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Silvia e i nuovi desideri


di Membro VIP di Annunci69.it Cpcuriosa60
24.04.2024    |    6.744    |    12 9.6
"Lui dietro di me, la sua erezione sul mio culo..."
Mi sveglio e per un attimo non so dove sono................................
Un lieve bruciore alla fica e ricordo.
Lui dentro di me, lui sopra, lui che mi scopa.
Mi scopa.
Perché questo ha fatto, forse con rabbia all’inizio, con passione dopo, ma di certo non con amore.
Mi è piaciuto?
Sì.
Lo rifarei?
No.
O almeno, non con lui, non così.
Adesso però capisco che sono quella che non avrei voluto mai diventare, posso chiamarmi col nome corretto, una traditrice.

Per tutto il giorno ieri, ci siamo guardati, sfiorati con gli occhi, cercati tra la gente che affollava la festa di nozze dei nostri figli, finchè siamo rimasti soli, in mezzo ad un centinaio di persone, con la certezza che, la notte, il posto al nostro fianco nel letto, sarebbe stato vuoto.
La sua donna, giovane e bella, dopo tutta una serata in giro per locali avrebbe aperto la bocca o le gambe a qualcuno.
Se n’era andata offesa, a fine giornata, dicendogli “Accetto l’invito di Max ed i suoi amici, vado con loro in Riviera a ballare.
Non aspettarmi, forse tornerò o forse no.”
E il mio Signor Marito ha poi fatto lo stesso.
“Torno in città” mi ha detto, così su due piedi, senza minimamente pensare che non era opportuno, che eravamo ospiti, che ci si aspettava che stessimo qui, ancora per una notte.
Non so come ho fatto a mantenere il sorriso, a mettere la solita maschera da “Capisco, caro, certo, il lavoro, la scadenza, non ti preoccupare io qui mi diverto; no, nostro figlio capirà, gli spiegherò io, come sempre.
Vai pure, ecco ti ho preparato la valigia, tutto ben piegato, certo ci sono le tue medicine, mi raccomando…”

Poi, appena sola, ho cercato lui.
Era di nuovo in giardino, appoggiato con la schiena ad un lampione, la sigaretta in mano, lo sguardo perso sul lago, verso le luci dell’altra sponda; qualcuno festeggiava anche là, si vedeva ogni tanto la pioggia colorata di un fuoco d’artificio.
“Dove, camera mia o la tua?”
Mai, mai, nella mia vita, mi ero esposta tanto, mai però sono stata così sicura di non ricevere un “No”.
Lui mi ha guardata, nemmeno tanto stupito.
“Vengo io, dammi solo dieci minuti.”
Ho girato la schiena per andarmene ma lui mi ha fermata, una mano sulla mia spalla, un brivido al suo primo tocco.
“Sei sicura?
Sarà solo una notte.”
Non mi sono girata, ho solo messo la mano sulla sua ancora ferma sulla spallina del mio bellissimo vestito e ho sorriso, senza guardarlo.

Chiudo gli occhi, e un brivido che non provavo da molto, troppo, tempo mi morde veloce la fica.
Desiderio o ricordo?
Se fossimo stati meno arrabbiati, delusi, così tristi, sarebbe stato meglio.
Lui sarebbe stato meno impetuoso, avrebbe goduto del nostro primo bacio e lasciato passare un po’ di tempo per scaldarmi, per farmi capire di non essere solo uno “scacciapensieri”.

Erano anni che non avevo un uomo sopra di me.
Forse si aspettava che io facessi qualcosa di più, non lo so.
Cosa fanno le ragazze di oggi, quelle come lei, disinibite e orgogliose?
L’ho aspettato accarezzandogli la schiena, rispondendo alla sua bocca, annusando il profumo del suo dopobarba, nuovo, diverso…
Poi la sensazione, quasi dimenticata, di averlo dentro, di assecondare i suoi movimenti.
E guardarlo in viso, nella luce soffusa che avevo creato, per farmi vedere da lui, ma non troppo, vergognandomi un po’ del mio corpo, del mio seno, dei miei fianchi.
“Sei dolce, mi piace. E a te?”
Ho sussurrato un “Sì” e mi sono abbandonata.
Poi si è spento, come uno dei fuochi che avevamo visto.
L’ho sentito ritrarsi, ma è rimasto sopra di me.

“Tu l’hai fatto solo con lui, dimmelo.”
Ed anche stavolta ho detto “Sì”.
“Sono solo un ripiego” mi ha sussurrato.
“Ti volevo, davvero, per favore continua”
Gli ho sorriso e l’ho baciato, aspettando.
“Uhm, l’uomo oggetto, un giocattolo, in fondo mi piace.
Sai che ti dico, va bene.
Adesso ti studio un po’…”

Abbiamo giocato, lasciando gli altri, finalmente, fuori da questo letto.
È stato bello, davvero, diverso, è stato quello che ci voleva.
Lento, attento, mi ha assaggiata e capita, ha cercato nel fondo del fondo di me stessa il piacere, addormentato da anni ma ancora palpitante, fresco, pronto.
Quel piacere che all’altro non interessa perché “dormo di là, aspetto una telefonata dalla Cina”.
La sta ancora aspettando, non è più tornato al mio fianco.

