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Gay & Bisex

Racconto o annuncio parte 2


di xsea3
25.08.2026    |    119    |    1 8.3
"«Vengo!» grido iniziando a muovere il bacino al ritmo dei miei spruzzi, spingendo contro di lui..."
Ho pensato di andare avanti con la scopata… visto che questo racconto è una lettera aperta, facciamola bene…

Mi sento in sua balia, steso sulla seduta del divano, mentre lui muove indice e medio dentro di me. Fa le cose con calma, si è posato la gamba sulla spalla e a volte mi lecca la caviglia o mi bacia il piede, ma per lo più mi fissa negli occhi e mi sussurra porcherie: «Senti come si apre la rosellina… un fiorellino pronto da cogliere. Mmm senti come pulsa la tua prostatina, tutta reattiva! Ti stai bagnano come una fighetta, mi sa che non servirà neanche il lubrificante per scoparti. Ti piace il cazzo? Lo volevi eh, il lecca lecca del papà!»
Io continuo a fissarlo e a mugolare col suo cazzo in bocca che assaporo come un gelato. Lo succhio, lo bacio lo lecco. Le sue dita si muovono con maestria, su e giù, le muove alternate solleticando quel punto sensibile, le gira, le estrae, le succhia, riappoggia piano e spinge, mi fa inarcare, gemere, impazzire.
«Allora, lo mettiamo il cazzo in questo buchetto?» mi chiede dopo un po’.
«Ti prego fai piano…» mormoro mentre toglie le dita.
Lui sorride gentile, si siede sul divano e si impugna il cazzo lucido della mia saliva: «Vieni, siediti sul braccio di papà, così te lo metti da solo, con calma…»
Quando mi arrampico sul suo braccio mi rendo conto che tremo un po’, sono emozionato, lo voglio dentro davvero. Lui mi abbraccia e mi bacia mentre il suo cazzo struscia tra le mie gambe. Le sue mani corrono sulla schiena, sono calde, avvolgenti, grandi. Accarezzano la spina dorsale, arrivano al sedere, mi divarica le chiappe per strusciare meglio il suo pisello nel solco, facendomi impazzire, mentre gli accarezzo le spalle, il collo, i pettorali, i fianchi. È più grande di me, per stargli in braccio devo divaricare bene le gambe. Le nostre bocche non si separano mentre un dito mi scivola di nuovo dentro e io gemo nella sua bocca. Lo muove un po’, poi lo toglie: «Pronto per la suppostina?» mi mormora guardandomi negli occhi. E io annuisco mentre sento la cappella tesa e gonfia sfiorarmi il buco. Lo assecondo, mi muovo, spingo verso il basso. Sento che entra. Mi fermo un attimo: «Rilassati cucciolo, hai il buco aperto, non ti agitare. Respira e spingi, ecco così, lo senti il buchino che dà i baci alla mia cappella? Vedi quanto si amano?»
L’idea mi fa sorridere e proprio allora lui da una spintarella di anche. Non serve altro, mi sono rilassato, lui mi ha aperto già con due dita, la sua cappella è di normali dimensioni e viola l’anello solo con un leggero fastidio. È dentro, sospiro e spingo piano. Lo scento scivolare centimetro dopo centimetro, allarga le pareti del mio buchino. Scivola piano, coperto di saliva e dal mio buchetto che lo avvolge voglioso. Lui resta fermo, per lasciarmi abituare e mi comincia a pizzicare i capezzoli. La cosa mi manda delle scosse, non sapevo nemmeno io di adorarlo così tanto. Inizio a muovermi, quel cazzo è duro come il marmo, mi pare di sentirne la forma nella pancia. Inizio a gemere mentre saltello su quel pisello e lui mi abbraccia, mi stringe e mi bacia. La sua lingua corre sul collo, sulle orecchie, gioca con la mia.
Poi si muove, sono un fuscello per lui, tenendomi stretto mi rovescia sulla seduta del divano, poi mi prende il viso tra le mani e mi guarda dritto negli occhi: «Adesso papà ti sfonda la fighetta!» sussurra.
