Lui & Lei
Esile collega - orgasmi. Parte 3
20.07.2025 |
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"Mi guardó negli occhi spalancando la bocca e fermando i gemiti, per un secondo credetti d’esser andato troppo a fondo, poi iniziò a vibrare sotto di me il suo corpo, tolsi la mano fra le sue..."
“So di non essere molto brava a fare l’amore” Eravamo usciti a cena, per quasi tutto il tempo Lisa provava a scusarsi come se m’avesse fatto una sorta di torto, mi spiegó come col suo ex a letto non c’era affatto intesa e lei se ne prendeva colpa dato si sentiva molto fragile sia sentimentalmente che fisicamente; mi raccontò che per questo motivo aveva perdonato tre volte i suoi tradimenti; io la lasciai parlare perchè era evidente avesse bisogno di sfogarsi.Indossava un paio di jeans che evidenziavano quanto le gambe fossero fini, ammetto che non mi piacevano troppo peró quei jeans le facevano un sederino perfetto, creavano forma che in realtá non era così pronunciata; la maglietta mostrava un piccolo seno aiutata secondo me da un reggiseno.
“E poi l’altro giorno ho visto la faccia che facevi e ho capito che era meglio non continuare, per questo ho evitato di scriverti”.
“E che faccia avrei fatto?” le chiesi.
“Mi stavi lasciando finire, per educazione credo; alla fine mi hai bloccata”.
“Lisa ti ho bloccata perchè… beh un uomo deve un attimo riprendersi e tu non ti fermavi”; non potevo essere esplicito, avevo pure abbassato la voce, eravamo seduti all’aperto in mezzo a tavolini di gente “e come puoi dire che t’ho lasciato per educazione, un uomo non puó fingere su quanto gli piaccia” la vidi abbassare lo sguardo sulla sua mano.
Dopo poco lasciammo il bar all’aperto, volevo camminare per distrarla dato che la vedevo a disagio, iniziammo a parlare di cosa avremmo potuto fare le prossime sere, di una vacanza assieme.
“Siamo fuori ormai da ore e ancora non mi hai baciato” le dissi mentre passeggiavamo; “C’è molta gente ed io in pubblico” inizió a giustificarsi ma la fermai subito “Lo so, stavo solo scherzando è solo che sebbene tu pensi il contrario: è da tre giorni che muoio dalla voglia di sentir un altro tuo bacio”.
Il suo sorriso diceva tutto; “Potremmo andar a lavorare assieme domani mattina” le proposi; sembrava molto più rilassata e contenta, tornammo a casa mia assieme.
Arrivammo a casa, stavo aprendo il portoncino e lei mi prese per mano “Grazie, sto molto meglio ora” mi disse “ma devo dirti una cosa”, entrammo in casa “Che mi devi dire? E poi anch’io devo dirti una cosa”: questi jeans ti fanno un culetto stupendo” non sapeva se essere preoccupata per quello che mi doveva dire o contenta per l’inatteso complimento; entrammo in casa “Ho bisogno di prepararmi un po’”.
“Ma certo, vieni” le mostrai casa e la portai al piano superiore, la lasciai sola in bagno io me ne corsi giù al bagno secondario a darmi una rinfrescata veloce.
Ero in salotto ormai da quasi 15 minuti, decisi di salire, la porta del bagno era aperta, quella della camera chiusa, bussai “Lisa, tutto a posto?”, mi aprì dopo qualche istante la voce quasi stremava “Si, dovevo prepararmi un attimo”.
Non capii, indossava ancora la maglietta ma il seno si vedeva molto meno, doveva aver tolto il reggiseno, i jeans erano al loro posto e l’unica cosa che sembrava aver fatto era essersi tolta i calzini, aveva acceso l’abat-jour sul comodino.
Le accarezzai i capelli e la baciai, stavolta sentii le sue mani prendermi per i fianchi, io feci lo stesso e la sollevai, lei si mise in punta di piedi.
Presi a slacciarle i jeans mentre mi baciava, li aprii e infilai entrambe le mani dietro, quando afferrai le sue antiche i jeans le caddero alle caviglie, mi staccai dal bacio “Non indossi le mutandine?”.
“Sì ma, t’ho detto che dovevo prepararmi” non capivo e lei continuó staccandosi da me andando verso il comodino e sedendosi a bordo letto “sono molto stretta e prima di far l’amore devo… aprirmi un po’, è un po’ imbarazzante” prese dal comodino due piccoli cilindri rossi ne accese uno che ronzó vibrando prima di venir spento.
