tradimenti
La Troia e il Toro 3 : L'Altare della Regina
01.09.2025 |
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"Quella bocca che mi aveva baciato, che mi aveva parlato, ora riempita e profanata..."
La stessa, brutale ora di sesso. La stessa, calcolata profanazione, raccontata tre volte, da tre anime dannate. Avete già letto la cronaca degli eventi in "Sacrificio Brutale", osservando la scena con la fredda e globale distanza di un demiurgo. Siete poi sprofondati nella mente primordiale del toro in "Il Banchetto della Bestia", assaporando la fame predatoria di Rocco. Ora, il trittico si completa con la prospettiva più intima e perversa. Questa è la storia vista attraverso gli occhi del testimone, del sacerdote e cuckold: Felix. Preparatevi a rivivere l'altare della sua regina.L'Altare della Regina
Il rituale era iniziato molto prima che la bestia suonasse il campanello. Era iniziato nel silenzio complice tra me e Silvia, nei nostri sguardi carichi di una tensione che nessun altro avrebbe potuto comprendere. Questo non era un comando del Padrone. Questa era la nostra eresia. Il mio premio. Avevo servito, adorato, ingoiato l'umiliazione come un nettare divino. E lei, la mia regina, mi aveva concesso questa deviazione, questo atto speciale. "Cerchiamo un BULL che usi mia moglie a suo piacimento", avevamo scritto insieme. Ogni parola, una frustata e una promessa.
L'attesa fu una tortura squisita. Me ne stavo in ginocchio nel mio angolo designato, le mani giunte così forte da farmi sbiancare le nocche. Ero già un sacerdote in attesa del sacrificio. L'aria della nostra casa, solitamente un santuario di ordine e lusso, era spessa, elettrica, pregna dell'odore del peccato che stavamo per commettere. E poi, il suono del campanello. Un rintocco funebre e trionfale. Il mio cuore perse un colpo, una martellata contro le costole. La bestia era arrivata.
Quando lo vidi entrare, capii che Silvia aveva scelto bene. Era un blocco di granito, scolpito con un'ascia. Non possedeva l'eleganza crudele di Jerry; era pura forza bruta, un animale guidato solo dall'istinto. Il suo odore, un miscuglio di sudore e dopobarba a buon mercato, era un insulto perfetto all'aria rarefatta del nostro salotto. Era lo strumento perfetto. Non era un rivale. Era l'altare sacrificale su cui la mia regina si sarebbe immolata per me.
Non persi un solo istante. I miei occhi, devoti e affamati, divorarono la scena quando lui le fu addosso. Vidi le sue dita rozze affondare nei capelli di Silvia, quei capelli che io potevo solo accarezzare con venerazione. La strattonò e la scagliò contro lo specchio. Un'ondata di dolore empatico mi attraversò, così acuta da farmi gemere a fior di labbra, ma si trasformò all'istante in una scarica di pura, incandescente eccitazione. Era iniziato.
La sua mano la piegò in due, offrendomi la visione più sacra e profana che avessi mai potuto desiderare. Il suo posteriore, solitamente celato o offerto solo secondo i rigidi rituali del Padrone, era ora esposto alla mercé di uno sconosciuto. Lo vidi forzarla, aprirla con un ginocchio, e poi le sue dita... oh, le sue dita. Vidi la sua rosetta, il mio tempio proibito, violata senza alcuna grazia. Il corpo della mia regina si scosse in un spasmo silenzioso, e io tremai con lei, sentendo un'eco del suo dolore e della sua umiliazione fin nel profondo delle mie ossa. Il mio cazzo era una pietra rovente contro i miei pantaloni.
E poi vidi l'atto di trascendenza di Silvia. Le sue labbra che baciavano il suo stesso riflesso sfigurato. Rocco non poteva capire. Ma io sì. Non era un atto di sottomissione a lui. Era un atto di accettazione di sé stessa. Stava baciando la TROIA, stava diventando l'idolo che entrambi adoravamo. In quel momento, eravamo connessi come non mai, uniti da quel vetro e dalla brutalità di un altro uomo.
La tirò via e la scaraventò sul tappeto. Guardai, impotente e in estasi, mentre la imbavagliava con un brandello del suo stesso vestito, zittendo la mia regina, riducendola a un corpo che poteva solo sentire. Quando lui affondò il viso tra le sue gambe, fui costretto a chiudere gli occhi per un istante, sopraffatto. Il suono umido della sua lingua, avida e maldestra, che lavorava il corpo di mia moglie era un inno profano che mi riempiva le orecchie. Il suo corpo che si contorceva, tradendola con un piacere involontario, era la prova più grande del suo sacrificio.
