lesbo
Le cugine seconda parte
Bolognavoglia
26.01.2026 |
1.191 |
4
"Elena sorrise, esausta ma già eccitata all’idea, il corpo che fremeva al pensiero..."
Era una calda estate in campagna, e le due cugine, Sofia ed Elena, entrambe diciottenni, si erano rifugiate nella vecchia casa di famiglia per sfuggire al mondo esterno. Dopo la prima notte di baci rubati e carezze proibite, il desiderio era diventato una fiamma che non si spegneva: bruciava più forte, più bagnata, più disperata, impregnando ogni respiro di quell’odore acre e dolce di sesso giovane e sfrenato.Qualche sera dopo, mentre il cielo si tingieva di viola scuro e l’aria era così umida da appiccicarsi alla pelle come una seconda pellicola, Elena tornò dalla dispensa con quel sacchetto di tela che aveva nascosto con cura. Dentro c’erano i due oggetti comprati di nascosto in città: un dildo di silicone viola scuro, spesso come un polso, venato in rilievo, lungo venticinque centimetri, con una base curva progettata per martellare il punto G senza pietà, e un plug anale di vetro pesante, freddo al tatto, con un collo stretto e una sfera grossa che si allargava in modo brutale prima della base a fiore arrotondata.
Sofia la fissò, gli occhi neri dilatati dalla fame, le pupille grandi come monete sotto la luce fioca della lampada a petrolio. Il cuore le martellava nel petto, un tamburo sordo che le faceva vibrare le costole. «Stasera ti faccio squirtare fino a inzuppare il materasso» disse Elena con voce bassa, quasi un ringhio gutturale, le labbra già umide di saliva. «Voglio vederti perdere il controllo, cugina. Voglio che coli come una fontana rotta, che il tuo odore mi riempia la bocca.»
Si spogliarono in fretta, le magliette leggere che cadevano con un fruscio umido sul pavimento di legno consunto, le mutandine già appiccicate alla pelle che venivano strappate via lasciando strisce di umori trasparenti sulle cosce. Nude, sudate, la pelle lucida sotto il bagliore arancione della lampada. L’aria era densa: odore di terra calda fuori dalla finestra aperta, misto al sudore salato dei loro corpi, al muschio pesante delle fiche già eccitate, al sentore dolciastro di eccitazione che saliva dalle mutandine abbandonate.
Elena fece sdraiare Sofia a pancia in su, le ginocchia piegate e divaricate al massimo, i talloni che premevano sul materasso logoro. La fica di Sofia era esposta senza ritegno: il cespuglio folto e scuro di peli era fradicio, appiccicato in ciocche nere sugli umori densi; le grandi labbra gonfie e violacee si aprivano da sole, rivelando l’interno rosa scuro che pulsava visibile; un rivolo continuo di muco trasparente e filante colava lento verso l’ano stretto, circondato da peli fini e umidi che brillavano come seta bagnata.
Elena prese il plug di vetro, lo tenne un attimo in bocca: il freddo le fece contrarre la lingua, il sapore neutro del vetro si mescolò alla sua saliva calda. Poi lo premette contro l’ano di Sofia. La punta era gelida contro la pelle rovente. Sofia inspirò bruscamente, l’aria che le fischiava tra i denti.
«Respira profondo… e spingi fuori quando entra» ordinò Elena, la voce tremante di eccitazione.
