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Il Teatro di Titanio e Seta (Monologo Elena)


di DeepCpl
21.03.2026    |    594    |    7 9.7
"Mi sto allargando il culo per un altro uomo, e tu puoi solo guardare, respirare il mio odore, sbavare come un debole..."
Prefazione all'Addendum: Il Teatro di Titanio e Seta

Avvertenza per il lettore: Questo testo non è un racconto autonomo, ma il controcanto segreto de "Il Teatro di Titanio e Seta". È fondamentale aver letto prima la storia principale per comprendere appieno l'intensità e la gravità di queste parole.

Quello che segue è un viaggio senza filtri nella mente di Elena durante l'atto. Nella storia principale abbiamo assistito alla scena attraverso un'osservazione esterna, cogliendo l'eleganza perversa della loro dinamica di coppia e le parole pronunciate ad alta voce per orchestrare il gioco. Qui, invece, la maschera cade. Questo è il flusso di coscienza puro, frammentato e inconfessabile di Elena. Sono i pensieri troppo duri, le pulsioni troppo crudeli e le contraddizioni troppo abissali per essere condivise persino con l'uomo che le permette di esplorare i propri demoni. È la scissione tra ciò che una donna dice per dominare la scena, e l'oscenità assoluta di ciò che pensa mentre si lascia consumare.

***

Clic.
La gabbia è chiusa. Ti guardo, Luca. Nudo. Indifeso.
Patetico. Bellissimo e patetico.
Ventuno centimetri di carne che mi appartengono, compressi in un pezzo di titanio. A volte vorrei dirti quanto mi fa impazzire vederti così inutile. Così piccolo di fronte al mio desiderio. Non lo dico. Mi trattengo.

"Sei pronto?" Mento. Non ti sto davvero chiedendo se sei pronto. Non mi importa. Lo voglio e basta. "Tutto questo finisce in questa stanza. Dopo, torneremo a essere soltanto noi due."
Bugia. Non finisce qui. Non mi basta mai. Vorrei portarmi questo schifo a casa, nel nostro letto pulito. Ma tu hai bisogno di questa illusione di controllo. E io te la lascio.

Il citofono. Mi tremano le ginocchia. L'umidità mi cola già lungo l'interno coscia.
Che troia che sono. Cinquant'anni, professionista rispettata, e mi bagno come una ragazzina al pensiero di un estraneo che mi usa davanti a mio marito.
Apro la porta. Martin. Odora di strada. Di sudore acido. Odora di maschio vero, non di dopobarba costoso da ingegnere. Ti guarda, Luca. Ti schiaccia contro il muro.
"Nell’angolo. Nudo. Guarda e stai zitto."
Striscia, amore mio. Obbedisci. Quanto ti piace farti trattare da nullità? So che stai godendo. Ti vedo tremare. Dovrei sputarti addosso per quanto sei sottomesso? Ma mi limito a guardarti.

Martin mi afferra i capelli. Mi spacca le labbra con un bacio brutale. Sa di tabacco e prepotenza.
Sì. Spaccami. Usami come un buco.
Mi stacco, ansimando. "Mostrami quanto sei deciso."
Strappami i vestiti, dai. Fai vedere al mio ingegnere come prendi una donna.

L'abito cade. Sono nuda. Ti guardo, Luca.
"Luca… guarda come mi tocca…"
Guarda i miei capezzoli duri per lui. Guarda come divento una cagna appena un uomo vero mi mette le mani addosso.
Mi inginocchio. Prendo il suo cazzo in mano. È caldo. Diverso dal tuo. Estraneo. Lo metto in bocca.
Oh, cazzo. È così buono. So che stai guardando la mia gola che va su e giù. Vorrei guardarti negli occhi e dirti: "Non sai riempirmi così, fallito". Non lo dico. È troppo crudele, anche per noi. Forse mi fermerei se lo dicessi. O forse... forse godremmo entrambi fino a morire. Ma lo penso. Dio, lo penso così forte che mi pulsa il clitoride.