Ora sono qui, di nuovo sola, col mio lieve bruciore alla fica.
Tra poco dovrò alzarmi, mio figlio e mia nuora vorranno salutarmi prima di partire per il viaggio di nozze.
Poi dovrò decidere, cosa fare di me.
Non posso fingere che stanotte non conti, che non sia mai passata con lui, le sue mani, la sua bocca ed il suo cazzo.
Con il padre di mia nuora.
Mi prenderò una giornata per pensare, per scegliere se tornare a casa, alla mia solita vita.

Oppure…
C’è l’altro che mi aspetta.
Che in fondo, però, ho pure tradito.
L’avevo cercato in un momento in cui le mura di casa sembravano stringermi in un abbraccio mortale, in cui la noia martellava la mia mente e i tradimenti di mio marito erano il mio pensiero fisso.
“Si distragga, Signora, frequenti qualcuno al di fuori del suo mondo, ripeschi una sua vecchia passione, viaggi, studi”

Lo chiamo il Professore, ne ha anche l’aspetto.
In questi due anni mi ha portato a vedere cose che non conoscevo.
Tutte a portata di mano, per non dare sospetto.

“Brava cara, fai bene a svagarti.
Prima o poi mi farai conoscere questo tuo gruppo di studiosi dell’arte”
Mio marito rideva con quel suo ghigno da supponente, con la condiscendenza di chi “permette” a sua moglie di fare qualcosa.

Musei (ma quanti ce ne sono!) e mostre d’arte, ville antiche e giardini.
Ma anche il desiderio nei suoi occhi.
L’ho lasciato toccarmi, gentile.
E non ho resistito a scoprirlo a mia volta.
Bacia bene, altro che “studioso”.
E le sue mani infilate nella mia scollatura, finchè guardavamo gli affreschi di Giotto.
Lui dietro di me, la sua erezione sul mio culo.

“Ti fa bene, cara, andare a queste gite, torni sempre contenta”.
Oh, sì.
Orgogliosa di aver saputo farlo godere in quella nicchia del Palazzo Ducale, nascosti appena da una tenda, lui appoggiato ad muro di seicento anni ed io che lo stuzzicavo, sforzandomi di ricordare come facevo da ragazza.
Sarebbe lo stesso in una camera d’albergo?
Devo pensarci, magari potrei cercare una locanda romantica, la mia amica più cara mi ha parlato di quella volta a Sabbioneta quando si è rotolata nel letto con Marco, la guida turistica.

Già, a proposito, Marco.
Lui mi manda dei messaggi, ogni tanto.
Mi lusinga, mi attizza.
Ma ogni frutto ha la sua stagione, è una frase abusata, ma è anche la mia.
Lui ci ha visti, Carlo ed io, quella volta, appartarci per una voglia improvvisa.
Chissà cosa avrà pensato di me, non importa, ci credeva regolarmente sposati.
Però ancora mi scrive, sfacciato, invitandomi ad uscire con lui (e il suo “pacco” ci giuro).

Me ne sto qui, ancora un po’.
Riprendo dal comodino il primo libro che Carlo mi ha consegnato quando abbiamo iniziato la nostra strana relazione.
Un volume molto usato, “Era di lei”, mi ha detto (la sua scrittura minuta che commenta alcune frasi mi fa compagnia, doveva essere una donna dolce)
Marquez, e il tempo del colera.
Una storia d’amore, lunga due vite.
Potrei pensare anch’io ad una crociera sul fiume come i due amanti del romanzo.
Ne fanno di belle, sul Danubio, sul Reno le ho viste in catalogo; fanno su e giù, sui fiumi, per tutta la bella stagione.
“Che palle, devono essere” mi disse lui quando gli proposi un anniversario diverso.
“E poi, durante la Fashion Week, assolutamente no…”
Già, adesso ricordo.

E crociera sia, mi inventerò qualcosa.
Di certo non porterò nessuno dei miei vestiti firmati, solo jeans, anche se mi fasciano un po’ troppo il culo e magari quel tubino di maglina nera.
A Carlo penso io, via i suoi gilè da vecchietto, lo voglio colorato, allegro, a guardare i paesaggi che scorrono da un balcone affacciato sul fiume.
Ci vedo, due sedie sul ponte, un plaid a ripararci dal freddo e la roccia di Loreley che ci viene incontro, spaventosa, traditrice, ad ingannare i marinai del Reno, come a volte facciamo noi donne.
E due cabine, per salvare le apparenze, ma ognuna con un letto comodo per assecondare il dondolio della nave mentre mi lascio andare, finalmente.
Scoprirci, pian piano, svelare il mio corpo a chi, di sicuro, ha già conquistato la mia mente.

Ora mi alzo, i ragazzi mi aspettano.
Ed anche la vita e, forse, l’amore.

Ma prima rileggo le ultime pagine del libro che porto sempre con me.
Sono sottolineate da una matita ormai sbiadita dal tempo

….lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti.
“E fino a quando crede che possiamo continuare con questo andirivieni del cazzo?” gli domandò.
Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatrè anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese.
“Per tutta la vita” disse al Capitano.


.................
Silvia è nata grazie alla tastiera di xNemesi che ne ha tracciato il primo delicato, ma passionale, profilo e me (ce) l'ha regalato per ricordare tutte le donne l'8 marzo.
E’ cresciuta per la mia fantasia ed è stata coccolata dall’amico PaoloSc.
Le auguro buona vita





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