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Resurrezione di Donna - Cap. 31


di Lauretta_Stefano
09.07.2026    |    102    |    1 9.3
"Ma non pensare che sarò tenera con te, » avvertì Laura, ma il sorriso questa volta era genuino, un po' meno acuto..."
Le ombre nella stanza di Riccardo si allungavano, dipinte dal sole pomeridiano che filtrava attraverso le alte finestre ad arco, tingendo l'aria di una polvere dorata e silenziosa. L'odore del cuoio pregiato delle poltrone e il legno antico della scrivania riempivano le narici di Fabiola, un aroma che ormai aveva associato alla sicurezza e al potere dell'uomo seduto di fronte a lei. Riccardo chiuse la cartella in pelle nera che aveva davanti con un tonfo secco, un suono che sembrava segnare la fine di un'era e l'inizio di qualcosa di indefinito. Si portò la mano alla nuca, sfiorando i capelli sale e pepe sempre impeccabili, e poi fissò Fabiola con quei suoi occhi scuri, penetranti, che sembravano pesare non solo le parole ma anche l'anima di chi gli stava di fronte.
«Fabiola,» iniziò, la voce bassa e roca, un timbro che vibrava nell'aria tra loro. «Devo lasciarti per una settimana.»
Le mani di Fabiola, appoggiate sulle cosce, strinsero la stoffa leggera della gonna. Il cuore fece un salto nel petto, non per la paura di restare sola, ma per ciò che quella frase implicava. Alzò lo sguardo, incontrando quello di lui. «Parti, capo?» chiese, cercando di mantenere la voce ferma.
«Sì. Un tour de force,» rispose lui, appoggiandosi allo schienale della sedia in cuoio. «Parigi, Francoforte, Londra. Affari che richiedono la mia presenza fisica, trattative complicate che non possono essere gestibili via mail o videoconferenza.» Fece una pausa, lasciando che il silenzio si sedimentasse. «Ma la villa, gli investimenti in sospeso, le decisioni operative... tutto questo resta qui. E tu sarai la mia guardiana.»
Fabiola sentì un nodo alla gola. «Io? Riccardo, non credo di...»
«Tu,» la interruppe con una gentilezza ferma, alzando una mano per fermare il suo flusso di insicurezze. «È il momento, Fabiola. Consideralo un battesimo del fuoco. Ci sono delle decisioni in sospeso che richiedono un giudizio, non solo una esecuzione. Ho lasciato sulla tua scrivania i fascicoli. Voglio che tu li prenda, li studi e decida.»
«Decida?» ripeté lei, la voce appena un sussurro.
«Esattamente. Non devi chiedere permesso, non devi chiamarmi ogni ora per sapere se è giusto o sbagliato. Devi scegliere. Agisci come se quelle decisioni fossero prese su qualcosa che ti appartiene, come se fosse il tuo futuro, il tuo denaro, la tua vita.»
Riccardo si chinò leggermente in avanti, intensificando la connessione visiva. «Non avere timore di sbagliare. L'errore si può correggere, l'inerzia no. Voglio vedere il tuo coraggio, non la tua perfezione. Voglio sapere se riesci a stare in questa stanza e a comandare al mio posto.»
Fabiola inspirò profondamente, l'aria fredda del condizionatore che riempiva i polmoni le diede una fugace lucidità. La paura era lì, tremante ai bordi della sua coscienza, la vecchia paura di non essere abbastanza, di essere quella donna distrutta dall'alcool, dalla droga e dalle umiliazioni. Ma sotto quella paura, c'era qualcos'altro. Una fiamma piccola ma tenace, l'orgoglio di chi si era rialzata dalle macerie. Un prima prova che poteva bastare per sé stessa e suo figlio. Riccardo le stava offrendo le chiavi del suo regno, anche se solo per sette giorni. Non poteva deluderlo.
«Farò del mio meglio,» promise, le labbra tremanti leggermente, ma lo sguardo fisso.
