Gay & Bisex
Tutti sanno tutti zitti
Bolognavoglia
05.02.2026 |
1.144 |
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Tommaso annuì, esausto, il culo che pulsava, pieno di due cariche di sborra calda..."
In un piccolo paese della Sicilia orientale, incastrato tra colline aride e il mare lontano, le giornate scorrevano lente sotto un sole impietoso. Le persiane erano sempre mezze chiuse, i pettegolezzi correvano più veloci del vento di scirocco, ma nessuno parlava apertamente di certe cose. Tutti sapevano, tutti fingevano di non sapere.Vincenzo aveva 58 anni, vedovo da dieci, mani callose da meccanico e un corpo ancora solido, spalle larghe, pancia appena prominente, cazzo grosso e pesante che teneva nascosto sotto i pantaloni da lavoro. Lo chiamavano “don Vincenzo”, rispettato, temuto un po’. Ma di notte, quando il paese dormiva, apriva la porta sul retro a certi ragazzi che bussavano piano.
Tommaso ne aveva appena compiuti 19. Snello, pelle olivastra, capelli neri un po’ lunghi, occhi da cerbiatto. Viveva con la madre vedova e lavorava al bar della piazza. Tutti lo trovavano “un po’ strano”, troppo gentile, troppo delicato. Nessuno immaginava che sotto i jeans larghi portasse sempre un perizoma di pizzo rubato dal cassetto della madre, o che spendesse i pochi soldi risparmiati comprando lingerie usata su siti oscuri: mutandine già portate da altre donne, impregnate di odore intimo, reggiseni con tracce di sudore, calze con l’elastico un po’ allentato.
Una sera di fine agosto, Tommaso portò la vecchia Vespa del padre all’officina di Vincenzo. Era tardi, il paese era già buio.
«Don Vincè, mi serve un favore… la moto non parte più.»
Vincenzo alzò lo sguardo dal motore, lo squadrò da capo a piedi, si pulì le mani con uno straccio.
«Entra, bello. Chiudiamo la saracinesca, così nessuno ci disturba.»
Dentro, nell’officina calda che odorava di olio e metallo, Vincenzo gli si avvicinò troppo. Gli mise una mano sulla spalla, poi scese sulla schiena, fino al culo.
«Lo sai che tutti qui sanno di te, vero? E sanno anche di me.»
Tommaso deglutì, ma il cazzo gli si indurì subito nei jeans.
«Vieni a casa mia stasera. Dopo mezzanotte. Porta quello che ti piace metterti sotto i vestiti.»
Tommaso annuì, rosso in faccia.
A mezzanotte e mezza bussò alla porta sul retro della casa di Vincenzo. Entrò tremando. Vincenzo lo aspettava in canottiera e pantaloni della tuta, già mezzo duro.
«Spogliati. Voglio vedere.»
Tommaso si tolse la maglietta, i jeans. Sotto aveva un completo di lingerie usata: mutandine di pizzo nero trasparente, già un po’ consumate sul cavallo, un reggiseno push-up di raso rosso con le coppe leggermente macchiate di sudore secco, calze a rete nere con la fascia elastica allentata. Tutto comprato da una donna sconosciuta che le aveva portate per giorni.
Vincenzo ringhiò di piacere.
«Cazzo… che troietta. Annusa.»
Gli afferrò la testa e gli spinse il naso contro il cavallo delle mutandine. L’odore di fica estranea mischiato al profumo del cazzo giovane di Tommaso lo fece impazzire.
«Girati. In ginocchio sul divano.»
Tommaso obbedì. Vincenzo gli abbassò le mutandine solo quel tanto da scoprire il buco rosa, glabro, già bagnato di lubrificante che si era messo prima di uscire. Gli leccò il culo con lingua larga, lenta, succhiando, infilando la lingua dentro. Tommaso gemeva come una puttana, spingendo indietro.
«Buono… sa di fica e di ragazzo.»
Vincenzo si alzò, si tirò fuori il cazzo: 20 cm grossi, venoso, cappella grossa e lucida di precum. Lo strofinò tra le natiche di Tommaso, spingendo la cappella contro il buchino.
«Dimmi che lo vuoi dentro, puttanella.»
«Lo voglio… riempimi, don Vincè…»
Entrò piano, centimetro dopo centimetro. Tommaso urlò di piacere e dolore, le mutandine ancora mezze abbassate sulle cosce. Vincenzo lo tenne per i fianchi, spingendo fino in fondo, fino a sentire le palle contro il pizzo.
Poi iniziò a scopare. Prima lento, godendosi ogni spinta, uscendo quasi del tutto e rientrando con forza. Le calze di Tommaso frusciavano contro le gambe di Vincenzo. Il reggiseno gli ballava sul petto.
«Ti riempio tutto, bello… ti sborro dentro.»
Accelerò. Il divano cigolava. Tommaso spingeva indietro, il culo che succhiava il cazzo grosso. Vincenzo gli tirò i capelli, gli morse il collo.
«Vengo… cazzo, vengo!»
Spinse fino in fondo e schizzò. Un fiotto lungo, caldo, denso. Poi un altro, e un altro. Tommaso sentì lo sperma riempirlo, caldo, che colava fuori intorno al cazzo ancora dentro. Vincenzo rimase piantato lì, pompando le ultime gocce, poi uscì lentamente. Un rivolo bianco uscì dal buchino dilatato, sporcando le mutandine nere.
«Girati. Puliscimi.»
Tommaso si voltò, bocca aperta. Succhiò il cazzo ancora sporco di sborra e del suo stesso culo. Vincenzo gli accarezzò la testa.
«Brava troia. Ora tocca a te cavalcare.»
Si sedette sul divano, cazzo ancora mezzo duro. Tommaso si tolse le mutandine del tutto, tenne il reggiseno e le calze, si lubrificò di nuovo il buco già pieno di sborra e si impalò lentamente sul cazzo di Vincenzo.
Cavalcarlo fu ancora più intenso. La sborra precedente faceva da lubrificante perfetto. Schizzi bianchi uscivano a ogni affondo. Vincenzo gli teneva le natiche aperte, guardava il suo cazzo sparire dentro quel culo stretto.
«Sborrami di nuovo dentro, don Vincè… ti prego…»
Vincenzo lo afferrò per i fianchi e spinse su con forza. Venne per la seconda volta, urlando, riempiendo Tommaso ancora di più. Lo sperma colava copioso, bagnando le cosce, le calze, il divano.
Tommaso venne senza toccarsi, schizzando sul petto di Vincenzo, sul reggiseno rosso.
Rimasero così, sudati, ansanti, il cazzo di Vincenzo ancora dentro, lo sperma che colava lento.
«Domani notte torni. E porti altra lingerie usata. Voglio annusarti per ore.»
Tommaso annuì, esausto, il culo che pulsava, pieno di due cariche di sborra calda.
Uscì dalla porta sul retro alle tre di notte, camminando piano, sentendo lo sperma colargli lungo le cosce dentro le mutandine pulite che si era rimesso.
Il paese dormiva. Ma tutti sapevano. E nessuno avrebbe mai detto nulla.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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