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Ultima lezione di seta


di Membro VIP di Annunci69.it Bolognavoglia
26.01.2026    |    2.101    |    4 9.3
"Solo respiri affannati, e il lento gocciolare dei loro fluidi sul tappeto, un ricordo tangibile di un desiderio senza più confini..."
L’ultima lezione di seta – secondo incontro
La porta dell’appartamento di Marina si aprì con un cigolio impaziente. Erano passate solo due settimane dall’ultima volta, ma il desiderio si era accumulato come una tempesta in arrivo. Elena entrò per prima, i tacchi che echeggiavano sul parquet, seguita da Marina che già le sfiorava la vita con mani possessive. Fuori, la città brulicava di luci al neon, ma dentro, l’aria era già carica di quell’elettricità familiare, un misto di anticipazione e fame cruda.
Non persero tempo in chiacchiere. Marina afferrò Elena per i polsi, la girò di scatto e la spinse contro il tavolo della cucina. Le alzò la gonna con un gesto brusco, esponendo le natiche rotonde e la striscia di pizzo nero che spariva tra le cosce. Elena ansimò, appoggiando i palmi sul legno freddo.
«Stasera ti prendo come voglio io» mormorò Marina, la voce rauca contro l’orecchio di Elena. Le abbassò le mutandine fino alle ginocchia, esponendo il sesso già umido e, più in basso, l’anello stretto e roseo dell’ano, che pulsava leggermente sotto il suo sguardo.
Marina si inginocchiò dietro di lei, le mani che aprivano le natiche con fermezza. Inspirò profondamente, il naso premuto contro la pelle calda. L’odore era intenso: un misto di muschio femminile, sudore leggero e una nota terrosa, quasi proibita, che le fece girare la testa. «Senti come sei pronta qui dietro» disse, la lingua che sfiorava l’orlo dell’ano in un cerchio lento.
Elena gemette, spingendo il bacino all’indietro. La lingua di Marina era calda, insistente, leccando l’anello stretto con colpi piatti e poi puntati, ammorbidendolo con saliva. Il sapore era diverso dal solito: salato e muschiato all’inizio, con un retrogusto amaro, come terra umida mista a desiderio accumulato. Marina spinse la punta della lingua dentro, solo un po’, sentendo le pareti interne contrarsi intorno a lei. Era stretto, caldo, con un gusto più profondo, quasi animale, che le si attaccava al palato.
«Cazzo, Marina… più dentro» implorò Elena, le dita che stringevano il bordo del tavolo.
Marina si alzò, le dita bagnate di saliva che ora sfioravano l’ano. Ne infilò una, piano, sentendo la resistenza iniziale cedere in un calore avvolgente. Elena urlò piano, il corpo che si inarcava. Marina aggiunse una seconda dito, pompando lentamente, mentre con l’altra mano strofinava il clitoride gonfio di Elena. Le pareti anali erano vellutate, pulsanti, e ogni spinta portava fuori un velo di umidità mista a saliva, lucida e filante.
Ma non era abbastanza. Marina tirò Elena per i capelli, la fece sdraiare sul tappeto morbido del salotto. «Vieni qui, in 69. Voglio sentirti mentre ti prendo.»
Si posizionarono: Marina sopra, le cosce aperte sul viso di Elena, il suo sesso e l’ano esposti come un invito. Elena sotto, le gambe divaricate, offrendo tutto. Marina affondò il viso tra le cosce di Elena, la lingua che tornava a leccare l’ano con voracità, mentre le sue dita continuavano a spingere dentro, tre ora, stirando le pareti con un ritmo implacabile. Il sapore era più intenso in questa posizione: l’ano di Elena sa di sudore salato, di carne calda e di un’amarezza erotica che le faceva venire l’acquolina.
Elena, dal canto suo, non perse tempo. Alzò la testa e affondò la bocca sul sesso di Marina, succhiando il clitoride violaceo mentre le sue dita esploravano più indietro. L’ano di Marina era stretto, invitante, con un odore muschiato e fermentato che la travolse. Leccò l’orlo, poi spinse la lingua dentro, sentendo il gusto terroso e salmastro esplodere sulla lingua. Era denso, quasi cremoso all’interno, con una nota acida che le ricordava il desiderio represso. Infilò due dita, pompando in sincrono con i movimenti di Marina sopra di lei.
I loro corpi si muovevano in un ritmo febbrile, bocche e dita che invadevano, leccavano, succhiavano. Marina gemette contro l’ano di Elena, le vibrazioni che viaggiavano dritte nel suo corpo. «Sto per venire… cazzo, sto per venire così» ansimò, le pareti anali che si contraevano intorno alle dita di Elena.
Ma c’era di più. Elena sentì la vescica piena, un’urgenza che si mescolava all’eccitazione. «Marina… voglio pisciarti in bocca mentre mi lecchi» sussurrò, la voce tremante.
Marina alzò la testa quel tanto che bastava per guardarla, gli occhi lucidi di lussuria. «Fallo. Inondami.»
Elena si lasciò andare. Prima un rivolo caldo, poi un fiotto più forte, che schizzò dalla sua uretra direttamente sulla lingua di Marina. Il sapore era amaro-dolce, salato come acqua di mare calda, con una nota acida e pungente che le bruciava leggermente la gola. Marina bevve avidamente, ingoiando mentre continuava a leccare l’ano, il pissing che le colava sul mento e sul collo, mischiandosi al sudore e agli umori. Era caldo, fluido, un cocktail proibito che la fece tremare.
Non resistette. Marina si inarcò, venendo con un urlo strozzato. Le sue pareti anali si strinsero intorno alle dita di Elena, e anche lei lasciò andare un fiotto di urina, caldo e abbondante, che inondò il viso di Elena. Il sapore era simile ma diverso: più forte, con un retrogusto metallico e aspro, come limone salato misto a muschio. Elena aprì la bocca, bevendo, mentre le sue dita continuavano a pompare, prolungando l’orgasmo di Marina.
Quando Elena venne a sua volta, fu un’esplosione: le cosce che stringevano la testa di Marina, l’ano che pulsava intorno alle dita, e un ultimo schizzo di pissing che le bagnò i capelli. Rimasero intrecciate in quel 69 bagnato, corpi lucidi di saliva, umori e urina, l’aria satura di odori intensi – muschio, sale, terra umida e quel sentore acre di pissing che aleggiava come un velo.
Nessuna parlò. Solo respiri affannati, e il lento gocciolare dei loro fluidi sul tappeto, un ricordo tangibile di un desiderio senza più confini.
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