Riccardo sorrise, un'espressione rara che gli increspò gli angoli degli occhi. «Non chiedo nulla di più. E credimi, Fabiola, è molto più di quanto la maggior parte delle persone possa offrire.»
Si alzò, e Fabiola lo imitò istintivamente. Lui le si avvicinò, e per un attimo lei pensò che la potesse toccare, che la potesse abbracciare o forse baciarle la fronte come un padre rassicurante. Invece, si fermò a una distanza rispettosa, invadente solo con il suo profumo e la sua mascolinità elegante.
«Sei pronta più di quanto pensi,» disse, poi si voltò verso la finestra, lasciandola lì con il cuore che batteva all'impazzata e la testa che girava per le responsabilità che l’attendevano.
***
Il sabato mattina la villa era immersa in una quiete quasi irreale, rotta solo dal ticchettio ritmico dell'orologio a pendolo nel corridoio e dal fruscio delle pagine che Fabiola voltava seduta alla scrivania di Riccardo. La luce del giorno inondava la grande scrivania di mogano, mettendo in risalto i documenti sparsi che Riccardo le aveva affidato. Contratti, report finanziari, corrispondenze con avvocati internazionali. Fabiola si passava una mano tra i capelli neri, la fronte aggrottata in concentrazione. Si sentiva come un chirurgo chiamato a operare a cuore aperto senza aver mai impugnato un bisturi. Ogni parola sembrava pesare una tonnellata, ma essere lì a quella scrivania, con quella responsabilità, e soprattutto quella fiducia ... la esaltava.
Il telefono nero sulla scrivania squillò, rompendo il silenzio con un suono acuto e improvviso che la fece sobbalzare. Fabiola portò una mano al petto, cercando di calmare il battito accelerato, e poi sollevò la cornetta.
«Villa Lombardi, risponde Fabiola.»
La voce che rispose dall'altra parte non era quella che si aspettava. Non era un cliente, non era un avvocato. Era una voce calda, ambrata, con un timbro di sfida velata che Fabiola riconobbe immediatamente, facendole gelare il sangue nelle vene.
«Ciao, tesoro. Sono Laura.»
Fabiola sussultò, le dita che si stringevano intorno alla plastica della cornetta fino a diventare bianche. «Signora Cavalli...» esordì, incerta.
«Laura, per favore,» corresse lei, e si poteva immaginare il sorriso arrogante e sensuale sulle sue labbra carnose. «Riccardo c'è? Devo parlargli. È una questione di... urgenza.»
Fabiola guardò i documenti, la mente che correva a Riccardo partito per l'aeroporto poche ore prima. «No, signora... Laura. Il signor Lombardi è partito stamattina. Sarà via per tutta la settimana. Parigi, Francoforte, Londra.»
Il silenzio che seguì non era vuoto. Era carico di calcolo, di valutazione. Fabiola poteva quasi sentire la mente affilata di Laura che elaborava l'informazione, ingranaggi che giravano velocemente. «Interessante,» mormorò finalmente Laura, la voce un sussurro carico di sottintesi che fecero arrossire le guance di Fabiola.
«Interessante?» ripeté Fabiola, ma la linea era già morta. Laura aveva riattaccato senza aggiungere altro, senza saluti, senza spiegazioni.
Fabiola rimase a fissare il telefono mentre il battito del cuore aveva ripreso a correre. Perché le era sembrato che quella non fosse una notizia buona? Perché "interessante" suonava come una minaccia e un'opportunità allo stesso tempo? Riagganciò la cornetta, ma il senso di inquietudine rimase, come un'ombra che si allungava sulla sua tranquilla mattinata di lavoro.
***
Le ore passarono lentamente, scandite dall'ansia crescente di Fabiola. Quando il campanello della villa risuonò poco prima dell'una, il suono le sembrò un colpo di cannone. Si alzò di scatto dalla sedia, raddrizzandosi la gonna e passandosi una mano tra i capelli per assicurarsi che fossero in ordine. Attraversò l'atrio maestoso, i suoi passi echeggiavano sul marmo lucido, e aprì il portone d'ingresso.