Mi alzo. Vengo da te. La saliva di Martin mi lucida le labbra. Ti afferro la mascella.
"Assaggialo."
Apri la bocca . Prendi lo sputo del toro dalla mia lingua. Bevi la mia infedeltà. Ti piace sentirti un rifiuto, vero? Ti piace nutrirti degli scarti di chi mi scopa davvero.

Martin mi afferra. Mi piega sul divano.
"Vieni qui, Luca. In ginocchio, sotto di me. Leccami il culo mentre lui mi scopa."
Fai da zerbino. Pulisci la tua regina mentre si fa sfondare. Fai l'unica cosa a cui servi adesso.
Martin entra. Un colpo solo. Largo. Pieno.
Cazzo!
"Sì, Martin… prendimi! Fammi sentire che esisto solo sotto di te! Luca, guarda! Guarda cosa succede quando non sono tua! Guarda come mi riempie!"
Sfondami l'utero. Più a fondo. E tu, Luca, lecca. Sento la tua lingua servile sul mio buco. Sento i colpi di Martin che mi spingono contro la tua faccia. Che immagine oscena. Mio marito, l'uomo che amo, ridotto a leccare il mio sudore mentre un estraneo mi trapana la figa. È la cosa più perversa del mondo. Sto impazzendo.

Mi tocca il clitoride. Esplodo.
"Sto per venire… fammi venire forte!"
Prenditi tutta la mia sborra in faccia, Luca. Affogaci dentro. Bevi la mia troiaggine.

Martin esce. È il momento. L'apoteosi. So cosa vuoi tu, Luca. Vuoi l'immagine che ti distrugga definitivamente.
Mi giro a quattro zampe. Arretro verso la tua faccia. Mi bagno le dita. Le spingo dentro il mio retto. Da sola.
"Guarda bene."
Guardami. Sono tua moglie, ma in questo momento non appartengo a te. Mi sto allargando il culo per un altro uomo, e tu puoi solo guardare, respirare il mio odore, sbavare come un debole. Vorrei chiamarti cornuto. Vorrei gridartelo in faccia.
Mi sfilo le dita. Prendo il cazzo di Martin in bocca. Lo succhio. Lo voglio di marmo.
"Ora è pronto. Scopami il culo."

Entra. Brucia, poi mi riempie totalmente.
"Più forte… scopami come si deve."
Allargami. Strappami. Fammi dimenticare come mi chiamo. Fammi dimenticare chi è l'uomo rannicchiato sotto di me. Voglio essere solo carne. Solo un pezzo di carne bucata.

Vengo di nuovo. Scura. Profonda.
Martin si tira fuori e sborra. Caldo. Viscido. Sulla mia schiena.
"Cornuto… guarda che casino hai lasciato fare a tua moglie. Avvicinati. Tocca a te pulire la mia cremina."
Sì. Pulisci.
Mi giro sul fianco. Ti allungo la mano. Devo abbassare i toni, devo riportarti qui, ma dentro di me rido. Rido della tua totale sottomissione.
"Luca… vieni qui… leccami… Voglio che lo fai tu mentre è ancora caldo."
Lecca il suo seme dalla mia pelle. Ingoia l'umiliazione. Quanto sei devoto. Ti disprezzo e ti venero nello stesso istante. Non potrei mai dirti ad alta voce quanto godo nel saperti così inferiore in questi momenti. Ti farebbe troppo male. O forse no.
"Bravo… Prendi ogni goccia… è per te. Tutto questo è per te."
Ogni goccia della mia corruzione è per te.

I passi di Martin si allontanano. La porta si chiude.
Il silenzio. Il buio.
Mi metto a sedere. Ti tiro contro il mio petto nudo e sudato.
"Grazie. È stato esattamente come lo volevamo. Perfetto."
Non è vero. Lo volevo ancora più sporco. La prossima volta oserò di più. La prossima volta dirò quelle parole.
Ti sfioro la guancia. Sento il tuo respiro calmarsi. Prendo la chiave. Apro la gabbia.
"Ti amo."
Ti amo. Perché mi lasci essere come sono.
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