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Scambio di Coppia

Capodanno trasgressivo


di Membro VIP di Annunci69.it CoppiaFelix2024
02.01.2026    |    3.746    |    5 8.6
"Felicia sorrise, la sua faccia sporca di sperma e sudore, i suoi occhi brillanti di una gioia sacrilega..."
"Voglio che domani ogni mio muscolo mi ricordi che eravate in quattro a prendervi cura di me..."
​Non c’è niente di più eccitante dell’inizio. Quando la pelle ancora non scotta, ma senti già l’odore del sesso nell’aria. Gli occhi di Felicia brillano di quella lussuria predatoria che conosco fin troppo bene.
​Avevamo deciso di festeggiare l’arrivo del 2026 lontano dal mondo, chiusi in una spa termale di montagna dove il vapore nasconde tutto e le luci soffuse invitano alla ricerca di una sessualità non convenzionale. Sapevamo, a priori, che non ci saremmo limitati a un brindisi.
​Avevamo preparato quella serata con una coppia e un singolo con i quali avevamo chattato a lungo, proprio per essere certi che le persone fossero quelle "giuste" per una notte fuori dagli schemi. Loro ci avevano preceduto e ci aspettavano nelle vasche delle terme.
​Felicia camminava davanti a me verso l’acqua, l’accappatoio di seta che scivolava sulle natiche sode a ogni passo, aprendosi strategicamente per mostrare lo stacco delle cosce. Sapeva di essere osservata. La coppia era già lì, immersa nell'idromassaggio: Marco, un uomo dal fisico solido e dallo sguardo rapace, e Michela, una bionda con un bikini talmente ridotto che i capezzoli, turgidi per il calore, sembravano voler bucare il tessuto.
​Appena entrammo in acqua, la tensione divenne palpabile. Sotto il pelo dell’acqua, i giochi iniziarono subito. Felicia si posizionò tra me e Marco, le gambe divaricate in cerca di contatto. "Notte lunga?" chiese Michela, mentre la sua mano, sott'acqua, sfiorava già il mio sesso che iniziava a reagire prepotente. Felicia emise un gemito soffocato: Marco le stava accarezzando l'interno coscia con una confidenza brutale.
​Ci spostammo nella sauna finlandese. Il calore secco amplificava l’odore del sudore e dell’eccitazione. Eravamo nudi, ormai. Felicia sedeva al centro, le gambe aperte, offrendo la sua intimità bagnata agli sguardi affamati di Marco e del giovane ragazzo appena entrato, il quinto elemento dalla bellezza acerba e dal membro già gonfio.
​"A me piace condividere," sussurrò Felicia, prendendo la mano di Michela e guidandola verso il proprio sesso. Michela iniziò a massaggiarla con dita esperte, mentre Marco si posizionava dietro di lei, afferrandole i fianchi e spingendo il suo bacino contro la schiena di mia moglie.
​Io osservavo il mio membro pulsante tra le mani del ragazzo che, eccitato dal quadro erotico, aveva iniziato a masturbarsi guardando Felicia venire manipolata da quattro mani diverse. Marco, con la voce incrinata dal desiderio, propose la regola: "Nessuno resta spettatore. Tutti al centro, a turno."
​Felicia accettò con un sorriso lascivo. Fu il mio turno. Mi fecero sdraiare sulla chaise longue della sala relax. Michela si inginocchiò tra le mie gambe, prendendo il mio sesso in bocca con una voracità che mi fece inarcare la schiena, mentre Felicia e il ragazzo si occupavano di eccitarmi i capezzoli e la pelle con baci umidi e morsi leggeri.
​Ero il centro del loro universo carnale. Vedevo Marco che, dietro Michela, la possedeva con spinte ritmiche mentre lei continuava a lavorare su di me. Il rumore dei corpi che sbattevano l’uno contro l’altro, lo scroscio dei fluidi, i gemiti che riempivano la stanza... era l'apoteosi della depravazione che avevamo cercato. Felicia mi guardava negli occhi mentre si faceva penetrare dal ragazzo, la sua espressione una miscela di piacere puro e sfida.
​Il finale fu un groviglio indistinguibile di arti e piacere. Non c’erano più coppie, solo un unico organismo affamato. Felicia guidava la danza, facendosi intanto prendere e urlando il mio nome mentre Marco la colmava e io godevo sul seno di Michela. Il ragazzo, ormai sopraffatto, liberò il suo seme schizzando il ventre di mia moglie, un trofeo bianco che lei spalmò sulla pelle con orgoglio.
​Quando la tempesta si placò, restammo lì, tra l'odore acre del sesso e il profumo del pino della spa. Il 2026 era iniziato nel modo più perfetto possibile. Felicia, ancora tremante, mi baciò con il sapore degli altri addosso. "Questo è solo l'inizio," mormorò. E guardando Marco e Michela che già cercavano di nuovo il contatto, capii che quella notte non sarebbe mai finita veramente.