Laura Cavalli era lì, e l'impatto visivo fu come un pugno nello stomaco. Indossava un abito bianco aderente che metteva in risalto il fisico scolpito da atleta, le spalle larghe, il vitino da vespa e le gambe lunghe che sembravano non finire mai. I capelli castano chiaro le cadevano ondeggianti sulle spalle, incorniciando un viso chirurgicamente perfetto ma dominato da quegli occhi color del ghiaccio, ipnotici e penetranti. Laura sorrideva, ma non c'era calore in quello sguardo, solo una predatrice che studiava la preda.
«Ciao Fabiola,» disse Laura, entrando senza aspettare un invito, il profumo intenso dei suoi fiori esotici invadevano lo spazio di Fabiola. «Spero di non interrompere nulla di importante.»
«No, stavo solo... lavorando,» balbettò Fabiola, facendosi da parte per lasciarla passare.
Laura si fermò al centro dell'atrio, girandosi su sé stessa con una fluidità felina, i tacchi alti rimbombavano sul pavimento. «Perfetto. Allora prendi ciò che ti serve. Ti porto a pranzo.»
Fabiola sbatté le palpebre. «A pranzo?»
«Sì, a pranzo,» confermò Laura, avvicinandosi fino a quando Fabiola poté sentire il calore del suo corpo e percepire la potenza magnetica che emanava. «Ho bisogno di ulteriori informazioni su come vuoi gestire la ricerca di tuo figlio mentre Riccardo è via. Dettagli che è meglio discutere... in privato.»
La logica sembrava inoppugnabile, ma l'istinto di Fabiola le urlava di stare attenta. C'era qualcosa nel modo in cui Laura la guardava, come se la stesse spogliando non solo dei vestiti ma anche dei suoi segreti. Tuttavia, rifiutare sembrava impossibile. Laura non era una donna a cui si diceva di no.
«Devo solo... prendere la borsa,» disse Fabiola debolmente.
«Fai in fretta,» rispose Laura, controllandosi l'unghia smaltata con disinteresse apparente. «Ho prenotato al Baccano. Non mi piace aspettare.»
Venti minuti dopo erano sedute a un tavolo riservato in uno dei ristoranti più esclusivi di Verona. L'atmosfera era intima, le luci basse, il vociare dei ricchi e potenti che riempiva la stanza. Laura ordinò un vino bianco costoso senza consultare il menu, poi fissò Fabiola attraverso il bicchiere mentre il cameriere si allontanava.
«Allora,» iniziò Laura, la voce morbida ma carica di un sottile filo di tensione. «Riccardo ti ha affidato le chiavi del castello. Sono impressionata. Di solito non lascia che nessuno tocchi i suoi affari, figuriamoci quando è fuori città.»
Fabiola giocò nervosamente con la forchetta. «Mi ha detto che è un test. Un... battesimo del fuoco.»
Laura sorrise, mantenendo la sua espressione fredda e indagatrice. «Ah, il battesimo del fuoco. Riccardo e i suoi concetti romantici sul lavoro.» Si portò il vino alle labbra, bevendo un sorso lento, osservando Fabiola sopra il bordo del calice. «Sai, Fabiola, ho fatto delle ricerche. È il mio lavoro, dopo tutto.»
Le mani di Fabiola si congelarono. «Ricerche?»
«Su di te. Prima di accettare il caso di tuo figlio. E prima di decidere se fossi una minaccia per Riccardo.»
Il cibo aveva perso ogni sapore in bocca a Fabiola. Si sentì nuda, esposta. «E ... cosa hai trovato?»
