Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > Esile collega - la masturbazione. Parte 2
Lui & Lei

Esile collega - la masturbazione. Parte 2


di Kalifly81
18.07.2025    |    2.275    |    2 9.8
"Avvertii che provava ad aprirli, armeggiava ma scomodamente, anche i miei movimenti fra le sue cosce erano scomodi ora per la posizione e tolsi la mano, lei si protese un po’ verso di me e..."
Il giorno seguente, sabato mattina, mi alzai, mi misi in sesto e mi preparai per uscire, guardai il cel e scoprii tre suoi messaggi della sera precedente, mi chiedeva d’andar a casa sua per la colazione e non in un bar come d’accordo e mi dava indirizzo e alcune indicazioni; le scrissi che sarei arrivato da lì a breve.
Arrivai da lei, un’enorme casa ereditata ristrutturata e divisa in quattro unità, una la sua le altre di zie e cugino; suonai e la vidi aprire il portoncino; durante i pochi metri di vialetto mi chiesi se anche lei, appena tornata dal cinema, si fosse masturbata come me.
Entrai, ci salutammo senza baci, indossava un paio di pantaloncini molto corti ma su di lei sembravano dei normali pantaloncini larghi, sopra una maglietta aderente, come sempre mi colpiva la quasi assenza del seno, aveva capelli lunghi e come quasi sempre erano tenuti a coda di cavallo.
“Crema come avevi ordinato” la seguii in cucina, mi misi a sedere al piccolo tavolo e la guardai di spalle preparare il caffè mentre mi diceva “Potevamo andare al bar e scusami se t’ho invitato qui” pensai che chiedesse scusa veramente troppo spesso, continuó “Ma se poi m’avessi baciata in pubblico, mi sarei imbarazzata troppo” mi piaceva quel suo contrasto, era veramente molto timida ma allo stesso tempo aveva un portamento da donna matura e parlava sempre esplicitamente.
Ci godemmo la colazione chiacchierando, e quando la vidi finire il caffè le presi delicatamente il polso “Vieni”, la feci alzare dalla sedia tirandola piano a me, quasi come un automatismo lei si mise a sedere sulla mia coscia, le misi una mano sul fianco ed iniziammo a baciarci, i suoi baci erano sempre profondi, molta lingua, a volte non mi sembravano nemmeno baci, piano mi staccai guardandola, lei manteneva lo sguardo sul mio anche se in imbarazzo, e guardandola in viso le misi la mano sulla gamba appena sopra il ginocchio, accarezzandole la pelle liscia.
Allungai la mano sotto la coscia e l’alzai sotto i pantaloncini posizionandola sul sedere, lei silenziosa lasciava fare trattenendo il respiro; l’afferrai per sollevarla, lei seguì il movimento e si ritrovó dapprima in piedi con una mia mano sul sedere sotto i pantaloncini, poi seduta a gambe divaricate sulle mie; ancora un bacio, la sua lingua quasi nella mia gola e l’altra mia mano raggiunse sotto i pantaloncini il suo sedere, le massaggiavo le natiche mentre ci baciavamo.
Le mie mani massaggiavano il suo sedere cercando di aprirlo e chiuderlo ritmicamente con le dita, i baci non finivano, poi un suo movimento, il suo corpo scivola appena e le mie dita toccano la stoffa delle mutandine fra le sue cosce, sotto il sedere: tutto si ferma, lei mi guarda staccando il bacio, le mie mani restano sul sedere immobili, entrambi ora sappiamo che è bagnata, eccitata.
“Non ti starai per scusare?” Le chiedo, ridiamo assieme “anche ieri sera eri così?”, poi ridiamo assieme quando risponde “Puó essere”.
Lei si alzò dalle mie gambe ed in quel momento mi rendo conto d’essere uno stupido, come ho potuto non portarmi nemmeno un profilattico?
