Lui & Lei
Corna giapponesi - Parte 1
26.09.2025 |
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"Rimasero in quella posizione per circa dieci minuti, una pecorina senza sosta, i colpi erano continui, fu lei d’improvviso a levarsi e a stendersi a pancia in su aprendo le cosce e mostrando una..."
Roberto aveva fatto lo staRoberto aveva sostenuto lo stage universitario per una multinazionale italiana nella filiale di Londra; dopo la tesi era rimasto a lavorare per quella multinazionale in casa madre in Italia, un paio d’anni dopo si propose per un incarico alla filiale giapponese, aveva 27 anni, una tremenda voglia di girare il mondo e la paga era decisamente ottima.
L’esperienza reale peró non era come se l’era immaginata; a lavoro parlava inglese e a distanza di quasi un anno non aveva imparato il giapponese dato che non lo praticava quasi mai; la vita sociale in Giappone era praticamente inesistente, passava quasi tutto il tempo libero a leggere o a guardare programmi in streaming dal pc, i suoi nervi stavano crollando e più volte aveva pensato di ritornare in Italia.
La svolta la ebbe quando trovò un blog in internet d’italiani che avevano vissuto o stavano vivendo in Giappone, incontró uno di loro ma la distanza non permise d’approfondire troppo l’amicizia, in questo modo peró venne in possesso del contatto telefonico di Carlo, un ultra 50enne che viveva fra Giappone ed Italia.
Il loro primo incontro avvenne in un piccolo ristorante.
“É da 15 anni che vengo in Giappone e non ho ancora imparato una parola e men che meno la scrittura, non ti devi preoccupare: sei italiano!”.
Carlo era decisamente espansivo, Roberto aveva constatato che effettivamente non parlava Giapponese ma aveva l’impressione che Carlo almeno capisse qualcosa di quella lingua.
“Cosa significa che non mi devo preoccupare perché sono Italiano?”.
“Qui se sei un europeo e soprattutto un…” la spiegazione di Carlo s’interruppe, le due ragazze giapponesi sedute al tavolino di fianco si misero a ridere e una di loro, rivolgendosi ai due uomini e senza smettere di ridere, disse “Italia bellissima”.
Carlo, con ancora il boccone in bocca, guardó Roberto e aprì platealmente le mani “Capisci?” poi si rivolse alle ragazze e scambió due battute in inglese che Roberto a malapena udì, Carlo si fece dare il cellulare da Roberto, lo diede alla ragazza che ci armeggiò un po’ prima di restituirlo “Ti ha installato un’applicazione per comunicare; ti aspettano qui fuori dopo la cena, io sono giá in ritardo. E domani mi racconti”.
Roberto subì una lezione su come tutti i giapponesi siano tremendamente affascinati dall’Europa ed in particolare dall’Italia, venne a scoprire che l’italiano é una lingua che spesso viene insegnata a scuola e che persino la musica lirica italiana é molto amata e praticata; quando finirono la cena si salutarono e fuori dal piccolo locale le due ragazze erano lì ad attenderlo sempre con le loro risatine.
Le due ragazze non si presentarono o almeno Roberto non ne capì i nomi, lui parlava inglese con la ragazza più alta anche se l’inglese di lei era parecchio stentoreo.
Passeggiarono per l’affollata via per un po’ cercando di conversare fino a che le due non si fermarono, quella grande indicó un agglomerato di piccoli negozi e disse qualcosa in inglese che Roberto non capì.
“Cosa? Non ho capito dove vuoi andare”.
La ragazza più grande fece qualche passo e si fermò di fronte ad un piccolo locale affollato dove si vendevano dei gelati, in inglese disse semplicemente “gelato”.
“Gelato ok. Entriamo” stavano per entrare quando lei prese per il polso Roberto fermandolo, lui la guardó, lei con la mano fece finta di reggere un gelato e con la lingua mimó due leccate, ripeté il gesto muovendo poi appena la mano in quello che sembrava un richiamo al sesso orale, le due ragazze si misero a ridere mentre Roberto quasi s’immobilizzó per l’imbarazzo.
Con i gelati camminarono un altro poco e dopo poco la ragazza più bassa si congedò, appena rimasti soli la ragazza più alta consultó il suo telefonino e chiese “Andiamo in pink hotel?”.
Roberto non capì cosa intendesse ma la seguì, entrarono in quello che sembrava un piccolo condominio, allo schermo lei selezionò una stanza, Roberto notó che tra quelle selezionabili c’è n’erano molte di stravaganti con ambientazione di giungla, astronave, una camera piena di cuscini a fungo, la ragazza ne scelse una semplice, Robertó pagó direttamente alla macchina e prelevó lo scontrino.
I due passarono davanti alla reception e salirono alla loro camera, una piccola stanza bianca con un letto matrimoniale circolare viola e un piccolo bagno in cui a malapena c’entrava una persona.
La ragazza rideva quasi di continuo con una lieve risatina, Roberto non si capacitava d’averla conosciuta circa mezz’ora prima e di ritrovarsi con lei in una camera di hotel.
Lei sembrava giovane, poteva avere 20 anni come 40, Roberto aveva difficoltà a capire dall’aspetto le etá dei giapponesi, aveva lunghi capelli castani lisci, un fisico magro e slanciato, era alta quasi quanto lui.