Sgrano gli occhi e lui affonda. Credevo di averlo preso tutto, ma evidentemente no. Mi scappa un gemito, lui non stacca gli occhi dai miei, annuisce: «Lo so, lo so, adesso mettiamo tutto il cazzo di papà in quel bel pancino, fino in fondo. Non stringere, resta rilassato, ci pensa il tuo papino a farcirti per bene. Bravo, bravo ragazzo, apriti, così, accogli il tuo papà» e mentre lo dice mi accarezza gentilmente, mandando in pappa il mio cervello. Gli input sono troppo contrastanti, quella mazza dura che mi affonda lentamente oltre il secondo anello, aprendomi in due, senza vero dolore, ma con quella strana sensazione di pieno, di qualcosa che ti viola nel profondo, neutralizzata da quelle carezze gentili… e poi quel modo di parlare sconcio, ma gentile. Quando sento le palle appoggiarsi sul culo sgrano gli occhi: «Oh cazzo, stai scherzando?»
Lui continua a guardarmi e scuote la testa: «Ecco qui tutto il pisellone nel pancino, adesso lo muoviamo piano piano e facciamo diventare il mio bambino una puttanella!» mi sussurra.
E inizia a muoversi, lo fa piano, tira indietro il bacino e poi lo affonda ruotando leggermente verso l’altro, il suo cazzo che si ritira mi svuota lentamente e poi riaffonda in modo che possa sentirlo tutto. Quella leggera rotazione lo spinge contro la mia prostata già sollecitata dalle dita producendo una sensazione difficile da definire: «Oh cazzo papi, fai piano, o mio Dio, mi sfondi, mi apri in due!»
E lui sorride: «Piano piano, piano piano, ecco così, fai vedere al tuo papà quanto sei bravo, fallo godere, toccati il buchino, senti il cazzo che ti sfonda!»
Obbedisco, allungo una mano, sento i bordi dilatati della mia rosellina che ingoia quel cazzo spettacolare, poi gli sfioro le palle, massaggiandole quando spinge dentro di me.
Lui si sposta, muove le mani sui miei fianchi, le passa sotto le chiappe, me le afferra alzandole leggermente e divaricandole, il suo viso accanto al mio: «Adesso facciamo sul serio» sussurra e inizia ad accelerare il ritmo.
Sono bloccato dal suo peso, il suo viso sul mio collo, le sue mani che mi tengono fermo, la pelle bollente del suo petto che preme sul mio e le spinte si fanno più veloci: «Oh cazzo papì, oddio!»
Sono in sua balia: «Ti fotto questa fighetta finchè non potrai più vivere senza il mio cazzo! Godi puttanella, godi!» mi sussurra.
E io sento la testa spegnersi: «Si papi, spaccami, aprimi, fammi quello che vuoi!»
Le spinte prendono un ritmo sostenuto, non so neanche come faccia, il cazzo è di acciaio e il mio moscio che sfrega tra le nostre pance.
«Chi è la mia puttanella? Chi è?» chiede con tono eccitato.
«Sono io, sono io la tua puttanella!» ormai potrebbe chiedermi qualunque cosa. Lo abbraccio, mi aggrappo a lui per reggere l’assalto, le gambe che oscillano con le sue spinte. Mi afferro ai muscoli della sua schiena, corro lungo i fianchi, gli afferro una natica per tirarlo dentro di me. Mi sta sfondando e io godo.
«Bravo, tieniti al papà, ci penso io a te, ti scopo ogni giorno, ti marchio col mio cazzo!»
Non so da dove gli vengano e io gemo nella sua spalla. Poi di colpo mi lascia e si sfila.
Non faccio in tempo ad esprimere la mia sorpresa, che mi ha già afferrato per i fianchi e fatto mettere a pecora, le braccia appoggiate alla spalliera del divano. Lo sento divaricarmi le chiappe e osservare il mio buco, probabilmente oscenamente aperto dopo quel trattamento: «Ah che bella fighetta!» mormora. Ci sputa sopra e poi è dentro in un colpo solo. Sento il pube sbattermi sul culo, mi inarco con un gridolino e lui mi afferra per i fianchi tirandomi a sé. Mi alzo, ora sono in ginocchio sulla seduta del divano, con lui che si muove dentro di me. Visto quanto è alto, rispetto a me deve piegare le gambe. Mi tira a sé, la mia schiena aderisce al suo corpo sudato, le sue mani corrono sul mio petto, sui fianchi sulla pancia mentre mi lecca il collo: «Ti piace il cazzo in culo eh, troietta? Baciami!» Mi volto subito, la sua lingua mi entra in bocca, la posizione è scomoda ma essere connessi sopra e sotto mi fa impazzire.