Il loro bacio fu una lotta, e io mi sentii ardere di una gelosia che era essa stessa una forma di piacere. Ma il culmine della prima liturgia fu quando la mise a quattro zampe. Mi sporsi leggermente dall'ombra. Volevo vedere ogni dettaglio. Vidi il suo ingresso, così intimo per me, spalancato per lui. E vidi il suo ano, teso dalla posizione, leggermente dischiuso dall'assalto precedente. Un *gaping* che era una rivelazione divina. La prova che era completamente aperta, completamente vulnerabile. La sua entrata in lei fu un colpo sordo che sentii fin nel mio stomaco. Lo guardai fotterla, un martellamento ritmico e senza grazia. Non la stava amando. La stava usando. Ed era esattamente ciò che desideravo.
Quando la trascinò verso il pilastro, la mia agonia raggiunse nuove vette. Inginocchiata, la testa tirata all'indietro. E poi il suo cazzo nella sua bocca. Quella bocca che mi aveva baciato, che mi aveva parlato, ora riempita e profanata. Le lacrime le rigavano il volto, e ogni lacrima era una perla preziosa per me. Fu allora che accadde. La bestia alzò la testa. E mi guardò.
Per la prima volta, i suoi occhi incrociarono i miei. Erano carichi di disprezzo, di un trionfo predatorio. Il suo ghigno fu una condanna e una benedizione. In quello sguardo, non ero più solo arredamento. Ero diventato ciò che ero: il verme, l'inutile, il cornuto. Fui visto, e nella mia invisibilità violata, trovai la più profonda delle umiliazioni e la più pura delle estasi. Sussultai come se mi avesse colpito, sentendo un'ondata di pre-orgasmo così potente da farmi quasi svenire.
Lo vidi sputare sul suo stesso cazzo, sempre guardandomi, e poi riempirle di nuovo la bocca. Giocò con lei, deformandole il viso con il suo membro, mentre il fiume della sua saliva le segnava il corpo. Guardavo la mia regina essere usata come un oggetto, una bambola di carne, e l'unica cosa che potevo fare era adorare la sua distruzione.
Poi, l'ultimo atto. La scaraventò a terra e la prese con una violenza che era quasi una punizione. Sentii la bestia avvicinarsi al suo culmine. Vidi il corpo di mia moglie iniziare a fremere, la vidi vicina a un orgasmo strappato con la forza. Per un attimo, il mio cuore egoista lo desiderò per lei.
Ma lui fu più crudele. E la sua crudeltà fu un dono ancora più grande. Si sfilò da lei, lasciandola vuota e ansimante sull'orlo del precipizio. E poi lo schiaffo. Il suono mi fece sobbalzare. Fu così violento, così definitivo. Vidi l'onda del suo piacere frantumarsi. Le aveva rubato tutto. Anche quello.
Mi alzai in piedi sopra di lei. E la inondò. Vidi il suo seme, caldo e denso, coprirle il viso, accecarla, imbrattarla. Una corona di seme. La sua sconfitta fu totale. Assoluta. Ed era l'opera d'arte più magnifica che avessi mai visto. L'ultimo sguardo di disprezzo che mi lanciò prima di andarsene fu il sigillo finale sul nostro rituale.
La bestia era andata via. E ora toccava a me, il custode del tempio.
Mi avvicinai a lei, che tremava a terra, una distesa di pelle violata e desiderio inespresso. Mi inginocchiai. Il mio cuore traboccava di un amore così perverso e totale da farmi male al petto. Con dita tremanti, le scostai una ciocca di capelli appiccicosa dal viso. E poi, le mie labbra si posarono sulla sua palpebra. Leccai via il seme di un altro uomo. Assaporai la sua umiliazione, la nostra umiliazione. Era la mia comunione. Era il mio nettare. Non parlammo. La sollevai tra le braccia, la avvolsi nel cappotto. Era un'arpa di nervi scoperti, vibrava come una corda troppo tesa. Mentre la portavo fuori, verso la notte, sentivo il fuoco che ardeva dentro di lei, il fuoco di un orgasmo negato. E ora, quel fuoco apparteneva a me. La mia regina in fiamme era finalmente a casa. E il suo sacerdote era pronto a officiare il resto della cerimonia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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