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La sera e il sale


di Membro VIP di Annunci69.it Bolognavoglia
25.01.2026    |    2.119    |    7 7.0
"Elena prese il piccolo plug di vetro che tenevano sempre nel cassetto – liscio, leggermente curvo, temperatura ambiente..."
La seta e il sale
Elena aveva appena spento la settima candelina sulla torta che non aveva mai mangiato. Sessantatré anni, capelli sale e pepe raccolti in uno chignon morbido, corpo ancora generoso nei punti giusti, fianchi larghi che raccontavano tre gravidanze e mille notti insonni. Portava un completo Lejaby color avorio antico: reggiseno a balconcino con inserti di pizzo chantilly che le sollevavano appena i seni pesanti, slip coordinati alti sui fianchi con la parte posteriore quasi interamente trasparente, giarrettiera avorio che stringeva appena la coscia morbida. Non si sentiva più giovane, ma si sentiva desiderabile. E quella sera lo era.
Marina entrò in camera da letto senza bussare, come faceva da trent’anni ogni volta che si vedevano di nascosto. Sessantuno anni, capelli corti tinti di un castano caldo ramato, zigomi alti, bocca grande e sensuale. Indossava un body nero opaco di Wolford con inserti in tulle elasticizzato nei punti strategici: il pube, i capezzoli, una striscia verticale che le attraversava la schiena fino al solco tra le natiche. Sopra aveva solo una vestaglia di seta color prugna, aperta. Le gambe lunghe e ancora tornite terminavano in un paio di décolleté nere con tacco 9 che non si tolse subito.
Si guardarono per qualche secondo senza parlare. Poi Marina fece due passi, prese il viso di Elena tra le mani e la baciò come se fosse la prima volta. Lingua lenta, profonda, con quel sapore di sigaretta elettronica al gelsomino che Elena adorava odiare.
«Togliti la vestaglia» sussurrò Elena contro le sue labbra.
Marina lasciò cadere la seta prugna sul parquet. Il body nero le modellava il ventre appena arrotondato, i capezzoli duri premevano contro il tulle sottile. Elena le accarezzò i fianchi, poi scese a palparle il sedere con entrambe le mani, stringendo la carne attraverso la stoffa sottile.
«Girati» disse piano.
Marina obbedì. Elena si inginocchiò – le ginocchia protestarono, ma non le importava – e posò le labbra aperte sul tessuto teso tra le natiche. Inspirò. C’era odore di sapone neutro, di pelle calda, di eccitazione già umida che filtrava dal body. Con i denti prese l’orlo del tessuto all’altezza del solco e lo tirò piano verso il basso, scoprendo lentamente la pelle chiara e le fossette lombari.
Quando arrivò all’ano, lo baciò attraverso il tulle rimasto. Poi, con due dita, spostò la stoffa di lato e passò la lingua piatta, lenta, cerchiando il piccolo anello stretto che si contrasse subito sotto il contatto bagnato.
Marina emise un gemito roco, quasi maschile.
«Continua…»
Elena continuò. Lingua che entrava appena, saliva e scendeva, poi tornava a girare intorno al bordo. Marina si appoggiò con le mani al comodino, le gambe che tremavano leggermente sui tacchi. Elena le infilò due dita nella vagina da dietro, trovandola già gonfia e scivolosa. Il sapore era intenso, salmastro, leggermente acidulo, come ostriche appena aperte. Lo adorava. Lo leccò via dalle dita prima di rimetterle dentro, stavolta tre, mentre con l’altra mano continuava a tenere aperto il body e a succhiare piano l’ano che si apriva sempre di più.
«Vieni qui sopra» disse Marina con la voce spezzata.
Si sdraiò sul letto, aprì le gambe. Elena si tolse le mutandine avorio, tenne solo reggiseno e giarrettiera, salì a cavalcioni sul viso di Marina. Appena la lingua di Marina le sfiorò il clitoride gonfio, Elena si lasciò andare con un lungo sospiro. Marina leccava con metodo: prima piatti lunghi dal perineo fino al monte di Venere, poi cerchi stretti intorno al clitoride, poi succhiate decise che facevano sobbalzare i fianchi di Elena.
Il sapore della fica di Elena era più dolce, più denso, quasi mieloso quella sera. Marina lo raccoglieva con la lingua come se fosse l’ultima volta.
Elena si chinò in avanti in 69. Affondò la faccia tra le cosce aperte di Marina, succhiando le piccole labbra gonfie mentre con due dita lubrificate di saliva le massaggiava l’ano. Entrò con un dito, poi con due. Marina gemette forte contro la sua vulva, la vibrazione fece quasi venire Elena in quel momento.
«Prendimi lì… tutta» sussurrò Marina.
Elena prese il piccolo plug di vetro che tenevano sempre nel cassetto – liscio, leggermente curvo, temperatura ambiente. Lo lubrificò con la propria saliva e con i fluidi che colavano abbondanti dalla fica di Marina. Lo spinse piano. Marina si inarcò, prese un respiro profondo. Quando la base toccò la pelle, Elena la lasciò lì e tornò a succhiarle il clitoride con forza, mentre con le dita scopava la vagina ormai spalancata.
Marina venne per prima. Un orgasmo violento, quasi doloroso. Gridò contro la fica di Elena, le gambe che si chiudevano intorno alla testa, il plug che si muoveva dentro di lei a ogni contrazione. Elena sentì il sapore cambiare – più salato, più intenso – e bevve tutto, la lingua che raccoglieva ogni goccia che colava.
Pochi secondi dopo toccò a Elena. Marina le infilò tre dita nella vagina e con il pollice premette ritmicamente sul clitoride mentre con l’altra mano le pizzicava forte un capezzolo attraverso il pizzo. Elena si irrigidì tutta, poi esplose. Un orgasmo lungo, ondoso, che le fece tremare le cosce e le strappò singhiozzi gutturali. Continuò a cavalcare la faccia di Marina anche mentre gli spasmi diminuivano, strofinandosi piano, prolungando le piccole scosse residue finché non crollò di lato, ansimante.
Rimasero così, sudate, disfatte, con la lingerie stropicciata e spostata, il profumo di fica, di saliva e di anni che si mescolava nell’aria.
Marina fu la prima a parlare, con voce rauca e soddisfatta.
«Sessant’anni e ancora riesco a farti urlare come una ragazzina.»
Elena rise piano, le accarezzò il seno ancora coperto dal body nero.
«Sessant’anni e ancora riesci a farmi dimenticare che ne ho sessantatré.»
Si baciarono ancora, lente, con il sapore dell’una sulla bocca dell’altra.
E fuori, la notte di gennaio continuava indifferente.
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