Lui & Lei
Campagna anni 50
Bolognavoglia
28.01.2026 |
1.935 |
8
"Lo guardò negli occhi, labbra gonfie e lucide di seme: “Non è finita… voglio che mi riempia di nuovo… fica, culo, bocca… non mi basta mai il tuo sperma..."
Nel cuore soffocante della campagna toscana, estate del 1955, il vecchio fienile sorgeva isolato come un confessionale per i peccati più sporchi. L’aria era densa di polvere dorata che danzava nei raggi obliqui del sole pomeridiano, mescolata all’odore acre del fieno fermentato, del sudore animale e dell’eccitazione umana che già impregnava ogni asse.Maria arrivò con il respiro corto, il vestito di cotone a fiori appiccicato alla pelle madida. Trentadue anni, fianchi larghi da partoriente, tette pesanti che ondeggiavano libere sotto il corpetto slacciato di due bottoni, capezzoli scuri e duri come sassi che premevano contro il tessuto sottile. Si fermò al centro del fienile, si sollevò la gonna fino alla vita con mani tremanti e, senza mutandine – le aveva già tolte lungo il sentiero per arrivare più pronta – divaricò le cosce robuste. La fica era un’esplosione di peluria nera e fitta, un cespuglio selvaggio che copriva completamente le grandi labbra gonfie e scure. Il clitoride sporgeva già, rosso e turgido, e un filo denso di umori trasparenti le colava lentamente lungo l’interno della coscia sinistra, lasciando una scia lucida sulla pelle abbronzata.
“Giovanni… cazzo, vieni a guardarmi… guarda come cola questa troia pelosa solo per te,” sussurrò raucamente, infilando due dita tra i peli intrisi e spalancando le labbra con le nocche, esponendo l’interno rosa shocking, bagnato e pulsante. Il succo vaginale era denso, quasi cremoso, e le ricopriva le dita fino alla seconda falange.
La porta sbatté con violenza. Giovanni entrò come una bestia, camicia strappata sul petto coperto di peli scuri e sudati, pantaloni gonfiati dall’erezione feroce. I suoi occhi si inchiodarono su quella fica esposta: peli neri appiccicati in ciocche umide, labbra aperte che respiravano, umori che gocciolavano ritmicamente sul pavimento di terra battuta.
“Porca puttana, Maria… sei già aperta e fradicia come una vacca in calore. Hai segato quella fica pelosa tutto il giorno pensando al mio cazzo?” La voce gli uscì strozzata dalla libidine. In tre passi la raggiunse, le afferrò i capelli con una mano callosa e le spinse la testa indietro per baciarla con violenza, mordendole la lingua mentre con l’altra mano le infilava tre dita dritte nella fica fino in fondo. Sentì le pareti calde e viscose contrarsi intorno alle nocche, un fiotto di umori che gli inzuppò il palmo e colò lungo il polso.
“Sì… sì… spingi più dentro, spaccalami… voglio sentire le tue dita fino alla matrice!” gridò Maria, mordendogli il labbro inferiore fino a farlo sanguinare appena. Lui le pompò le dita con brutalità, il rumore bagnato e osceno delle nocche che entravano e uscivano riempiva il fienile. Le grandi labbra si aprivano e chiudevano intorno alle dita come una bocca vorace, i peli pubici formavano un alone scuro e bagnato intorno all’apertura dilatata.
Giovanni si strappò i pantaloni. Il cazzo balzò fuori: grosso, venoso, la cappella violacea lucida di pre-sborra, una vena pulsante che correva lungo tutta l’asta. Prese Maria per i fianchi, la sollevò di peso e la impalò sulla sua erezione con un colpo secco e profondo. Lei urlò, un misto di dolore e piacere animalesco, sentendo la cappella sbattere contro la cervice. “Cazzo… mi spacchi… mi riempi tutta… pompami forte, porco!”
Lui la scopò in piedi, tenendola sospesa, le tette che rimbalzavano selvagge fuori dal vestito, capezzoli duri che sfregavano contro il petto villoso di lui. Ogni affondo faceva schizzare umori vaginali in spruzzi caldi che bagnavano le cosce di entrambi e gocciolavano sul pavimento. I peli della fica di Maria si appiccicavano all’asta del cazzo a ogni uscita, tirati e lucidi di muco denso.
“Girati, troia… ora ti apro il culo,” ringhiò Giovanni, facendola piegare sulla balla di fieno più alta. Le natiche bianche e piene si aprirono da sole, rivelando l’ano stretto, corrugato, circondato da una peluria fina e scura che continuava dal cespuglio pubico. Sputò tre volte abbondanti direttamente sul buchino, strofinando la saliva con il pollice calloso fino a farla penetrare dentro. Poi puntò la cappella gonfia e premette.
Maria gemette forte quando il muscolo resistette, poi cedette con uno schiocco umido. La cappella entrò, seguita dall’asta intera in una spinta lenta e inesorabile. “Dio… mi spacchi il culo… è troppo grosso… continua… non fermarti!” implorò lei, le unghie conficcate nel fieno. Giovanni cominciò a pompare con ritmo selvaggio, il cazzo che entrava e usciva dal buco dilatato, lasciando l’ano spalancato e rosso ogni volta che si ritirava. La fica pelosa, trascurata ma ancora gocciolante, si contraeva a vuoto, espellendo altro muco denso che colava lungo il perineo e lubrificava ulteriormente il sesso anale.
“Stringi… stringimi il cazzo col culo… fammi venire dentro!” ansimava lui, accelerando fino a diventare un pistone impazzito. Le palle sbattevano contro le labbra gonfie della fica, schiaffeggiandole rumorosamente. Maria urlava senza più ritegno, il corpo scosso da tremiti violenti.
Alla fine Giovanni ruggì come una bestia. Uscì dal culo spalancato con un pop umido, afferrò l’asta pulsante e la puntò contro la schiena di lei. “Prendila tutta… tutta sulla tua pelle da puttana!” Il primo schizzo partì potente, denso e bianco, colpendo la nuca e scendendo in rivoli caldi lungo la spina dorsale. Seguì un secondo getto che le imbrattò le natiche, colando tra le pieghe fino all’ano ancora aperto che pulsava. Un terzo e quarto schizzo finirono direttamente sulla fica pelosa: sperma spesso si impigliò nei riccioli neri, colò lungo le grandi labbra aperte e si mescolò agli umori vaginali in una crema appiccicosa e biancastra.
Maria, tremante, si voltò e si inginocchiò nel fieno sporco di sperma e umori. Prese il cazzo ancora duro e gocciolante in bocca, succhiando avidamente gli ultimi fiotti, leccando la cappella, i testicoli, persino i peli pubici di lui intrisi di tutto. Lo guardò negli occhi, labbra gonfie e lucide di seme: “Non è finita… voglio che mi riempia di nuovo… fica, culo, bocca… non mi basta mai il tuo sperma.”
Giovanni le accarezzò il viso sudato e sporco, il respiro ancora affannato. “Tornerò domani, dopodomani… ogni cazzo di giorno che Dio manda. Ti scoperò fino a farti svenire in questo fienile del cazzo.”
Si accasciarono insieme sul fieno intriso di odori proibiti, corpi incollati da sudore, sperma e umori, mentre fuori il sole calava lento, indifferente al loro incendio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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