​Il vapore della spa era stato solo l’antipasto. Quando entrammo nella suite, l'odore di pelle riscaldata e desiderio represso divenne insopportabile. La stanza era dominata da un letto king-size circondato da specchi, perfetto per non perdere nemmeno un angolo di quello che stava per succedere. Felicia non perse tempo: si sbarazzò dell'ultimo lembo di seta e si gettò al centro del materasso, aprendosi come un invito all'osceno.
​"Voglio sentirvi tutti," ordinò con un tono che non ammetteva repliche.
​Michela fu la prima a rispondere. Si mise a quattro zampe sopra di lei, offrendo il suo sesso bagnato alla bocca di Felicia, che iniziò a divorarla con una fame animalesca. Marco si posizionò dietro Michela, afferrandola per i capelli e penetrandola con un colpo secco che le strappò un urlo di piacere puro. Il ritmo era brutale, cadenzato dal suono della carne che sbatteva contro la carne.
​Io e il ragazzo ci avvicinammo ai lati. Felicia, mentre continuava a leccare Michela, allungò le mani verso di noi, afferrando i nostri membri già duri come pietre. Mi guidò sopra di lei, incastrandomi tra le sue gambe mentre Marco continuava a spingere dentro Michela sopra di noi. Eravamo un castello di carne umana in movimento.
​Il ragazzo, ormai in preda a un delirio erotico, si inginocchiò accanto al viso di Felicia. Lei interruppe il contatto con Michela solo per accogliere il sesso del giovane profondamente in gola, gli occhi sbarrati che cercavano i miei mentre io la possedevo con spinte profonde e possenti. Sentivo il calore di Marco sopra di me, il sudore di Michela che gocciolava sulla mia schiena e il sapore di mia moglie che si mescolava all'umore degli altri.
​"Girati, Marco!" urlò Felicia, cercando ancora più depravazione. In un attimo, le posizioni cambiarono. Marco passò davanti, prendendo il posto del ragazzo e affondando nel calore di Felicia, mentre io mi spostai dietro Michela, che reclamava la mia penetrazione con gemiti strozzati. Il ragazzo restava lì, guidato dalle mani esperte di Felicia.
​La stanza era un coro di respiri affannosi e imprecazioni sporche. Michela vibrava sotto i miei colpi, mentre davanti a me Marco e Felicia si divoravano le labbra in un bacio profondo, incuranti di chi li stesse possedendo in quel momento. Eravamo cinque sconosciuti legati da un unico, violento bisogno di eccesso.
​Il culmine arrivò come un'esplosione coordinata. Felicia chiamò il seme di tutti su di sé, come un rito di iniziazione per il nuovo anno. Marco si ritirò per primo, inondandole il seno; io la seguii subito dopo, bagnandole il ventre mentre Michela sussultava in un orgasmo prolungato che la lasciò esausta. Infine il ragazzo, con un grido liberatorio, coprì il viso di Felicia con il suo piacere denso.
​Restammo intrecciati per minuti, i corpi lucidi e macchiati, in un silenzio carico di rispetto per la trasgressione appena consumata. Felicia si leccò le labbra, guardando i quattro volti attorno a lei con un sorriso di trionfo peccaminoso. Il 2026 non poteva avere un battesimo più sporco, carnale e indimenticabile di questo.
​Il silenzio nella stanza era stato spezzato solo dal rumore dei fluidi e dei corpi, finché Felicia non decise che avevamo bisogno di sentire anche la voce del nostro desiderio. Mentre Marco la possedeva con spinte profonde, lei inclinò la testa all'indietro, cercando lo sguardo di Michela che, inginocchiata, stava assaporando ogni centimetro della mia pelle.
​"Guardala, Michela," ansimò Felicia, la voce roca per lo sforzo. "Guarda come tuo marito si perde dentro di me. Dimmi... ti eccita vederlo prenderci così, senza chiedere il permesso?"
​Michela sollevò lo sguardo, gli occhi lucidi e le labbra arrossate. "Mi fa impazzire," rispose, la voce che vibrava di una lussuria sincera. "Voglio che la riempia, voglio che domani lei senta ancora il peso di lui addosso."
​Marco afferrò Felicia per i fianchi, aumentando il ritmo, e si chinò sul suo orecchio. "Senti quanto sono duro per te? Sei così accogliente che potrei restare qui dentro fino all'alba. Sei fatta per essere usata da tutti noi contemporaneamente."
​Felicia emise un gemito che era a metà tra un ringraziamento e una sfida. Poi si rivolse al ragazzo, che era rimasto quasi ipnotizzato dalla scena, con il suo membro che pulsava tra le mani di lei.