Andai a sedermi al suo fianco, le accarezzai la coscia e misi la mano fra le sue cosce, era bagnata “Avresti dovuto chiamarmi t’avrei aiutata” dissi eccitato e divertito “Ma due perchè?”, appena posta la domanda capii.
Le sfilai via la maglia lasciandola nuda, mi alzai in piedi davanti a lei e mi spogliai, presi in mano la mia erezione e piano iniziai a masturbarmi a pochi centimetri dal suo viso.
Vedendo che non aveva intenzione d’usar la bocca mi chinai e l’aiutai a stendersi sul letto, divaricó le gambe mentre la mia testa affondava fra di esse e la mia lingua la violava.
Era giá bagnata, cercavo di spingere la lingua più a fondo che potessi, la muovevo dentro di lei mentre sentivo il suo corpo agitarsi, con le dita cercavo di tenerle aperte le labbra mentre la lingua cercava di far spazio dentro di lei.
Mi sollevai in piedi e andai a prendere il portafogli dai pantaloni a terra, estrassi un profilattico “Uso la pillola, non come contraccettivo… cioè adesso anche come quello”.
Lasciai a terra tutto ed andai ad inginocchiarmi fra le sue cosce spalancate, afferrai l’erezione alla base ed iniziai a premere la cappella contro le sue labbra umide, la muovevo aprendole le labbra e massaggiandole; lei teneva lo sguardo fisso al soffitto, avrei voluto continuare ancora ma credevo la sua tensione fossa dovuta alla paura di quella prima penetrazione e decisi di non farla attendere oltre, fissai la cappella e piano di peso spinsi.
Le sue dita afferrarono il lenzuolo, faticavo ad entrare in lei, era stretta e non avevo intenzione di forzarla minimamente; la cappella sparì dentro ed in quello istante lei curvó un po’ il suo corpo verso l’alto; solo in quel momento notai quanto minuta fosse, gambe e braccia sottili, ventre piatto quasi quanto il seno che era appena riconoscibile.
Mi tirai fuori piano, con la mano sul suo fianco cercai di girarla e lei assecondó subito girandosi e sollevandosi a pecorina, avvicinai il mio bacino al suo, appena appoggiai la cappella vidi ogni suo muscolo contrarsi, le accarezzai la schiena “Lisa, dovresti cercar di rilassarti un po’, voglio solo darti piacere”; lei guardava dritto la testiera del letto “Sono rilassata” mentì.
La mia attenzione ritornó alla penetrazione, guardavo la cappella contro la fessura, appoggiai la mia mano al suo piccolo sedere e toccai il suo ano con il mio pollice per distrarla, lo vidi aprirsi leggermente e ricordai quel suo secondo piccolo vibratore; accarezzai di nuovo il sedere passando le dita sull’ano, nessuna strana reazione.
“Aspettami un secondo” me ne andai in bagno, presi la scatolina di crema idratante e tornai di fretta in camera, lei era rimasta immobile, ritornai in ginocchio dietro di lei, presi abbondante crema con indice e medio e la spalmai sul suo ano “Cosa fai?” mi chiese.
“Dietro ti piace?” rispose sottovoce con un “si, almeno credo”.
L’indice affondó un po’ nel suo ano che nemmeno si strinse, cercai di far entrar più crema possibile.
Riafferrai l’erezione e puntai il cazzo al suo ano, spinsi e la cappella entró comodamente… ma fino a metà, poi avvertii quanto fosse stretto, lentamente spinsi, lo vedevo sparire dentro di lei un millimetro alla volta, alzó la testa di scatto e dopo qualche istante si portó la mano a tapparsi la bocca, sentivo il cazzo farsi strada in lei così stretta, poi un lungo gemito acuto soffocato dalla sua mano che cessó d’improvviso, mi bloccai.
“Lisa, fa male?” Lei fece sì con la testa, piano iniziai a ritirarlo e sentii l’ano stringersi “no, non uscire” supplicó lei “mi piace”.
Spinsi piano e ancora lanció quel lungo gridolino affossando il viso nel cuscino, l’erezione era quasi completamente dentro di lei.
Piano la ritirai fino a metá e altrettanto piano dentro il suo strettissimo sfintere fino in fondo; al terzo affondo sollevó la testa “ahhhh!” Mi bloccai e subito lei “nooooo, continua”.
Iniziai a muovere il bacino per penetrare in fondo, poi quasi lo estrassi e di nuovo in fondo, lentamente ma senza pausa, il suo corpo iniziava a contorcersi e mi abbassai su di lei, il mio petto sulle sue spalle, non a peso morto ma quanto bastava a bloccarne i movimenti, il mio bacino si muoveva continuamente e assaporavo ogni penetrata in quello spazio strettissimo.
