tradimenti
La Liturgia del Peccato (2)
26.07.2025 |
264 |
3
"E lei, ancora una volta, era la protagonista incompiuta, l'attrice a cui viene negato l'applauso finale..."
L'Eco di un Orgasmo InterrottoUn silenzio di tomba. Denso, pesante, innaturale. Fuori, nella penombra della navata, forse una candela scoppiettò, un turista tossì. Ma dentro il confessionale, lo spazio tra Eleonora e la grata era un vuoto che risucchiava ogni suono. Aveva terminato il suo racconto, terminato sull'orlo del baratro di quella quiete improvvisa proveniente dallo spogliatoio. E ora, la stessa identica quiete la stava soffocando lì dentro.
Dall'altra parte del legno traforato, il Padre era immobile. Se Eleonora non fosse stata così persa nel labirinto della sua stessa narrazione, avrebbe forse notato i segni. Non segni evidenti, ma crepe sottili nella sua facciata sacerdotale. Avrebbe potuto sentire il respiro quasi impercettibile che l'uomo aveva trattenuto, un'apnea che durava da un'eternità. Avrebbe potuto percepire il leggero, quasi microscopico tremore della panca quando il Padre spostò il suo peso, un movimento rigido, come quello di un corpo che lotta per mantenere il controllo. Un corpo non più a riposo, ma teso come la corda di un violino.
Ma Eleonora non percepiva nulla di tutto ciò. Era sorda al tumulto del prete, cieca alla fame che aveva risvegliato in lui. Il suo intero universo era collassato su un'unica, lancinante domanda che le rimbombava nel cranio con la violenza di una campana a morto:
Perché si è fermato?
Il silenzio la stava condannando. In esso, non sentiva l'eccitazione repressa del prete, ma il giudizio tonante di Dio stesso. Un giudizio sulla sua inadeguatezza. Non sono stata abbastanza. Non abbastanza sfrontata, non abbastanza invitante. Il mio corpo non è stato sufficiente a condurlo al peccato finale. Il mio culo, che credevo un altare di perdizione, era solo carne mortale. La mia fica, che credevo un calice traboccante, si è rivelata insipida. Lo spettacolo che avevo meticolosamente messo in scena era stato un fallimento.
L'umiliazione era un acido che le bruciava le vene, e come sempre quando il fallimento la aggrediva, la sua mente fuggì. Indietro, indietro nel tempo, verso il primo, originale peccato di insufficienza. Verso l'eco primordiale di quel piacere interrotto.
Il dormitorio della scuola del convento. Freddo. La luce della luna, pallida e spettrale, tagliava la lunga stanza buia, illuminando le brande allineate come piccole tombe. Ma i suoi occhi non erano nella sua stanza. Lei era rannicchiata sul pavimento gelido davanti a una finestra del piano superiore, che dava sul cortile interno. La sua postazione, conquistata dopo settimane di attenta osservazione. Da lì, aveva una vista perfetta, obliqua, sulla finestra di una delle camerate dei ragazzi, al piano di sotto dell'ala opposta. E lì, nel fascio di luce lunare, dormiva Matteo.
Il suo cuore di ragazzina batteva all'impazzata, non per amore, ma per una bramosia visiva, pura e vorace. Era sdraiato su un fianco, di schiena, e nel sonno agitato, i pantaloni ruvidi della divisa e la coperta erano scivolati, lasciando scoperto non solo il suo sedere giovane e sodo, ma anche, in un groviglio di stoffa, il suo segreto più intimo. Il suo cazzo. Floscio, vulnerabile. Era un'immagine rubata, un tesoro proibito che la fece ansimare.
La sua mano, quasi di sua volontà, scivolò sotto la camicia da notte, tra le sue giovani cosce. Le dita di Eleonora, agili e ormai esperte in quell'arte solitaria, avevano iniziato il loro ritmo sulla sua gemma umida. L'umidità colava, un nettare proibito che le incollava le dita alla carne. La finestra era una cornice fredda per un'opera d'arte carnale. La sua mente era un vortice. Desiderava che Matteo si svegliasse, che la vedesse, che il suo desiderio inconscio diventasse consapevole. E allo stesso tempo, pregava che non accadesse, perché essere scoperta sarebbe stata la fine. Era la danza sul filo del rasoio, il vero cuore della sua eccitazione.
