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Lui & Lei

Nostalgia di un'alba


di DorianGray28
17.09.2025    |    782    |    1 9.0
"Non riuscivo più a resistere, il mio corpo si tese, e mi riversai in lei, in un'esplosione calda che la riempì completamente..."
Francesca era un'onda che mi aveva travolto online. Per quattro mesi, eravamo stati fantasmi che si parlavano nel buio di uno schermo, due anime clandestine che si nutrivano di parole e desideri inconfessabili. Lei, intrappolata nella routine di un matrimonio spento con un uomo che si interessava più al calcio che a lei, si era rifugiata nel sesso virtuale come un'oasi nel deserto. Io, dall'altra parte, ero un'ancora a cui aggrapparsi, una voce che le raccontava di un piacere che pensava di aver dimenticato. Le mie parole erano state un afrodisiaco potentissimo: i sussurri sul bacio francese, le descrizioni dettagliate di come avrei voluto stuzzicare i suoi capezzoli turgidi con la lingua, la promessa di affondare le mie dita nella sua fica bagnata finché non avesse urlato il mio nome. E lei, ogni volta, rispondeva a suo modo, bagnandosi e sporcandosi, finendo sempre con l'usare un dildo come se fosse una candela per spegnere l'incendio che le avevo acceso dentro.
La chiamata arrivò un pomeriggio, inaspettata come un fulmine a ciel sereno.

"Vittorio è fuori città per il week end, le ragazze dai rispettivi fidanzati,"
la sua voce era un sussurro carico di malizia. "Voglio incontrarti. Ora."

Il cuore mi si fermò per un istante. Quell'incredulità si trasformò presto in un'eccitazione febbrile. Francesca era intelligente, colta, non era il tipo da una scappatella di un'ora. Volevo fare le cose per bene.

"Ceniamo insieme," proposi.

Con mio grande stupore, lei acconsentì. Ci trovammo in una piccola trattoria, un nido discreto in periferia, lontano da occhi indiscreti. Francesca era una visione. Un abitino estivo, aderente, che le disegnava perfettamente le curve, il suo culo incredibile che si stagliava sotto la stoffa. Ma la cosa che mi fece perdere il fiato, che mi fece eccitare come un animale, fu l'intuizione che non portava intimo. Sotto quel tessuto leggero, la sua pelle nuda mi chiamava. La cena fu un pretesto, lo sapevamo entrambi. Parlavamo, ma i nostri occhi non si staccavano l'uno dall'altro. Non c'era bisogno di parole. Volevamo solo divertirci, concederci una notte di passione sfrenata. Quando le chiesi di venire con me in hotel, i suoi occhi si illuminarono.

"Era quello che volevo sentire," mi rispose, un sorriso malizioso sulle labbra.

In macchina, l'aria era elettrica. Non appena entrò, mi saltò addosso, i nostri corpi che si cercavano. Le sue mani si mossero subito a stuzzicare la mia erezione, a massaggiare l'erezione che avevo già da un'ora. Le sue dita che accarezzavano la patta dei miei pantaloni mi fecero impazzire. Nell'ascensore, la spinsi contro la parete, la baciai con foga, la mia lingua che cercava la sua, le nostre mani che si muovevano sui corpi.

La porta della stanza d'albergo si chiuse dietro di noi. I nostri vestiti caddero a terra, sparsi come foglie autunnali, un'eco del desiderio che ci aveva travolto. Francesca era lì, nuda, il suo corpo un'opera d'arte. Le gambe lunghe e scattanti, l'addome piatto, i glutei sodi che mi avevano fatto impazzire tutta la sera. Certo, il tempo aveva lasciato il suo piccolo segno sul suo seno, ma il resto era una visione che mi toglieva il fiato.

Non voleva perdere tempo. Mi spinse sul letto, i suoi occhi che brillavano di un'avidità che mi eccitava come un animale.

"Prendimi," la sua voce roca era un ordine che non potevo ignorare.

La feci sedere a cavalcioni su di me, i nostri sguardi che si incrociavano in un'intesa profonda. Con un movimento deciso, prese il mio cazzo tra le mani e se lo guidò dentro. Entrò in lei, una stretta calda e umida. Il suo corpo si contrasse per un istante, un piccolo gemito di sorpresa, un misto di piacere desiderio, e chissà quale altro pensiero avesse. Nonostante la prima resistenza, ogni centimetro che entrava sembrava spingerla verso un piacere più profondo e selvaggio. La baciai con foga, la mia lingua che esplorava la sua bocca mentre le mie mani si posavano sulle sue natiche sode. Per i primi minuti, l'ho tenuta ferma, non le ho permesso di cavalcare troppo in fretta. Volevo che il piacere fosse un'onda lenta e crescente, non un'onda che si infrangesse subito sulla riva.

"Così... Piano," le sussurravo nell'orecchio, i nostri corpi che si muovevano in una danza tribale. La sua vita sottile mi permetteva di controllarla, di farla dondolare e ruotare lentamente. A ogni movimento, mi sembrava che il mio cazzo penetrasse sempre più a fondo.

Sentivo il suo bacino che si muoveva in un particolare movimento rotatorio, un rituale antico che le faceva emettere gemiti sempre più acuti. La sua testa era leggermente girata, gli occhi fissi sul grande specchio che ricopriva l'intera parete. E in quel riflesso, vedevo il suo sguardo: un misto di desiderio, lussuria e soddisfazione perversa. Stava godendo a vedersi con un altro uomo, finalmente libera da suo marito.

I nostri baci divennero più profondi, più umidi, un'unione di salive, gemiti e respiri affannosi. I suoi fianchi si muovevano più velocemente, un preludio alla fine che si avvicinava. I suoi orgasmi furono selvaggi, scosse che attraversavano il suo corpo, mentre il mio cazzo la penetrava sempre più forte. Non riuscivo più a resistere, il mio corpo si tese, e mi riversai in lei, in un'esplosione calda che la riempì completamente. I nostri corpi, sudati e affaticati, rimasero uniti per un momento, le nostre anime che finalmente si incontravano dopo mesi di attesa. Un sonnellino, avevamo deciso. Per recuperare le forze, prima di ricominciare. Eravamo solo all'inizio.

Purtroppo il mattino è arrivato troppo in fretta, portando con sé la luce e il rumore della città che si risvegliava. Ci siamo svegliati l'uno nelle braccia dell'altra, stanchi ma sazi di quella passione che avevamo tanto atteso. Non c'era bisogno di parole. I nostri corpi si erano parlati, avevano celebrato il desiderio a lungo represso.

Ci siamo vestiti in silenzio, un velo di malinconia che avvolgeva l'aria. La magia della notte era finita, e la realtà si faceva strada. L'abbraccio sulla porta dell'hotel è stato un addio, ma anche una promessa. I nostri sguardi si sono incontrati un'ultima volta, un'intesa profonda e segreta che solo noi potevamo capire.

"A presto," mi hai sussurrato, la sua voce ancora roca di desiderio. Non era un arrivederci definitivo, lo sapevamo. Era una promessa che i nostri percorsi si sarebbero incrociati di nuovo, di tanto in tanto, per riaccendere la fiamma e rivivere, anche solo per una notte, quell'unione perfetta che avevamo trovato l'uno nell'altra.

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