Laura posò il bicchiere con delicatezza. «Ho trovato una donna che ha vissuto all'inferno e ne è tornata. Ho trovato una madre disperata che ha venduto l'anima per sopravvivere e che ora sta cercando di ricucire i pezzi.» Si chinò in avanti, la sua voce scese a un sussurro confidenziale. «Ho trovato video, Fabiola. Tanti video. So cosa facevi nei club di Marghera. E so anche cosa facevi nelle stanze d'albergo di Venezia, di Bologna ... E anche di Malta. Tancredi lo conosco bene sai?»
Fabiola sentì le lacrime bruciare gli occhi, la vergogna che le saliva dal collo come un'onda di fuoco. Voleva scappare, nascondersi sotto il tavolo, sparire dalla faccia della terra. «Perché... perché me lo dici?»
«Perché voglio sapere se stai mentendo a Riccardo,» rispose Laura implacabilmente. «Perché se stai usando la tua storia triste per manipolare l'uomo più generoso che io conosca, ti strapperò la lingua.»
Fabiola guardò Laura, e per la prima volta vide oltre l'arroganza e la bellezza plastica. Vide una lealtà ferina, un senso di protezione che andava oltre la semplice amicizia. Prese un respiro profondo, tremante, e lasciò che le lacrime scendessero, senza cercare di asciugarle.
«Non lo sto manipolando,» sussurrò Fabiola, la voce rotta dal pianto. «Lui è l'unica cosa buona che mi è capitata in tutta la mia vita dopo mio figlio. Mi ha dato una casa, un lavoro, dignità. Mi sta aiutando a trovare Alessandro. Non ho mai chiesto nulla di tutto ciò, solo un po’ di rispetto, e se dovesse chiedermi di sparire lo farei. Se dovesse chiedermi di buttarmi nell'Adige in piena mi tufferei.»
Laura la studiò in silenzio per lungo tempo, i suoi occhi di ghiaccio che scandagliavano ogni microespressione del viso di Fabiola. Poi, lentamente, la tensione nelle spalle di Laura si sciolse. Sbuffò, un suono che era quasi un riso di sollievo.
«Maledetta onestà,» mormorò Laura, prendendo un altro sorso di vino. «Riccardo ha sempre avuto un debole per le cause perse. Ma credo che tu sia sincera. E credo che tu sia esattamente ciò di cui lui ha bisogno ora.»
Fabiola si asciugò gli occhi con il tovagliolo, confusa. «Davvero?»
«Davvero. Ma non pensare che sarò tenera con te,» avvertì Laura, ma il sorriso questa volta era genuino, un po' meno acuto. «Se fai del male a Riccardo, te ne pentirai.»
«Non gli farò mai del male,» promise Fabiola, con una fermezza che sorprese sé stessa.
Laura annuì, soddisfatta. «Bene. Allora andiamo. Ho visto abbastanza ristoranti eleganti per oggi. Torniamo alla villa.»
***
Il pomeriggio era caldo, il sole alto nel cielo picchiava e si rifletteva sulla piscina della villa. L'acqua cristallina sembrava invitante, un riflesso blu intenso che prometteva freschezza. Laura non perse tempo. Appena rientrate, si tolse l'abito bianco con una disinvoltura che lasciò Fabiola a bocca aperta, rivelando un costume da bagno bianco, minimalista, che metteva in mostra ogni centimetro del suo corpo atletico e chirurgicamente perfezionato.
«Mi unisco a te,» annunciò Laura, come se fosse la cosa più naturale del mondo, scivolando in acqua con un tuffo elegante che fece pochissimo schiuma.
Fabiola rimase sul bordo della piscina, i piedi immersi nell'acqua, ancora turbata dal pranzo e dalle confessioni reciproche. Laura emerse dall'acqua a pochi metri da lei, lisciandosi i capelli all'indietro.
«Vieni,» la chiamò Laura. «L'acqua è divina.»