“Ci mettiamo comodi” dice lei, mi alzo e la seguo verso il salotto, “Lisa sono io che devo scusarmi”, lei mi guarda “non ho portato nessun contraccettivo” mi chiedo se ho spezzato la magia del momento appena termino la frase, ma non volevo dirlo a situazione più avanzata; lei arrossisce “Scusa ma io non avevo pensato d’arrivare fino in fondo, scusami”.
“Basta scusarti” le dissi baciandole la guancia, poi il mento ed il collo, la sua testa si spostava avanti, indietro e di lato per lasciarmi baciare il suo collo, leccare il suo collo, e mentre la mia lingua premeva sulla sua gola le mie mani prendevano la sua maglietta e l’alzavano.
Mi staccai da lei, si fece sfilare la maglia e rimase in reggiseno davanti a me, bianco, molto semplice, il suo viso iniziava ad arrossire.
Portai la mia bocca sulla spalla, la baciavo e mordicchiavo “Hai un buon profumo” le dissi per rilassarla, portando le mie mani dietro la schiena sul gancio del reggiseno attendendo un suo segnale d’assenso, lei era immobile, il viso rosso, si godeva i baci ma era molto intimidita e decisi di non forzarla, riportai le mani sui suoi fianchi scoperti e presi a baciarla sull’altra spalla, la sentii muoversi, le sue mani dietro la sua schiena e sollevai la testa vedendo che s’era slacciata il reggiseno “E’ una prima lo so” mi disse lei, io levai via il suo reggiseno e lo lasciai a terra, guardavo quel piccolo seno appena accennato, due capezzoli di rosa scuro quasi rosso, chinai la testa e ne presi uno fra le labbra, lo leccai e lo schiacciai fra le labbra mentre iniziai a sentire dei suoi respiri profondi.
Lisa teneva gli occhi chiusi e respirava lentamente e profondamente, come stesse meditando, eravamo in piedi, io chinato passavo a leccare e succhiare da un capezzolo all’altro, quando mi staccai lei riaprì gli occhi, si passó una mano sul seno inumidito di saliva, le stavo aprendo il bottone dei pantaloncini e dopo pochi istanti lei era di fronte a me solo in mutandine.
Mi inginocchiai, la feci girare, le baciai il sedere e le sfilai piano le mutandine, le accarezzai l’interno delle cosce inducendola a divaricarle.
Mi alzai in piedi stando dietro di lei, passai il medio sulle sue grandi labbra, sul sedere e lungo la spina dorsale, iniziai a baciarla dietro il collo mentre la mia mano passava sul suo ventre e fra le cosce.
Le mie dita accarezzavano premendo le grandi labbra, le sentivo aprirsi ad ogni passaggio, era molto bagnata; iniziai a muoverle circolarmente sul clitoride e a quel punto lei non si trattenne, i respiri profondi divennero gemiti, teneva gli occhi chiusi mentre gemeva accompagnando i miei passaggi sul clitoride.
Dopo qualche minuto fermai il massaggio tenendo le dita sulle sue labbra dischiuse, lei fece tacere i gemiti e aprì gli occhi estasiata “Mi piace” disse semplicemente e piano ed inesorabilmente infilai l’indice completamente dentro di lei.
Lei sgranó gli occhi fissandomi e aprendo la bocca, quasi estrassi il dito e lo reinfilai piano fino in fondo, al terzo affondo la sua bocca spalancata emise un gemito istintivo “Ohhhh” si portó la mano a tapparsi la bocca da sola e chiuse gli occhi soffocando il gemito, muovevo dentro di lei il dito mentre con l’altra mano la sorreggevo dato che s’era lasciata andare.
Sentivo le sue pareti vaginali contrarsi mentre la penetravo continuamente col dito; sentivo ormai il suo corpo a peso morto mentre continuava a soffocare i gemiti di piacere, con delicatezza estrassi il dito e sentii le sue gambe rafforzarsi e sostenersi.
“Incredibile” balbettó sottovoce cercando di riprendersi “sei ancora vestito tu” mi fece notare e le risposi “Avevo inteso che non volessi andar troppo oltre”.
“Sì è vero, ma è giusto che io ricambi”.
