiuto assoluto. È che preferisce farsi guidare. Si fida di me. Si fida della mia capacità di scegliere uomini affidabili, puliti, riservati, capaci di desiderarla senza scivolare nella volgarità inutile.
Così, complice Riccardo, decido che è arrivato il momento.
Ne parlo con lui. Riccardo ha un amico fidato da proporre: Antony. Quarant’anni, fisico asciutto, faccia da ragazzino, sguardo diretto. È Riccardo a parlargli della cosa e a mettermi in contatto con lui.
Il profilo mi piace subito. Antony è semplice, diretto, senza giri di parole. Mi dà la percezione di uno che sa stare al suo posto, ma che, una volta entrato nel gioco, sa prendersi lo spazio che gli viene concesso.
Dopo il rituale scambio di immagini, sottopongo tutto a Felicia. Lei osserva, valuta, sorride appena. Il profilo le piace. Non dice subito sì, ma nemmeno no. Le spiego che potrebbe esserci un gioco con la mascherina, un ingresso graduale, una sorpresa controllata, senza forzature. Lei ascolta, poi mi guarda con quell’espressione che conosco bene.
«Purché sia tutto chiaro tra voi», dice. «E purché sia io a decidere se andare avanti.»
Questo bastava.
Con Riccardo preparo il gioco.
Quando saremo a casa sua, Antony non sarà subito presente. O meglio: non entrerà immediatamente in scena. Decidiamo di giocare a mosca cieca. Felicia indosserà una mascherina oscurante, una di quelle per dormire, e dovrà cercarci nell’appartamento. Chi troverà per primo avrà il diritto di iniziare a giocare con lei.
Nessun aiuto da parte nostra. Nessun rumore, nessun segnale, nessuna scorciatoia. Solo il suo istinto, le sue mani, il suo desiderio.
Trovato il primo, si metterà alla ricerca del secondo. Poi, con il gioco dell’“acqua, fuocherello, fuoco”, arriverà ad Antony. Lei sa che Antony potrebbe entrare nel gioco. Non sa quando. Non sa dove. Non sa in che modo. Ed è proprio questo a renderla inquieta, eccitata, più vulnerabile al desiderio.
Quando arriviamo da Riccardo, l’atmosfera è già carica. Poche parole, un bicchiere, qualche sorriso complice. Felicia finge naturalezza, ma le conosco il respiro, il modo in cui incrocia le gambe, il modo in cui si tocca i capelli quando dentro di lei qualcosa comincia a muoversi.
Le metto la mascherina sugli occhi.
Da quel momento cambia tutto.
Felicia non vede più. Sente. Annusa. Immagina.
Si muove lentamente nel salone, con le mani avanti, il corpo teso, le labbra appena socchiuse. Riccardo ed io restiamo immobili, trattenendo il respiro. Lei sorride, capisce che siamo vicini, ma non dove.
Quando mi sfiora il petto con le dita, la afferro per i polsi e la tiro verso di me. Sussulta, poi ride piano.
«Trovato», sussurro.
La bacio. Prima lentamente, poi con più forza. Lei risponde subito. Le mie mani scendono lungo i fianchi, le stringono il corpo, la spingono contro di me. Sente la mia eccitazione premere contro il suo ventre e capisce che il gioco non è più una fantasia.
Riccardo si avvicina alle sue spalle. Le bacia il collo, le scopre una spalla, le fa scivolare le mani lungo il seno. Felicia, cieca e circondata, si lascia andare. Il suo respiro cambia. Diventa più basso, più caldo.
Riccardo è bravo con la lingua. Sa come prenderla. Sa come farla sciogliere. Quando la fa distendere sul tappeto, Felicia non oppone resistenza. Anzi, allarga le gambe con naturalezza, come se il suo corpo avesse già deciso prima di lei.
La bocca di Riccardo scende tra le sue cosce. Lei geme subito. Quel primo contatto la attraversa come una scarica. Io mi inginocchio accanto al suo viso e le faccio sentire il mio cazzo sulle labbra. Lei lo cerca, lo prende in bocca, lo succhia con avidità, mentre Riccardo le lavora la fica con una precisione lenta, profonda, insistente.