Sofia gemette mentre la punta fredda forzava l’anello muscoloso. Il plug era grosso, implacabile: allargò l’ano centimetro dopo centimetro, bruciando con quel dolore-piacere che le faceva contrarre lo stomaco e pulsare il clitoride. Sentiva ogni venatura del vetro che sfregava le pareti interne vellutate, fredde e lisce, mentre l’ano si apriva con piccoli schiocchi umidi. Quando la sfera più larga passò il punto critico, Sofia urlò – un suono rauco, animalesco – le unghie che graffiavano le lenzuola ruvide, l’ano che si contraeva spasmodicamente intorno al collo stretto, stringendo il plug come una morsa calda. La base aderì alle natiche sudate con un rumore sordo. Sofia ansimava, il petto che si alzava e abbassava rapido: «Cazzo… mi spacca… mi sento esplodere da dietro… è freddo dentro, ma brucia…»
Elena non le diede tregua. Prese il dildo viola, lo strofinò prima sui peli fradici: il silicone si impregnò subito di umori caldi e viscosi, diventando lucido e scivoloso. Poi lo infilò di colpo nella fica di Sofia, fino alla base. Il suono fu bagnato, osceno: un risucchio profondo, gorgogliante, mentre le pareti vaginali si aprivano per accoglierlo con contrazioni violente. La curva colpì subito il punto G, premendo forte contro quella spugna interna già gonfia.
«Ora ti faccio venire come una troia» sibilò Elena, le narici dilatate dall’odore intenso che saliva dalla fica di Sofia: muschio salato, dolce fermentato, un sentore acre di vescica piena che si mescolava al tutto.
Iniziò a pompare: colpi lunghi e violenti, estraendo quasi tutto – lasciando solo la punta dentro – e poi affondando di nuovo fino in fondo con uno schiocco bagnato. Ogni spinta faceva sbattere la base contro il clitoride, mandando scintille di piacere elettrico lungo la spina dorsale di Sofia. Il plug nell’ano premeva contro la parete sottile che separava i due buchi, creando una pressione doppia, insopportabile: sentiva il dildo sfregare contro il vetro attraverso la carne, un’attrito che le faceva tremare le cosce incontrollate.
Il sudore le colava tra i seni, gocciolava sul ventre, si mescolava agli umori che schizzavano fuori a ogni estrazione. Il materasso sotto di lei era già umido, un cerchio scuro che si allargava.
«Sto… sto per… cazzo, Elena, sto per pisciare!» gridò Sofia, la voce rotta, le lacrime che le rigavano le guance arrossate.
«Non pisciare. Squirta. Squirta per me» ordinò Elena, accelerando ancora di più. Le sue dita libere pizzicavano e torcevano il clitoride gonfio, lo schiaffeggiavano leggermente, facendolo pulsare come un cuore impazzito, mentre l’altra mano teneva il dildo piantato dentro, ruotandolo, premendolo contro quel punto sensibile senza sosta.
Poi esplose.
Il corpo di Sofia si irrigidì come se fosse attraversato da corrente elettrica. Un urlo strozzato le uscì dalla gola, gutturale e selvaggio. Dall’uretra schizzò un getto potente, caldo, quasi trasparente ma con fili biancastri densi: un fiotto lungo mezzo metro che colpì il petto di Elena con forza, bagnandole i seni e colandole lungo il ventre. Poi un secondo getto, più forte, più rumoroso – un sibilo liquido – che inzuppò le lenzuola sotto di lei, schizzando in archi violenti sul materasso, sulle cosce di Sofia, sul pavimento di legno consunto. Non era un semplice squirting: era un’eruzione continua, incontrollabile. A ogni spinta brutale del dildo, un nuovo getto usciva, spruzzando come da un tubo rotto: getti caldi, potenti, che duravano secondi interi, inzuppando tutto intorno con un rumore di pioggia battente. Il liquido era tiepido, abbondante, con un odore dolce-salato intenso, quasi zuccherino, che riempiva la stanza come un vapore afrodisiaco. Sofia singhiozzava di piacere, il corpo che convulsionava in spasmi violenti, l’ano che si apriva e chiudeva ritmicamente intorno al plug di vetro – ogni contrazione mandava una nuova ondata di pressione contro il dildo – la fica che schizzava senza controllo mentre Elena continuava a fotterla con il dildo, prolungando l’orgasmo fino a farla tremare per interi minuti, il respiro ridotto a rantoli spezzati.