Fabiola esitò, poi si liberò del suo completo sobrio ed elegante rivelando una lingerie di pizzo nero ricercata ma quasi casta. Sentiva gli occhi di Laura su di sé, percepiva la sua mente che la valutava, la misurava e, qualcos'altro che non riconosceva fino in fondo. Si immerse lentamente, sentendo l'acqua fresca avvolgere la pelle accaldata. Nuotò fino a Laura, che si era appoggiata al bordo della piscina.
«Devo dirti una cosa,» disse Laura, guardando il giardino lussureggiante che circondava la villa. «Io e Riccardo... ci conosciamo fin dai tempi della scuola.»
Fabiola la guardò, sorpresa. «Davvero?»
«Sì. Eravamo nessuno. Due ragazzini normali in un piccolo paesino anonimo. Lui era intelligente, io ero arrabbiata. Ci siamo protetti a vicenda. Abbiamo combattuto insieme.» Laura si girò verso Fabiola, i suoi occhi intensi. «Per questo sono iperprotettiva nei suoi confronti. Ho visto le donne cercare di distruggerlo, di usare il suo cuore per i loro scopi. L'ho visto perdere la gioia di vivere quando è mancata sua moglie. Non permetterò che accada di nuovo.»
Fabiola ascoltava, affascinata da questo lato di Laura che non aveva mai sospettato. Dietro la femme fatale c'era una lealtà incrollabile.
«Ma adesso,» continuò Laura, avvicinandosi nell'acqua fino a quando le loro gambe si sfiorarono sotto la superficie, «so che di te mi posso fidare. Ho visto come ti sei difesa a pranzo. Hai spirito.»
«Grazie,» sussurrò Fabiola, sentendo un'ondata di gratitudine travolgerla. Le lacrime tornarono a bruciare, ma questa volta erano lacrime di commozione. «Nessuno mi ha mai... descritta in questo modo.»
Laura sorrise, e questa volta il sorriso era dolce, quasi materno. Si avvicinò ancora, sollevando una mano bagnata sul viso di Fabiola. Le sue dita fredde tracciarono la linea della mascella di Fabiola, un tocco leggero che mandò brividi elettrici lungo la schiena della donna più giovane.
«Non piangere, Faby,» mormorò Laura. «Sei bella quando sei arrabbiata, ma sei stupenda quando sei vulnerabile.»
E poi, senza preavviso, Laura si chinò e la baciò.
Non fu un bacio amichevole. Fu un bacio di possesso, di scoperta. Le labbra di Laura erano morbide, calde, e richiesero subito l'apertura di quelle di Fabiola. Fabiola rimase interdetta per un secondo, il cervello in corto circuito. Laura? La donna che l'aveva interrogata, che l'aveva minacciata? Ma il contatto fisico fu travolgente. Il sapore del vino, l'odore del cloro e la femminilità aggressiva di Laura la disorientarono.
Fabiola tentò di indietreggiare, ma Laura le afferrò la nuca con decisione, impedendole la fuga. «Non scappare,» sussurrò contro le sue labbra. «Lascia che accada.»
Qualcosa si spezzò dentro Fabiola. Le difese crollarono. Forse era la gratitudine, forse era la curiosità, o forse era solo il bisogno disperato di essere toccata, amata, dopo anni di abusi e solitudine. O più semplicemente era la curiosità di dare un senso all'eccitazione che quella donna le provocava. Chiuse gli occhi e si lasciò andare. Le sue labbra risposero, inizialmente timide, poi con una fame crescente che la sorprese.
Laura emise un suono di approvazione, un gemito basso, e la sua mano scese dal viso di Fabiola al collo, poi alla spalla, scivolando sotto la spallina del reggiseno. La pelle di Fabiola era calda, vellutata al tatto. Laura la strinse contro di sé, i loro corpi bagnati che si adattavano perfettamente, seno contro seno, pancia contro pancia.
«Ti piace, vero?» chiese Laura, allontanandosi appena per guardare negli occhi azzurri di Fabiola, ora velati di desiderio.