Poi arriva Antony.
Felicia non lo vede, ma lo sente. Sente un’altra presenza. Un altro respiro. Un’altra mano che le accarezza la coscia.
Si irrigidisce solo per un istante.
«È lui?», chiede sottovoce.
«Sì», rispondo.
Lei resta ferma. Poi apre ancora di più le gambe.
È il suo consenso più chiaro.
Antony si inginocchia accanto a Riccardo. Prima la tocca con prudenza, poi con maggiore sicurezza. Le due bocche si alternano e poi si affiancano. Felicia si contorce, cieca, esposta, completamente al centro del gioco. Due lingue si muovono tra la fica e il culo, lente, sporche, insistenti, mentre io le riempio la bocca e la costringo a respirare come può.
La sento gemere attorno al mio cazzo. La sento perdere controllo. La sento godere del fatto di essere desiderata da tre uomini insieme.
Quando capisce davvero che saranno tre i cazzi da far venire, qualcosa in lei cambia. Non è più esitante. Non è più spettatrice della propria fantasia. Diventa parte attiva, affamata, quasi feroce.
Le tolgo la mascherina.
Voglio che veda.
Voglio che guardi Riccardo tra le sue cosce, Antony accanto a lui, il mio cazzo bagnato dalla sua saliva. Voglio che capisca fino in fondo dove l’ha portata il suo desiderio.
Lei apre gli occhi. Per qualche secondo non dice nulla. Poi sorride.
A quel punto non c’è più bisogno di parlare.
Voglio godermi lo spettacolo di una doppia penetrazione. Invito Riccardo a distendersi sul tappeto. Felicia sale sopra di lui, lo cavalca lentamente, facendolo entrare dentro di sé con un gemito lungo. Poi si inclina in avanti, offrendo il culo ad Antony.
Antony si sistema dietro di lei. Gli verso dell’olio lubrificante tra le natiche di Felicia. L’olio scivola lento, lucido, indecente. Antony lo raccoglie con le dita e comincia a prepararla. Prima un dito. Poi due. Poi un terzo. Felicia affonda il viso contro il petto di Riccardo e geme più forte.
Io le apro le natiche con le mani.
Il suo corpo è teso, pronto, spalancato.
Antony appoggia il glande contro l’ano e spinge piano. La cappella entra lentamente, scompare, poi si ferma. Felicia trattiene il respiro. Riccardo le accarezza i fianchi, io le tengo le natiche aperte, Antony aspetta che sia lei a cercarlo.
E lei lo fa. Si spinge indietro. Lo vuole.
Antony entra ancora, più a fondo. Poi esce quasi del tutto e rientra con un movimento pieno, deciso, fino a piantarsi dentro di lei. Felicia inarca la schiena e lascia uscire un gemito lungo, animale, incontrollato.
A quel punto mi allontano di poco per guardare.
Sono tutti e tre davanti a me: Riccardo sotto, sepolto nella fica di Felicia; Antony dietro, piantato nel suo culo; lei in mezzo, trafitta, aperta, splendida. I movimenti dei due uomini diventano sincroni. Entrano ed escono da lei con ritmo crescente, ognuno dal proprio varco, mentre Felicia ondeggia tra i due corpi come se fosse fatta per contenerli entrambi.
È uno spettacolo osceno e bellissimo.
Una posa plastica, carnale, quasi scultorea. Una scultura non di marmo, ma di carne, sudore, saliva, lubrificante e desiderio.
Poi cambiano posizione. Riccardo resta disteso, fa girare Felicia di spalle e la fa sedere sul suo cazzo. Questa volta la prende nel culo. Il suo membro scompare dentro di lei fino ai testicoli.
Felicia resta a gambe aperte, la fica esposta, gonfia, lucida, dilatata dal piacere. Io mi inginocchio davanti a lei e le infilo la lingua dentro, aprendola con le mani. Il clitoride è duro, eretto, sensibile. Lo succhio, lo mordo piano, lo tormento finché lei comincia a tremare.
Poi la penetro.