Con le prime, deboli luci dell'alba, avvenne il miracolo. L'organo inerte e vulnerabile che aveva studiato al chiaro di luna iniziò a cambiare. Si tese, si gonfiò, si sollevò dal groviglio di stoffa come una creatura che si desta. Era una trasformazione lenta, inesorabile. Un'asta di carne, dura e pulsante, coronata da una cappella viola e tesa, si ergeva ora verso il soffitto. Una maestosa, involontaria erezione mattutina. Era la prima che vedeva. E quella vista, quella potenza grezza, quella lancia tesa senza un pensiero né una volontà, scatenò in lei una brama che la consumò.
La sua mano accelerò, divenne frenetica. Il suo respiro si fece affannoso. Il suo bocciolo, sotto la pressione delle sue dita, sembrava sul punto di esplodere. Si stava avvicinando. Un'onda di piacere puro e incandescente le stava risalendo lungo la spina dorsale, pronta a frangersi nel suo cervello in un'apoteosi di estasi. Le gambe tremavano, i denti erano serrati sul bordo del suo polsino per non gridare. L'apice, il culmine...
Proprio in quell'istante, la realtà, crudele e tagliente, la pugnalò.
Accaddero due cose contemporaneamente, due lame che amputarono la sua gioia. Nel letto di sotto, Matteo si girò bruscamente dall'altra parte, rannicchiandosi su sé stesso e nascondendo la sua magnificenza alla sua vista. E nello stesso, identico secondo, dal lungo corridoio del dormitorio, sentì il suono inconfondibile delle scarpe pesanti e del rosario sferragliante di Suor Agata. Stava facendo il suo giro di ispezione mattutino.
Il panico, gelido e assoluto, sostituì la lussuria. Con uno scatto, ritrasse la mano bagnata e appiccicosa. Si appiattì contro il pavimento, cercando di rendersi invisibile, il cuore che le martellava nel petto come un uccello intrappolato. Sentì i passi della suora fermarsi davanti alla porta, poi proseguire. Era salva.
Ma l'orgasmo era morto. Assassinato.
Non era semplicemente svanito; era stato strappato via da lei nel momento della sua massima promessa. Non aveva provato sollievo, ma un dolore sordo, uno svuotamento frustrante, una rabbia impotente. Il suo corpo, teso all'estremo, si sentiva imbrogliato. La sua anima, sporca e insoddisfatta.
Il silenzio improvviso nello spogliatoio era il passo della suora nel corridoio. Lo spegnersi della sua brama era il corpo di Matteo che le si negava. La storia si ripeteva, una farsa crudele recitata su un palcoscenico diverso. E lei, ancora una volta, era la protagonista incompiuta, l'attrice a cui viene negato l'applauso finale. Era colpa sua. Ancora. Sempre.
Il peso di quel ricordo la schiacciò contro lo schienale del confessionale. Il volto della fredda e composta insegnante di yoga era sparito, sostituito dalla maschera contorta di una disperazione quasi infantile. Lacrime di rabbia e umiliazione le pungevano gli occhi. Non era venuta lì per confessare la sua lussuria. La sua lussuria era la sua unica vera forma di preghiera. Era venuta per confessare il suo fallimento.
Con la voce rotta da un tremito che non riusciva a controllare, ruppe finalmente il silenzio carico di tensione. Si sporse verso la grata, il suo fiato caldo che appannava il legno antico, il suo sussurro che non chiedeva assoluzione, ma una cura.
"Padre," implorò, e la parola stessa suonava disperata, privata di ogni formalità. "Vi supplico... come posso liberarmi da questo demone? Non il demone della carne... ma il demone del fallimento, che mi nega il culmine e mi lascia solo con la cenere dell'inadeguatezza. Cosa devo fare? Aiutatemi a scacciarlo... per sempre."
Dall'altra parte, il prete si mosse finalmente. Un movimento lento, rigido. La sua ombra dietro la grata sembrò farsi più grande, più scura. La sua risposta, qualunque fosse stata, avrebbe cambiato ogni cosa.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per La Liturgia del Peccato (2):

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
