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trio

La Troia e il Toro 4 : Carne Cruda


di DeepCpl
02.09.2025    |    1.026    |    5 9.6
"“Ti è piaciuto? Guardarmi mentre quella bestia mi sbatteva e mi imbrattava la faccia?” La sua stretta si fece più forte, un sussulto che fu la risposta più eloquente di qualsiasi parola..."
La stessa, brutale ora di sesso. La stessa, calcolata profanazione, ora svelata quattro volte, da quattro angoli dell'abisso. Come autore, ho voluto condurvi in un esperimento sulla natura della verità e della perversione, e ora il nostro viaggio giunge al termine. Avete letto la cronaca dei fatti in "Sacrificio Brutale", siete stati testimoni impassibili del rituale. Vi siete immersi nell'istinto della bestia in "Il Banchetto della Bestia", sentendo il potere rozzo nelle mani di Rocco. Avete sofferto e adorato con l'anima del cuckold in "L'Altare della Regina", assaporando l'umiliazione come un sacramento. Ora, il cerchio si chiude. Questa è l'ultima tessera del mosaico, la prospettiva che dà senso a tutte le altre: quella di Silvia. Preparatevi a rivivere il sacrificio non attraverso gli occhi della vittima, ma della regina che ha scelto il proprio altare.


Carne Cruda

Il suono del campanello fu il segnale. Non l'inizio di una cerimonia, ma lo scatto di una trappola che io stessa avevo teso. In quel momento, seduta in apparente calma sul divano, sentii il sangue affluire violento tra le mie gambe, un'ondata di calore che era pura, elettrica anticipazione. Questo non era l'ordine calcolato del Padrone; questa era la mia avventura, la mia caccia. Stavo invitando un lupo nella mia tana non per essere divorata, ma per sentire i suoi denti sulla mia carne e scoprire quanto mi sarebbe piaciuto. Accanto, percepivo il respiro corto di Felix. Non dovevo guardarlo. Sapevo che era già nel suo angolo, nel suo posto. Sapevo che stava già soffrendo e godendo. La sua presenza era il condimento segreto di questo banchetto, ma il piatto principale ero io. E la fame che provavo era tutta mia.

L'avevo scelto come si sceglie una forza della natura, per la sua inevitabilità, per il suo impatto primordiale. Rocco. Un nome che sapeva di muscoli e sudore. Entrando, portò con sé un'aura di violenza contenuta a stento, e l'istinto animale dentro di me lo riconobbe all'istante. Non provai paura; provai un brivido di riconoscimento. Era lui. Lo strumento che mi avrebbe spinta oltre il limite, nell'ignoto che desideravo esplorare.

Non mi diede tempo. La bestia non negozia. La sua mano affondò nei miei capelli con la delicatezza di una tenaglia, e l'impatto del vetro freddo contro la mia guancia fu la prima scarica elettrica. Lì, nello specchio, non vidi una vittima. Vidi una donna sul punto di scoprire un segreto oscuro e meraviglioso su sé stessa. Vidi la regina di un regno di dolore. Quando la sua mano mi piegò in due, il mio corpo non resistette per paura, ma per abitudine, l'ultimo eco della donna che ero. E quando sentii le sue dita rozze forzare il mio ano, il dolore fu così acuto, lancinante, un chiodo rovente che mi trapassò da parte a parte, che ogni altro pensiero svanì.

E fu glorioso.

Quel dolore così diretto, così privo della psicologia del Padrone, fu una rivelazione. Era un dolore puro, una profanazione fisica che bypassava la mente e parlava direttamente alle fondamenta del mio essere, al mio sesso. Urlai contro il vetro, un suono muto, e poi le mie labbra si aprirono. Il bacio che diedi al mio riflesso non fu un atto di resa. Fu un giuramento. Stavo giurando fedeltà alla puttana audace dentro di me, quella che aveva orchestrato tutto questo, quella che bramava questo. In quel contatto, accettai la mia fame. Desideravo questo. E il mio corpo, improvvisamente, si arrese completamente, affamato di ciò che sarebbe seguito.

Scaraventata sul tappeto, imbavagliata, sentii il mondo restringersi ai puri sensi. Poi, la sua bocca su di me. Non fu una carezza. Fu un assalto. La sua lingua era spessa, ruvida, quasi insensibile, e martellava il mio clitoride con una furia monocorde. Era l'attrito puro e semplice, una frizione che avrebbe dovuto essere sgradevole, meccanica. Invece, ogni colpo di quella lingua brutale era una scintilla su una miccia sempre più corta. Il mio sesso si gonfiò, pulsando contro di lui, mendicando di più di quella meravigliosa, rozza punizione. Mi stava fottendo con la sua bocca. E mentre il mio corpo si contorceva, una piccola, perversa parte della mia mente si chiese se Felix potesse sentire, dal suo angolo, quanto mi stavo bagnando. Il pensiero della sua agonia eccitata fu una piccola scossa di piacere che si aggiunse alla marea montante.