Entro nella sua fica mentre Riccardo continua a riempirle il culo da sotto. Sento, attraverso di lei, il movimento del cazzo di Riccardo. È una sensazione sporca, intensa, quasi violenta. Felicia è stretta tra noi due, piena, presa, usata nel modo che in quel momento desidera.
Antony le porge il cazzo alla bocca. Lei lo prende subito, senza esitazione. Lo ingoia con una voracità che mi eccita ancora di più. Ha la bocca piena, la fica piena, il culo pieno. Eppure sembra volerne ancora.
La libido è fuori controllo.
Poi tocca a me distendermi. Le chiedo di mettersi a 69. Felicia obbedisce, ma non in modo passivo: si sistema sopra di me, mi offre la fica alla bocca e prende il mio cazzo tra le labbra. Io la lecco a fondo, la bevo, la apro con la lingua. Antony si china dietro di lei e le entra di nuovo nel culo. Riccardo, ormai vicino a noi, le offre il cazzo accanto al mio.
Per un istante Felicia tiene entrambi davanti al viso. Li bacia, li lecca, li alterna. Poi li prende come può, affamata, sporca di saliva, completamente abbandonata alla scena.
Riccardo viene per primo. Lo sento rantolare, poi sento il suo sperma colarmi addosso, caldo, sui testicoli e sull’inguine. Felicia lo raccoglie con la lingua senza smettere di succhiarmi.
Antony cambia ritmo. Esce dal culo e passa alla fica. Dalla posizione in cui mi trovo vedo tutto: il suo cazzo che entra nella vagina bagnata di Felicia, il suo bacino che affonda, le sue mani che le stringono i fianchi. Non mi disturba affatto essere così vicino a lui. In quel momento tutto è parte dello stesso gioco, dello stesso odore, della stessa fame.
Quando Antony esce, io ne approfitto per immergere di nuovo la lingua nella fica di Felicia. Lei esplode. Mi inonda la bocca e il viso con uno squirt improvviso, caldo, violento. La bevo, la tengo stretta, continuo a leccarla mentre lei trema sopra di me.
Riccardo è momentaneamente fuori gioco. Antony, invece, vuole venire. Felicia lo prende in bocca e lo lavora con decisione, guardandolo negli occhi. Lo fa arrivare in fretta. Anche il suo sperma finisce su di lei, su di me, sulla mia pelle. Sento il calore colare lungo il mio membro.
Felicia non perde tempo. Lo lecca via, poi prende di nuovo in bocca il mio cazzo. Io continuo a baciarle la fica, a succhiarle il clitoride, a farla tremare. Lei mi succhia con veemenza, con fame, con una dedizione quasi feroce.
Non resisto: la giro. Io sopra, lei sotto, la testa reclinata all’indietro, la bocca aperta. Le affondo il cazzo in gola con movimenti lenti e profondi. Antony le infila le dita nella fica. Riccardo, ripresosi, le lecca il culo. Lei è di nuovo al centro, di nuovo piena di mani, bocche, saliva, desiderio.
Il suo corpo comincia a tremare ancora. Un secondo orgasmo la attraversa, più lungo, più profondo, quasi doloroso. La sento contrarsi, gemere, perdere il ritmo del respiro.
A quel punto vengo anch’io.
Le vengo in gola, a fondo, senza staccarmi subito. Lei deglutisce, mi tiene con le mani, mi accoglie fino all’ultimo spasmo. Non mi fermo finché il piacere non si spegne lentamente, lasciandoci svuotati, sudati, immobili.
Restiamo tutti e quattro uno sull’altro, in silenzio, ansimando.
Per qualche minuto non parla nessuno.
Poi le accarezzo i capelli e le chiedo:
«Allora… com’è andata?»
Felicia resta immobile, ancora nuda, ancora sporca di noi, ancora bellissima.
Poi sorride.
«Non c’è male», risponde. «Ma credo si possa fare meglio. Vi do mezz’ora di pausa, il tempo di farmi una doccia… e poi vi svuoto tutti e tre.»
E meno male che l’MMMF non la convinceva troppo.
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