Quando finalmente rallentò, Sofia era un disastro bagnato: il letto fradicio, una pozza larga e calda sotto il sedere che stillava piano, il viso rigato di lacrime e sudore, la fica rossa e gonfia che ancora pulsava e gocciolava in rivoli lenti, il plug che le teneva l’ano spalancato e fremente.
Ma Elena non aveva finito.
«Ora tocca a te farmi esplodere» disse, mettendosi a quattro zampe, il culo in alto, la fica pelosa spalancata e colante umori densi che gocciolavano sul materasso già zuppo. L’odore era travolgente: muschio animale, sudore acre, quel sentore dolciastro di squirting fresco.
Sofia, ancora tremante, afferrò il dildo lucido dei suoi umori – caldo, appiccicoso, con fili di muco che si allungavano – e lo infilò dentro Elena con forza brutale. Elena gridò, un suono profondo e roco, spingendo indietro per prenderlo tutto fino alla base, le pareti vaginali che si contraevano con spasmi famelici. Sofia ruotò il plug nell’ano di Elena, lo estrasse di colpo – facendola urlare per il vuoto improvviso e il bruciore – poi lo spinse di nuovo dentro, più veloce, più profondo, sentendo il vetro scivolare con facilità tra le pareti interne calde e strette.
«Squirta, cugina. Inondami» ringhiò Sofia, pompando il dildo con violenza ritmica mentre le sue dita schiaffeggiavano leggermente il clitoride di Elena, lo torcevano, lo strofinavano in cerchi frenetici.
Elena iniziò a tremare forte, la vescica piena che si mescolava all’orgasmo imminente, un pressione calda e urgente che le saliva dal basso ventre.
«Sto… sto venendo… cazzo, sto venendo!»
Il suo squirting fu catastrofico.
Un primo getto esplose come una fontana sotto pressione, schizzando sul braccio di Sofia, sul muro dietro il letto con un rumore sordo di schiaffo liquido. Poi un secondo, più potente, che colpì il materasso con forza tale da far schizzare gocce ovunque, bagnando le lenzuola già zuppe fino a farle scurire completamente. Elena urlava, il corpo inarcato in un arco tremolante, mentre fiotti continui uscivano dalla sua uretra: getti caldi, potenti, rumorosi, che duravano secondi interi, inzuppando il pavimento in pozzanghere lucide. Il liquido colava lungo le cosce in rivoli caldi, gocciolava dal plug che ancora le riempiva l’ano – ogni contrazione anale mandava una nuova spruzzata – si mescolava al sudore acre e agli umori vaginali densi. L’odore era travolgente: sesso crudo, piscio dolce e leggermente ammoniacale, eccitazione animale che saturava l’aria come nebbia densa.
Quando finalmente crollò, il letto era un lago tiepido. Le due cugine si accasciarono una sull’altra, corpi viscidi e tremanti, respiri spezzati che si mescolavano, fiche pelose gonfie e pulsanti ancora gocciolanti in rivoli lenti, capezzoli duri che sfregavano l’una contro l’altra, pelli sudate che si incollavano.
Sofia leccò una goccia dal collo di Elena, assaporando il gusto salato-dolce del suo squirting rimasto sulle labbra della cugina: caldo, leggermente metallico, con quel retrogusto zuccherino che le fece contrarre l’utero di nuovo.
«Domani ti faccio squirtare ancora di più» sussurrò Sofia, la voce rauca, le labbra contro l’orecchio di Elena.
Elena sorrise, esausta ma già eccitata all’idea, il corpo che fremeva al pensiero. «E useremo qualcosa di ancora più grosso… voglio sentire l’odore del nostro squirting impregnare le pareti.»
L’estate era lunga, la casa isolata, e il loro segreto si era trasformato in un’alluvione di piacere senza fine, bagnato, rumoroso, odoroso e selvaggio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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