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Scambio di Coppia

Campeggio FKK, naturismo e sesso.


di Membro VIP di Annunci69.it CoppiaFelix2024
27.07.2025    |    934    |    7 9.6
"Felicia era sdraiata a prua, completamente nuda, i piedi incrociati, le cosce aperte verso il sole..."
Tempo di giorni di vacanza e voglia di liberarsi della quotidianità, fatta di conformismo e regole che la società impone.
Niente di meglio che spogliarsi — anche solo per un breve periodo — dei “panni” consueti, quelli dell’omologazione e dei codici prestabiliti.
E si comincia proprio dai vestiti.
Il naturismo non mette a nudo solo il corpo, ma libera la mente dai luoghi comuni. Anche la sessualità ne beneficia.
In un ambiente FKK tutto è più vero. Più nudo. Più libero.
Abbiamo raccolto in un diario una delle esperienze più intense del nostro modo di vivere la sessualità in coppia. La racconto io, Ernesto, marito di Felicia, moglie, amante e complice dolcissima.
Al FKK i corpi parlano da soli. Nessun tessuto, nessuna scusa. Solo pelle, sguardi, e respiri che dicono tutto.
Felicia ed io non cercavamo nulla… ma non abbiamo mai detto di no a ciò che ci eccita.
So quando Felicia si bagna solo guardando un’altra donna. La conosco fin dentro le viscere.
E con Klara… bastò un tocco, un sorriso tra le tende.
Il vino fu solo un pretesto. Il desiderio era già nudo accanto a noi.
Lars e Klara. Tedeschi. Discreti. Ma affamati.
Lui alto, occhi lenti ma caldi. Lei bionda, atletica, con lo sguardo di chi non si limita a guardare.
Quando Klara iniziò a pettinare Felicia con le dita, capii che stavamo entrando in un’altra notte.
La sua mano tra i capelli di Felicia era ferma e morbida. La accarezzava sulla nuca mentre le labbra cercavano le sue.
Quando le trovò, la baciò come se la conoscesse da sempre, le mani sui seni di mia moglie, giocando coi capezzoli già duri.
Felicia gemeva piano. Voleva essere sentita.
Le guardavo. Due corpi che si cercavano senza pudore.
Felicia era già bagnata, lo vedevo da come si muoveva sotto la lingua di Klara.
Mi avvicinai, le sfiorai i fianchi. Lei si lasciò andare, le gambe aperte, il culo teso verso di me.
Poi… il fuoco divampò.
La mia donna aveva la bocca piena di cazzi: il mio da un lato, quello di Lars dall’altro.
Li prendeva entrambi, li alternava.
Godeva del potere che aveva su di noi.
E noi… tremavamo.
Poi la presi da dietro. Forte. Come ama.
Con la mano nei suoi capelli, la montavo mentre lei succhiava Lars.
Era bellissima. In ginocchio, la bocca impegnata, il culo che mi sbatteva contro.
Sapevo che stava godendo. Lo sentivo nelle sue contrazioni.
Intanto Klara si masturbava, le dita affondate nella sua figa, gli occhi chiusi, guardandoci.
Felicia salì sopra Lars. Le mani sul suo petto, i suoi capezzoli sfioravano il volto di lui.
Klara si avvicinò, la prese per i fianchi e iniziò a leccarla mentre Felicia cavalcava.
La sentii gemere forte.
— Leccami anche il culo… fammi godere tutta… — sussurrò.
E Klara lo fece. Decisa, precisa.
Una lingua profonda. Una mano che le schiaffeggiava piano le natiche.
Io tornai su Klara.
La stesi.
Glielo infilai lentamente. Era già pronta.
Si muoveva al mio ritmo.
Felicia la guardava, si toccava con due dita, le labbra ancora lucide di sperma.
Erano stese una accanto all’altra, nude, sudate.
Noi uomini le scopavamo insieme.
Sentivo il respiro di Klara sul collo di Felicia.
Lei prese il mio cazzo in bocca mentre Lars veniva sulla schiena della tedesca.
Non c’erano più coppie. Solo corpi. Fluidi. Sudore. Voglia.
Quando tutto finì, restammo incollati, appiccicati di piacere e mare.
Il telo umido, le tende aperte.
Nessuno parlava.
Felicia si accese una sigaretta e guardò il cielo.
— Domani… la tenda resta aperta — disse.
— Che chi ha voglia… entri.
Dopo quella notte nella tenda ci sembrava naturale lasciarci trasportare.
Letteralmente.
Noleggiammo una barca a motore. Piccola, accogliente.
Ci spingemmo lungo il canale di Lim, tra scogliere e pinete che si tuffano nel mare.
Eravamo di nuovo noi due. E con noi, Lars e Klara.
Stessa intesa. Altra cornice.
Il canale era quieto, le acque dense e verdi.
Ancorammo in una piccola insenatura. Nessun’altra barca. Solo vento e sale.
Felicia era sdraiata a prua, completamente nuda, i piedi incrociati, le cosce aperte verso il sole.
Klara la guardava, seduta accanto, mordendosi il labbro.
— Posso metterle la crema? — chiese.
Annuii.
E lì iniziò tutto.
Le mani di Klara scorrevano lente sul ventre di Felicia.
Ogni gesto era più intimo di una carezza.
Io e Lars guardavamo in silenzio, ma i nostri cazzi parlavano già.
Klara le baciava la pancia, poi le cosce.
La lingua si avvicinò alla sua figa, e iniziò a leccarla con arte.
Felicia gemeva, accompagnata dal suono delle onde.
La scena era perfetta.
Lei si contorceva sotto quella lingua, il culo che si muoveva contro il legno caldo.
Mi sfilai i boxer e la presi da dietro, in un colpo solo.
Era già in estasi.
Klara mi guardò e disse in tedesco:
— Vögel sie richtig. Ich will sie schreien hören.
("Scopala bene. Voglio sentirla urlare.")
E così feci.
La scopavo mentre la lingua di Klara le massaggiava il clitoride.
Poi Klara cambiò posizione.
Le sue labbra si chiusero sui capezzoli di Felicia.
Le dita scivolarono nel suo culo.
Due. Precise.
E Felicia… esplose.
Lars si masturbava guardandoci, il suo cazzo lungo gocciolante.
Klara si inginocchiò davanti a me e mi prese in bocca.
Lingua veloce, occhi pieni di voglia.
Felicia intanto cavalcava Lars, le mani sulle sue spalle, le tette che saltavano ad ogni affondo.
Io e Klara ci unimmo dietro di loro.
Quattro corpi in sincronia.
Sudati. Stretti.
Gemiti sul legno della barca.
Felicia godeva con Lars dentro, ma mi guardava mentre scopavo Klara.
Le presi la mano.
Poi le due donne si sdraiarono nude, vicine, esauste.
Ma ancora eccitate.
Io venni sulla pancia di Felicia.
Lars finì tra le cosce di Klara.
Loro si leccarono a vicenda. Piano. A lungo.
Ogni goccia di sperma era un bacio da restituire.
Ci stendemmo a poppa, tutti e quattro, nudi.
L’acqua sotto la barca si muoveva lenta.
Sopra, i nostri corpi ancora caldi.
Felicia fumava.
Klara dormiva con la testa sulle sue cosce.
— Pensi che ci sia qualcosa di sbagliato in tutto questo? — mi sussurrò Felicia.
— No. C’è solo verità — risposi.
— E la verità… fa godere.
Il sole calava.
Le nostre labbra sapevano ancora di salsedine e orgasmo.
Avevamo voglia di tornare. Ma anche di restare.
Forse la prossima volta… porteremo anche un’amaca.
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