Quando ci separiamo ricado sul bordo del divano e lui mi afferra le caviglie. Non so perché ma essere scopato a pecora mentre lui mi tiene le caviglie mi fa impazzire: «Oddio sì, così! Così! Scopami!» gemo.
E lui lo fa, accelera il ritmo, muove il bacino perhè il cazzo entrando continui a sbattere sulla prostata. Mi lascia le caviglie estrae del tutto il pisello, e poi lo reinfila. Il mio sedere inizia a fare un rumore simile allo sciacquo: «Ah brava la troia di papà, che si bagna come una figa, senti come canta sto culetto!»
Io non riesco più ad articolare frasi, mi abbandono sfinito, lascio che mi scopi. Lo sento affondare completamente e poi mi afferra i fianchi facendomi andare su e giù in modo che il suo cazzo oscilli dentro di me. Poi mi afferra per la pancia cingendomela con un braccio e mi tira su, si gira e si siede sul divano senza uscire da me. Mi ritrovo a saltellare tra le sue gambe. E lui mi tira a sé, poggio la schiena sul suo petto, i piedi sulle sue cosce e cerco di muovermi per farlo godere mentre le sue mani non smettono di accarezzarmi, di pizzicarmi i capezzoli: guarda che bel corpicino tutto da scopare!» sussurra lui ansimando. Quando non ho più forza inizio a rallentare e lui mi afferra per l’inguine con entrambe le mani e mi dà il ritmo, col mio cazzo moscio che saltella in modo ridicolo. Ormai sono sfinito, lui lo capisce, scivola lentamente di lato, finiamo sul fianco, a cucchiaio. Mi stringe, mi abbraccia mi bacia il collo: «Adesso papà vuole vederti sborrare», mi sussurra.
Oddio mi ero quasi dimenticato di avere un cazzo. Lo afferro, è semimoscio. Lui comincia a spingere più veloce, lo sento tutto dentro, non credo che mi verrà duro.
«Avanti, godi puttanella, che poi papà ti fa suo riempiendoti il buchetto di crema, fammi sentire come godi, forza!»
Io gemo, muovo la mano freneticamente, sento il cazzo pulsare, le contrazioni si spostano anche all’ano e lui se ne accorge, mi incita ancora.
«Vengo!» grido iniziando a muovere il bacino al ritmo dei miei spruzzi, spingendo contro di lui. La sua presa su di me si fa ferrea, sono ancora preso dal mio orgasmo che lui grugnisce: «Ti riempio!» e sento nitidi i fiotti di sperma che pompano nella mia pancia al ritmo delle sue spinte. Una, due, tre… ma quanta cazzo ne fa, pare un clistere. Sentirlo venire mi fa impazzire: «Si papi, si, fammi tuo, dammelo tutto!»
Lui si muove ancora un po’, poi si sfila. Mi sento vuoto e sento colare qualcosa sulla gamba. Mi preoccupo per il suo divano, ma lui si alza e mi piazza il cazzo davanti alla faccia: «Pulisci bene!» sussurra.
Fatico un po’, dopo essere venuto tutto diventa meno eccitante, ma quest’uomo merita un premio. Mi avvicino al cazzo unto di sperma e di umori miei, noto con piacere che non ci sono tracce spiacevoli e inizio a leccarlo, lo succhio e assaporo il gusto del suo sperma. Lentamente lo sento smosciarsi. Lui me lo sfila di bocca e si china a baciarmi: «Bravo il mio bambino! Beviamo un altro prosecco e poi doccia?» chiede.
E va a versare del vino nei bicchieri, lasciandomi sfinito sul divano.
Se solo esistesse, sarebbe uno da farsi come scopamico fisso!
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