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La Notte della Regina - 1 parte
17.06.2025 |
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"“Beh, in effetti potevo essere anche più vaga ieri… Si, tu e Carla sarete le mie ancelle..."
Non lo nascondo, tornare al lavoro con Mara non fu semplice, specialmente i giorni immediatamente seguenti a quella splendida serata mascherata.Il fatto che poi Mara facesse… Mara, ossia mi ignorasse completamente salvo poi presentarsi alla mia scrivania con richieste assurde, per poi piombare di nuovo nel silenzio più totale, non rendeva certo le cose più semplici.
“Ma che ti aspetti scusa? Che ti baci in bocca durante la pausa caffè?” Il mio Lui non usava tanti giri di parole e andava dritto al punto. “Ringrazia il cielo che non si mette a fare la cretina! A proposito, sai che l’altro giorno in palestra mi è parso di aver visto suo marito?”
Era ovvio che non mi aspettassi una reazione scellerata da parte di Mara. Ero comunque un po’ risentita, o forse solo spiazzata, da quel suo assurdo altalenare. A maggior ragione dopo tutto quello che era accaduto e, soprattutto, in conseguenza al modo in cui lei ci aveva attirato dentro al gioco. Cercai di non pensarci più di tanto, ripetendomi come un mantra “lascia fare, è Mara”, fino a quando la mia sensazione di disagio svanì, inghiottita dal tran tran quotidiano.
E fu proprio in quel momento che Mara colpì la seconda volta. Era veramente una donna molto scaltra, non posso negarlo. Il modo in cui sapeva leggere le persone, stabilirci un contatto e - soprattutto - farsi dare la risposta che voleva, era davvero degno di ammirazione.
“Rientri in ufficio cara? Ho lasciato una busta sulla tua postazione”
La incrociai sulle scale, avvolta in una nuvola di vapore dal gusto vanigliato. Stava uscendo per una visita da un cliente, accompagnata da Carla. Carla era stata assunta da poco, ma sin dai primi giorni seguiva Mara passo dopo passo. Fresca di laurea, ma non proprio giovanissima, Carla poteva avere qualcosa di più di trent’anni e portava lunghi capelli biondi e lisci in una treccia alta che le ricadeva sulla schiena.
L’intraprendenza di Mara mi prese in contropiede e le balbettai qualcosa in risposta.
“Tranquilla, non è una lettera di licenziamento! A proposito, tu l’hai presa Carla?”
Uscirono dall’edificio lasciandomi di stucco in mezzo alle scale.
Una busta color avorio chiusa con un sigillo di ceralacca era poggiata sulla tastiera nera del mio computer. Dannata Mara… tanto valeva che mi dicesse quel che mi voleva dire direttamente con un megafono o mandando una email con tutta l’azienda in conoscenza.
Le colleghe vicine alla mia postazione risero maliziose quando mi videro entrare. E risero ancor di più mentre ficcavo la busta in borsa, sperando di non essere notata.
Mandai un messaggio al mio Lui. Gli scrissi della busta, delle colleghe, del mio incontro con Mara.
La sua risposta fu per me un fulmine a ciel sereno:
“Ho trovato una busta identica nell’armadietto della palestra”
Quando arrivai a casa, il mio Lui mi stava già aspettando impaziente. Con una mano si tormentava il ciuffo, nell’altra si rigirava tra le dita la busta color avorio.
Ci sedemmo sul divano, vicini, mano nella mano. Davanti a noi le due buste. Identiche nella forma e nel colore, solo il sigillo di ceralacca era differente. Rosso per me, nero per lui.
“Coraggio amore - provò a scherzare il mio uomo - l’ultimo invito della Mara non fu poi così malvagio”
“Il fatto è che quella donna è… non so bene come dirlo. Il suo modo di essere… prima una cosa, poi un’altra. E per quale motivo lasciare la busta in bella vista così! Lo ha fatto apposta per tirarci dentro ai suoi giochi, così in ufficio tutti ora sapranno che…”
“Amore. Apriamo queste buste. Davvero.”
Adoravo quel suo modo così deciso ma al contempo delicato. Perentorio, ma dolce. Il mio Lui.
Gli sorrisi mentre staccavo il sigillo rosso. Aprii la busta e tirai fuori una cartolina con stampata una figura nera. La fissai con attenzione e scorsi una silhouette di una regina che teneva ai suoi piedi due donne al guinzaglio. “E questa che storia è?” Voltai la cartolina. Una data in nero e una scritta “La Notte della Regina”.
“Non capisco… tra due settimane, ma cosa? Prova a cercare su internet qualcosa…”
Il mio Lui intanto stava aprendo la sua busta. Solita cartolina, solito logo. Sul retro la stessa data e la scritta “La Notte della Regina - 12”
Ci guardammo negli occhi. In un attimo balenarono nelle nostre menti i ricordi vividi della serata mascherata, i suoni, i sapori, forme e colori. Ci abbracciammo sul divano, cercandoci a vicenda, riscoprendoci, spogliandoci, amandoci. Le buste e il loro contenuto caddero sul pavimento.
Il giorno dopo al lavoro cercai il momento giusto per chiedere più informazioni. Approfittai di una commissione da sbrigare in banca per chiedere a Mara un passaggio in auto. Ovviamente lei accettò.
“Andiamo a fare una rapina? O ci mascheriamo per far qualcosa di più divertente?”
“Mara, che cosa è quella lettera che mi hai lasciato? Che ci hai lasciato. Perché anche il mio uomo…”
“Oh lo so benissimo che anche il tuo uomo - mi schernì imitando la mia voce - L’ho voluto io il tuo uomo! E ho voluto anche te! Potete fidarvi, sarà una cosa ancor più bella della volta precedente. Con me caschi sempre in piedi bellezza!”