Fabiola annuì, incapace di parlare. Non l'aveva mai fatto con una donna. La sua vita sessuale era stata una serie di incontri meccanici con uomini, spesso brutali, sempre finalizzati al denaro o alla sopravvivenza. Tranne con Riccardo, con lui tutto era diverso. Come lo era quel bacio. Era lento, esplorativo, elettrizzante.
Laura la prese per mano e la guidò verso gli scalini della piscina, dove l'acqua era più bassa. Fabiola la seguì come in trance. Una volta fuori dall'acqua, Laura la spinse delicatamente a sedere sul bordo della piscina, allargandole le gambe con decisione.
«Goditi il momento,» ordinò Laura, inginocchiandosi nell'acqua tra le cosce di Fabiola.
Le mani di Laura affondarono nei fianchi di Fabiola, tirando le mutandine, togliendole con un gesto rapido. Fabiola inspirò bruscamente quando l'aria calda colpì la sua pelle esposta. Laura non attese segnali, non aspettò un cenno di assenso. Le sue labbra scivolarono lungo l'interno coscia di Fabiola, lasciando una scia di baci umidi e morbidi che la fecero tremare.
«Sei così bagnata, Faby,» osservò Laura con un sorriso affamato, guardando la figa di Fabiola già gonfia e lucida. «E non è per l'acqua della piscina.»
Prima che Fabiola potesse rispondere, Laura le affondò la faccia tra le gambe. La sua lingua era esperta, sicura, sapiente. Leccò a lungo le labbra della figa di Fabiola, raccogliendone il sapore, poi si concentrò sul clitoride, succhiandolo con una pressione ritmica che fece inarcare la schiena di Fabiola in un urlo soffocato.
«Oh Dio...» gemette Fabiola, le mani che si aggrappavano ai capelli bagnati di Laura, spingendola più addosso. Era una sensazione completamente diversa. C'era solo morbidezza, dolcezza, una forza femminile controllata, che sapeva esattamente dove colpire con ardore, dove sfiorare con delicatezza, e dove attardarsi a succhiare.
Laura aumentò il ritmo, aggiungendo due dita alla sua opera. Le dita scivolarono facilmente dentro la figa di Fabiola, che le accolse con avidità, le pareti vaginali che si contraevano intorno a lei, cercando di trattenerla.
«Sì, prendila tutta,» incitò Laura alzandosi a prendere fiato per un secondo, per poi tornare a leccare furiosamente il clitoride. «Questa figa è mia ora. Voglio sentirti urlare.»
Fabiola non riusciva a trattenersi. Il piacere si accumulava nel basso ventre, una palla di fuoco che si espandeva rapidamente. I fianchi iniziarono a muoversi da soli, a scivolare contro la bocca di Laura, cercando più frizione, più profondità.
«Laura... sto per...» avvisò Fabiola, la voce spezzata.
«Non trattenerti,» comandò Laura, le dita che curvavano verso l'alto per colpire quel punto che solo una donna sa trovare con facilità. «Vieni per me. Spruzzami addosso.»
Quelle parole furono la fine. Fabiola gridò, un suono animalesco che echeggiò nel giardino silenzioso. Il corpo si contorse, le gambe che chiusero attorno alla testa di Laura in una morsa mortale mentre l'orgasmo la travolgeva come una valanga. Venne forte, spruzzando i suoi succhi nella bocca di Laura, che leccò e bevve avidamente ogni goccia, pulendola con devozione.
Quando le contrazioni cessarono, Fabiola crollò all'indietro, le braccia spalancate sul pavimento attorno alla piscina, il petto che si sollevava affannosamente. Laura si pulì la bocca sul piccolo e sodo seno di Fabiola, con un sorriso soddisfatto stampato in faccia, e risalì i gradini per sdraiarsi accanto a lei.
«Benvenuta nel mondo reale, Faby,» sussurrò Laura, accarezzandole il seno con il suo ancora coperto dal costume bagnato. «Hai un talento naturale.»
Fabiola si voltò verso di lei, gli occhi ancora velati dall'estasi. «Non... non ho mai...»