Mentre lo dicevo me ne pentii all’istante “non ci sono obblighi, forse non quanto a te ma mi è piaciuto parecchio, non devi sentirti in dovere di ricambiare.
“Grazie. Magari peró la prossima volta tocca a me” disse lei quasi per discolparsi, la presi per mano e l’aiutai a sedersi sul divano, le divaricai le ginocchia sendendomi al suo fianco, la mia mano riprese a carezzarle le grandi labbra, lei non oppose resistenza ed era visibilmente meno tesa; muovendo le dita cercavo di aprire il più possibile le labbra bagnate ad ogni passaggio e poi sentii la sua mano.
Era uno strano movimento, massaggiava, carezzava e roteava la mano premendo sopra i miei pantaloncini, sopra l’erezione rinchiusa sotto la stoffa.
I suoi respiri aumentarono di volume ma non come prima, lei guardava la sua mano mentre si muoveva contro i miei pantaloncini mentre io continuavo a giocare con il clitoride e le grandi labbra.
Avvertii che provava ad aprirli, armeggiava ma scomodamente, anche i miei movimenti fra le sue cosce erano scomodi ora per la posizione e tolsi la mano, lei si protese un po’ verso di me e aiutandosi con l’altra apri i miei pantaloncini, abbassó l ‘elastico dei boxer e fissó l’erezione svettare; subito la prese con le sottili dita.
Non sono super dotato ma le mie dimensioni sono buone ed in quella manina raddoppiavano; lei lo fissava leggermente stupita, lo teneva in mano e dopo poco inizió a muovere la mano su e giù di poco ma con un ritmo elevatissimo.
Quella foga mi sorprese, non capivo se me lo volesse staccare o se mi volesse far venire subito, la sua mano era come impazzita velocissima.
Lei fissava l’erezione nella sua mano, non incrociava il mio sguardo, sentivo un enorme piacere e anche un fastidio per la forza che ci metteva nello scoprirmi velocemente la cappella.
“Devo mangiarlo?” chiese in maniera che sembrava innocente e sorprendendomi,
“Mangiarlo?” chiesi per l’appunto sorpreso.
“Dovrei farlo con la bocca” non capivo se la sua era una domanda o una richiesta d’aiuto, ma pensare che lei me lo stesse per prendere in bocca e quel movimento corto e terribilmente veloce stavano facendo montare il mio orgasmo.
“Lisa se continui così non resisto” lei continuava a fissare l’erezione e la sua mano e non fermava quel movimento veloce di polso.
Sentivo che il punto di non ritorno era raggiunto, da lì a qualche istante “Lisa, non ti fermare” sentii come se qualcosa dentro di me mi stesse spremendo, non avevo mai provato una sensazione tanto improvvisa, riaprii gli occhi giusto in tempo per vedere Lisa che metteva la mano libera di fronte alla cappella a prendersi gli schizzi, mentre con l’altra mano non rallentava minimamente, sentii la sensibilitá aumentare e ora quei movimenti diventavano quasi doloranti, sussultai, lei non smetteva di segarmi fortemente, sussultai la seconda volta e le presi la mano per bloccarla; l’altra sua mano era piena di sperma e le sue dita ci giocavano.
Mi godetti l’attimo per un po’, lei molló la presa e si mise seduta a gambe unite “Posso andare a darmi una rinfrescata?” Le chiesi “Sì sì certo” sì alzó sembrava imbarazzata ora; me ne andai in bagno a darmi una ripulita, quando uscii lei era giá rivestita; sedemmo sul divano chiacchierammo come non fosse successo nulla fino all’arrivo dell’elettricista che doveva continuare il lavoro.
Il giorno seguente, domenica, ci scrivemmo solo un paio di messaggi di saluto e poco più, lunedì e martedì in ufficio ritornammo al semplice ciao sorridente, ero rammaricato e le chiesi con un messaggio di uscire quel mercoledì sera e di parlare un po’ della situazione ch’era venuta a crearsi.
Ancora non lo sapevo ma quel mercoledì sera avrei avuto tutto di lei.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.8
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Esile collega - la masturbazione. Parte 2:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni