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Lui & Lei

Gin & Tonic e Mutandine Bianche


di DorianGray28
17.11.2025    |    1.421    |    1 9.0
"Colpita dai miei schizzi, anche Luisa venne, mugugnando, le gambe che si chiudevano a tenaglia sul pube..."
Arrivò novembre, quel mese grigio e umido in Pianura Padana, dove il panorama si divide tra acqua stagnante e nebbia densa, o, se si è fortunati, entrambi. La cappa d'umido si insinuava fin dentro le ossa. Finalmente potevo staccare. Uscii dal lavoro, ma un pensiero persistente mi balenò in testa: dovevo fermarmi al solito bar, quello che a mio avviso faceva il Gin & Tonic più eccellente della città. Per me, la scelta del locale era sempre dettata da ciò che il mio palato desiderava in quel momento, e stasera, era l'amaro pungente del ginepro a chiamare la mia mente stanca.
Quando entrai, l'atmosfera era esattamente quella che mi aspettavo. Il solito pensionato, già visibilmente brillo, sorseggiava il suo bicchierino, un'eco del pomeriggio. Dietro il bancone c'era Luisa, la barista, moglie del proprietario e, soprattutto, una mia vecchia "amica" con un'intesa speciale fatta di sguardi e silenzi.
"Ciao Luisa," la salutai, l'occhio che scrutava oltre il bancone in cerca di nuovi stimoli.
"Ma buongiorno!" mi rispose con un sorriso disteso.
Luisa era una donna piacente, sui $40-45$ anni. Non alta, magra, con capelli neri e lucidi, qualche lentiggine e le prime rughe d'espressione che le conferivano un'aria vissuta e sensuale. Aveva due tette piccole ma perfette, esattamente come piacevano a me, intraviste solo qualche volta di sfuggita giù dalla scollatura mentre mi posava il piatto sul tavolo. Non era una bellezza da copertina, ma possedeva quel "non so che", un fascino sottile e complice che la rendeva irresistibile. Devo confessare di essermi masturbato più volte solo pensandola.
Da navigato voyeurista, scelsi il mio tavolo con vista sull'ingresso, fuori, così potevo godermi una sigaretta e spiare chi entrava. Ma soprattutto, era il posto perfetto per ammirare un bel culo rotondo che si appoggiava al bancone: una signorina, con un vestito scuro che le arrivava al ginocchio, impegnata in una chiacchierata con Luisa. Oggi, purtroppo, il vestito nascondeva ogni fantasia sulle mutandine, ma la scollatura era generosa. Poi, con mia grande sorpresa, la vidi scivolare dietro il bancone. Cazzo, era la nuova barista. Bene, molto bene.
Eccola che si dirigeva dritta verso di me.
"Cosa ti porto?" mi chiese, la voce un po' incerta, visibilmente impacciata.
"Pensavo a qualcosa di fresco..." risposi, assaporando il suo imbarazzo.
"Va bene, ci penso io."
"No dai, un Gin & Tonic," la bloccai ridendo.
Il campanello trillò di nuovo. Alzai lo sguardo e al bancone c'era un'altra signora, sui quarantacinque. Capelli corti, ossigenati, una maglietta bianca attillata che spingeva in fuori due tette abbondanti, una quarta generosa, e un accenno di pancetta. Indossava una gonna corta beige, leggera e svolazzante. Le gambe erano notevoli, ben tornite e abbronzate, un peccato in pieno novembre. Sarà l'atmosfera, sarà la presenza di tre donne attraenti, ma l'ormone mi fece desiderare intensamente anche lei.
Tornai al giornale, fingendo disinteresse.
La nuova arrivata si sedette al tavolo alla mia sinistra, girata verso di me. Con la coda dell'occhio, notai subito che teneva le gambe leggermente aperte. Le apriva e le chiudeva, un movimento nervoso e intenzionale, una vera provocazione.
"Luisa, ma che caldo fa?" si lamentò.
"Mica tanto eh! Cosa ti porto tesoro?" rispose Luisa sorridendo.
La signora mi guardò. "Ma sì! Posso rubarti l'idea del Gin? Magari mi dici qual'è?"
"Certo, anche se dovrei farmi pagare il copyright," risi.
Mentre tornavo al mio Gin & Tonic e agli stuzzichini deliziosi di Luisa, lanciai un'occhiata sotto il suo tavolo. Riuscivo a vedere l'interno coscia, quasi fino all'inguine. Il mio cazzo si risvegliò, teso sotto i pantaloni.
Mangiavo e bevevo, ma la sua figura mi ossessionava. Le gambe erano sempre spalancate. Alzai lo sguardo e mi ritrovai i suoi occhi fissi su di me. Mi aveva beccato. Riabbassai la testa, arrossendo, ma capii che non le importava.
Tornai a cercare le sue gambe. Le aveva accavallate. Arrivò Luisa col suo drink. Appena Luisa si allontanò, riprovai. E in quell'istante, lei scavallò le gambe, un gesto teatrale. Il mio occhio cadde sull'inguine che si schiudeva: mutandine bianche. Sì! La signora mi stava fissando, con un'espressione divertita. Era decisamente un'esibizionista.
Iniziò a giocare con me: chiudeva le gambe, poi le riapriva lentamente. Io stavo lì, impalato. Quando si fermò, distolsi lo sguardo, cercando un appiglio. Trovai Luisa. Luisa era lì, che ci guardava e sorrideva sorniona.
I suoi occhi ridevano. Ma notai i segni che la cosa la stava eccitando: si mordicchiava involontariamente il labbro inferiore, e aveva una mano ferma sul piccolo seno.
Una voce alla mia sinistra mi svegliò da questo sogno bagnato a tre. "Luisa, posso usare il bagno?"
La signora si alzò. La porta del bagno era di fianco al bancone, ma io sapevo della porta 'PRIVATO' nel corridoio. Con la coda dell'occhio, percepivo Luisa che seguiva il movimento dei miei occhi. Fu un incrocio di sguardi – il mio, quello della signora, e quello di Luisa – che non avevo mai provato.
La signora arrivò alla porta, l'aprì e si girò verso di me. Mi lanciò un'occhiata carica di inviti espliciti. La porta si richiuse.
Aspettai alcuni lunghi secondi. Mi alzai. "Che mani appiccicose. Meglio lavarsele," dissi ad alta voce, e mi diressi verso il bagno, sentendo Luisa che mi seguiva con gli occhi. L'imbarazzo si trasformava in pura adrenalina.
Superai la porta del bagno. Vuoto. Mi girai e vidi la porta 'PRIVATO' socchiusa.
L'aprii con decisione. La signora era seduta sulla poltroncina da ufficio, con le braccia in alto. Appena chiusi la porta, mi guardò, sorrise e aprì le gambe lentamente. Alzò il braccio destro: in mano aveva le mutandine bianche.
"Fra mezz'ora devo essere al lavoro," mi disse, la voce bassa.
"Anch'io," risposi.
Si alzò e mi venne incontro. Con la mano libera, cercò la zip dei miei pantaloni e l'abbassò lentamente. Con l'altra mano, mi avvicinò le mutandine bianche, umide, alla faccia.
"Guarda come sono umide. Colpa tua e del tuo cercare di guardarmi sotto la gonna. Mi sono eccitata," mi sussurrò.
Sentii l'odore dei suoi umori. La sua mano scostò l'elastico dei boxer e tirò fuori il mio cazzo, ormai turgido. Lo lasciò cadere. Si abbassò, lo prese in bocca, tutto intero. Lo succhiava, lo leccava, lo mandava in gola. Con l'altra mano, mi massaggiava le palle. Mi spompinò per due minuti che sembrarono un'eternità.
Poi si staccò. Tenendomi per il cazzo, mi condusse verso la scrivania. Spostò la sedia e si mise a novanta gradi sul tavolo. Sollevò la gonna e mi mostrò il suo culo rotondo e imponente. Le passai una mano tra le natiche: era bagnatissima.
Mi inginocchiai. Baciai le grandi labbra della sua fica, poi con la lingua cominciai a titillare il clitoride. La sentii ansimare.
"Scopami, cazzo!" mi gridò.
Mi alzai. La sua mano mi guidò il cazzo alla fica. Spinsi piano. Entrai. Arrivai fino in fondo. Cominciai a stantuffare piano, poi accelerai. Era grondante. Si sentiva il rumore umido dei suoi umori a ogni spinta.
Per puro istinto, mi voltai. Sulla porta c'era Luisa. Ci guardava.
Luisa entrò completamente nel magazzino. Si stava masturbando. Continuammo a fottere, guardandoci negli occhi. Si sedette sulla poltroncina accanto a noi. Anche la signora se ne accorse.
"Sì! Scopami più forte!" mi urlò.
Obbedii. Con le mani, le strizzai le tette. Erano grosse e morbide. Lei godeva selvaggiamente.
Intanto Luisa, sulla sedia, si era abbassata le spalline dell'abito e del reggiseno. Le sue tettine morbide erano libere, i capezzoli turgidi. La gonna sollevata. La mano dentro le mutandine verdi, si stava sgrillettando velocemente.
La signora ansimò forte. Venne.
Con lei che godeva e Luisa che si masturbava vicino a me, non resistetti oltre. La signora capì, uscì dalla fica e si mise in ginocchio. Mi prese il cazzo in bocca e spompinò veloce, massaggiandomi i coglioni.
Ora ero in piedi, con la signora in ginocchio e Luisa che si masturbava sulla poltroncina, mostrandomi la sua fica rossiccia, ben curata.
Non resistetti. La cappella si ingrossò. La signora tolse la bocca e, veloce, con la mano mi fece venire.
Un primo schizzo partì dritto verso Luisa. La colpì tra il collo e il seno. Il secondo ricadde sulla sua coscia. Colpita dai miei schizzi, anche Luisa venne, mugugnando, le gambe che si chiudevano a tenaglia sul pube.
Finito, la signora si rimise in bocca il mio cazzo e me lo pulì dalle ultime gocce. Si alzò, si infilò le mutandine e uscì.
Io e Luisa ci guardammo. Riposi il pisello. Lei si pulì alla meglio dai miei schizzi, si aggiustò.
"Che giornata interessante," mi disse.
Uscii dalla stanza. In bagno mi lavai le mani e tornai nel bar.
La signora pagò il suo conto. "Grazie cara. Buona giornata," le fece Luisa. "Ciao Luisa. Grazie di tutto," e uscì, dandomi una veloce occhiata.
Pagai anche io. "Ciao e grazie," salutai.
"Grazie a te," mi fece lei. "Domani lavori sempre?"
"Se finisco tutto oggi, spero di no."
"Che peccato, allora domani non ti vedo da queste parti?"
Ebbi l'illuminazione. "Forse devo tornare a finire un certo lavoro."
"Perfetto, allora ti aspetto. Magari nel primo pomeriggio," sorrise.
Annuì ancora.
"Sai, alle due chiudo il bar che tanto non c'è nessuno in giro fino alle sei. Però... la porta dietro magari è aperta."
Annuì nuovamente ed uscii. Felice

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