“Ma cosa… dove…?”
“Io ti adoro sai? Fai tanto la spaesata, la santarellina, poi quando sei in ballo diventi una leonessa. Si! È proprio questo che mi piace di te, di voi due. Sembrate tanto due personcine tranquille, ma in realtà avete un fuoco dentro… Allora che fai, si o no? Non andremo mica davvero in banca?”
“Mara. Devi dirmi di più!”
“Ok! Ok! È un regalo di mio marito. Mi fa lo stesso regalo tutti gli anni, ma si impegna talmente tanto e bene nell’organizzazione che ogni volta è come se fosse la prima. Come puoi immaginare, la regina sono io e, diciamo così, avrei bisogno di due fidate ancelle per fare in modo che tutto vada come da programma”
“E le ancelle saremmo io e Carla?”
Tacque per un istante. L’avevo spiazzata.
“Beh, in effetti potevo essere anche più vaga ieri… Si, tu e Carla sarete le mie ancelle. Carla ha già accettato. Se accetti anche tu - iniziò a frugare nella sua borsa ed estrasse un’altra busta - se accetti anche tu, qua dentro ci sono le informazioni necessarie per il gioco”
La mia mente stava già vacillando. Pensavo alla pelle nuda di Mara, alla sua voce sospirante sul tatami, pensavo al mio Lui, fantasticai su Carla. Risposi decisa con un “Ok” e Mara sorridendo posò con malizia la busta sulle mie gambe.
“E il mio uomo?”
“Non preoccuparti. Quando torna dalla palestra stasera avrà tutte le informazioni che servono. Ah, sia ben chiaro: non una parola con Carla o con chissà chi altro o salta tutto”
Stesso divano, stessa posizione, stesse lettere. Cambia solo il giorno.
Raccontai al mio Lui della chiacchierata con Mara. Lui mi disse che il marito l’aveva avvicinato in palestra mentre era sotto la doccia.
“Ero tutto sereno per i fatti miei a farmi la doccia dopo l’allenamento, quando sento questa voce che mi fa i complimenti. Mi tolgo il sapone dalla faccia ed eccoti il marito di Mara, tutto nudo, che mi sorride.”
“Ma cosa… ma era nella doccia con te?”
“Ma no! Intendo dire… abbiamo le docce aperte, cosa vai a pensare! Insomma, me lo trovo a due centimetri da me che fa una battuta sul mio cazzo e poi mi dice di non scordarmi di prendere la busta nell’armadietto.”
“Non ti ha detto nient’altro?”
“Mentre usciva dalle docce mi ha detto solo che tu e Mara avevate già deciso. Dai, apriamo queste buste che la tensione mi sta facendo diventare matto”
Solita cartolina con il logo della regina. Sull’altra facciata, oltre alla stessa data, c’erano delle coordinate. Poco sotto, scritto a mano si leggeva “dress code: tacchi alti, intimo nero - ritrovo ore 20:00” seguito da una icona nera di un’auto.
“Cos’è? Una caccia al tesoro? Metti quelle coordinate su Maps… ma guarda tu che storia…”
Il mio uomo inserì le coordinate e cliccò invio. La ricerca si attivò stringendo lo zoom su una località ben nota.
“Piazzale Michelangelo? Ma dai è uno scherzo… ora chiamo Mara”
“Amore, credo che alle 20 ci sarà un’auto che ci preleverà. Ti dirò… a me questa cosa inizia a piacere! Fammi vedere che c’è dentro alla mia busta”
Il mio uomo tirò fuori una cartolina con il solito logo. La voltò e lesse ad alta voce “che ti dicevo? Coordinate anche qui, la data… dress code intimo nero, oh grazie Mara! Niente tacchi per me… poi cosa c’è… 18:00”
“18? Io qua ho scritto 20?”
“La data è la stessa… aspetta! Le coordinate sono diverse. Fammi vedere a cosa corrispondono”
Cliccò invio e, poco dopo, spalancò gli occhi come incredulo. Voltò il telefono verso di me.
“Ma che cazzo significa? È un laboratorio di analisi a Prato!”
Il giorno dopo, Mara non era al lavoro. Le colleghe mi dissero che era in ferie per due settimane. Telefono staccato. Le inviai cento messaggi, tutti consegnati ma non letti. Il marito di Mara, inutile dire, non si fece più vedere in palestra.
Nonostante tutto, fremevo dalla voglia di scoprire cosa ci fosse dietro questo gioco perverso.
Il giorno dell’appuntamento, il mio Lui preparò le sue cose di fretta e uscì di casa un’oretta prima dell’orario prefissato. Mentre lo baciavo sulla porta il mio corpo fremeva e il cuore batteva forte. “Stai attento, e chiamami se le cose si fanno strane!”
Una volta andato, attesi sul divano. Dopo un’ora, ecco una notifica sul mio telefono.
Era Mara. “Ehi bellezza, sei pronta?”
Provai a chiamarla, ma non rispondeva. “Scusa, ora non posso parlare”
Iniziai a prepararmi per l’appuntamento. Scelsi con cura il mio outfit, seppur molto semplice ed essenziale. Mi feci una doccia calda, immaginando tra i vapori di quel bagno cosa sarebbe accaduto quella notte.
Un messaggio del mio uomo: “Amore tutto ok. Mi hanno fatto un test ma sono sano come un pesce! - aveva messo pure l’emoji quello scemo! - sono con altra gente e ci stiamo preparando. Tra poco passano a prendermi. A dopo, ti amo!”
Un test? Altra gente? E quanta? Mara era davvero fuori di testa.
Nel frattempo il taxi che avevo chiamato mi aspettava giù in strada. Indossai un lungo cappotto, presi le mie cose e mi diressi all’appuntamento.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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