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trio

l'assistente


di Membro VIP di Annunci69.it Cpcuriosa60
22.03.2024    |    6.407    |    8 9.0
"Provo a succhiare un capezzolo, lo guardo in viso, non a tutti piace..."
Succede, fantasticando…
……………………………………………
Mi guardo allo specchio ancora una volta.
Sorrido, 55 anni diceva l’annuncio e io li dimostro, anche se sono di più.
Magari appena un po’ di crema colorata sotto gli occhi e una sfumata al rossetto, possono aiutare.
Ho cercato nell’armadio quel completo un po’ severo, immaginando che potesse andar bene.
Le scarpe, dilemma…
Potrei uscire comunque con un tacco dieci e portarmi un ricambio.
Oh, sì, nell’armadio dovrei avere ancora quella borsa stile Mary Poppins, è proprio azzeccata.
Lui cerca un’assistente per qualche tempo, full time, disposta a viaggiare.
Deve essere urgente se mi ha contattata di domenica.
In dieci minuti raggiungo l’azienda, parcheggio ed entro da un cancelletto accostato.
Sulla porta d’ingresso mi accoglie quello che, dato il fisico, deve essere il suo autista-bodyguard : ha l’aria vagamente minacciosa.
- Lei è?
- Diletta, piacere.
Porgo la mano che viene ignorata e faccio per entrare.
Lui mi ferma, mostrandomi il palmo aperto.
- Alt, la devo perquisire.
- Mi scusi? Non se ne parla proprio
- Su non fare storie, lui non ha tempo da perdere
Passa al “tu”, mi ha già messo sul suo stesso piano, visto che, se tutto va bene, lavoreremo fianco a fianco.
Mi arrendo, voglio incontrarlo, deglutisco e allargo le braccia.
Lui mi tocca in modo professionale, fermando le mani solo un attimo nei punti in cui potrei nascondere qualcosa (un’arma, un microfono, un cazzo, perché mi tocca anche tra le gambe).
La sua espressione non cambia, sembra che stia controllando un manichino.
Dà un’occhiata alla borsa, ridacchia nel vedere i miei indumenti ed anche una confezione di preservativi.
Mi guarda in viso e solleva le sopracciglia, chiedendomene conto.
Io faccio spallucce, come per dire “Non si sa mai…”
Mi fa cenno di entrare, chiude la porta e mi guida per il corridoio.
In fondo c’è una porta spalancata su un tavolo da riunioni e seduto al posto d’onore un uomo sui quaranta con una fasciatura che parte dalla spalla.

- La Signora Diletta, vero?

E’ gentile, almeno lui.
Ha gli occhi lucidi, il viso un po’ gonfio.

- L’aspettavo e mi scusi se non mi alzo ma questo “coso” mi rende impacciato.

Una smorfia, indicando le bende che lo bloccano e fa cenno all’altro di spiegare.

- Il Dottore Ieri ha avuto un incidente ed è questo il motivo della sua convocazione, Signora.
Ho avuto il suo nome da un amico comune che mi ha garantito la sua serietà e competenza.
In poche parole, c’è bisogno di un’assistente che mi affianchi.
Lei verrà con noi in viaggio per aiutarmi nelle funzioni più semplici e delicate, come vestirlo, spogliarlo, accompagnarlo in bagno.

- Sì, è così.
Cose che lui non può farmi.

Parla e, forse è una mia impressione, ma lo vedo arrossire.
La sua posizione deve essere importante e si sta abbassando a chiedere aiuto ad una sconosciuta.
Lo guardo, capisco chi è.

- Non si preoccupi, è il mio lavoro.
Anzi, prima di decidere, posso dare un’occhiata alla sua spalla?

Lui fa un segno di assenso e si alza, non senza difficoltà per raggiungere un divano.
Il Cerbero lo aiuta, facendolo abbassare sulle ginocchia finchè non trova la seduta.
Mi avvicino al Dottore e gli tasto delicatamente il collo, chiude gli occhi, sospirando.
Dolore?
Non sembrava.
Per guardare meglio, slaccio i primi bottoni della camicia, e stavolta, ne sono certa, non posso avergli fatto male.
Geme, più forte, quando gli tocco il torace appena al di sotto della garza e noto un livido che si allargherà nei giorni a venire.

- Ora basta, i medici lo hanno già visitato.