La transizione a quattro zampe fu rapida e violenta. Quando il suo cazzo mi penetrò, non fu uno shock, ma un appagamento. Era spesso, pesante, una colonna di carne bollente che mi riempì completamente, spingendomi fino all'utero con una singola, potente spinta. Ah, il dolore di quella pienezza... fu come essere divisa in due, eppure sentirsi finalmente completa.

Iniziò a scoparmi. I suoi colpi erano un martellamento, potenti, profondi. Mi afferrava i fianchi, usandoli come maniglie. E io mi lasciai usare. Iniziai a muovermi con lui. Inarcavo la schiena per accogliere ogni sua spinta, contraevo i muscoli attorno a lui per sentirlo ancora di più. Era un duetto brutale. Stavo diventando la bestia.

L'interludio al pilastro fu l'umiliazione di cui avevo bisogno. Inginocchiata, i capelli tirati all'indietro, e sentire il suo membro riempirmi la gola, fu una resa totale. Le lacrime che mi rigavano il volto erano una reazione puramente fisica, e la vista del mio volto bagnato e disperato nello sguardo di Rocco fu un afrodisiaco potentissimo. Fu allora che vidi i suoi occhi spostarsi e incrociare quelli di Felix. Un brivido mi percorse. Sì, era perfetto. Stava dominando entrambi, usando me come tramite. E io ero l'altare, il centro di tutto.

Ma l'apice, il vero capolavoro, fu l'ultimo atto. Quando mi scaraventò sulla schiena e mi prese con quella furia finale, il mio corpo urlava per raggiungerla con lui. Il mio orgasmo stava arrivando, un treno in corsa che non potevo e non volevo fermare. I miei occhi si rovesciarono all'indietro. Ero lì.

E lui me lo strappò via.

Lo strappo del suo corpo che si ritirava da me fu una violenza più profonda di qualsiasi penetrazione. Mi lasciò vuota, appesa sull'orlo di un precipizio. E poi, lo schiaffo. L'onda orgasmica non si dissolse; si frantumò in mille schegge di agonia erotica. E in quella distruzione, trovai l'estasi più pura che avessi mai conosciuto. Era meglio di un orgasmo.

Mentre giacevo lì, vibrante di quel piacere spezzato, lui si erse sopra di me. E venne. Il suo seme. Caldo, denso, un'eruzione che mi coprì come una bestemmia liquida. Non fu un'unione, non fu un possesso. Fu un atto di disprezzo supremo, una profanazione che mi segnò come sua preda, la sua tela. Sentii il suo seme sui miei capelli, sulla mia palpebra, sulla mia guancia colpita. Ogni goccia era un sigillo, la prova della mia completa e totale sottomissione.

La sua partenza fu un silenzio improvviso. Rimasi immobile. Il mio corpo non tremava di paura, ma vibrava. Vibrava come la corda di un violino. Ero un'arpa di nervi scoperti, piena di un'energia così intensa da essere quasi dolorosa.

E poi, l'ombra silenziosa di Felix. Il mio custode, il mio sacerdote. Si inginocchiò. E vidi nei suoi occhi non pietà, ma adorazione. Capiva. La sua lingua che leccava via il seme di Rocco dalla mia pelle fu la chiusura del cerchio, la benedizione finale.

Quando mi sollevò tra le sue braccia, mi lasciai andare. Ero esausta, ma elettrica. Un fascio di pura, insoddisfatta lussuria. Mentre mi teneva stretto, il suo corpo che ancora tremava, non riuscii a trattenermi. La puttana audace e schietta che Rocco aveva liberato doveva parlare.

Mi voltai appena verso di lui, un sussurro rauco che era quasi un ordine.

“Allora?” dissi, la mia voce bassa, carica di una crudezza che era una nuova forma di intimità tra noi. “Ti è piaciuto? Guardarmi mentre quella bestia mi sbatteva e mi imbrattava la faccia?”

La sua stretta si fece più forte, un sussulto che fu la risposta più eloquente di qualsiasi parola.

Sì. Il mio piacere, il mio dolore, la mia umiliazione erano stati anche il suo paradiso.

E quella consapevolezza fu il vero, finale orgasmo di quella notte.
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