Allungai la mano sotto il suo ventre, il mio indice trovó in fretta la fica e la premette verso l’alto, lo fermai al clitoride e presi a massaggiarlo mentre le penetrate nell’ano non cessavano.
Emise un altro gemito acuto e si ritappó la bocca con la mano, la mia mano libera prese il suo polso e le liberai la bocca; gemendo si abbandonó stesa a letto, il mio corpo sopra di lei, le penetrate continue nel suo sedere e il dito che non lasciava in pace quel clitoride.
Gemeva e gemeva, sembrava quasi piangesse ma la sua espressione era di piena goduria.
Mi guardó negli occhi spalancando la bocca e fermando i gemiti, per un secondo credetti d’esser andato troppo a fondo, poi iniziò a vibrare sotto di me il suo corpo, tolsi la mano fra le sue cosce per risollevarmi e lasciarle più spazio, riprese a gemere acutamente quasi chiudendo gli occhi.
Il mio cazzo non smetteva di stantuffare quel piccolo culetto, fino a quando non cercó di levarsi da sotto di me, mi levai da lei, si portó una mano al sedere e una fra le cosce, mi dava le spalle mentre si metteva rannicchiata in posizione fetale mugolando di piacere.
Le accarezzai la spalla avvicinandomi, le baciai la spalla e la feci girare verso di me, notai la
mano intrappolata fra le sue cosce: si stava muovendo.
Con una mano sul ginocchio la indussi a spalancare le gambe, uno dei suoi affusolati diti scompariva e riappariva nella fica visibilmente bagnata; mi inginocchiai fra le sue cosce spalancate e la osservavo masturbarsi.
Appoggiai la cappella su quel dito che spariva dentro di lei, spinsi; lei levò la mano e mi accolse dentro di lei.
Avvertii un po’ di resistenza da quella strettezza ma mi ritrovai quasi subito completamente dentro di lei; iniziai un movimento lento ed inesorabile come quello che le aveva violato il sedere, lei riaprì gli occhi guardandomi, la penetravo con lentezza, le sue pareti interne pulsavano come non avevo mai sentito, sembrava un continuo orgasmo.
Ancorà cercó di portarsi la mano alla bocca e glielo impedii afferrando il suo polso, mi sdraiai sopra di lei senza farle sentire il mio peso, eravamo viso a viso a pochi centimetri e lei non resistette più: inizio’ un lungo lamento di piacere.
Le leccavo piano le labbra mentre lei gemeva e mentre continuavo a penetrarla piano, il suo piccolo corpo immobilizzato sopra di me, violato in un continuo piacere, anche il mio respiro inizio’ a farsi pesante “Lisa”.
Lei capì e cercó di superare il suo lamento “Aspetta… non dentro”.
Subito mi tolsi da lei pensando m’avesse mentito sulla pillola dopo quella frase; a pochi istanti dal mio orgasmo lo sentii venir stretto, appena levato lei lo aveva afferrato con le mani.
Ero sopra di lei puntato con le braccia al materasso a sorreggermi, Lisa aveva affermato subito il mio cazzo eretto con entrambe le mani e cercava di muoverle in maniera scomposta, cedetti e sentii lo sperma fuoriuscire con rabbia, la vedevo mentre fissava le proprie mani spremermi, sporcarsi, poi chiuse gli occhi e rabbrividì due volte, si rimise in posizione fetale sul fianco e rabbrividì ancora.
“È come se lo sentissi ancora dentro” disse.
Ripresi a baciarle la spalla mentre riprendevo fiato, le accarezzavo quel piccolo sedere, lei ogni tanto tremava… e la sua mano infilata ancora fra le cosce, quella mano che poco prima era lorda di sperma.
Avrei voluto riprendere, stare ancora dentro di lei, ma mi limitai ad accarezzarla mentre ogni tanto avvertivo i suoi brividi di piacere.
“Lisa… pensavo prendessi la pillola” le dissi quando ormai s’era rilassata, “Certo, la prendo”; guardavo le sue spalle e le sue scapole e le accarezzavo “Mi hai chiesto di non rimanere dentro di te”.
“Mi è solo venuto di dirtelo, la prossima volta se vuoi puoi star dentro”.
La abbracciai stringendo il mio petto alla sua schiena nuda “Volevo solo esser sicuro”, notai la sua mano uscire fuori dalle sue cosce, era la mano sporcata, sentii l’erezione montare pensando che si fosse spalmata il mio seme lì in mezzo per chissà quale ragione.
Quella notte il mio sonno fu piacevolmente agitato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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