La “guardia” si avvicina con fare minaccioso, sembra un mastino.

- No, lasciala fare.

Lui mi blocca la mano che stavo già ritirando e la riporta verso il suo torace, poi cambia idea e se la porta alle labbra.
Rimango interdetta, non me l’aspettavo.

- Sei gentile, Diletta, me lo avevano detto.
Ti andrebbe di aiutarmi a spogliarmi, adesso.
Non ho dormito stanotte, un riposino mi andrebbe.

Sono stata assunta?
Bene, allora devo rendermi utile.
Pian piano si sveste, quasi da solo, via camicia, pantaloni, calze.
L’aiuto e devo toccarlo, la sua pelle è calda, forse ha la febbre.
Rimane in boxer e come pensavo, la stoffa nasconde, e non tanto, un’erezione evidente.
Si stende sopra ai cuscini che lo aiutano a proteggere il braccio fasciato ed il mastino lo copre con un pile trovato chissà dove.

- Stai qui con me, accarezzami ancora, mi fa rilassare.
Togliti la giacca, starai più comoda.

Faccio di meglio, sfilo anche la gonna, sono contenta del mio intimo coordinato, da brava Signora.
Allungo le mani su di lui, cercando di stare leggera e penso che forse se lo baciassi, il relax sarebbe maggiore.
Inizio dal collo, lo sfioro con le labbra, lui sospira, scosto il pile e scendo verso il torace, depilato ma una leggera ricrescita mi pizzica.
Provo a succhiare un capezzolo, lo guardo in viso, non a tutti piace.
I suoi tratti sono distesi, la bocca appena socchiusa e mi accorgo allora che sta dormendo.
Sono stupita, mi aspettavo di tutto ma questo no.
Mi allontano dal divano, retrocedendo piano, le luci si attenuano, l’altro uomo ha avuto una bella idea.
Appoggio gonna e giacca sul tavolo ovale e faccio per rivestirmi ma due mani mi bloccano.
Lui mi prende per i fianchi e mi fa sedere sulla lastra di vetro, la sento fredda contro le mie natiche.

- In silenzio, ora, lasciamolo dormire.
Sei stata brava ma adesso tocca a me.

L’uomo mi stringe per i polsi, mi blocca, mi guarda nel profondo degli occhi e leggo il desiderio.
Potrebbe farmi del male, se volesse, ma non ne ho paura.
Mi bacia quasi con violenza, la sua lingua mi esplora.
Abbasso la schiena sul tavolo e mi arrendo, le gambe penzoloni, sto scomoda.
Intuisce il mio disagio e sollevandomi quasi fossi un fuscello mi fa scivolare col corpo sul piano del tavolo, sogghigna, lo vedo nel chiarore, e con un borbottio sottovoce si abbassa su di me.
Sento la sua lingua sul tessuto leggero degli slip, le sue mani sono di nuovo sui miei polsi, mi assaggia attraverso la stoffa, facendomi il solletico.
Ridacchio, lui risale il mio corpo, mi morde le labbra, poi lo sento sussurrare al mio orecchio:

- Silenzio, troietta, altrimenti si sveglia.
Ti è piaciuto, giocare all’ammalato e all’infermiera?
- Sì, a dire il vero mi aspettavo qualcosa di diverso, ma ho improvvisato.
Ma lui, è davvero il figlio di….
- Sì, il rampollo di casa.
Viziato come tutti i bambocci.
Il suo sogno era giocare con noi sulla poltrona che è di suo padre ma ieri è caduto con gli sci.
Non voleva rinunciare ed è venuto lo stesso, “fatto” di calmanti.
Lo lasciamo dormire ancora un po’ e poi lo riportano a casa.
Le sue guardie del corpo sono giù in sala mensa.
Abbiamo ancora mezz’ora, poi dobbiamo andarcene (guarda di sfuggita l’orologio, sempre tenendomi salda per i polsi).
Basterà…
- Lui potrebbe svegliarsi e vederci…
- Penserà che sia un sogno e dovrà accontentarsi.
A dire la verità, non l’ho mai fatto su di un tavolo per riunioni.

Ridacchio ancora, il mio uomo sa come sorprendermi, sempre.
Lancio un'occhiata al divano e lo vedo guardarci, chissà se gli piace ciò che vede...





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