Roberto le si avvicinó, lei non fece nulla fino a quando lui non le fu praticamente addosso, lei chiuse gli occhi in attesa del bacio. Il bacio fu brevissimo e poco dopo, uno in piedi di fronte all’altra si leccavano le lingue a vicenda.
Roberto inizió a slacciarle la camicetta bianca, le risatine di lei sparirono e si zittì, sembrava tremendamente timida ora.
sotto la camicia aveva un reggiseno bianco che le copriva un seno alquanto piccolo, Roberto prese a slacciarle i bottoni dei jeans, che presto caddero a rivelare degli slip intonati al reggiseno.
Roberto si levó la maglia e prese ad armeggiare con l’aggancio del reggiseno che poco dopo cadde a terra. I capezzoli erano molto scuri, in forte contrasto con la pelle quasi bianca, Roberto non resistette e caló la testa per leccarne uno.
La lingua di Roberto si prendeva cura del capezzolo, la ragazza iniziò ad emettere dei gridolini acuti e dopo qualche istante infiló la mano nei suoi slip, le sue dita presero a toccarsi le labbra che iniziavano ad inumidirsi, si massaggiava le grandi labbra aprendole e richiudendole e solo quando sapeva che erano al giusto punto di umidità infilò il dito emettendo un gemito di piacere.
Roberto la fece stendere a letto a pancia in su e le sfiló via gli slip, lei continuava imperterrita la sua masturbazione che evidentemente le dava molto piacere.
Roberto si spogliò e prese in mano l’erezione, si masturbava lentamente in piedi davanti al letto, osservando quella ragazza darsi piacere.
Lei stava quasi per venire quando i suoi occhi caddero sul membro di Roberto; tolse la mano fra le cosce e si rialzó mettendosi a sedere a bordo letto, prese l’erezione in mano ed iniziò una masturbazione leggera mentre con la lingua accarezzava l’asta da sotto.
Roberto aveva una voglia pazza di venire, era da mesi che s’arrangiava da solo, guardó quella ragazza spalancare la bocca, sembrava avesse intenzione di divorarlo ma invece si limitò a prendere in bocca solo la cappella e a succhiarla con molta forza.
Quello strano pompino dava un immenso piacere a Roberto che presto iniziò a mugolare di piacere.
Fu Roberto dopo qualche minuto a far alzare la ragazza, accarezzandole il fianco la fece mettere a carponi sul letto e andó ad inginocchiarvisi dietro, la cappella aderì alle grandi labbra bagnate e piano entró.
Lei emise uno dei suoi acuti urletti immediatamente, e li ripeteva ad ogni minimo movimento di Roberto.
La fica era molto calda e bagnata, Roberto si stupì di come fosse poco profonda, il suo cazzo entrava solo a metà e già lo sentiva sbattere contro l’utero.
Afferró quei fianchi bianchi ed inizió a spingere i colpi, lei oramai urlava pienamente di piacere e più lei urlava più il piacere assaliva Roberto e più lui la sbatteva con foga.
Rimasero in quella posizione per circa dieci minuti, una pecorina senza sosta, i colpi erano continui, fu lei d’improvviso a levarsi e a stendersi a pancia in su aprendo le cosce e mostrando una fica contornata da liscio pelo nero; Roberto le fu sopra e da subito dentro, la sbatteva tenendosi sollevato e tenendo le mani di lei fra le sue, lei lo guardava urlando, stava venendo, era oltremodo bagnata.
Roberto sentiva quegli umori caldi e le orecchie erano piene dei suoi gemiti di godimento, il suo cazzo rigido colpiva la fragile giapponesina e presto inizió a montare l’orgasmo.
Levò il cazzo da dentro lei e lo prese iniziando a masturbarsi.
“No, dentro. Stai dentro” disse subito lei.
Roberto ubbidì e la ripenetró “Sto per venire. Dentro?”.
Lei faceva sì con la testa, Roberto diede solo altri due colpi e venne, schizzó dentro la ragazza di cui ignorava perfino il nome, sentiva lo sperma scaricarsi dentro quel corpo.
Quando sentì finire gli schizzi piano si levó via, lei subito si mise a sedere e guardó fra le sue cosce, stava osservando lo sperma bianco uscire da lei; allungó la mano e tenne lo sperma fuoriuscito fra le due dita, se lo spalmò in fine sulle grandi labbra.
Con calma si rivestirono e tornarono fuori in strada, Roberto cercó di chiedere se la ragazza volesse essere riaccompagnata a ma, sempre con le risatine, lei rifiutò prodigandosi in molti ringraziamenti e si congedarono.
Non si sentirono più dopo quell’unico incontro.
Nei giorni a seguire Roberto risollevò di molto il suo morale, si tenne in contatto con gli altri italiani in zona e qualche volta vi s’incontrò; andó a letto con altre tre ragazze giapponesi ma solo una di loro rivedette altre due volte, sembrava quasi la normalità abbandonarsi di punto in bianco senza nulla di minimamente più profondo.
Roberto trovó una relazione fisica ed emotiva solo qualche giorno più tardi, quando conobbe la moglie del suo superiore.
CONTINUA
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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