«Lo so,» la interruppe Laura, baciandola dolcemente, facendole assaggiare il proprio sapore. «E per questo che è stato così bello.»
Laura prese la mano di Fabiola e la portò tra le sue gambe, dove il costume nero era già spostato, rivelando una figa depilata, liscia e gonfia di desiderio. «Ma ora tocca a me. Riccardo non è l'unico che vuole essere servito. Dimostrami quanto vali.»
Fabiola si immerse tra le gambe di Laura, assaporando quella fica bagnata con un gusto inebriante e terribilmente diverso dal cazzo maschile. Non provò la minima vergogna, solo un piacere crudele e curioso che le bruciava il ventre. Mentre leccava quella figa con voracità, mentre ammirava quelle labbra piccole e rosee, Fabiola pensò a quanto avesse imparato ad adorare la stimolazione anale, a quanto la faceva impazzire sentirsi riempire quel buco stretto, a come le donasse la percezione di abbandono totale al piacere. Alzò le gambe di Laura sulle sue spalle, leccando insaziabile dalla figa al culo, godendo di quel sapore salato e intimo, mentre Laura mugolava come una puttana in calore, implorandola di non fermarsi. La sua lingua si faceva sempre più audace, sempre più invadente, penetrando nel suo buco stretto e morbido. Presa da un impeto lussurioso e animalesco, Fabiola la penetrò con le dita in entrambi gli orifizi, scopandole figa e culo contemporaneamente. Prima con un dito, poi con due in ogni pertugio, sempre più velocemente, sempre più in profondità, succhiando furiosamente il clitoride gonfio tra le labbra. Laura era ormai abbandonata al piacere, completamente sottomessa alle sue mani ed alla sua lingua, finché non esplose in un orgasmo violento, urlando, contorcendosi, stringendo i capelli di Fabiola, e spruzzando piacere caldo e denso sul suo viso e nella sua bocca spalancata. Fabiola gustò tutto avidamente, inghiottendo ogni goccia di quella meravigliosa puttana matura, strofinando la propria figa sul bordo della piscina e godendo nuovamente anche lei.
Laura rimase sdraiata in silenzio per almeno cinque minuti fino a quando il suo respiro tornò regolare "Ragazza mia, sei una forza della natura. Riccardo mi aveva detto di lasciarti stare, di starti alla larga, ma non sono mai stata così soddisfatta di non averlo ascoltato".
Sentire nominare Riccardo fu per Fabiola come un pugno nello stomaco. Lo aveva appena tradito, aveva appena disatteso il loro accordo. Si alzò di scatto, con le lacrime agli occhi, certa di aver rovinato tutto. Sentiva rabbia e disperazione, ma non nei confronti di Laura, solo verso sé stessa.
"Non dovevo farlo... non dovevo ..." i singhiozzi le impedirono di andare avanti ma Laura le posò una mano amorevole sul viso "non preoccuparti mia giovane amica, non hai tradito Riccardo. Lui non è come tutti gli altri, lui capirà. Anzi, sono certa che l'aveva previsto."
Fabiola si rasserenò solo un po' e, quando Laura era ormai andata, tornò nell'ufficio di Riccardo. Non sapeva cosa avrebbe pensato, non sapeva se l'avrebbe cacciata. Di sicuro avrebbe fatto tutto ciò che era nelle sue capacità per non deluderlo, per dimostrargli quanto preziosi erano stati i suoi insegnamenti. Sapeva di averlo tradito fisicamente, di aver violato quel patto, dove lei si impegnava a non avere rapporti con altre persone finché viveva alla villa. Immaginava che quello avrebbe distrutto tutto ma voleva, con ogni fibra del suo corpo, dimostrare a Riccardo e, sopra ogni altra cosa a sé stessa, che aveva imparato dai suoi insegnamenti. Non avrebbe deluso nessuno, almeno in quello che considerava il suo vero lavoro, il suo unico lavoro.
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