​"E tu, piccolo predatore? Sei venuto qui per guardare o per reclamare la tua parte? Non aver paura di sporcarti. Voglio sentire la tua bramosia sulla mia pelle. Dimmi cosa vuoi farmi."
​Il ragazzo deglutì, la voce appena un sussurro ma carica di intenzione. "Voglio... voglio che non rimanga un solo centimetro del tuo corpo che non sia stato segnato da me. Voglio vederti cedere sotto il peso di tutti e tre."
​Io mi inserii tra Michela e Felicia, sentendo il calore delle loro carni che si fondevano. "Siete due splendide peccatrici," dissi, guidando la testa di Michela verso quella di mia moglie. "Voglio sentire le vostre confessioni mentre vi intrecciate. Diteci quanto vi piace essere l'oggetto di tutto questo desiderio maschile."
​"Mi sento posseduta dal mondo intero," rispose Michela, mentre le sue mani cercavano disperatamente il contatto con quelle di Felicia. "È come se non avessi più un nome, solo una funzione... darvi piacere finché non ne potrò più."
​Felicia le rispose con un bacio umido e profondo, poi guardò tutti noi, uno dopo l'altro. "Usateci," mormorò, "non siate gentili. Questa notte non appartiene alla tenerezza, appartiene al bisogno. Voglio che domani ogni mio muscolo mi ricordi che eravate in quattro a prendervi cura di me."
​Il dialogo aveva solo innescato una miccia già corta. I corpi si mossero con una frenesia nuova, una brama di liberazione che non ammetteva più attese. Felicia, con un gemito strozzato, prese la testa del ragazzo tra le mani, spingendo il suo sesso ancora più a fondo nella sua gola finché i suoi occhi non si rovesciarono all'indietro. Il giovane inarcò la schiena, tremando come una corda tesa, e il suo seme caldo e denso eruttò con forza, inondando la bocca di Felicia e schizzando i suoi capelli bagnati. Lei deglutì avidamente, senza mai rompere il contatto, assaporando ogni goccia.
​"Mio," sussurrò Felicia, leccandosi le labbra macchiate, con un sorriso trionfante. "Tutto mio."
​Marco, vedendo Felicia saziare la sua fame con il ragazzo, intensificò le sue spinte in Michela. La afferrò per i fianchi con una forza brutale, il suo bacino che sbatteva contro quello di lei con un ritmo furioso. Michela, già sulla soglia, urlò il nome di Marco, una supplica e un ordine al tempo stesso.
​"Prendimi! Fottimi, Marco! Adesso!"
​La sua schiena si inarcò, le gambe si strinsero attorno alla vita di lui mentre un orgasmo violento e prolungato la scuoteva. Il suo corpo sussultava e le sue pareti vaginali si contraevano attorno al membro di Marco, che rispose con un ringhio gutturale, riversando il suo carico bollente dentro di lei con spinte finali che la lasciarono ansimante e immobile sotto di lui.
​Io sentivo la pressione salire, ogni spinta di Felicia sul mio sesso era un passo verso l'abisso. Lei mi guardò negli occhi, la sua espressione una miscela di controllo e selvaggia eccitazione. "Vieni per me," ordinò, "vieni dentro di me, fallo sentire a tutti quanto mi desideri."
​Non ebbi bisogno di altre parole. I miei fianchi si mossero con una furia incontrollata, la mia mente si spense e un orgasmo esplosivo mi travolse. Gemetti il nome di Felicia mentre il mio seme caldo si riversava dentro di lei, sentendo le sue pareti accoglienti che si contraevano attorno a me in una stretta estatica.
​Felicia attese che la mia esplosione si placasse, poi mi tirò su per un braccio, costringendomi a guardarla. "Ora, il mio," sussurrò, e il suo corpo iniziò a fremere. Si dimenò sotto di me, la sua clitoride sollecitata da ogni movimento, i suoi muscoli interni che danzavano con i nostri semi ancora caldi dentro di lei.
​Gli occhi si chiusero, le labbra si spalancarono in un gemito profondo e prolungato. Le sue dita si strinsero sulla mia schiena e poi un orgasmo fragoroso e liberatorio la scosse, facendola urlare il mio nome, seguito da quello di Marco e del ragazzo. Il suo corpo si contorse e poi si rilassò contro il materasso, completamente svuotato ma appagato.
​Giacevamo tutti e cinque intrecciati, corpi sudati, membra appiccicose, il respiro ancora irregolare. Il letto era un campo di battaglia e di vittoria, impregnato degli odori dei nostri orgasmi. Felicia sorrise, la sua faccia sporca di sperma e sudore, i suoi occhi brillanti di una gioia sacrilega.
​"Questo," disse, la voce appena un filo, "è l'inizio del nostro 2026."
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