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Il rumore della serratura che sigilla la nott


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
15.07.2026    |    758    |    0 9.0
"Gis gemette, sentendo la punta del suo membro premere contro le sue labbra bagnate..."
Appena Michele lascia il loro appartamento
catanese dopo il trio, Gis e Angelo restano
soli, la dinamica che li ha tenuti a freno
svanisce. Il cognato strappa il vestito di
seta di Gis, reclamandola senza restrizioni,
mentre la tensione della loro attrazione
proibita esplode in una passione che non…
Il vortice di sensazioni raggiunse il suo apice. Michele, con un rantolo gutturale, affondò una volta ancora il suo
cazzo nel culo stretto di Gis, sentendo le pareti del suo sfintere contrarsi attorno a lui mentre la sborra gli
esplodeva dentro, calda e abbondante. Contemporaneamente, Angelo, la cui figa era sotto la lingua esperta di
Gis, si scosse, irrigidendo i muscoli delle cosce. Un getto potente di sperma le colpì il palato, e Gis inghiottì
avidamente, sentendo il sapore salato del cognato mescolarsi con il suo stesso eccitamento. Il suo corpo fu
scosso da un orgasmo travolgente, un'ondata di piacere che la partì dai piedi e la investì tutta, facendole
perdere il controllo per un istante, mentre gemeva soffocata dal cazzo di Angelo ancora in bocca.
Restarono così per un lungo momento, un groviglio di arti affaticati e corpi sudati che cercavano di riprendere
fiato. Michele si ritirò lentamente, il suo cazzo uscì dal culo di Gis con un suido bagnato, lasciando una scia di
sperma bianca sulla sua pelle scura. Gis crollò sul tappeto, il petto che saliva e scendeva velocemente, il vestito
di seta nera completamente arruffato, macchiato di sudore e liquidi seminale. Angelo si allontanò,
inginocchiandosi accanto a lei, il cazzo ancora semi-duro e lucente. L'aria nell'appartamento era densa, carica
dell'odore del sesso e del profumo umido della notte catanese.
Michele si alzò con un movimento lento, sistemò i pantaloni. «Mi tocca andare,» disse, la voce roca ma priva di
emozione. «La riunione è all'alba.» Non guardò né Gis né Angelo. Si diresse verso la camera da letto per
prendere la giacca e il portatile. Gis lo seguì con lo sguardo, il suo corpo ancora tremante per le scosse di
piacere. Non c'era vergogna nei suoi occhi, solo una sorta di stanchezza appagata. Angelo, invece, rimase fermo,
i suoi occhi posati sulla schiena nuda e lucida di Gis, un sorriso sornione che si disegnava sulle sue labbra.
Quando Michele tornò in salotto, era di nuovo l'uomo d'affari impeccabile, tranne per una leggera arrossatura
sulle guance. Si fermò accanto alla moglie, che era ancora sdraiata a terra. «Divertitevi,» sussurrò, e le diede una
pacca sul culo, un gesto possessivo e quasi compiaciuto. Poi, senza un'altra parola, aprì la porta e uscì. Il rumore
metallico della serratura che si chiudeva echeggiò nella stanza, secco e definitivo.
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Il silenzio che seguì fu diverso. Più carico, più intimo. La presenza di Michele, anche come semplice spettatore,
aveva creato una dinamica a tre. Ora, erano solo loro due. La consapevolezza di essere soli, di poter finalmente
cedere alla reciproca attrazione senza un pubblico, cambiò tutto. Gis si stiracchiò lentamente sul tappeto, un
gesto felino che le fece scivolare il vestito ancora più su, scoprendo completamente le anche e la figa ancora
gonfia e bagnata. Alzò lo sguardo e incontrò quello di Angelo. Era uno sguardo senza filtri, carico di una voglia
bruciante.
Angelo non perse tempo. Si inginocchiò di nuovo, ma questa volta non tra le sue gambe. La afferrò per i polsi e
la sollevò, costringendola a mettersi in ginocchio di fronte a lui. «Adesso che il maritino non c'è,» le sibilò in
faccia, la voce un tuono basso e vibrante, «vediamo che brava troia sai essere davvero.» Le sue mani si
aggrapparono alle spalline del vestito di seta e, con un gesto brusco, le strappò. Il tessuto si lacerò con un suono
secco, cadendo ai suoi piedi in brandelli inutili. Gis rimase nuda, esposta, il suo corpo palpitante sotto lo sguardo
famelico del cognato.
La spinse verso il divano, facendola cadere pesantemente sulle cuscini. Si aprì i pantaloni con un movimento
rapido, liberando il suo cazzo, che era di nuovo duro come il marmo, pulsante e pronto. «Voglio sentirti urlare il
mio nome,» disse, salendo sopra di lei. «Voglio che tu dimentichi chi sei, chi è quello stronzo di tuo marito.
Voglio solo che tu pensi a questo cazzo che ti sta per sfondare.» Senza preamboli, le aprì le gambe con forza e si
posizionò all'ingresso della sua figa. Gis gemette, sentendo la punta del suo membro premere contro le sue
labbra bagnate. Si aggrappò alle sue spalle, le unghia che affondavano nella sua pelle. Angelo la penetrò con un
colpo secco, entrando fino in fondo, e Gis urlò, un suono di dolore e puro piacere che si perse nel silenzio
dell'appartamento. Iniziò a scoparla con una violenza che Michele non aveva mai usato, ogni colpo una
rivendicazione, un possesso. Gis rispose, muovendo i fianchi in perfetta sincronia, le sue gambe avvinghiate alla
sua vita, spingendolo più a fondo, desiderando solo essere presa, usata, consumata da quell'uomo che era il
fratello di suo marito.
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